Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: settembre 2009

Guarda il sole cosa fa alle valli

sorrySorry (ai em internescional uomen). Niente post da giovedì. Eeeh… Non è che son pigra… Sì, è anche che son pigra, ma è anche che la schiena non mi regge, seduta qui su questa sediolina al computer. È anche che dovrei finire di correggere le prove di ingresso di geografia di seconda, che è un bel match, visto che la schiena non mi regge nemmanco sulla sediolona della cucina e soprattutto visto che l’anno scorso la loro insegnante era Bifida, e lei mi ha già detto: ma tu dai le prove di livello di geografia?, perché quest’anno sono io l’insegnante di geo, e lei ha finito tutto il libro, tutto tutto, anche le ricette delle regioni italiane, e vedo che sanno bene che cosa è la xenofobia (domanda numero sette) ma si confondono un po’ e non riescon a fare un grafico (domanda numero 3 sugli strumenti), e mettono Cagliari sul Mar Jonio, ma fa niente. Sempre meglio del dettato ortografico di prima dove il rusello a origina la sul giaciaio, sciende dai fianchi della montagna scrosiando sulle rocie e cosi ariva fin aqcuà nella valle scoreggiata.
E non venite a dirmi che c’ho tanti stranieri in classe, perché quello lì sopra vien giù diretto dai Longobardi, eh…

Messaggio in codice

grinLa cosa che in questo momento mi diverte di più è sapere che, mentre io son qui che passeggio sul web e penso alla bella cenetta da preparare stasera, c’è qualcuna, da un’altra parte, che sta sorbendosi un bel corso di aggiornamento fatto dal mio Preside sulle competenze, abilità e conoscenze, eh eh eh, e le tocca di sentire quante belle cose fanno in Trentino e poi magari tra una quarto d’ora si vedrà propinare le competenze della mia scuola, ossia le mie medesime, eh eh eh…

Settimana corta

striveL’insegnante di sostegno ha sei ore in classe e il giorno libero al sabato (che tanto l’orario se lo fa come vuole). L’assistente ad personam non può venire il sabato (che tanto l’orario se lo fa come vuole, basta che si metta d’accordo con l’insegnante di sostegno). Le insegnanti di alfabetizzazione hanno tutte il giorno libero al sabato (che tanto, anche loro, l’orario se lo fanno come vogliono). La mia prima media (un handicap grave, otto stranieri, tre deficienti) al sabato ha il seguente orario: matematica matematica lettere lettere lettere. Chi darà fuori da matto per primo? Loro o noi? Gara apertissima.

Pour Ahmed e le collèèègh

Se qualcuno vuole guardarseli, ho messo qui, in Pdf [*] i materiali usati l’anno scorso con Ahmed e tutti gli altri appena arrivati da fuori. Sono in Pdf e non modificabili, perché, per comodità, all’inizio ho pastrugnato tutto con Publisher, e Publisher non è un programma molto diffuso o usato. Quindi, ho poi salvato come Pdf. Però, se qualcuno volesse una copia modificabile, magari prima o poi provo a buttare tutto in Word e la metto qui. Se invece avete Publisher o un programma che lo legge, chiedete e vi sarà dato.

p.s.: in copertina c’è un errore: le pagine con l’elenco delle schede sono solo da pagina 1 a pagina 4, e le schede cominciano perciò a pagina 5 e non a pagina 6. Vorrete mica che rifaccia tutto per quella minuzia, eh?

p.s.: i documenti erano raggiungibili solo entrando con un account Google (grazie a Prof2009 e a Diamanteviola per la segnalazione). In effetti, ‘sti scemi di Google (scusate) hanno cambiato l’interfaccia per la pubblicazione. Prima bastava dire: voglio che me lo pubblichiate come una pagina Web, grazie, cari, e loro pubblicavano e amen, tutti vedevano. Adesso ho visto che il giro è diverso. Io ho provato a cambiare il link e a entrarci senza account Google. [*] Tra poco si vedrà tutto, promesso.

Du du dudù, dufour…

Allora, vi dissi ier l’altro che ero malinconica, ma non feci in tempo a spiegarvi il perché e il percome. Mi perdetti nelle anse della supplenza che c’era-non-c’era, e fui trascinata nei meandri del ricordo mattutino. Che, comunque, non aveva causato la mia malinconia.
Ordunque, sarete tutti lì, desiderosi di conoscere i motivi della mia malinconia, ma non ce li ho più. Non so più palesarli a voi signori. Con la malinconia, se ne andarono a passeggio anche i motivi. Se torneranno, quando torneranno, li accompagnerò gentilmente qui da voi.
Ma ora.
Ora non sono più malinconica.
E non chiedetemi il motivo.
Ultimoappello, che talvolta si confessa parimenti malinconico, sa che la malinconia va e la malinconia viene. Anzi, nel mio caso, prima viene e dopo va. Quasi come il tramvai, che, se viene, opportunamente si dovrebbe chiamare tramvieni.
Da qui già avrete capito che la malinconia ha lasciato il posto ad altro. Non definiamolo, questo altro.
Però, un motivetto (inteso come piccolo motivo, cioè come piccola causa, e non, come erroneamente sta pensando Musicamauro, se mai leggerà questo post, non come piccola canzone o variazione su note, no, questo no), un motivetto come causa, insomma, ve lo posso dare.
gelminaCome si fa a essere malinconici scoprendo questa deliziosa foto ritratto della nostra Mariasss da giovinetta o poco più? Come si fa? Non si fa, appunto.
Non si è, appunto (malinconici).
Si è gioiosi e sorridenti.
La voilà.

Però ora mi sfugge il motivo…

Avviso: sono malinconica.
Non è solo perché sono andata a scuola due ore prima per recuperare le due ore del pomeriggio che questa settimana non si son potute fare perché il Comune nuovo (nuovo in quanto amministrazione) non si è ancora messo d’accordo con la mensa; no, lo preciso tanto per dire che noi l’orario definitivo mattina e pomeriggio, con il fuorilegge delle due ore di compresenza che se lo sa la Mariasss mi toglie e mi manda a fare politica, altro che compresenza, insomma, ecco, noi l’orario definitivo ce lo abbiamo già, che bello, così possiamo fare tutto anche mensa e pomeriggi, sempre che la mensa si decida.
No, non è per queste due ore in più che mi toccavano; non è neanche perché alla prima ora a fare le ore di recupero eravamo in cinque e a chi hanno dato la supplenza?, eh?, a chi l’hanno data?, a chi hanno dato la supplenza della collega di inglese che è venuta i primi giorni di riunioni e adesso che ci sono le lezioni ha deciso di starsene un po’ a casa col bimbo, che brava, eh?, a chi l’hanno data? Forse hanno dato la supplenza di un’ora di inglese alla collega di francese che insegna in quella stessa classe?

Forse l’hanno data alla collega di arte che non è di inglese ma insomma, quella era ancora la sua classe?
No.
Cioè.
Sì, l’avevano data a lei, ma poi sono venuti da me. Anzi, è venuto da me il nostro Receptionist. È l’unica volta che alza volentieri il culo dalla sedia, quando deve inseguire i professori con il librone delle supplenze per fargliele firmare, così che poi non possano arrivare a fare supplenza trenta secondi dopo dicendo: non lo sapevo. No, lui vi corre dietro e vi fa firmare e ride.
Insomma, sono malinconica perché ho visto il bidello Receptionist arrivare da me per farmi firmare la supplenza?
No.
Cioè: ma anche sì.
Ma non è proprio per quello, eh, quello è un corollario che aggrava la mia naturale malinconia odierna, ma non è quello.
Forse è perché ho visto che dove dovevo firmare la supplenza c’era già un nome, cancellato, magari era il nome della collega di arte di quella classe lì e qualcuno l’ha cancellato e al suo posto ci ha messo il mio?
No. Non è per quello, giuro.
Anche se, ammetto, mi ha colpito il curioso fatto e ho chiesto al bidello: ma chi è che c’era qui sotto cancellato che doveva fare la supplenza che adesso lei viene a far firmare a me?
Veramente a lui ho detto solo: e qui chi c’era?, e nel post ho allungato la faccenda per far capire a voi che non mi potete vedere mentre picchietto con il dito sul librone con il nome cancellato e a fianco scritto il mio.
Comunque.
Lui mi ha detto: c’era la Trota (intesa come collega, la prof. Trota). Ah, ho detto io, e ho firmato.
Poi sono andata al secondo piano a fare la mia supplenza, e non ero ancora arrivata in classe che è giunta la vicepreside, quella che fa e disfa le supplenze, e, guardate, poverina, non c’è proprio d invidiarla, anzi, ci sarebbe da dire: poverina (come infatti ho detto io poc’anzi).
Sì, ci sarebbe da dire, ma era meglio non dirlo, perché in fondo la poverina è quella che ha dato la supplenza alla collega Trota, pensando che era meglio mandare nella classe una insegnante della classe e non una sconosciuta come me.
Ma la poverina è quella che poi ha SSSS- cancellato la Trota e ha messo me, Vicepreside poverina una bella merda (scusate).
Comunque (di nuovo).
La Vicepreside non-poverina, prima ancora che io arrivassi in quella classe per la supplenza, mi si precipita addosso (c’ha questa abitudine: lei non vi parla, vi parla addosso, meno male che sputa poco), mi si precipita e mi fa: guarda, scusa, ho tolto la supplenza alla Trota perché lei dopo c’aveva le ore in classe.
E io ho detto (mentre pensavo ancora: poverina, è dopo che mi è venuto da dirle qualcos’altro), e io ho detto: massì, massì, figurati, ci mancherebbe, ero qui, non preoccuparti.
E ho pensato: guarda un po’: mentre io salivo per le scale e lei saliva per le scale, il Bidello receptionist che di solito non muove un muscolo delle gambe se non per rinfrescare un po’ le chiappe appiattite dal dolce far niente, ecco, esso Bidello, in un lampo, mi ha fatto firmare la supplenza, è andato a cercare la vicepreside, e le ha riferito che LaVostraProf ha detto: ma chi c’era qui sotto?, e lei, che pesa un bel centodiciotto chili per un metro e cinquantacinque, ha salito leggiadra e veloce le scale e mi ha raggiunto per dirmi: ho dato la supplenza a te perché quell’altra dopo aveva le ore in classe.
Giusto.
Io invece ero andata a scuola per grattarmi la pancia.
 

p.s.: ma a dire la verità non è per questo che ero malinconica.

Significati

paceHamid scrive che il ricello ha origini dai fianqi dela montania, e che nel mese di luliu un aqutsone fortisimo a meso a soquadro il posco di querce, però mi ha insegnato che quei segnetti lì di fianco significano pace. E io adesso non riesco a spiegargli come mai quella parola lì, nella sua vecchia patria, continua a fare morti. 

Prima infornata

A sinistra c’è Pacifico, mastica tre millimetri di plastica trasparente per cinque ore, ogni tanto dorme, ogni tanto si scuote con un sussulto, non ha i libri perché sua mamma va a prenderli domani, non ha il quaderno perché suo papà va a prenderli dopodomani, tira fuori il libro di grammatica grande, gli chiedo il quaderno, tira fuori il libro di grammatica piccolo, gli richiedo il qua-der-no, fruga nella cartella mi guarda e mi dice che suo papà fa il macellaio, domani va a prenderglielo.
A destra c’è Bacon, pagella sufficiente, però con programmazione differenziata, però con obiettivi minimi, però legge solo parole bisillabe, però non riesce a parlare, quando è in classe vuole andare fuori, quando è fuori, con l’insegnante di sostegno, vuol tornare da me, però sa i numeri solo fino a venti, quanti siamo in classe?, boh, la Gelmini dovrebbe saperlo, che se continua a pigiarci in aula poi c’è qualcuno che a contare fin lì non ci arriva.
Terzo banco per Gabriele La Chiacchiera, bravo, intelligente, il secondo giorno mi chiama al banco e mi fa: prof, sei simpaticissima, e poi mi spiega che sua mamma era agitatissima il primo giorno, aveva le lacrime agli occhi, ma le ha raccontato che l’ho fatto ridere e la scuola media è fantastica, non c’è niente di meglio, gli piace pure la grammatica e a questo proposito suo zio una volta si è addormentato con la ventola accesa in cucina e ha messo su il caffè e dopo un po’ c’era fumo dappertutto e stava per saltar per aria la casa e sua mamma (quella che era agitatissima, adesso comincio a capire perché) si è alzata e ha visto il fuoco, e credeva che suo papà fosse morto (qui credo si sia agitata ancora di più) e invece no, suo papà dormiva, pensa un po’.
Di fianco a LaChiacchiera si è messo Armadillo, grazie prof, preferisco non dire niente di me, però sta zitto solo quando lo chiamo, se no borbotta, adesso è sdraiato sul banco, si strappa i capelli, alza gli occhi al cielo, li strabuzza e mi guarda: perché non faccio star zitto LaChiacchiera e tutta quella storia su suo zio che c’entra come i cavoli a merenda?  
Di fronte alla cattedra il gran genio di Lionardo, occhioni scuri, perlle scura, capelli neri dritti dome un porcospino però a forma di aureola, prof, ho finito il disegno, prof, ho finito la copertina, bravo, da dove vieni, dall’Equador?, no, prof, sono il figlio della prof. Arcuri, ah, bene, che bello, bravo, scusa, mi sono confusa, fa niente, prof, lo sa che quest’estate ho letto L’isola del Tesoro e Harry Potter e Geronimo Stilton e Clorofilla dal cielo blu e Capitani Coraggiosi però adesso devo riprendere a leggere perché ho mollato un po’.
Dietro a Lionardo ecco Pippodip (detto Profondo Nulla), posso scrivere sul quaderno, prof?, eh, direi di sì, posso uscire, prof, eh, direi di no, dove scrivo i compiti?, eh, direi sul quaderno, quale quaderno, prof?, eh, direi quello che avevi lì prima, ah, prof, ma lì ho già scritto, sì, eh, ecco, direi che puoi girare pagina e continuare a scrivere nella pagina dopo, davvero, prof?, davvero, sì, che bello, eh?
In fondo in fondo la coppia d’oro: Rorob e Ali.
Il primo non ha il quaderno con i ganci perché non lo sapeva, non ha il diario perché non lo sapeva, ha buttato via il libro di geografia perché non lo sapeva, vuole uscire alla prima ora perché non sa che non lo mando, vuole uscire due minuti prima dell’intervallo perché non sa che bisogna aspettare l’intervallo, quando deve rispondere quest’anno si mette la maglietta in testa e si nasconde dentro.
Il secondo non ha niente, però ha il quaderno che gli ho dato io l’anno scorso, con tutte le figurine, niente biro, niente diario, niente fogli, e tutte le mattine arriva e cerca di cacciarsi in seconda (io seconda, io seconda), finché non lo convinciamo che è stato bocciato e che deve restare con quelli nuovi di prima.

Altri? Sì, altri, ma per ora basta così, grazie mille.

Il troppo stroppia

word

Intanto diciamo subito che quando arrivo qui (intendo al computer) e apro il mio programmino di scrittura (intendo Word, visto che io sono una di quelle ancora abbarbicate al signor Cancelli, e a dirla tutta, dopo gli scherzi della Mela internazionale, intesa come azienda di costruzione dei computer, che, guardate, mi dispiace tanto per il signore, là, come si chiama, Steve qualcosa, che l’ho visto magro come un chiodo nel suo bellissimo dolcevita nero, ecco, mi dispiace per lui ma io, invece, sto ingrassando, mangiando tutta la rabbia per il suo computer che adesso non sto a dirvi ché vado fuori tema), ecco, dunque, dicevamo (che poi “dunque, dicevamo” è anche il titolo di un fantastico libro di vignette di un pittore ormai defunto ma ve lo raccomando vivamente), dicevamo che quando mi metto qui a scrivere e apro il bottone colorato mi appaiono gli ultimi file usati e io vado sul sicuro, schiaccio quello con i post del blog e comincio a scrivere.
E invece no. Intendo dire che oggi, nella cascatella di file c’era di tutto (competenze di qui e di là, tagli Gelmini, Consiglio di classe, toh, guarda, ve lo metto qui il disegno così vedete se c’è qualcosa del blog, niente su niente, tranne il primo file perché ovviamente adesso l’ho aperto il file per scrivere questo, ma prima che lo aprissi, ovvio: non c’era).
Tutto ciò ha questo significato: che la scuola, dopo un giorno con i virgulti e dieci con i colleghi, mi sta già fagocitando, e ci sono diciassette file scolastici e nessuno extra.
Ma qui, all’inizio, ero partita per dire un’altra cosa: che, oltre al “troppo stroppia”, c’è anche: chi nasce tondo non muore quadrato, un pir el pol miga fa un pum, tanto va la gatta al lardo e così via.
Perché insomma, quando ho sentito che Murasaki ha questa perversione del registro sempre a posto, sempre in ordine, sempre “a pari” (e qui, su questo “a pari” dovrei, sì, fare una digressione per i non addetti ai lavori, ma già fin qui ho digredito abbastanza, per oggi accontentatevi, chi ha da capire, ha capito), ecco, quando ho sentito ciò, ho avuto un fremito e mi son detta: anch’io.
Così oggi, per fare anch’io la brava e essere subito a pari e non star su la notte di Natale a sistemare tutto il registro, ero ancora lì alle cinque del pomeriggio, per via che noi insegnanti facciam solo mezza giornata, ancora lì a compilare elenchi, fascette, alette, abilità, obiettivi, situazione di partenza e così via.
Ho finito? No, che non ho finito.
E allora cosa faccio qui, al computer, con il nuovo file in cima a tutti che è finalmente un file del blog e non un file della (maledetta) scuola?
Eh… Ci faccio che a furia di volere essere brava ho fatto un bel macello.
Spiego: nell’aletta che ora magari vi passo allo scanner e vi metto qui, bella piccolina così non fascettadisturba e così nessuno può copiar tutte le belle cosine che avevo scritto (e non state lì a ingrandire, ché tanto la metto con una risoluzione così bassa che se ingrandite ci potete vedere dentro le cornicette dell’asilo), presa dalla foga e dalla diligenza (non fatemi spiegare, eh?, che diligenza è!, non fate di queste battutone, non a quest’ora), mi sono ricopiata tutti gli obiettivi e le prestazioni di storia e civica. Tanto, mi son detta, c’ho ventisei righe, sai quanta roba ci sta? Anche se poi non mi serve, io metto tutto, che brava, sono anch’io a pari e diligente e un po’ perversa.
Per essere ancora più brava, ho pensato di colorare (leggero leggero) le cose più importanti, cioè le competenze, non fatemi spiegare, dai, ché tanto non si capisce nulla, è come spiegare la lana caprina, dopo mi abbandonate, cari lettori, guardate solo che ci sono tre righine colorate in azzurro (metallizzato) e una colorata in oro (sarebbe educazione civica, che finezza). Volevo anche farlo sulla pagina degli alunni, uno a uno, ci pensate. Ventisei volte colorare le righine per tutta la pagina, roba che domani mattina ero ancora lì.
Ma insomma, invece son qui. Perché?
Perché ho capito che non fa per me essere così precisa.
Perché  mi è venuto in mente che nelle ventisei righe dove ho ficcato tre competenze di storia e una di civica, con tutte le prestazioni dovute e con avanzo di due (righe), dovevo, ops, farci stare anche geografia.
Così che ora mi tocca rifare tutto, sbianchettare l’aletta, che orrore, oppure appiccicarcene sopra una fotocopia vuota, che orrore doppio, ma insomma, qualcosa dovevo fare per rimediare.
Intanto che penso cosa fare, son venuta al blog.
Sto già meglio.
Domani rifaccio l’aletta, promesso.
E vi conto della prima (intesa: classe nuova di ventisette alunni e tre armadi in quaranta metri quadri, oggi son caduti quattro astucci e sette libri in un’ora, mi son sentita a casa).

Ci siamo

1giorno