Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: giugno 2008

(ri)Cima

La prof. Cima, ridiciamolo, è intelligente e capace.
Urla un po’, in classe, ma ci si abitua presto, poi non ci si fa più caso.
Non usa il computer, ed è un piacere vederla mentre, durante le riunioni di coordinamento, invece di coordinarsi si mette in un angolo del tavolo e scrive, con la sua scritturina artistica: dimmi i nomi dei sette re di Roma, oppure: metti una crocetta sulla risposta giusta. Siccome tutto da sola non può fare, si è scelta la collega T. Seguo, che la segue dappertutto. Appunto. Si mette nell’angolo del tavolo e quando la Cima ha finito, mentre noi sceme ci coordiniamo, prende i fogli con la scritturina e va a fare le fotocopie per le loro due classi.
Qualche volta, quando ha finito di scrivere, ha mandato la collega a fare le fotocopie, ha compilato il registro, ha corretto i suoi compiti in classe, la Cima alza la testa e fa: che si dice?
E noi la aggiorniamo sulle nostre simpatiche iniziative scolastiche coordinate.
Lei fa: che cagata, io invece.
E spiega cosa lei invece.
Una volta abbiamo invitato uno scrittore. L’idea è stata sua, a settembre, solo che non si ricordava il nome dello scrittore, non aveva letto il libro, e siamo arrivati a maggio a dirci: e allora, lo scrittore? E lei: che cagata, ormai è maggio, lasciate perdere.
Poi non l’abbiamo più vista, alle riunioni di coordinamento. Lei si riuniva direttamente nell’auletta delle fotocopie, così non faceva più fare avanti e indietro alla T. Seguo.
Noi, invece, le sceme, abbiamo continuato a riunirci e a programmare. Così, per caso, avendo incontrato lo scrittore in giro, l’abbiamo invitato, abbiamo fatto le fotocopie di sei pagine del suo libro, le abbiamo date in classe e così via. Finché lui è venuto. È stato un successo.
Solo che il sabato la prof. Cima, che di solito non mi caga a meno che non abbia bisogno di un libro, mi ferma in sala prof e mi fa: che stronze che siete (la prof. Cima ama il turpiloquio) avete fatto venire il mio scrittore e non me lo avete detto. Che figura di merda che ho fatto.
Io dico: perché, scusa?
Cazzo, sono sicura che lui mi voleva conoscere, ho detto alla sorella della cognata dell’amica della cugina dell’impiegata che lavora insieme a sua moglie che volevamo invitarlo a scuola, e poi guarda che figura di merda.
Io dico: ma tu hai detto che lo scrittore era una cagata.
Cazzo vuol dire, fa lei, già che c’era veniva anche la mia classe.
Io dico: ma noi abbiamo avvisato tutti, e dato le fotocopie per preparare le classi.
Cazzo dici, fa lei, a me non avete dato niente.
E qui è entrata la prof. Salandra, ed è gentilmente intervenuta spiegando: se tu e quell’altra stronza fatte i cazzi vostri durante la riunione di coordinamento, non venite a rompere le balle a noi se poi non sapete una beata mazza di quel che facciamo.
La prof. Cima ha detto: va be’, va be’.
Poi la prof Cima è entrata nelle commissione classi che preparerà gli elenchi delle future prime.

Chissà che bella classetta ci toccherà, a me e alla professoressa Salandra.

Cima (sesta)

(la figurina è lì sotto)
É una brava insegnante. Lo dicono in parecchi. Lo dice anche lei, quindi c’è da crederci.
E da essere riconoscenti perché ce lo ha detto. Nel senso: ci ha parlato.
Da qualche anno ci parla. Ci degna.
Fino a qualche anno fa, no.
La incontravi nel corridoio, la salutavi, e lei: niente. La incrociavi sulle scale, lei scende, tu sali, la salutavi e lei: nulla di nulla. Chiacchierava solo con la Panconi, quella dell’Herrschaft e del pensiero di Nelson. Erano tutte e due in cima alla scala evolutiva, e noi, derelitte, laggiù in fondo. La comunicazione era impossibile.
Poi la professoressa Panconi è stata trasferita e la professoressa Cima è andata dal Preside a dire che non la salutavo ed è entrata in sala professori e ha parlato per venticinque minuti consecutivi che, a voler vedere, io c’avevo anche da correggere le mie verifiche ma l’abbiamo ascoltata tutte, prima che andasse dal Preside a dire che non la ascoltavamo (ora che finalmente ci parlava, grazie).
La professoressa Cima è piccola, magra, ma porta la quinta o la sesta di reggipetto, e lo fa notare, caso mai qualcuno non se ne accorgesse. Ci sono alcuni colleghi che se ne sono accorti di sicuro. Ha dei riccioloni neri e lunghi che le scendono sulle spalle, il rossetto vermiglione scuro, i dentoni davanti un po’ separati che si vedono bene quando sghignazza. Lei non ride, sghignazza, e qualche volte ulula. Perciò è una bella compagnia, quando facciamo le riunioni dei coordinatori e lei ci racconta e ride e sghignazza (e ulula).
Fa delle belle cose in classe, teatro, scavi archeologici (fuori dalla classe, questi), proiezioni di diapositive di viaggi esotici, e così via. Ce ne accorgiamo alla fine dell’anno, quando chiede il rimborso delle ore fatte in più. Ce ne accorgiamo alla fine dell’anno perché prima, nelle riunioni dei coordinatori, si è sempre dimenticata di dircelo, che faceva quelle belle cose. Non si è ancora abituata a parlare con noi, certe volte ricade nel silenzio.

in ritardo

e in anticipo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verbalizziamo

Da quando mi hanno presa e sbattuta proditoriamente come un pacco postale senza valore in un’altra scuola, dicendomi che da quel giorno ero la Presidente e avevo la responsabilità di tutto quello che sarebbe successo sotto i miei occhi e a portata delle mie orecchie, ho rivalutato un tipo di testo ingiustamente trascurato negli esercizi scolastici: il verbale.
Sono arrivata là e ci siamo seduti e salutati. E ho scritto il verbale di in(sedia)mento. Della Commissione. E per dire che c’erano tutti davvero li ho fatti firmare, in ordine, prima il primo, poi la seconda, e così via. Questo è molto importante.
Il numero e l’ordine, voglio dire.
Poi lì ho presi e messi un po’ di qui e un po’ di là (i professori), li ho chiamati uno e due e ho scritto il verbale dove dicevo che la Sottocommissioine uno e quella due. E li ho fatti firmare. Prima italiano, che si sa è sempre più importante, poi gli altri, via via fino a ginnastica che si sa che non conta mai.
Poi, la mattina del tema, ho scritto il verbale che c’era il tema e che tutti lo facevano e che c’ero lì anch’io.
Poi lo stesso la mattina di inglese. Verbale che c’ero, che c’erano le sottocommissioni, che avevano scelto degli esercizi in inglese e non in ostrogoto e così via. Anche se qualche alunno credeva che fosse ostrogoto, questo lo si è capito dopo, ma vabbè.
Poi, la mattina della prova di matematica. Verbale.
Poi, la mattina della prova di spagnolo (o di francese, o di tedesco, insomma, ci siamo capiti). Verbale.
C’è da dire che la mattina del tema, di inglese, di matematica, di spagnolo, si è fatto anche un altro verbale per ciascuna prova, a parte, con scritto che c’era la prova d’esame, che c’erano i professori, che c’erano gli alunni, che gli alunni avevano pescato il bigliettino con scritto numero uno, due o tre, e nel caso io ero Mike Bongiorno, che gli alunni avevano scelto la busta numero uno, o due o tre, e poi avevano cominciato alle ore, e finito alle ore, e c’erano tutti, anzi, no, ne mancava una, ecc. Verbale. Senza citare Mike Bongiorno, però, che si sa come questi burocrati del ministero siano seri e ligi e compresi e precisi.
Del giorno della prova Invalsi mi rifiuto di parlare perché i verbali da fare, come accennato, erano sei.
Del giorno in cui eravamo là in quattro a verbalizzare che quella alunna che mancava era tornata sana e stava recuperando la prova, con noi quattro che siamo stati lì dalle otto alle dodici, mi rifiuto di parlare ancora perché mi viene una specie di tremore.
Poi i professori hanno corretto le prove: quella di italiano corregge le prove di italiano, quella di matematica eccetera. Verbale. Che hanno corretto le prove e che tutti erano d’accordo sulle correzioni. Anche quella di ginnastica era d’accordo che l’apotema di una piramide retta con base regolare si trova facendo la radice quadrata dell’altezza al quadrato più il raggio al quadrato eccetera.
anch’io ero d’accordissimo.
Poi abbiamo cominciato gli orali.
Verbale. Che abbiamo iniziato all’ora tale, finito all’ora tale, con tanti begli alunni, eccetera.
A parte, per ogni alunno, verbale personale con il giudizio di ammissione all’esame (fa un po’ schifo ma vediamo se almeno stavolta studia), consiglio orientativo (se potesse essere impiegato nell’aziendina del papà sarebbe una gran cosa), giudizi degli scritti (male, male, così così, male), elenco degli argomenti di cui ha parlato l’alunno con richiami interdisciplinari (Mondrian perchè dipinge il mistero e Marylin Monroe perché la sua morte è ancora un mistero), giudizio del colloquio (ha trafficato con il computer portatile, ma parlare: zero), giudizio dell’esame (ha fatto piuttosto schifo, di nuovo, e non ha saputo approfittar dell’occasione formativa offerta dalla scuola), giudizio sintetico (non licenziato, e in questo caso è una brutta cosa), firme di tutti, firma mia. Per ogni alunno.
Vi risparmio il fatto che, per ogni verbale, ci spiaccicavo su il timbro della scuola e firmavo. In basso. E per ogni pagina che giravo sul librone dei verbali ci spiaccicavo il timbro della scuola, in alto, e firmavo.
Poi: verbale degli scrutini. Poi verbale che gli scrutini erano stati fatti e tutti erano d’accordo, e si chiama ratifica. E tutti firmano nell’ultima pagina nello stesso posto in cui avevano firmato all’inizio, se no tocca rifare (ve lo avevo detto che il numerino era importante).
Poi, ovvio, c’è anche il verbale della mia multa per parcheggio senza tagliando.

Ma questo non era obbligatorio.

C'è un errore

nel senso: c’è un errore anche qui nel post: 

Vediamo un po’: Boris Kniaseff, ballerino, maestro di danza, e legittimo marito di una sua collega, è stato trasformato in una leggiadra fanciulla; tra le righe dei consigli che Luciano di Samosata dispensò per insegnare come si scrive bene di storia salta una pronome che cambia senso alla frase; il testo di inglese per gli istituti turistici è pieno di errori; il Galata morente (che è una scultura bella ed emozionante) scambiato per una scultura romana mentre è una copia romana di una scultura ellenistica; noi siamo qui a discutere su alcuni quesiti poco convincenti della prova Nazionale Invalsi per le scuole medie.
Nessuno che, prima di dare gli argomenti d’esame, prova a svolgerli.
Sia chiaro che le prove degli esami non li preparano i professori, ma gli esperti.

B1 (per Viv)

Allora, succede che una delle domande della prova Invalsi di Italiano, la B1, sia questa: "Completa la seguente frase coniugando la forma mancante del verbo tra parentesi: Avrei proprio voluto che tu………………………(venire) alla mia festa. C’erano tanti amici, ci siamo proprio divertiti!"
Ora, prima di dirvi la soluzione secondo l’Invalsi, chiedo: voi che cosa avreste messo? Qui c’è stata un po’ di discussione. Io sto preparando la dimostrazione scientifica che l’Invalsi ha peccato per eccesso di precisione, dimenticando la logica e il tempo. Dimostrazione che verrà prontamente illustrata con Cmap, non appena riuscirò ad arrivare a casa prima delle sei del pomeriggio.

Invalsi2P.s.: a VIVa richiesta, ecco il test completo di italiano; buona fortuna

Sentite scuse

A tutti coloro che sono arrivati sul blog ingannati dai titoli degli ultimi due post e che stanno superando quelli che cercano Claudia Rivelli.
Perché, controllando come mai ieri avessi avuto più di 300 accessi, ho scoperto che, digitando su Google "correzioni invalsi",
i primi
tre
risultati
portano
qui.
Mi spiace.
Sentite scuse.
A tutti coloro che annaspavano nelle prove Invalsi cercando le soluzioni, e non le hanno trovate (io come l’Invalsi, ehilà).
A tutti coloro che credevano di trovare le griglie di correzione, e hanno trovato la descrizione di un calvario.
A tutti coloro che torneranno qui per lo stesso motivo, e non troveranno di nuovo niente.
Perché io, di questa cosa, continuerò a parlare…
Appena rinvengo da questo tour de force della Presidenza d’esame. 
Meno male che almeno mi chiamano tutti, rispettosamente, Presidente.
Presidente, c’è troppa aria? Presidente, lei cosa dice: gli diamo un calcio nel culo e lo sbattiamo fuori o lo bocciamo? Presidente, vuole un pezzo di torta avanzato da quelli della maturità? Presidente, ha finito o no di copiare i giudizi sui verbalini? Presidente, è contenta che domani ne abbiamo dodici da esaminare? Presidente, le piace sentire per la decima volta com’è fatto il sistema nervoso?

Le Fumose Correzioni Invalsi

Siccome son nazionali, le prove si cominciano alle otto e mezza, in tutto lo Stato.
E tu subito, attento lettore, giustamente chiedi: ma  la scuoletta di campagna, dove (previo verbale) bisogna portare i plichi tolti dai pacchi e ci si mette dieci minuti sulle tortuose vie di campagna? Le vie di campagna son sempre tortuose, si sa.
Ah, be’, allora la scuoletta di campagna può iniziare dopo.
Poi c’è un’ora per la prova di matematica. Che qui le insegnanti di italiano si sono anche un po’ offese perché di solito è italiano la prima prova e cos’è ‘sta novità? Ma insomma.
Un’ora.
Poi c’è l’intervallo, per i giovani virgulti provati dalla prova nazionale.
Poi un’altra ora, con la prova di italiano.
Insomma, metti la spiegazione, metti la scuola di campagna, metti l’intervallo, diciamo che per le undici, undici e un quarto, undici e mezza, han finito tutti, in tutto lo Stato (tranne mio figlio che son le undici e 57 e non è ancora tornato. Mah).
Così, dicono all’Invalsi, il Famoso Istituto Nazionale per la valutazione eccetera, noi vi diamo le griglie di correzione a mezzogiorno.
Be’, dice il prof Magli, come si trova l’altezza di un cilindro conoscendo il volume lo so ben io, senza aspettare le griglie.
Eh, non si sa mai, han pensato al Ministero, che Magli oggi non stia bene e sbagli l’altezza del cilindro o la percentuale dei magazzinieri nella grande libreria con 4 cassieri, 8 venditori e 2 contabili, dove i venditori rappresentano il 40% della forza lavoro.
Eh, non si sa mai, han pensato.
Così, a mezzogiorno, adesso, che suonan le campane, sul sito dell’Invalsi magicamente appariranno le soluzioni dei quizzz.
Così, proprio adesso, tutte, ma proprio tutte le scuole medie d’Italia si stanno collegando al sito dell’Invalsi cercando di scaricare le soluzioni. Tutte insieme. A mezzogiorno. Come un sol uomo. Come il giorno della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi.
Buona fortuna.

Le Famose Prove Invalsi

Vediamo se mi riesce di spiegare che più di un anno fa dissero che era l’ora della Prova Nazionale e quindi tutti i pargoli tredicenni all’esame avrebbero dovuto fare una prova uguale, dall’Alpi alle Piramidi, creata su misura  dall’Invalsi, che come tutti sapete è l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.
Ecco.
Però. Lo dissero e non lo fecero. Passò di mente a tutti.
Ogni tanto, sulle scale, incontravi un collega che ti faceva: e la prova nazionale? E tu: eh… la prova nazionale, e scuotevi la testa, che era come dire sì, sì, ci sarà, ma figurati, stiamo tranquilli, ne dicono tante, vedremo tra quattro o cinque anni.
Invece, quest’anno, alla fine, ma proprio alla fine, qualcuno scrive alle scuole che ci sono delle prove di prova, scaricatele, provatele, che poi agli esami ve le diamo noi (le prove).
Così tutti a fare le prove di prova, ma come son difficili, ma qui c’è il programma di prima, ma queste cose non si fanno, ma proviamo le prove all’esame  e poi le valutiamo o proviamo le prove all’esame e poi facciamo finta di niente?
Vedete voi, dicono in alto.
Così, c’è la mia scuola che le valuta così così, l’altra che le conta forse, l’altra che è più precisa e che le conta al 5%, l’altra che fanno i primi della classe, si scannano al collegio docenti e decidono che le prove nazionali, dette prove Invalsi, le contano al 40%, e così via.
Poi, per essere seri, le prove si vanno a prendere in un pacco chiuso, sigillato, piombato, e si fa un verbale con firme e controfirme.
Poi, per evitare pericolose e angoscianti fughe di prove, il Preside dà il pacco al(la) presidente di commissione (a me), e glielo fa girare di sotto o di sopra, e controllare il sigillo, e firmare il verbale di consegna, con le generalità.
Poi, la presidente di commissione (io), porto il pacco ai commissari (detti volgarmente: prof), lo faccio controllare di sotto e di sopra, e controllare il sigillo e poi lo apro davanti ai loro propri occhi e poi tiro fuori i plichi sigillati e dico: ecco i plichi sigillati, siete d’accordo che sono sigillati? E tutti fanno sì con la testa e allora io consegno i plichi ai prof delle classi.
E faccio un altro verbale per l’apertura, e uno per la consegna.
Con le generalità.
Poi i prof vanno in classe e chiamano due alunni e dicono: ecco i plichi sigillati, siete d’accordo che sono sigillati? E gli alunni fanno sì con la testa e allora i prof aprono i plichi! Omioddio! Che momento! I plichi vengono aperti! Ecco le prove! Rosse e blu! Su carta riciclata! Ora si possono distribuire!

Ma prima un altro verbale per l’apertura, con le generalità.

Mappiamo

Io ho la passione per le mappe concettuali, e questa segnalazione risente di questa mia mania.Tuttavia, siccome ho finalmente trovato un programma specifico per la loro elaborazione, ve lo propongo. Si chiama CMAP e può essere utilizzato per realizzare anche altre rappresentazioni delle conoscenza. Sviluppato in Java dall’Institute for Human and Machine Cognitiondella Cornell University of West Florida, è distribuito gratuitamente dal sito produttore nella sezione downloads http://cmap.ihmc.us/download/ per sistemi Windows, Mac OSX, Linux e Solaris. Rende rapida la realizzazione di mappe concettuali anche complesse e allo stesso tempo gradevoli e di immediata lettura.L’ambiente richiede una certa pratica per impiegarlo nel modo migliore con tutte le funzioni fondamentali, perché l’interfaccia non è di immediata comprensione. Diciamo che almeno una mezz’orata per capire come inserire gli elementi, le frecce, senza frecce, eccetera, ci vuole. Poi, altro tempo per usarlo al meglio. Intanto, un solo suggerimento: quando si creano gli elementi da inserire nella mappa, il programma memorizza le ultime scelte (forma, colore, linea, ecc.), perciò, in linea di massima, è meglio creare prima l’intera mappa di base, e poi intervenire modificando solo le parti che vi interessano (altrimenti dovete continuare a cambiare stile, tornare indietro, ecc.). La mappa viene salvata nel formato proprio del programma, ma può inseguito essere “esportata” come immagine e inserita dovunque (ovviamente, una volta che è ridotta in formato .jpeg, non può più esser modificata). Le ultime versioni del software consentono di integrare file e documentazione nelle mappe, trascinandoli semplicemente con il mouse: è possibile creare collegamenti tra mappe e di condividerle attraverso archivi on line.

RivolFrMappa1(qui una parte della rivoluzione francese su mappa, in formato .pdf; ma l’immagine originale si può inserire in un qualsiasi foglio di word e ingrandire fin che si vuole)