Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: ottobre 2008

Sviolinata

Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze…

C’è già un bel chiarimento qui. E ci sono altre annotazioni che adesso non ho tempo di fare. Devo applicare nella mia traballante economia domestica quello che ho appena imparato: risparmiare bisogna e risparmiare si deve! Perciò, visto che i miei figli spendono troppo in cicche, piante, fiori e parrucchiere, da oggi non si compra più pane e latte.

(il santino della Gelmini è da Alessandro Robecchi)

Ora parlo io

Ciao, sono un ragazzo della prima media e mi chiamo Rorob, ho undici anni e mezzo e a novembre ne compio dodici, sono alto un metro e quarantacinque e i miei occhi sono color nocciolo, i miei capelli sono di colori biondi scuri. A me piace giocare a calcio tanto, però anche a basket non gioco male poi ci sono altri sport che mi piacciono, invece non mi piace stare in casa quando piove perché non mai niente da fare, poi non mi piace mangiare fuori la pizza con mia mamma e mio papà.

Se io fossi più grande farei il cuoco in una pasticceria e farei tutto il giorno i pasticcini. Se fossi invisibile spaventerei la gente. Se io fossi un poliziotto manderei in galera tutti quelli cattivi e maleducati, invece se fossi ricchissimo starei nel letto con la mia raggazza e giocherei a golf. Se io fossi un professore farei divertire la classe ma la farei anche studiare, invece se fossi un gatto mi farei fare le coccole tutto il giorno.

 

p.s. della prof. di Rorob: il fanciullo ha scritto il tema in mezz’ora; nella successiva ora e mezza, mentre la prof (io) passava tra i banchi a controllare le necessità del primo compito in classe, ha passato il tempo a sussurrare, con voce acuta ma trattenuta, ogni volta che gli capitavo più o meno a tiro: prof, mi prova la poesia, prof?, mi prova la poesia?, prof, mi prova la poesia?, prof, devo scrivere la poesia su un foglietto?, prof, mi prova la poesia?

No, lo dico se a qualcuno fosse venuto in mente che le coccole dovrei fargliele io…

Rorob 2, la vendetta

Non è solo che non lo si può picchiare perché certe cose non si fanno (più).

È anche perché ha un’abitudine strana. Quando gli parlate:

1. gira la testa da un’altra parte, 2. alza il braccio piegato portando il gomito a livello di occhi e si copre mezzo viso con il braccio.

Rimane scoperto solo un occhietto che vi fissa e poi guizza qui e là.

Rorob, guardami, voi gli dite pazienti.

E lui, con la solita voce in falsetto: sì, prof (e si copre con il braccio).

Allora vi spostate, vi mettete davanti al suo banco (che, ovviamente, è il primo) e ripetete: Rorob, guardami che ti sto parlando.

L’occhietto guizza fuori dalla finestra, sulla lavagna, sotto il banco, il braccio si alza ancora un po’, lui comincia a ridacchiare, la classe comincia a sghignazzare.

Rorob, metti giù il braccio.

Pronti. Mette giù il destro e alza il sinistro.

Rorob, appoggia le mani sul banco e parlami.

Sì, prof, e mette le mani sul banco.

Ma non gliela fa. Non gliela fa proprio. Così, prima tiene la testa china, osservando con attenzione uno scarabocchio nell’angolino del quaderno. Voi vedete solo ‘sta crestina bionda.

Poi, quando lo chiamate: allora, Rorob, che stai facendo? Mi guardi o no?, si decide, alza il viso e prima di rispondere prende una grande busta azzurra che ha appena costruito per infilarci i nomi propri e comuni, maschili e femminili e se la piazza a due mani davanti alla faccia.

Continuate pure la conversazione: c’è una busta azzurra con la crestina bionda che vi darà tutte le risposte di cui avete bisogno. Mica vorrete picchiarla?

Insistere

Rorob ha, sì, il nome roboante ma è uno scricciolino, magro magro, con la faccetta piccola, gli occhietti che si strizzano per vedere la lavagna, il nasino appuntito, e una bocca minuscola, stretta e rosea come il sedere infiammato di un neonato. Che, di solito, spara ingenti quantità di cacca verdastra o marroncina, spesso semiliquida e fastidiosissima, va dappertutto e non riesci a fermarla. Per liberarsi, sfiammarsi, e prendere la rivincita sulle sue dimensioni, la bocca di Rorob fa lo stesso. Spara cagate. Se vi va bene, mastica e biascica qualcosa sottovoce. Se vi va male (di solito vi va male) parla e commenta ad alta voce.

Spiegate la differenza tra nomi mobili e nomi indipendenti e, nel silenzio, si alza una vocetta sottile (si, è minuscolo pure in quella):

Quello lì mi dà fastiiidiiio.

Quello lì chi?

Berto diiice che non sono buono diii fare niiiente.

Berto è dall’altra parte dell’aula, non può…

Sììì, l’ho visto che mi diiiceva…

Guarda la lavagna, invece di guardare Berto.

Anche allelementariii miii diiiceva che non suono buono diii…

Si dice: non sono “capace” di fare.

Anche a te tiii diiice che non sei buona diii fare niiiente?

No-o-o! ti ho solo detto che si dice: non sono “capace” di fare.

Ecco, quella cosa lììì.

Adesso Berto è zitto, tu sta’ attento.

Io stavo attento, è stato Berto che mi diiiceva che non ero buono…

Adesso non ti dice niente, sta’ zitto anche tu.

Sììì, ma luiii…

Zitto!

Siiì, ma luiii miii ha fatto…

Zitto!

Sìii, ma però luiii…

Sta’ zitto e scrivi!

Siiì, ma lui…

Ho detto: zitto, scrivi, in si-len-zio!

Sìii ma luiii mi ha tiii…

Scrivi!

Non so cosa scriiivere…

Quello che c’è alla lavagna!

 

Lui china finalmente la testa, e voi vi girate e riprendete fiato e gesso, guardate la testolina chinata a scrivere, oh, si vede chi comanda qui, aprite bocca per ragionare sui singolari e sui plurali e sulle particol…

Sììììmaluiiimiiihadettochenonsonobuonodiiifareniiienteenonèvero

 

Rorob si piega ma non si spezza.

Cielo, sono io!

Un mio alunno di prima, che devo ancora scoprire chi è ma lo curo, ha fatto un tema sulla sua prof di italiano, qui. Ma guarda che sfacciati, ‘sti ragazzetti di oggi (lo perdono solo perché scrive benissimo).

Letteralmente

Chico, leggi tu, per favore.
Sì, prof. L’attitudine è una disposizione individuale, perlopiùcongenita,che,inseguitoapro­cessidimaturazioneodi apprendimento,simanifestaconuncertorendimento inun’at­tività praticasempliceocomplessa. Essa, infatti…
Chico, non ci capisco un’acca!!
Sì, prof, perché non c’è, l’acca.

Scambista

Leggo questo, in un commento: "ero andata a cercare su internet un suggerimento per i prossimi consigli di classe con annessa progettazione completa di obiettivi trasversali ed educazioni varie". Ecco, poi la collega si è persa a correr dietro alle Figur(rine) e obiettivi trasversali e progettazioni varie non ne ha trovati, ma credo sia una buona idea mettere in comune cose. Comincio con uno schema del curricolo per una terza media, relativo a italianoCurricTerzaItaliano, storiaCurricTerzaStoria, geografiaCurricTerzaGeo, educazione civicaCurricTerzaCostit detta Cittadinanza e Costituzione.

Già mi immagino quelli che arriveranno qui attirati dal titolo del post… Per gli altri, meglio inserire nel testo queste parole: programmazione disciplinare di lettere per la scuola media.

Domenica

Dormire2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prof. Arcuri

La prof. Arcuri è giovane e entusiasta. Parla molto. Continua a parlare. Molto.

Parla davanti alla macchinetta del caffè (conosce ventitré tipi di macchinetta per caffè, e ve li spiega); parla in sala professori (ha delle buone idee per la risistemazione degli armadi); parla in corridoio (spiega come risollevare le sorti di Gonzalo grazie agli ultimi ritrovati della scienza pedagogica), in aula (viene a illustrarvi il rivoluzionamento dell’orario di alfabetizzazione nel bel mezzo della verifica di analisi logica), in collegio docenti (ritiene che la riforma Gelmini possa essere migliorata attraverso la revisione dell’articolo tre, postilla due, comma cinquecentodiciotto), nella riunione disciplinare (possiede, enumera e illustra i sessantaquattro volumi relativi alla valutazione docimologica in atto e in fieri) e dovunque si presenti l’occasione di aprire bocca.

Parla, evidentemente, perché Sa.

Ha frequentato il corso di addestramento per insegnanti motivati, quello di alfabetizzazione per alunni stranieri demotivati, il corso di aggiornamento sui giudizi da trasformare in percentuale da trasformare in voti, quello sugli alunni asini da trasformare in alunni diligenti da trasformare in geni, quello di pronto soccorso per docenti straziati, quello sugli estintori portatili a polvere, carrellati a schiuma, portatili idrici o a CO2, quello sulla carta di circolazione sulle direttive per le emissioni inquinanti e altro che ora non ricordo, ma c’è. Perché ce ne ha parlato.

Sì, in classe non è che riesca a fare molto (però parla), magari il registro a fine anno è quasi in bianco (ma ve lo racconta volentieri), non riesce a correggere due volte allo stesso modo lo stesso compito, durante l’esercitazione antincendio ha srotolato la manichetta dell’estintore a muro perché ci si è appesa per non inciampare durante l’evacuazione, ma, insomma, ha i suoi pregi.

Almeno, questo è quello che sostengono i colleghi mentre osservano le tette abbronzate che fanno capolino (parlano anche loro, si vede), le camicette chiare annodate proprio sotto le tette di prima, i golfettini stretch che esplodono sopra le camicette chiare, i rotolini di ciccia che escono dai jeans strizzati, e l’andatura ciondolante dovuta ai tacchi da dieci centimetri sui sandali aperti che indossa anche in pieno inverno, mentre i capelli nerissimi e lisci ondeggiano a ritmo e gli occhioni bellissimi e bistrati sorridono ad ogni insegnante che passa.

La chiamano Arcuri mica per niente.

Qui

La scuola non serve a niente. Lo dice Milady de Winter.