Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: agosto 2008

Fine (provvisoria?) di un altro mito

Dato che ogni tanto qui ci si accapigliava (civilmente), e ho persino intitolato un post a lui, mi sembra giusto dire anche che il Demonio che ogni tanto metteva la coda qui dentro se ne va dal gran circo dei blogger. Per un po’, almeno. Poi si vedrà. Anzi, poi vedrà lui. Be’, spiace sempre quando qualcuno lascia, anche quando si tratta del Demonio in persona. Dice il gentile lettore: perché ce ne avvisi ora? Rispondo: perché era un bel blog, il suo, con qualche rubrica piacevolissima. Domanda di nuovo il gentile lettore, un po’ sul rabbioso: sì, ma… perché ce ne avvisi proprio ora che non scrive più? Rispondo: eh, sì, che volete, a volte dormo sugli allori.

Fine di un mito

Il mio Preside è gentile. Quando manca qualche giorno alla fine di agosto ci avvisa che manca qualche giorno alla fine di agosto e che tra poco ci vedremo. Mia sorella (quella che: Abbasso i compiti delle vacanze) dice che stiamo a casa talmente tanto tempo che c’è bisogno di ricordarci che dobbiamo ricominciare. Calunnie. Sappiamo bene quando la mannaia barbarica tornerà a funestare le nostre giornate.

Epperò il Preside ci avverte lo stesso, e ci fa il riassunto di quello che è stato detto, fatto, pensato sulla scuola d’estate, mentre noi dormivamo beati (o stavamo stirando).

Quest’anno il mio Preside è arrabbiato. Scrive che i giornali han fatto pettegolezzi sulla scuola (grembiuli, Maria Stella a passeggio) e non han detto nulla sui gravi problemi occupazionali (tagli, tagli e tagli).

Poi ci dice chi arriverà di nuovo a scuola. Poi ci dice chi lascerà.

E qui si stende un velo di pietoso dolore.

Ebbene sì, signori. Immemore di tutti i libri avuti a gratis, Bocconcino ha chiesto il trasferimento. Se ne va. Ci lascia. Ingrato. Mi mancheranno i suoi pantaloni psichedelici e Linda Legs che lo insegue nel laboratorio di scienze.

Reportage

I miei mi dicono che ho l’animo della straccivendola. Mentono. In realtà io sono più un’archeologa. Che prima seppellisce, e poi riporta alla luce. E documenta. Per esempio, dal lavoro di repulisti di quest’anno, sono riemerse cose interessanti:

– appunti scaricati da Internet, e stampati, su un cotonificio dalle parti di Bellano; sì, proprio il paese di Andrea Vitali, ma lui non c’entra. Cioè, sono abbastanza sicura che non c’entri e che stessi cercando materiale legato a qualche documento; se mi verrà in mente quale, aggiornerò;

– una Michelin Map per Crespellano e Pescarolo, che dovrebbero essere due paesi del modenese; in questa zona è morto il più giovane partigiano d’Italia, in azione, pochi giorni prima del suo tredicesimo compleanno; spero non siate curiosi di sapere perché me ne volevo andare a spasso in zona, inquantoché è una storia lunga;

RepAppun– paginate di appunti sul castello di Pizzighettone, dove fu imprigionato Francesco I di Valois, quello del “tutto è perduto fuorché l’onore”; e appunti sui dintorni, le filande, i contrabbandieri; anche qui, una storia lunga e mai finita;

– il volantino per una serata con Umberto Galimberti;

Report1 il menu medievale di una figlia;

– un raccontino che vinse un concorsino in un paesino vicino al confine svizzero; ci ho trovato, insieme, il CD con la registrazione di un’intervista che fecero alla radio svizzera;

– fascicoli sparsi di “Soldatini in miniatura”, perché avevo cominciato ad acquistarli, bellissimi, di similpiombo e fragili: almeno quattro sono da qualche parte decollati;

– nove numeri del “Messaggero dei ragazzi”, che avevo tenuto per qualche ragione importante;

RepManos– il manoscritto di un romanzo di una giovane scrittrice che tra poco uscirà (il romanzo, non lei; cioè, esce anche lei, quando vuole, ma non nel senso del romanzo); comunque, io l’ho letto e voi no;

RePoldark– la copertina, ahimè, strappata e orfana del contenuto, del primo volume della saga dei Poldark, intitolato al mio eroe, Ross Poldark; se mai ho pensato di imparare seriamente l’inglese, prima di Mel Gibson, è stato per lui;

– due concorsi per la scuola, scaduti nel maggio del 2004;

– numerosissime lettere a Santa Lucia, accuratamente nascoste negli anni dopo l’invio o l’abbandono sul tavolo di cucina (perché i pargoli non pensassero che Lei non esistesse);

RepAdes– un pacco enorme di adesivi di Barbie sequestrati qualche anno fa a qualche fanciulla di qualche classe, che invece del congiuntivo pensava ancora alle bambole;

– la quarantatreesima copia del foglio con le linee guida per la relazione finale del singolo docente, anno 2005;

– il foglio con la richiesta dei miei 32 + 4 giorni di ferie, che mi sono dimenticata di consegnare in tempo (pare non se ne siano accorti, però).

E con questo, la dura realtà è piombata su di me, a ricordarmi che le ferie, sì, si son ormai liquefatte, foglio o non foglio.

Eh, Diavolo!

Vediamo: la ministra afferma di non aver mai detto che i docenti del Sud abbassano i livelli della nostra scuola. Ha solo detto che i numeri OCSE-Pisa evidenziano maggiori difficoltà al Sud, quindi è la scuola a […] registrare un gap con il nord, quindi va aiutata a migliorare.

Quindi, dice il ministro, facciamo corsi intensivi per gli insegnanti del meridione.

Vabbè.

Andiamo avanti. Diciamo pure che i risultati Ocse mettono l’Italia molto indietro e che, come rilevano alcuni esponenti politici, bene o male la Gelmini avrebbe fatto capire al paese che è ora di avere una scuola più efficiente e competitiva. Al sud, al nord, al centro e dovunque.

Quindi (cito),La scuola italiana ha bisogno di una svolta radicale. [Evviva, vediamo!] Ora il bilancio del ministero è destinato per il 97% agli stipendi, ma così il sistema non potrà reggere ancora a lungo.”

Quindi, tagli (annunciati) alle cattedre. Ma anche provvedimenti per cui “grazie alla riduzione degli sprechi, premiando chi lo merita e raggiunge i migliori risultati, riusciremo a risparmiare il 30%”.

Ora: io sono del nord, dovrei stare tranquilla, ma, per ciò che riguarda i risultati da raggiungere, per essere ragionevolmente sicura dovrei sopprimere (nella sola prima) almeno Chiarina l’ochina, Giulietta, Marika, Giogiò, Tonio, Nicco e Dado Lesso.

Mi date mandato di farlo?

Anche perché così risolviamo il problema dei troppi alunni senza nemmeno doverli mandare nelle scuole private.

 

(mentre sul discorso di andare a tirare a mano la cultura o i monumenti o Attilio Regolo o Amatore Sciesa ogni volta che c’è qualcosa che non va, sono persino d’accordo col Diavolo)

Prima di tutto

Voi credete che il blog sia una cosa tutta virtuale. E invece no. Ha conseguenze nella vita delle persone. Una legge un commento e poi, pàm!, agisce. Così, visto che Merins mi spiega che deve rivedere e sistemare la didattica, improvvisamente vengo illuminata: anch’io comincio la scuola fra nove giorni, anch’io dovrei rivedere qualcosa, sistemare, scegliere e prepararmi. Ciò che ero ansiosa di fare ai primi di luglio, sull’onda dell’energia che pare affiorare appena finita la scuola e che ti fa pensare che, suvvia, potresti continuare così per anni e anni (e buonanotte quando ti accorgi che non è vero e stai crollando); ciò che a luglio ho rimandato di una settimana (perché almeno una settimana senza pensare alla scuola, ci vuole), e poi di un’altra e un’altra ancora; ciò che non si può evitare, perché l’anno prossimo ho due classi, e una è nuova, eccetera eccetera; insomma, ciò che dovevo fare, va fatto.
Ma converrete che innanzitutto, perché si faccia chiaro nelle mie teorie e preparazioni didattiche, occorre che si faccia chiaro nell’armadio che ha accumulato di tutto, in questo anno scolastico, e che ora esige una ripulitura essenziale. Insomma, ordine fuori (id est armadio) perché ci sia ordine dentro (id est la mia testa).
Così, prima di ogni altro pensare o agire, ho abbandonato gli armadi dei maglioni e  ho ripulito le sudate carte. Perché, nel vuoto estivo, la testa può anche fermarsi, ma le braccia e i muscoli possono andare avanti.
Così, ho vuotato l’armadio della scuola, ho impilato, scelto, eliminato, rimesso, tolto, sostituito, cestinato, trattenuto. E mi sono stupita di quello che la testa e il cuore a volte costringono a non gettare via, e dopo un anno o due o tre non sai più nemmeno perché hai deciso di tenerle, certe cose.

Come con gli uomini, più o meno.

Vuoto estivo

Che cos’è questo? il caldo? L’agosto che finisce? La fuga? Vien voglia di far niente. O di mettere a posto gli armadi. Che almeno, per mezza giornata, qualche risultato lo vedi. Mica come a scuola.

Pizza Sprint

C’è un racconto, Pizza Sprint, che ricorda molto la mia scuola

Effetto Dahl

ovvero: Hassan, 2

In prima media, a settembre, ci sono tutte le storie del Progetto accoglienza. Cioè, non sono proprio tutte storie, ma con la manciatina di ore che ci troviamo, spesso è un problema organizzare qualcosa che dovrebbe durare nel tempo. Così, da un po’, la mia accoglienza ai primini è farli spaventare (ecco la professoressa severissima che non vi fa nemmeno battere le palpebre, ora leggo, potete fare due cose: ascoltare e respirare) e poi aprire le danze autunnali con qualche libro. Parto con Roal Dahl. “Il dito magico”, ad esempio, lo si legge in un’ora ed è la storia di una bambina che quando si arrabbia punta il dito contro qualcuno e, voilà, la maestra si trova con la coda e i baffi. L’ho fatto anche con la prima di Hassan. Che è stata la classe che mi ha fatto pensare seriamente di andarmene in pensione anticipata.

Hassan guarda fuori dalla finestra, mentre leggo. Visibilmente annoiato. Ma al momento giusto, ridacchia e subito lancia un’occhiata di sguincio, per verificare se la prof che legge si è accorta del suo cedimento. Visto che io continuo a leggere, lui continua ad ascoltare. E a ridacchiare. Ciccio, suo compagno di bocciatura e di banco, lo guarda storto, non capisce il libro, la storia, le battute, non capisce perché Hassan ride.
Alla fine della nostra prima ora insieme, i primini si guardano sollevati: forse sopravviveranno anche alla scuola media, se la scuola media è fatta anche di Roal Dahl o di qualcosa di simile. Suona l’intervallo, e mi preparo alla lotta, ma Hassan si avvicina e, senza guardarmi, mi dice: prof, io non credevo, lei è simpatica. E se ne va ballonzolando per il corridoio, spintonandosi con Ciccio.

Hassan, 1

Era alto uno e 30, capelli cortissimi, occhi nerissimi e rotolava nel corridoio abbarbicato a un compagno di classe. L’ho conosciuto così. L’ho brancato per un braccio appena prima che sbattesse il cranio contro il calorifero, l’ho strattonato su per farlo alzare e lui, senza guardarmi in faccia, mi dice: lei non è mica la mia prof. Gli spiego gentilmente che non mi interessa, sono di assistenza all’intervallo e se lo vedo ancora menare un altro lo mando dal Preside. Mi ha lanciato uno sguardo di sbieco. Odio purissimo, distillato. Da allora, ogni volta che ero di assistenza, è stata una lotta tra lui che correva, scalciava, menava, pestava, sbatteva porte, scardinava finestre, rubava merende, tirava calci, io che lo prendevo per il braccio e lo facevo sedere sul portaombrelli, e lui che mi lanciava la solita occhiata.
Alla fine dell’anno la collega mi spiega che, insomma, ha una storia alle spalle, madre in Marocco, padre in Italia con altra moglie e altri figli più grandi, il maggiore spaccia, la madre odia questo ultimo che non è figlio suo, lui fa quello che vuole, intelligente ma non si impegna, ecco, lo bocciamo.
Ecco lo bocciamo significa: diventa alunno tuo.
Ho passato un’estate a sognarmi gli sguardi di odio che mi lanciava e a calcolare quanto avrei dovuto pagare le gomme dell’automobile che mi avrebbe tranciato.

E-book, ancora

Provo a riassumere alcune cose che forse ho capito:
-si parla di libri di testo/e-book  scolastici;
-l’avvento degli e-book è previsto dalla finanziaria;
-l’avvento degli e-book previsto dalla finanziaria ha scatenato una discussione nella Commissione Cultura (qui un sunto) e ha portato alla stesura di un documento (vedere l’allegato 4, pag.165);
-l’e-book non sostituisce il libro di carta;
-meglio: l’e-book non è la semplice sostituzione del libro di carta: stampare tutto un libro con la propria stampante, o con la stampante della scuola, e trovarsi una pigna di fogli sparsi in sostituzione del libro di testo è antieconomico;
-l’e-book, in questa prima fase, potrebbe affiancare i libri di testo tradizionali;
-l’e-book è un libro pubblicato, mettiamo, in .pdf;
-ha una copertina, un indice, i capitoli e, magari (come per le copie saggio che ho visto della BBN) un margine predisposto per i buchi dei fogli da raccoglitore;
-l’e-book scolastico non richiede necessariamente un dispositivo portatile di lettura (costoso, per ora);
-l’e-book si può richiedere in saggio (basta accreditarsi con documento della scuola);
-si può utilizzare in classe, magari proiettando le pagine che interessano con una lavagna interattiva o un proiettore collegato al computer (limite tecnologico per le scuole che non sono attrezzate);
-nel caso, le pagine utili (e solo quelle) possono essere stampate e date ai ragazzi;
-l’e-book dovrebbe infatti essere, rispetto al libro tradizionale, molto più destrutturato e destrutturabile;
-non è necessario internet: l’e-book può essere distribuito in CD;
-le case editrici potrebbero fornire (una volta adottato il testo) materiali di approfondimento open-source;
-la licenza di questi testi può essere pagata dalla scuola, che ne avrà così l’uso completo e la possibilità di distribuire a tutta la scolaresca;
-si può decidere di far pagare ai ragazzi una piccola cifra simbolica, che potrà essere utilizzata per pagare la licenza e per acquistare libri per chi non può permetterselo;
-le case editrici tradizionali (su carta) tendono a ripubblicare on-line i loro libri esistenti e, in qualche caso, hanno premuto per una ‘chiusura’ dei contenuti (che potrebbero quindi essere utilizzati solo a determinate condizioni);
-l’e-book obbligherebbe ad applicare tecnologie di cui non tutti sono in possesso;
-l’e-book sostituirebbe alcuni libri di testo tradizionali, e provocherebbe la “sofferenza” delle editrici del settore scolastico (alcune delle quali, d’altra parte, continuano ad alzare i prezzi dei libri o a cambiare copertine e colori e farne nuove edizioni…);
l’e-book chiede di rivedere del tutto o in parte le modalità di insegnamento-apprendimento.
 
L’esempio più semplice che mi viene in mente è questo: un’antologia di 400 pagine è spesso utilizzata, durante l’anno, per un decimo del suo peso; gli editori inseriscono di tutto di più per accontentare tutti, e ci si ritrova a fine anno senza aver toccato la maggior parte degli argomenti o delle letture proposte; un e-book consentirebbe di scegliere e utilizzare solo ciò che davvero serve.