Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: aprile 2008

La Sissina…

…colpisce ancora.
Sembrava roba da nulla e invece.
Ormai, quando arriva il giorno in cui Lei arriva, cominciano i mancamenti. Miei e suoi. Nel senso che a me gira la testa, e lei manca.
Non c’è.
Certe volte.
Certe volte c’è.
Quando c’è mi spiega che al corso, il giorno prima, hanno imparato una roba interessantissssima sulle carte geografiche che c’hanno la Groenlandia troppo grande, perché quello che le ha fatte per primo, ma chi era (Mercatore, fa Renzo dal secondo banco), ecco sì quello, quello ha sbagliato, ma poi è arrivato un altro nuovissimo con delle carte lunghe lunghe, ma chi era, aspetti (Peters, fa di nuovo Renzo), eh, sì, proprio quello!, ride lei felice e non si chiede perché un alunno di seconda media sa già quello che lei (in-se-gnan-te – sia pure supplente – di liceo) sta imparando a 35 anni.
 E mi racconta che deve fare un sacco di ore di tirocinio, perciò, così, magari, senta, dico per dire, siccome mi mancano un sacco di ore, e ho saltato qualche mercoledì, lei non potrebbe firmarmi cinque ore di mercoledì anche se mercoledì non c’ero?
Lei sono io. Che dovrei firmare un foglio di presenze dove dico che lei c’era anche se non c’era.
Io dico: ma perché la Sissina che è venuta tre anni fa veniva e basta, e preparava le lezioni, e prendeva appunti, e faceva cose e c’era sempre e chiedeva soltanto, per piacere, se c’erano dei materiali che potevano esserle utili?
E questa invece viene in ritardo,
va via venti minuti prima (sa com’è, c’ho il treno, se no arrivo a casa tardi),
si mette in fondo all’aula a leggere un librino Einaudi che si intitola “Sogno di una notte d’estate”, quattro felici giorni e cambierà la luna, e noi stiamo parlando di maree che con la luna c’entrano ma non con quella luna lì’,
e quando non viene vuole che firmi?

Oddio, domani è di nuovo mercoledì…

Sportivamente

I colleghi di ginnastica rischiano coraggiosamente di spaccare testa, gambe e schiena a un numero imprecisato di alunni ogni volta che fan ginnastica; insegnano una materia che da quest’anno, grande idea, si chiama corpo movimento e sport; se li portano in piscina e in palestra e sui campetti. No, non solo. Ogni anno, anche, organizzano i famosi Giochi Sportivi di Istituto. Tanto noi c’abbiamo i campetti dietro la scuola; tanto noi c’abbiamo la pista di atletica e la vascona di sabbia per il salto in lungo; tanto c’abbiamo la pedana esterna per il lancio del peso; tanto (per cambiare) piove.
Ieri passa il professor Vacuo e fa: ragazzi, è previsto solo un millimetro di pioggia, perciò niente libri, portate due o tre cambi, il k-way e l’ombrello, che i giochi si fanno lo stesso.
Stanotte, diluvio.
Stamattina: scrosci a fasi alterne ma, dice Vacuo, i giochi si fanno.
In palestra. Otto classi da trenta alunni circa, tutti in palestra. I professori che sono in servizio sono tenuti a rimanere a fare sorveglianza. Io sono in servizio, tappi nelle orecchie, bustine di antiacido, e andiamo. Tutti seduti in terra lungo le pareti. Noi prof in piedi, a sorvegliare che nessuno entri negli spogliatoi a fregarsi roba o a fare cose.
Vacuo col megafono (col megafono) spiega ai virgulti le regole della convivenza civile e la successione dei giochi. Dopo mezz’ora di spiegazioni, col megafono, in palestra, alle otto classi per trenta alunni, si alzano tutti in piedi e sciamano qui e là. Uno dei miei mi vede e mi dice: prof, dove andiamo adesso?
A me?? Non hai ascoltato quello che ha detto il prof?
Sì, fa lui, ho ascoltato e non ho capito niente.
Chiedi al prof., suggerisco io.
È solo che Vacuo sta tirandone giù tre dal quadro svedese, e la collega Campana sta strappando due dalla scala curva e il collega Tivoli spiega al primo gruppo che il salto in alto si fa alzando la gambina, così, vedete? Vedono, e saltano, ma alzando solo il culo, le gambe sono un optional.
Passa Va Lentina, con una mise fucsia vedo non vedo, e mi arriva una gomitata di Giucas che sogghigna e fa: prof, ha visto? Passa Mina, con la pancia la-vedo-benissimo e le altre trippe inguainate in un paio di fuseaux bordeaux. Passa Linìn, prof, posso mettermi la felpa?, ho freddo. Passa Salima, prof, posso metter giù la felpa?, ho caldo.
I maschi sono tutti imboscati da qualche parte.

Ma quando suona la campanella io non sono più in servizio e raggiungo in letizia perfino i decerebrati della prima.

Nero di seppia

I titolini dei post listati a lutto li vedo solo io o anche voi? Perchè non c’è niente da fare, ho provato col rosso amaranto, l’arancione e il blu di Prussia, ma il Blog ha fatto autonomamente questa scelta e non piega. O sente l’aria che tira, o il template ha preso l’influenza. Tremendo, quel nero, comunque.

Accipicchia

Paulo era assente (verifica di francese) e io mi sono di-men-ti-ca-ta di far telefonare a casa per controllare dove fosse. 
Forse ne ho piene le balle di Paulo.
O forse è la varicella di Dado, che avevo appena spostato al primo banco, vicino alla cattedra.
O forse è il collega Pepe, che ha chiesto come giorno libero per l’anno prossimo il sabato; in alternativa: il sabato.
O forse è Bifida, che mi ha fatto entrare in classe in ritardo per parlarmi male di quella di sostegno, che è una-bravissima-ragazza-però.
O forse è che devo consegnare domani la lista dei libri per l’anno prossimo, completi di codice isbn, e aggiornamento prezzi, se no l’applicata mi ammazza.
O forse è che devo preparare un tabella con i laboratori per l’anno prossimo, e non ho capito come farla.
O forse è che sono solo le dodici e mezza, e devo ancora mangiare, e devo tornare di corsa per il pomeriggio.
O forse è che invece di mangiare devo andare pagare i bollettini e comprare la marca da bollo e stampare due foto e prenotare la visita per il patentino del figlio.
O forse è che c’ho trentasette virgola otto quintali di panni da stirare. E questo mi fa venire sonno.
O forse è che è solo la mattina di lunedì.
Forse sto solo invecchiando.

Bene, bravo, Cris

Fossimo nel Medio Evo, sarebbe figlio di un grande feudatario. Forse per questo gli hanno sempre detto che è un bravo bambino.  Il primo della classe.
E Cris era contento.
Finché bastava recitare a memoria tutti gli affluenti di destra e di sinistra del Po, e tutto il libro di storia, comprese le parentesi, chissenefrega se scrivo squola con la q e non so spiegare perché è caduto l’impero romano. È caduto e basta.
Adesso, ohibò, sorpresa, alla scuola media c’è qualcosa che non va. È solo che gli fai una domanda e lui risponde con una data. Che so, ti gli chiedi come mai Colombo salpa per l’America e lui ti strilla
“1492!”
e tu gli dici:
“No, senti, non è questo che ti ho chiesto, volevo sapere…”
e rifai la domanda, e lui, allora, alza la mano e fa:
“3 agosto 1492!!”
e tu, allora:
“No, senti, un momento, aspetta, vediamo, non ti ho chiesto quando, ti ho chiesto perché.”
E qui lo sconvolgi. Non tanto perché lui non sa il perché, ma perché lui scopre che c’è qualcuno che lo sa, il perché. Allora gli vedi ‘sta faccetta sbalordita, che si gira di qui e di là e guarda quelli che cercano di rispondere, e che magari rispondono, meglio di lui, cioè, no, un momento, lui non crede davvero che quelli stiano rispondendo meglio di lui, che diamine!, è solo che si accorge che le loro risposte vanno bene, che loro hanno capito che cavolo di risposte vuole ‘sta prof., che hanno trovato la strada per sembrare bravi ai miei occhi, e lui no. Ora, lui è convinto di essere ancora il primo della classe, di sapere tutto (tranne come si scrive squola), e non si capacita che persino Va Lentina riesca a rispondere che Colombo salpa perché vuole buscar l’oriente per l’occidente e che questa cosa qui, a me, va meglio del 3 agosto 1492. Inaudito.
E quando chiedo un  tema sulla gita scolastica, ma in chiave umoristica e personale, non si spiega perché tutti ridacchiano se leggiamo il testo di Linìn o di Serse II, e nessuno ride quando il suo tema spiega che si è alzato alle ore 6.15 e si è diretto al luogo del ritrovo del pullman alle ore 6.48 per essere pronto a partire alle ore 7.00.
Cris, gli dico, non essere così burocratico, ragiona con la tua testa, fantasia al potere. E lui tenta, eh, tenta. Si inventa le parole: il commercio estensivo, i criteri lavoratoriali, le aziende lavorative producenti, lo stacolamento. Così che prende non sufficiente.

Fossimo nel Medio Evo, sarei già stata bruciata come strega.

Liberatemi

I movimenti principali delle acque dei mari sono le montagne, le pianure e le correnti. Il mare presenta le stesse caratteristiche dei continenti, con valli, flussi e sollevamenti. La Russia e la Sicilia formano la penisola iberica. Il punto più a nord dell’Italia è il Vesuvio e si trova nella regione d’Italia. L’incolore della Terra è costituito dal 97%.
Parola di Marika e Giulietta.

Liberatemi, ancora, per piacere.

Ma buon 25 aprile.

Genignù

Prendete l’ecosistema Serengeti-Mara. Non dite che non lo conoscete, perché son vent’anni che trasmettono il ciclo migratorio degli gnu che attraversano inesorabilmente fiumi e laghi in masse compatte, calpestando e trottando sopra qualunque cosa sbarri loro il cammino.
Ecco.
Adesso prendete i genitori dell’ecosistema ScuolaMediaDellaProf.
Metteteli nell’atrio, davanti alle scale, e fate partire la campanella delle udienze generali.
Uguali.
Solo che i genitori non scendono per la scarpata del fiume Grumeti, no. Si precipitano verso le scale dell’ala nord.
La bidella Teresona è sopravvissuta solo perché si è gettata nello sgabuzzino delle scope. La moglie del receptionist è riuscita a saltare sulla cattedra di Don Dolando. Il bidello receptionist ha assistito appoggiato al calorifero. Bel documentario, ha detto, sono gli gnu?
Voi, invece, acculturati e attenti ai particolari, chiedete: che ci faceva la cattedra di Don Dolando nell’atrio davanti alle scale?
Ecco: sosteneva i gomiti del Don che, avendo diciotto classi e ventotto alunni per classe, anche considerando la selezione naturale prima dell’entrata e l’indifferenza genetica di una parte della popolazione, un bel duecento genitori li deve vedere. Così ha adottato questa tattica: si fa mettere una cattedra davanti all’entrata della scuola, giù nell’atrio, e becca i genitori appena mettono dentro il naso. E son talmente presi dal ciclo migratorio che pur di salire a parlare con quella di lettere si sbrigano in tre nanosecondi. In due ore Don Dolando parla con duecento genitori, io con ventinove.

Alla fine, però, siamo suonati uguali.

Pedinamenti

Siccome Paulo stava sempre a casa, siamo d’accordo che ogni volta che è assente telefoniamo al padre. La settimana scorsa mi avverte che il padre avverte che andranno una mattina in città per i documenti, lunedì o martedì. Probabile martedì. Però è assente lunedì. Bon, sarà lunedì il giorno dei documenti. Però è assente anche martedì. Allarme rosso, chiedo alla segreteria di telefonare al padre. Il padre conferma: documenti in città. Ma, avete chiesto se anche ieri…? No, non hanno chiesto (non è nel mansionario). Vabbè, Paulo torna mercoledì con giustifica. Mi auguro che il padre abbia firmato dopo che erano stati inseriti i giorni di assenza. Venerdì è il mio giorno libero. Venerdì Paulo è a casa.
Sabato Paulo viene, e viene da me e mi fa: prof, anche lunedì debo andare per i documenti. Ancora?, faccio io. Sì, ancora, fa lui. E poi si rovina con le sue mani: non chiami mio papà, prof, tanto bado per i documenti.
Oggi è lunedì. Paulo non c’è.
Chiamo il padre. Così, per scrupolo.
Avviso che Paulo non c’è, e che domani ci sono le udienze.
Ah, fa il padre.
Sì, faccio io, le udienze, c’è scritto sul foglio che abbiamo dato all’inizio dell’anno: martedì giorno tal dei tali, udienze generali. Siamo una scuola di eccellenza, mica storie, a settembre già si sapeva tutto.
Ah, fa il padre, domani?
Sì, rifaccio io, domani siam qui.
E Paulo non c’è?, dice il padre.
No, non c’è, dico io.
Oggi?, chiede il padre.
Oggi, dico io, oggi on c’è, domani le udienze.
Questo non lo sapevo, dice il padre.
Ora lo sa, dico io.
Grazie, fa lui, ora chiamo a casa.
Prego, dico io, buona giornata.
 
Domani faccio una foto alla faccia di Paulo quando mi dirà dei documenti.

Omammamia

Il collega Acquacheta dice che qualche giorno la prende a sberle. La collega Salandra sbuffa, fa un gesto come per scacciare una mosca e si rifiuta di parlarle. Miss Miss le dice piantala che la terza ti ha fatto piangere. Il Don la guarda con occhi da basilisco e appena è uscita le fa il verso: omammamiaaaa…
È che lei entra al mattino in sala prof e ondeggia verso il fondo e socchiude gli occhi e ti guarda scuotendo la testa e dice: omammamiaaa, shtamattina shto poco bene… poi la rivedi all’intervallo che scuote la testa e dice: omammamia, shtamattina c’avev’ tutt’ la bocc’ shtort’, così, e si tira su il labbro da una parte, scoperchia un pezzo di dentiera e scuote la testa. E poi alla una e mezza si fa per uscire e lei ti piglia pe’ un bracc’ e ti dice: ‘shpettam’, che fino al parcheggio da shola c’ho paur’. E allor’ l’aspetti e fai la strada con lei, che ondeggia, avanti e indietro, prima manda avanti il bacino e le gambe, poi segue col resto, ché c’ha le spalle inclinate all’indietro. Non so, è difficile da spiegare, anche perché è una brava insegnante, sa un sacco di cose, fa un sacco di cose e arriva persino alla fine del programma (le altre, no, sono ancora al capitello dorico). Ah, già, insegna arte. Insegna sul serio. Peccato che i suoi alunni non lo sappiano. La fanno disperare, la fanno piangere. Anche i colleghi la fanno piangere: fanno le palle (di Natale) e si fan dare un tot a palla. Lei fa le riproduzioni di quadri famosi, allestisce albero e presepe, si ferma a preparare la mostra, porta le torte e i santini di Padre Pio a tutti e niente. Neanche grazie.
A me è simpatica. L’anno scorso avevamo un’ora buca insieme e lei parlava. Si confidava. Io ascoltavo. E lei mi dava dei colpettini sul braccio con la punta delle dita. Lo shai che quella là è una shtrunz’, c’ha andat’ a dir’ al Preshid’ (colpettino sull’avambraccio) che ha fatt’ tutt’ lei e invec’ ho fatt’ tutt’ io (colpetto). E shai lei indov’è che è? Al capitell’ doric’, (colpetto) mica al Rinasciment’. Io sì (colpetto) che son’ al Rinasciment’, che shtamattina c’avev’ un mal di shtomac’ (colpetto) che nun vole’ veni’ a shcuol’ e poi son’ venut’ li shtess’, perché io (colpetto) lavor’, mica com’ quell’ che ha già fatt’ tre gite (colpetto), eh, lo shai? (colpetto), che a Rom’ ce dovevo anda’ io ma la shtrunz’ c’ha volut’ anda’ lei e anche di qua e di là che già è shtat’ a cas’ da shcuol’ diec’ giorn’, dico (colpetto), mica niente, diec’ giorn’, e poi dic’ che fa tutt’ le’ e tutt’ ce credon’, anche te (colpetto), ce credi?
No, no, dico io con le spalle al muro, non ci credo.
Dico: con le spalle al muro, perché a me i colpettini sul braccio e sulla spalla con la punta delle dita danno fastidio perciò arretro e dopo un po’ va da sé che son con le spalle al muro.
Ma a me è simpatica, comunque.
Quest’anno, però, non ho ore buche  

Così e cosà

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