Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: ottobre 2007

La collega superchat (1)

Voi arrancavate con biro e foglietto volante di appunti, lei svolazzava tra Work e Word e la versione 1998 di Publisher (che se non sapete cos’è, chiedeteglielo, tanto non ve lo dirà). Voi apprendevate con stupore la possibilità di consegnare settanta volte la stessa programmazione, semplicemente cambiando l’anno in cima alla prima pagina, e lei utilizzava un simpatico programmino stile giovane hacker per entrare nei vostri file. Voi ringraziavate commossi per la possibilità di avere una vostra casella di posta elettronica e di consultarla a scuola, lei individuava le vostre diteggiature sulla tastiera, usava la vostra password e le vostre lettere le leggeva per prima. Voi vi fermavate ansanti, tra un’ora e l’altra, a far due chiacchiere due davanti alla macchinetta del caffè e della cioccolata forte, e lei si dava a chiacchiere e forti emozioni davanti allo schermo del computer.
Insomma, una precorritrice.
Sistematica.
Organizzata.
Scientificamente accorta.
Si costruisce l’orario in modo da avere ore libere da dedicare al Pc.
Costruisce l’orario degli altri in modo che non abbiano ore libere quando lei vuole libertà di Pc.
Accetta l’incarico di responsabile informatico.
Quando la si vede smanettare davanti al Pc, si pensa stia responsabilmente informatizzandosi.
In realtà, come San Paolo sulla via di Damasco, è crollata davanti all’illuminazione della chat.
Si è costruita ventotto nick diversi: Lucy, Micia, Micina, Gioia, Cicci, Latuasexywoman, Libby, Giuly, Cuorediseta e anche Sigmund e Impiegatotriste, perché non si sa mai. Frequenta a ruota libera le chat più famose: Ci sei, Noncisei, YahooChat, CoffeChat, Pista calda e vai che vai bene.
Ha diffuso il verbo (regge ancora, con tutto il rispetto, il parallelo con San Paolo), e la chat-tastiera spopola tra colleghe e amiche fidate. Così, col programmino stile vecchio hackeraccio, lei entra poi nei vostri elenchi di friends (o come cavolo si chiamano), e cinguetta con i vostri nick.
Quando scoprite di aver dato appuntamento in piazza Maggiore, a Bologna, a un vecchio sporcaccione con le unghie nere, è ormai troppo tardi.
Lei, intanto che cercavate di liberarvi dal vecchio sporcaccione, ha stilato un decalogo per la perfetta Chattista (chattiera? chatterina?): crearsi ventotto nick diversi (fatto), ogni nick una personalità diversa (fatto), fare un elenco in ordine di preferenza dei contatti preferiti (fatto), crearsi almeno un’ottantina di friends (o come cavolo), quando il primo contatto delude, passare al secondo (fatto), non farsi coinvolgere, non chiamare mai per prima, e gli altri tre mi dispiace ma mica me li ricordo…

Domani glieli chiedo. Se riesco a staccarla dalla chat.

Verifica di storia

Ho fatto una bella verifica di storia.
Ci ho messo esercizi sulle “conoscenze disciplinari”: si apprende così che i Turchi, chiamati Turchesi, cacciano gli Annesi e sottraggono agli inglesi la cittadina di Ouvrieres, grazie a una piccola contadina chiamata Paladina, mentre si disputa la guerra dei Cent’anni tra le famiglie dei Inglesi e dei Francesi (o, in alternativa, tra le famiglie dei Visconti e dei Visconti), che si conclude con la cacciata degli Arabi, popolazione turca di Otto Mani. Intanto a Milano domina la famiglia dei Villani.
Astutamente, ci ho messo pure esercizi sui “fondamenti della vita sociale e politica”, in modo da fissare bene nella memoria che la Costituzione è convertirsi ha qualcosa, per esempio la religione; altrove, invece, è un gruppo che si mette d’accordo. Il decreto di Carlo IV è detto Parlamento, mentre la Bolla è una carta che si mandavano tutti i re, e le Cortes erano i cortili.
Poiché, poi, bisogna saper “comprendere e utilizzare linguaggi e strumenti specifici”, c’erano due o tre graziosi esercizi sul lessico, così da chiarire che la Riconquista è uno stato che conquista, poi perso, poi riconquistato; più esattamente, è la ripadronenzia della Spagna (eh, quasi ci siamo); che, se lo stato nazionale è uno stato con la stessa nazione, lo stato regionale è uno stato con la stessa religione; e che il capitano di ventura sono piccoli eserciti.
En passant, apprendo anche che Nicolò V era contro, gli Angioini erano Aragonesi, e Francesco Sforza a volte era fratello di Sforza, a volte era fratello di Visconti.
Adesso mi rimangono da contare tutte le risposte giuste, trasformarle in percentuale, indicare qual è la percentuale di sufficienza, annotare il giudizio su tutte le 28 verifiche e riportarle domani se no mi ammazzano.

Così, assodato che le conoscenze, il lessico e i fondamenti fanno pena ma non c’è possibilità di recuperarle, potremo procedere con le grandi conquiste geografiche.

Nei meandri del CdC

Devo premettere che, fino all’anno scorso, insegnavo in una sola classe. Così, una volta al mese, mi incontravo con i colleghi di una sola classe, e si parlava. Ero coordinatrice. Sì, insomma, comandavo io. Delegavo, verbalizzavo, scrivevo le lettere di richiamo ai genitori, ecc.
Lo faccio ancora.
Ma, voilà, Moratti imperat e da quest’anno ho un’altra classe. Una prima media. Ci insegno soltanto storia e geografia. Italiano lo insegna un’altra collega, Miss Bifida Activissima. Il coordinatore lo fa il professor Magli.
L’altro pomeriggio c’è stato Consiglio di Classe. Il Consiglio di Classe funziona così: si va in un’aula, tutti insieme i professori di quella classe, si mettono i banchi in tondo, e si comincia a parlare degli alunni o della programmazione. Di solito, si segue un ordine del giorno. Qualche volta, si mangiano caramelle.
Siamo partiti così anche stavolta. Poi Miss Bifida ha preso la parola, e non l’ha più mollata. Ha spiegato il suo incontro con i genitori di LucaToni, che lei gliele ha cantate, è una professionista lei, c’ha 25 alunni, mica può fare quello che dicono loro e se LucaToni non vuole fare il compito in classe (detto Verifica) che si arrangi, che lei non è mica un’assistente sociale, se non vuole fare il compito in classe, pazienza, tanto lei ha la sensazione che la prossima volta lo farà e questi genitori sono troppo protettivi ma lei glielo ha detto, anzi, glielo ha cantato in musica che il figlio non può pretendere e che non è possibile fare lezione in quella classe lì e adesso si mandano lettere a tutti i genitori, su, scrivi, a tutti i genitori, gentile famiglia, il Consiglio di classe visti i risultati, eccetera, e le osservazioni sistematiche dell’eccetera, segnala che, hai scritto?, segnala che il comportamento degli alunni non permette il regolare svolgimento delle lezioni, e mancano di qui e di là, e non sanno comportarsi qui e là, e col piffero che lei li porta fuori in uscita o in gita, però non scriverlo col piffero, hai scritto?
Le ho offerto una caramella di frutta candita ricoperta di cioccolato fondente.
Così, mentre masticava, le abbiamo fatto ammettere che c’erano quattro alunni che, in aula, non fiatavano, e studiavano, e sono gentili ed educati. A loro, niente lettere di richiamo. Bifida ha concesso, ma agli altri, a tutti, eh!, anche a quelli bravi!, perché Pippo sa tutto ma continua a parlare, e Martello è in gamba ma fa troppo il furbo, e Chiara dal Ciuffo è brava ma è un’oca, e scrivi che devono cambiare, se no…
Insomma, dopo un’ora e un quarto abbiamo fatto presente che avevamo altre due classi di cui discutere, ed era meglio piantarla lì. Lei ha masticato un altro candito ed è uscita contenta.
Il giorno dopo mi ha fermato alle otto sulle scale per dirmi che lei non era d’accordo col mandare lettere a tutti, e in fondo a Pippo, perché la lettera? Meglio di no, vero? E mi guarda.
Mormoro che il Consiglio di Classe ha ormai deciso, e io devo entrare in aula.
Alle undici e un quarto, durante l’intervallo, mi blocca per un braccio, arriccia tutto il labbro superiore, dilata le narici e mi spiega che a Martello, perché una lettera di richiamo a Martello? Beh, spiego, lo hai chiesto tu, e ha appena messo a bagno i vestiti dei compagni negli spogliatoi della palestra, forse è il caso di… Ah, ma insomma (arriccia, arriccia, dilata, dilata), mica si può mandare una lettera a tutti, no?
Alla una e un quarto mi si para davanti sulle scale dell’uscita e mi spiega che del prof Magli come coordinatore mica c’è da fidarsi. Un giorno dice una cosa e il giorno dopo un’altra.

Sarà un lungo, lungo anno scolastico.

Ying Zheng, Qin Shi Huangdi

Pippo è alto e lungo.
Biondo, occhi azzurro scuro, magro, dinoccolato. Jeans e camicia a maniche lunghe. La prima volta che lo vedo quasi mi infilza con la punta aereodinamica di un bellissimo casco per bicicletta blu elettrico, con fori di areazione. Lo toglie solo quando è seduto al banco e lo rimette prima di uscire dall’aula.  
Quando entra in aula, invece, si siede al suo posto, e comincia a giocherellare con: righello, che incastra in una gomma bianca, che appoggia su un pennarello arancione, che sistema in bilico sul compasso, che vorrebbe infilzare nel sedere della compagna davanti, ma lo fermo.
Si ferma.
Specifico, perché quando fermo qualcuno in questa classe di disgraziati non è detto che si fermi davvero. Lui, insomma, si ferma, per un bel cinque minuti. Fino al richiamo successivo. Al secondo richiamo si offende. Non mi guarda in faccia (a dire la verità non mi guarda mai in faccia). Incassa la testa nelle spalle magre, fissa un punto alla sua sinistra, e tira fuori un quadernone a quadretti. Strappa un foglio dal centro, lo apre e comincia a disegnare missili terra-aria, carri armati, bombe, proiettili, scoppi, ponti metallici, montagne devastate. Dopo tre minuti di disegno, gli passa l’offesa e comincia a chiacchierare col compagno. Mi tocca richiamarlo di nuovo. Altre bombe e faccia scura. Dopo altri cinque minuti (a volte sei) gli passa di nuovo e si mette a canterellare. Gli chiedo di star zitto. Incassa la testa ancora di più e fissa un punto davanti a sé. È teso. Ascolta attentamente.
Mi aspetta al varco.
Quando Chiarina l’ochina mi spiega che la maestra ha detto che c’era vita anche in Cina, e io prendo a chiarire che le civiltà dei fiumi, e il Nilo, e il Tigri e l’Eufrate, e l’Indo, e sì, anche la Cina, e guardate le linea del tempo a pagina 9, vedete che mentre in Egitto qui, in Cina là, ecco… È qui che lui alza la testa dall’ultimo cratere e mi spiega che in realtà si può parlare di Cina soltanto quando Qin Shi Huangdi realizzò infine l’unificazione del paese.
Annuisco comprensiva.

La prossima volta gli lascio infilare il compasso dove vuole.

Sono ricca

Ovvero: come farsi illudere dal giornalismo scoop
 
Ammettetelo subito: anche voi avreste esultato.
Avreste subito fatto progetti: ci stava dentro un mese di mutuo, un pezzettino dell’enciclopedia storica Einaudi, e persino un paio di scarpe invernali, magari, stavolta, con un pezzettino di tacco. E avreste fatto la spesa grossa all’iper, invece di rimandarla alla settimana prossima.
Insomma, quando sono tornata a casa e mio cognato, disgustato, mi ha detto: non solo sei mesi di ferie all’anno, non solo mezza giornata di lavoro, non solo vi chiudete la porta dell’aula e non dovete rendere conto a nessuno di quello che fate, adesso anche centoquaranta euro di aumento e due anni di arretrati…
Insomma, lui era disgustato, ma io ho cominciato a moltiplicare centoquaranta per.
Insomma, il risveglio, così, è stato ancora più brusco. Perché nessuno dei Signori Esperti Giornalisti, dopo il lancio del peso da 140, ha poi spiegato che:
  • Gli aumenti sono lordi, ovviamente (bisogna togliere il 36%, e se volete farmi del male chiedetemi dove vanno ‘sti soldi, e ve lo dirò).
  • I 140 euro (lordi) sono il massimo possibile. In questo caso, è quello che prenderà un docente delle superiori con 35 anni di servizio. Per tutti gli altri (me compresa, sigh, non sono alle superiori, i 35 anni di servizio li vedo col binocolo) si scende si scende si scende fino a 84 euro (lordi). Particolare non trascurabile, i docenti con 35 anni di servizio sono quelli che stanno cercando di fuggire in pensione.
  • Più di metà dell’aumento scatta dal 31 dicembre 2007. Cioè, parliamo più semplicemente, l’aumento di due anni fa io lo vedo l’anno prossimo. Forse.
  • Per tutto l’anno 2007 mi danno solo l’altro pezzo dell’aumento (cioè meno della metà).
  • Per l’anno 2006 mi danno soltanto l’IVC, che detta così è misteriosa e promette bene, ma è l’Indennità di Vacanza Contrattuale. Cioè, visto che non si sono dati una mossa in passato per rinnovare in tempo il nostro contratto, allora ci danno un risarcimento: da tre a sei euro netti al mese. Tre e sei non è un errore di battitura.
  • Alla fine, insomma, io (esempio) prenderò, per due anni di arretrati, milletrecento euro lordi. Calcolati sulla possibile data di erogazione, che però, per ora, non è sicura. Poi, dal 2008, forse, l’aumento.
I “forse” ve li spiego ora. E con tanto di riferimenti legislativi che fanno un certo effetto, toh!
Nell’art. 1, comma 4, del nuovo contratto si recepisce l’art. 48, comma 3 del decreto legislativo 165/2001, che innesca una clausola di dissolvenza, secondo cui, se il governo non dovesse più avere i soldi per sostenere i relativi oneri, gli stipendi potranno anche diminuire.
Ora, se prendo quelli che nel 2001 hanno innescato, gli metto subito un innesco dove dico io. Ma se prendo quelli che oggi hanno recepito, e in più mi danno tre euro come contentino della loro insolvenza, ho un progetto ancora più grandioso per uno dei loro orifizi.

l'Ass.aP.

Mi mancava, da anni. Mi mancava, ma ora ce l’ho.
Doppia e bisvalida.
È un’assistente cosiddetta ad personam. Dicesi Ass.aP. un’incaricata del comune per assistere ragazzi che hanno bisogno, per vari motivi, di essere fisicamente aiutati a seguire regolarmente la scuola. Ok? Qualcosa di più di una bidella, qualcosa di meno di un’insegnante. Teoricamente.
La pratica, si sa, è tutta un’altra cosa.
La pratica è l’assistente che, essendo ad personam, si dovrebbe appiccicare alla personam e aiutarla. La personam è Gemma, che arriva carica come un asino sulla sua carrozzina, ti fa un sorrisone, dice buongiorno, prof. E poi cerca di infilarsi sotto il banco, troppo piccolo, e cerca di mettere lo zaino su una sedia vicina e cerca di aprirlo e cerca di tirar fuori il libro. Prima di tutte queste cercature, ti fiondi lì e le dai una mano. Perché la pratica è che l’assistente, alle prime ore, non c’è. C’ha dei problemi. Viene dopo le dieci. Si piazza di fianco al banco di Gemma e inizia a parlare. Con Gemma. Tu vorresti spiegare, a Gemma e agli altri. Spiegare cose come la caduta dell’impero romano o la differenza tra polo Nord magnetico e polo Nord geografico, che poi, in realtà, il polo Nord sarebbe il polo Sud, e questo decidi di non spiegarlo. Ma anche se volessi, devi prima ottenere il silenzio. La mia tattica: mi immobilizzo come un basilisco e li fisso. Si sentono fissati persino quelli che mi girano le spalle, che si sistemano nel banco e mi guardano. Zitti.
Loro.
L’Ass.aP. parla. Parla con Gemma. Girandomi le spalle. Io guardo Gemma e alzo le sopracciglia. Gemma guarda me e poi l’Ass. e poi me e le scappa da ridere.
Io inizio a spiegare. Avanti Cristo e dopo Cristo. È tremendo. Qualcuno capisce, qualcuno no. Disegniamo strisce del tempo sulla lavagna, sul quaderno, sui banchi, sul muro, sul soffitto. Io cammino lungo la striscia del tempo. Mi sento un po’ scema, ma passeggio e dico: vedete? Io vado avanti nel tempo e i numeri vanno indietro. Insisto, spiego, chiedo, rispiego.
In sottofondo, una voce mormora: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno…
È lei. L’Ass.aP.
Pippo, alla mia destra, alza la manona e dice che vuole spiegare il metodo del carbonio 14. Comincio a dirgli che non è il momento, poi mi volto inviperita a sinistra e sibilo: silenzio, insomma!, pronta a dare un sopraccompito a chi osa… Ma è lei. Che discute con uno al primo banco dei risultati della squadra dell’oratorio (amen).
Il giorno che mi metto lì a ragionare su paleo e neolitico, e confronti, e cause e conseguenze, si sente un borbottio in sottofondo: l’Ass.aP. sta facendo la sua lezione sul cambio delle stagioni.
Il giorno che entro in classe ed esulto perché l’Ass.aP. manca, trovo Chiarina l’ochina seduta vicino a Gemma. E per che santo? L’ha detto l’Ass.aP.
Il giorno che sono finalmente riuscita a ottenere silenzio e cominciamo a discutere del concetto di ominazione, l’Ass.aP. si alza all’improvviso, solleva il banco e attraversa l’aula. Col banco in testa. Con Gemma che la segue spingendosi la carrozzina. Escono. l’Ass.aP. ha deciso che continueranno la lezione fuori.

Per non disturbare.

Lunedì, prima ora.

Primo giorno dela settimana, prima media, prima ora, lezione di geografia.

 

Allora, proviamo a guardare i punti di orienta…
Prof., ho portato il libro grosso invece di quello piccolo.
Non importa, guarda su quello del com…
Prof, devo andare fuori, ho lasciato il sacchetto dei libri sulla bici!
No, guarda, non puoi andare fuori, vai dalla bidella e dille c…
Prof, mi scappa la pipì! Posso andare in bagno?
Adesso? Ma sei appena arrivato!
Sì, ma a casa non ho fatto in tempo.
Vai, in fretta!
Allora, prof, posso andare anch’io?
No, prof, c’ero prima io…
Prof., però io ho portato storia. Non c’era da portare storia?
Ma va là, scemo, al lunedì c’è geografia.
Prof., ma mi ha detto scemo…
Adesso basta, seduti e aprite il libro a pagina 8. Vedete il disegno in alto a de…
Prof., ma il polo nord magnetico è diverso da quello geografico…
Prof., che cosa è il Polo Nord?
Prof., posso andare ai servizi?
Anch’io ho bisogno dei servizi, prof., posso?
Aspetta un momento, c’è fuori Pippo, quando torna lui…
E io allora?
Ma prof., perché la bussola è attirata al nord? Perché i poli di uguale polarità si respingono e allora qui dovrebbero…
Prof., che cosa è una bussola?
Prof., Mohammed non capisce niente.
Sì, prof., e non ha nemmeno l’astuccio.
Professoressa, voi professoressa potete spiegare perché il disegno ha la freccina che va di là?
Certo, ora vediamo insieme queste linee che circondano la terra e…
Prof., perché lui dice voi professoressa che tu sei una sola?
Scemo, non devi dire tu alla prof., non è mica una maestra.
Prof., mi ha detto ancora scemo.
Prof., intanto che non si fa niente posso andare al bagno?
No! Adesso state zitti e prendete a pagina 8.
Professoressa, voi sapete che c’è un errore a pagina 49?
Un momento… ma perché sei a pagina 49?
Prof., ma lui continua a dire voi e tu sei una sola!
Prof., mi scappa proprio, è urgente, posso andare?
Insomma, vorrà dire che ci metteremo a guardare il libro sul water! Voi evacuate e io spiego la lezione!
Professoressa, voi professoressa volete spiegare sul water? Ma non è igienico…
 

Campanella, sipario, applausi, antiacido e un pizzico di argentum nitricum da assumere subito dopo.

Chiedo asilo

Ovvero: una lunga mattinata calda
 
Prima ora: Pippo si alza in mezzo alla classe e a si rivolge ai compagni (e all’insegnante, presumo), strillando: “Potassio! Potassio!”. Poi si risiede. Possiamo continuare la lezione.
Seconda ora: sarebbe un’ora buca, dovrei correggere le verifiche di grammatica, ma bisogna bloccare Toni che ha una crisi isterica, piange appoggiato a una finestra del corridoio, trema e stringe i pugni perché, forse, sa che se non si trattenesse prenderebbe a sberle il vetro, me e l’altro prof che cerca di calmarlo.
Terza ora: tra un potassio e l’altro si riescono a enucleare alcuni concetti chiave della storia antica.
Quarta ora: durante una riunione tra colleghe, si discute di come intervenire sui trecento casi di dislessia improvvisamente comparsi a scuola; beh, non proprio trecento, ma insomma… Durante tale discussione, la collega Marti enuncia i punti di intervento possibili, mentre, con-tem-po-ra-ne-a-men-te, l’altra collega (di cui ora, a seguito delle ripercussioni della mattinata, mi sfugge il nome), spiega come ha recuperato una sua ex-alunna che non era (non era) dislessica ma comunque. Nello stesso momento, la collega Ventura proclama lo stato attuale della legislazione in materia e la collega Cantoni mi chiede se il laboratorio sulle pietre focaie durante il periodo napoleonico mi sembra interessante.
Mi salva la bidella, che mi chiama fuori, c’è una mamma il cui figlio di prima media è stato minacciato da un bulletto di seconda media. Poiché in quel momento entra a scuola la mamma del bulletto, mi sembra un segno del cielo e vado a parlarle. Il cielo non dà segni, ma si apre, e si precipita su di me che: credo agli altri e non a suo figlio; ce l’ho su con gli stranieri; una volta suo figlio è stato inseguito da quattro compagni che volevano picchiarlo. Ma l’hanno picchiato? No (peccato) e comunque lei è andata dai carabinieri. Bene, allora capirà le altre mamme che andranno dai carabinieri ora. Aspetti che chiamo mio marito. No, guardi, devo andare in classe. Chiami mio figlio che io chiamo mio marito. Ma suo figlio mi dirà che non è vero niente. E lei perché crede agli altri e non a lui? Forse perché sono due anni che minaccia a destra e a manca? Lei ce l’ha su con gli stranieri. Guardi che uno di quelli minacciati è straniero anche lui. Beh, beh, io chiamo mio marito.
Il marito arriva. Mio figlio non ha fatto niente. Suo figlio ha minacciato dei compagni. Io gli ho detto che se lo prendono in giro lui picchia. Ecco, e lui lo vuole fare. No, io in casa gli dico di non picchiare. Ma come, se ha appena detto…? No, ma se lo prendono in giro lui deve picchiarli. Ma non può minacciarli o picchiarli. Non si fa!
Arriva il figlio, ridacchia, poi si mette serio. Mi guarda da sotto in su e fa: sentiamo, chi sono quelli che dicono che li minaccio? Figurati se te lo dico. Lei parli con me e non con mio figlio e mi dica i nomi. Ma ci mancherebbe, non le dico proprio niente. E allora io porto via mio figlio e non studia più. Bene (evviva), faccia pure, è una sua scelta. E adesso lo porto via. Bene, là ci sono i moduli da compilare per il permesso di uscita e io adesso vado in classe perché devo lavorare.
Quinta ora: Toni, seduto al primo banco, smonta coscienziosamente due penne biro e un bianchetto a nastro, si impiastriccia le mani di inchiostro e bianchetto e chiede, piagnucolando, di uscire. Chiedimelo per bene e magari uscirai. Lui, allora, zitto. Questa cosa va avanti tutta l’ora. All’una e un quarto suona, tutti escono, Toni no. Perché no? Come faccio ad andare a casa con queste mani sporche di merda?
Fine della mattinata.
 
p.s.: mi sfugge tuttora il nome e il cognome della collega di cui sopra. Dovrò preoccuparmi?
p.p.s.: dovrei uscire per arrivare in tempo al corso di aggiornamento, ma non trovo le scarpe. Devo preoccuparmi?

Lotta continua

Ovvero: chi la dura la vince?

    

il 15 settembre                                                                  il 27 settembre

 

il primo ottobre                                                                      il sei ottobre

 

oggi

 

 

 

 

 

 

Perché amo il rugby

Ovvero: elogio dei perdenti, di Alessandro Tozzi

Si stanno disputando in Francia i Mondiali di rugby, probabilmente il primo evento sportivo rugbistico veramente pompato anche dalle tv: Sky aveva comprato i diritti, l’Italia puntava ad entrare fra le prime 8 del mondo, tante le squadre forti, una quella da battere. Gli All Blacks.
Anche chi non ha mai visto una partita di rugby, probabilmente conosce gli All Blacks.
Quella squadra di omoni che, per capirci, prima di ogni partita si sistema in mezzo al campo e fa una danza maori di alcuni minuti, chiamata Haka (anzi, ka-mate, per la precisione). Una cosa che solo a vederla mette i brividi, come la partita di pallone dei rinoceronti in Pomi d’ottone e manici di scopa: osservare questi omoni inscenare questa danza spesso fa perdere le partite prima ancora di giocarle. Anche perché loro sono la miglior squadra del mondo da sempre, anche se hanno vinto solo una coppa del Mondo, la prima, perdendo poi tutte le altre.

(il resto lo trovate qui)