Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: maggio 2009

Tavolozza

Dice Teresona che la faccia va meglio, ma che c’ho delle occhiaie che sembrano le sue borse della spesa. Perciò, domani, alla fiera del libro, se vedete pantaloni grigi o neri (che snelliscono), maglietta nera (idem), borsa chiara, scarpe comode, faccia gialla, occhiaie viola, be’, son io.
E’ il mio giorno libero e io vado ad acculturarmi. A mie spese. Ditelo a Brunetta e a Mariasss.

Il mio colore preferito

Ma carissimi, ammettiamolo: c’è qualcosa di bello anche nel rientrare a scuola. Soprattutto se siete stati a casa due giorni con la febbre, e la vostra scuola è come una grande famiglia (di quelle che sbattono a dormire per strada i figli, ma vabbè), e voi rientrate tutte giulive, con i capelli lavati che dopo tre giorni di febbre, caldo, tachipirina e dormite, insomma, ci voleva, di lavarli un po’, e metterci pure il balsamo, crepi l’avarizia, e arrivare a scuola pensando che la primavera è arrivata e se la placchetta sulla tonsilla di destra si toglie dalle scatole, ecco, magari sapete che al pomeriggio vi perderete Landsdale (acc…) perché dovrete andare al collegio docenti e poi alla riunione disciplinare e poi a portare la macchina dal meccanico per la revisione e poi il vostro stesso corpicino dal medico per un’altra revisione, e per farvi fare la giustificazione per il Brunetta, perché il signorino, sì, quando vuole che prendiate il suo libro vi scrive e vi blandisce, ma quando state a casa un giorno in malattia vi toglie otto euro, mi immagino cosa fa se non portate la giustificazione…
Dove ero partita? Sì, sì, magari sapete che succederanno queste cose, nel pomeriggio, ma al mattino come è stato bello arrivare a scuola e trovarmi lì la Teresona che con fare simpaticamente materno mi fa:
Allora, prof, come sta?
Eh, meglio, meglio, grazie.
Ma non poteva stare a casa ancora un po’?
No, ma vede, mi è passata la febbre e…
Con quelle occhiaie lì? Ma sì che era meglio se stava a casa!
No, ecco, il fatto è che non avevo più la febbre e allora…
Ma non vede che faccia? Si vede che sta ancora male!
Ma no, guardi, veramente…
Ma che faccia tremenda che ha!
Be’, vede, forse ho dormito…
Sì, sì, si vede, prof, guardi com’è pallida!
Ma a dir la verità oggi…
Anzi, non è pallida, guardi, è perfino gialla!

Materna, è materna. Simpatica un po’ meno, eh.

Meglio tutto

Spiego appassionatamente, con la gola in fiamme, la differenza tra aggettivo e pronome (sperando che poi servirà a qualcosa, nella vita) e appena mi giro a impiastricciare la lavagna Valdo, mio angelo custode numero uno, col banco appoggiato alla cattedra, a quarantacinque centimetri dalla mia orecchia buona e a quarantanove dal mio occhio di lince, mi dà le spalle, si gira verso il fondo dell’aula e comincia a bisbigliare chiamando Ssshtefano, Ssshtefano. Mi rigiro, lo guardo, lo fisso, si rigira, mi vede, si blocca, diventa rosso e china gli occhi.
Valdo, perché ti sei girato a chiamare Stefano?
Non l’ho chiamato, prof.
Ti ho appena sentito. Perché ti sei girato a chiamarlo?
Eh, l’ho chiamato perché lui mi ha chiamato, prof.

Per un momento, mi si para davanti un mondo fatto da conversari di questo tipo:
Ehi, tu, Shtefano, Shtefano.
Valdo, Valdo.
Shtefano, Shtefano.
Oh, Valdo, Valdo.
e così via.

Meglio la febbre. Meglio l’autista.

Meglio l'autista

Non so… Dopo le ultime notizie comincio a pensare che era meglio lui (l’autista!, che avevate pensato?). Almeno aveva le idee chiare. Perché ho saputo cose che voi umani… E che non posso neanche dire, per ora. Ma se qualcuno vuol leggere tra le righe, può andare qui. Sarà per questo che mi è venuto 38 emezzo di febbre?

A metà dell'opra

Adesso spiegatemi voi perché non si chiamano più gite ma “viaggi di istruzione”. Perché? Eh? Perché? Ditemi, su, perché? (sì, sto parlando come lui, è stato un grande maestro).

Comunque, bravi: si chiamano viaggi di istruzione perché i-stru-i-sco-no. Vedete che quando vi impegnate  siete intelligenti?

E noi ci siamo istruiti.

Noi grandi, intendo. Io e il Drago.

Mentre i virgulti dietro si davano a pratiche strane, noi due davanti (ma in sedili diversi e lontani, sia chiaro) al chilometro 10 di marcia avevamo capito da che parte tirava l’aria, ma al quarantesimo dell’andata, oh, al quarantesimo ancora meglio.

Intanto, siam andati avanti con la storia del “ce l’hanno ammazzato” e i treni e la bonifica. È qui che io mi sono ritirata, quando si è cominciato a parlare dell’autostrada e del ponte che è venuto giù e dell’esproprio (non proletario), che a quel bel giovane del Drago è venuto in mente di dare la colpa a Formigoni e allora apriti cielo.

Insomma, io mi sono rintanata e facevo sì, sì, con la testa, o no, no, anche, se era il caso e venivano citate cose brutte. Perché, capite, in linea d’aria io ero proprio al primo posto (per via del vomito) davanti allo specchiaccio retrovisore, un bel due metri per uno e mezzo che mi inquadrava qualunque cosa facessi. Non ho potuto neanche ridere, l’autista ogni tanto dava un occhio se seguivo la lezione.

Allora per fare vedere che seguivo ho lasciato rispondere al Drago, e ho tirato fuori il quaderno degli appunti.

E così ora so che:

 le veline di Berlusconi non sono veline e comunque noi ce l’avevamo già una, che era la Cicciolina, e comunque, la Cicciolina era  intelligente, e doveva fare il sindaco di Monza ma l’han fregata, peccato, ma la Carfagna, sì, l’è giovane, ma l’è bravissima perché è ora di finirla con questa gioventù perché ditemi voi che poteri avete voi con i ragazzi che l’altro giorno ho preso su una classe e quando alla fine li ho mandati giù c’erano tre bottiglie di rosso là in fondo e il professore, niente.

La Tav non va avanti perché c’è uno di Vattelapesca di Sotto che gli han fatto l’esproprio di quattro metri e lui non ha voluto e allora l’autostrada (ma anche la Tav, credo) costa una marea di miliardi perché son tutti i soldi spesi nelle cause dell’esproprio, invece se c’era Lui (caro lei) ci diceva: questa terra te la prendo e in più te la pago, ca**o vuoi di più? Altro che causa, se c’è una legge va rispettata, e da che cosa dipende tutto, eh?, ditemi, da che cosa dipende?

Bravi, dipende dall’educazione ci-vi-le, che meno male che adesso con questi qui la insegnano ancora nelle scuole, che era ora, mica non insegnarla più.

Guardi, faccio io, che va bene star zitta ma quando mi toccano sul professionale mi accendo, guardi che io l’ho sempre insegnata l’educazione civica.

Eh, no, non è vero, ma io non voglio fare la critica, l’educazione è la cosa principale, se io sono un tuo superiore, se no diventa un paese di contestatori, le leggi non le rispettano più. Dopo, tutti possiamo sbagliare, per carità, inutile continuare a fare leggi, il Codice della strada c’è, cominciamo da lì.

Ecco, e noi finiamo qui, invece, perché ci devo pensare (e devo andare ad applicare il teorema di Euclide).

Chi ben comincia

Diciamo che è cominciata così: con un loquace autista, basso, capelli sale pepe tagliati a spazzola, occhialini, abbronzatura, ingrana la marcia e fa: avevamo un uomo che poteva far diventare grande l’Italia e ce l’hanno ammazzato, chi era, eh, chi era?, su, chi era?

A me viene in mente Mattei, mi sa che in questi giorni ne han parlato da qualche parte, però, oh, quello lì doveva portarci avanti per quattro ore, se sbagliavo risposta capace che mi lasciava al bordo dell’autostrada. Insomma, un po’ ho cercato di indovinare che risposta voleva, uguale a Pinotto e a Giacomino che quando gli fai una domanda ti guardano ti guardano e non stanno lì a pensare alla risposta, ma sperano di leggerti sulla fronte quello che tu vuoi che ti rispondano; un po’ ho smesso perché tanto dell’ometto io vedevo solo la nuca, e voglio vedere voi a leggere una risposta su una nuca; un po’ mi sono girata verso il Drago che è un uomo e tra uomini, si sa, magari lui se la intendeva bene con l’ometto e l’uomo che poteva far diventare grande l’Italia magari era Maradona o Lojacono (tre stagioni, 56 presenze in campionato, 22 gol), benché questi, è vero, non li ha ammazzati nessuno.

Comunque, per farla breve, ché questo è un post di corsa ché devo ancora fare un lavoro per il capo e prepararmi per la conversescion e far da mangiare, per farla breve non abbiam risposto. Così ha risposto lui.

C’avevamo Mussolini.

E ce l’hanno ammazzato.

E Drago fa: emenomale!

 

E questo è stato l’inizio.

Crossing

Sapete che ho già contato, per domani, sette classi in gita tra le mie conoscenze vicine e lontane? E ci sono anch’io. Magari ci incontriamo. Ma intanto voi, se state passeggiando da qualche parte, magari in montagna, e vedete un gruppo di virgulti in estasiata ammirazione davanti alla loro prof, probabile che lì ci sia io. In estasiata ammirazione del mio collega prof. Di musica. Eh eh eh…

Vado a preparare un completino da montagna adeguato. Sarò una favola con gli scarponi, la maglietta leggere, il maglioncino pesante, il giubbotto imbottito ma senza maniche, il K-way sopra caso mai piova, uno zaino con panini, brioches, scatoletta del pronto soccorso, gli occhiali da sole, la macchina fotografica, la videocamera e un terzo della sceneggiatura che doveva essere finita l’altro ieri e che andremo a filmare lassù sulle montagne, tra boschi e valli d’or.

Non piangete. Tornerò.

Dopo il Mac…

Potevo resistere? No, non potevo. Così partecipo a un contest. Contest, tra parentesi, non è il famosissimo comune francese di 765 abitanti situato nel dipartimento della Mayenne nella regione della Loira, chiaro? E’  invece una gara che crea un clima di amicizia e divertimento (giuro che essa è la definizione di tutto ciò). E per partecipare al contest, segnalo che il sito "Informatica Pratica" (fate un giro, ne vale la pena) regala un iPod. A chi? A chi partecipa al contest. Come si partecipa? Ecco, ci risiamo, devo proprio spiegarvi tutto: basta scrivere un articolo sul post del contest (come sto facendo or ora io), illustrarlo con la foto ufficiale (che vedete qui di fianco) e naturalmente inserire il link di rimando al post. Per iscriversi all’estrazione, bisogna lasciare un commento sul blog (no il mio blog, il loro!) che verrà numerato: se il numero di progressione sarà lo stesso del numero estratto per primo sabato 6 giugno sulla ruota nazionale del Lotto, avrete vinto. Ecco. Potevo rinunciare alla meravigliosa possibilità? No, non potevo. Ve l’avevo detto.

(e questa cosa l’ho saputa da QuickTips, e io fare un giro anche da quelle parti, se fossi in voi…)

Iersera

iersera

uau

Scaricato Firefox (due volte, perché la prima non l’ho poi aperto, sì, lo so, sono imbranata, a volte). Aperto il Volpino, detto a Safari di starsene al caldo che intanto io viaggiavo con il Volpino, provato ad aprire lo scrivi-blog e… meraviglia! C’è tutto, codice, font, dimensione, metti immagine, metti link, metti tabella, togli tabella, ciàpa da chi, mòla da là, tutto insomma. Non so se vi siete accorti.
Gente,  mi toccherà pagare il signor UltimoAppello per la consulenza. E la cosa più tremenda è che lo pagherò con tutte le menate che adesso ci/si/mi farà perché ha avuto questa idea brillante e funzionante…
Buon grande riposante primo maggio, festa dei lavoratori, e perciò anche dei professori.