Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: ottobre 2009

Lospezz'indue

Io sono brava e buona. Ve lo avevo già detto? Be’, forse brava brava, no, ma buona, sì, fondamentalmente. Lo so che quando uno comincia a dire “fondamentalmente”, voi arricciate il naso e subodorate la fregatura e cominciate a pensare che chissà quante cattiverie ho commesso, ma ci sono già io che divago coi discorsi, perciò torniamo a bomba (una volta su Topolino c’era la spiegazione del perché si dice torniamo a bomba, magari poi mi viene in mente). La bomba è che io sono di solito buona, ma e dai un giorno e dai l’altro divento nervosa. E qui è da mo’ che danno addosso alla scuola. Giusto? Giusto. Qui son così stanca che mi domando e mi rispondo da sola, ma stasera vado a dormire presto e poi torno come nuova.
Comunque, se uno dà addosso alla scuola e dice: guarda, ci son professori come Pacifici che van buttati giù dallo scarico del cesso e si tira subito l’acqua, be’, sì, insomma, come dargli torto?
Oppure se uno dà addosso alla scuola e dice: guarda, che voi schifosi di professori fate un bel tot di giorni di vacanza, uno c’ha le sue ragioni e motivi e difese, ma ciò è vero: un bel tot di giorni di vacanza se li fa.
Ma se uno dà addosso alla scuola perché i presidi non hanno dato le cinque ore di inglese.
O perché la prova invalsi è una novità e noi non la vogliamo.
O perché il tempo prolungato non viene incontro alla scelta delle famiglie.
O
O
O
Eccetera
Ecco, lì allora mi viene il nervoso.
Perché non è vero niente.
Perciò oggi, sabato, giorno del mio intervallo pettegolo sui magasiiiin dei grandi giornaloni d’Italia, arrivo a leggere  fino in fondo mangiando mezzo barattolo di marmellata (questo c’entra poco ma è per addolcire un po’ il post) (ho fatto la battutona).
E lì in vengo a sapere per interposta persona (tale signora Rosanna che insegna ma sta per andare in pensione) che la signora o signorina Lacava ha fatto un servizio sull’ora di religione che non si può più fare perché non ci sono più insegnanti a disposizione.
E ciò è vero, verissimo.
Poi la signora Rosanna (meno male che adesso vado in pensione, dice, che fortuna) spiega che nella scuola media, siccome non c’è più gente che ha le ore a disposizione, quando manca qualcuno i ragazzini vengono presi, fatti su e buttati un po’ in una classe un po’ in un’altra.
Cosa che la mia vicepreside, prossima all’infarto, ha minacciato di fare anche da noi, l’altro sabato.
E ciò è di nuovo vero.
Basta chiederlo a qualche scuola che già lo fa.
Noi ci arriveremo tra poco, così alla vicepreside verrà l’ulcera, e io mi troverò in classe quaranta alunni, e amen.
Ma.
Ma la signora o signorina Lacava, che in quanto giornalista avrà fatto un’inchiesta approfondita, risponde alla signora (fortunata) Rosanna e spiega, lei, la giornalista (ora ti spiego io, cara insegnante in pensione, che forse sei anche un po’ vecchia e suonata): guardi che se ci sono le supplenze brevi è una cosa diversa da quando c’è l’ora alternativa alla religione. Se ci sono le supplenze brevi i professori devon fare le ore scoperte che son pagate come straordinarie. Ma “in alcune scuole i docenti son disponibili, in altre no. Si vede che nella sua scuola, l’organizzazione non brilla”.
Ora, a parte quella virgola lì dopo la parola scuola, che c’entra come i cavoli a merenda,
a me è venuto un nervoso che se avevo lì la signora o signorina giornalista le mettevo l’organizzazione dove dico io.
Perché, attenscion plis, se ci sono dei ragazzi che non fanno religione (1) oppure se ci sono dei ragazzi che non hanno il professore a casa con la pericolosa influenza (2) o in congedo matrimoniale (3) o in gita scolastica (4) il risultato è lo stesso: ci vuole qualcuno che li tenga per un’ora (1) o due o tre negli altri casi.
E nella mia scuola, signora o signorina giornalista cara, le ore a disposizione degli insegnanti presenti, servivano appunto per 1, o per 2, o per 3, o per 4.
Ora, se la signora o signorina giornalista c’ha la cugina che insegna in una scuola di Milano dove le ore di alternativa alla religione le fanno con le disposizioni, e le ore di supplenza le fanno quelli che fanno gli straordinari, ecco, se è così, non è mica la legge divina.
Non è mica così dappertutto.
Anzi. Provate a pensare al mio Preside che deve mandare uno in prima B che manca Pacifici e ci sono io a disposizione (ora già pagata nello stipendio) e lui mi dice: no, signoraProf, questa non è un’ora di alternativa alla religione, è un’ora di supplenza, vado a cercare uno che mi fa l’ora straordinaria pagata in più dalla scuola…
Così le ho scritto, alla signorina giornlaista.
Le ho detto di mettersi l’organizzazione in un orifizio a piacere.
Le ho detto che, da noi, andare a fare un’ora al testimone di geova o un’ora in terza C che manca tecnologia, l’è istèss.
Ora a di spo si zio ne.
Non pagata da nessuno (nel senso che è già pagata dallo stipendio).
Se l’ora a disposizione non c’è più, solo allora l’ora la chiedo a qualcuno, straordinaria: la vicepreside si mette in ginocchio e prega, oppure gira gridando per i corridoi: chi ma fa la quinta ora in seconda F?, lo pago!
Poi, sul “lo pago”, ci sarebbe da aprire un contenzioso, ma fermiamoci qui.
Che devo andare a dire al mio Preside che la signorina Lacava ha detto che la nostra scuola non è organizzata perché non riusciamo più a coprire le supplenze.
Così anche lui mette l’organizzazione in un altro orifizio della signorina.
È un po’ nervoso anche lui, il Preside, di questi tempi.

Inconsciamente, c'era perché

Magari io direi di pensarci sopra. Perché si dà il caso che io stamattina mi metto qui, e mentre stampo le parole e i disegnini per Bacon, mi dico: ora scrivo un bel post per quei gentili signori che sono in pensione e passano di qui, o per quei poveretti che non hanno la prima ora o non lavorano e lasciano il taxi in garage, per esempio, eccetera. Mi dico e lo faccio, ma poi il tempo è tiranno, l’ora incombe, la strada è quella che è, insomma, pianto lì tutto e me ne vado. A lavorare. A scuola. Perché c’è chi va a scuola, e lavora.
Ditelo a Brunetta e a quell’altra.
Poi torno e dico: ora continuo con il post. Ma succede che leggo il gentile commento di un gentile lettore, che si chiama Roberto, un commento gentile e divertentissimo, quanto ho riso quando l’ho letto, diciamolo francamente, non ho riserve mentali. E poi c’è il commento del gentilissimo lettore,  quello di un signore alquanto buff… intellligente che si fa chiamare Benzinagricola, già qui fa pensare molto, ‘sta cosa meravigliosa, però, insomma, questo gentile e intelligente e simpaticissimo Benzinagricola mi dice che aveva il desiderio forte e incontrollabile di proseguire l’amena lettura delle mie Tentacolari Avventure e non ha potuto. E così si lamenta, ma anche questa è una figura retorica, perché si lamenta ma in realtà vuol dirmi: oh, cara Prof, come ho apprezzato il tuo divertentissimo post, così tanto che ora mi manca immensamente il seguito.
Benzinagricola  il Gentilissimo.
Magari anche Benzinagricola intelligentissimo ma un filino Distratto, perché io l’avevo già ben scritto che, finito il caffè, tutto il buono della giornata se ne era andata e [cit on] tutto il resto è stato una schifezza [cit off], così, quando uno mi dice che voleva andare avanti a leggere per divertirsi allora io penso: o è scemo (e uno che si fa chiamare Benzinagricola, non so, potrebbe anche, vero?), o non ha capito niente (ora che ci penso ho un alunno che vuole che lo chiamiamo Trattore Ferguson, che, guardate, con la Benzinagricola ci va a nozze, e tanto furbo non è, magari son parenti), o è tanto tanto cattivo da dire: che bello, il resto è stato uno schifo, ora mi diverto.
Dico io. Mah.
Fatto sta che sono qui per contarvi su il resto (che [cit on] è stato una schifezza [cit off]), e capisco che tutto questo frizzantino che rilevava il Gentile Signor Benzinagricola, non c’è più. Che tutto il resto è stato davvero una schifezza, persino il GranCapo BobTheFat, ‘sto bell’uomo che comincia a invecchiare e c’ha ancora i riccioloni da adolescente ombroso e mal mostoso e i pantaloni ascellari che ti viene tristezza solo a guardarli e allora guardi il brillantino all’orecchio e pensi: ma com’è che gli corrono tutte dietro? Mah.
E aggiungo volontieri  che se questo blog fosse pubblico, ‘sta cosa qui dei pantaloni ascellari col cavolo che ve la dicevo. Mah.

Così, ecco quello che vi do da pensare: che c’è un destino che manovra le nostre vite.
Che c’è un fato che mi ha fatto terminare di scrivere il post di prima giusto alle 7 e 17, così che ho dovuto chiudere in fretta e furia e salutare e ciao.
Che c’è una volontà superiore che ha spezzato in due le mie Tentacular Adventures.
Perché non potevo più frizzare, con la schifezza restante.
Non potevo più far ridere il Benzinaeccetera.
Sarei diventata triste e solitaria.
Malinconica.
Vi avrei depresso.
L’inconscio mi ha fermato, le Moire mi han fermato, il destino mi ha fermato, il tempo mi ha fermato.
Siamo nelle mani di quel potere – il fato – che per alcuni è il sovrano assoluto di tutto, come dice il buon vecchio Epicuro all’amico Meneceo (poi dite che non vi istruisco).
Ma oggi è stato meglio così.

p.s. culturale:  "Che tu ci creda, che tu non ci creda, che tu intraprenda chissà quali improbabili sentieri o strade spianate, tu sempre seguirai le orme del destino. Non c’è altra direzione all’infuori del destino. […] È unicamente il destino l’artefice del nostro futuro.
(Da Senso unico, Eugenio Penna)"

p.p.s.: uomini, va bene ora? Uomini, io devo stirare, mica stare dietro a voi. Uomini, fate i bravi, eh? E guardate i messaggi in pvt 🙂

Diciamo che mentre voi facevate il vostro solito pisolino sulla scrivania, la Vostra Prof saltava sul treno in ritardo con biglietto obliterato, borsa in mano col Pc, borsone a tracolla con tutti i miei lavorini, scarpette con mezzo tacco che col senno di poi non sono state un’idea, lo ammetto, ma comunque eccomi là, dopo anni e anni e anni e anni torno nella tentacolare metropoli.
Devo dire che io ci sarei andata in macchina, nella Tentacolare, ma il mio Compagno Di Viaggio (ferroviario) dice che no, il traffico, il parcheggio, la lontananza, l’ambiente, le multe, eccetera. Sulle multe, ho detto: va bene andiamo in treno.
Poi siamo scesi dal treno e abbiamo preso la metropolitana, che adesso sulla metropolitana bisogna avere tutti i biglietti magnetici e io che avevo quello di cartone lo sventolavo, lo sventolavo finché uno in un gabbiotto di vetro, al telefono, mi fa: vada vada, signora. Vada vada una bella merda, se nelle metropoli si può dire, perché se mi beccava qualcuno col biglietto non timbrato che dicevo: il giovanotto laggiù stava telefonando all’amorosa e piuttosto che uscire e dirmi Il-suo-biglietto-preistorico-si-timbra-là mi ha fatto passare dal suo corridoio? No, non potevo dirlo. A parte il fatto che chissà perché quella frase lì mi suona ambigua. Mah.
Comunque. Fuori dalla Tentacolare Metropolitana ho visto un bar. Cioè, il mio Compagno Di Viaggio mi ha detto: vara lì sa ghè (noi di campagna, quando siamo nella metropoli ritroviamo le nostre radici dialettali), che voleva dirmi che quel bar era una bar storico. Ora non ricordo più se storico perché ci andavano le persone famose o storico perché ci andavano i delinquenti, sì, lo so che delinquenti è un sottoinsieme delle persone famose ma ora non sottilizziamo. Ho guardato.
E poi c’era un altro bar dove ho bevuto un caffè all’amaretto senza zucchero. Ché anche se sembra il contrario, il caffè all’amaretto era già dolce indaparlui (che nelle nostre radici significa: da solo, per lui stesso), me lo ha detto il gentile barista. Era buonissimo.
Il caffè, intendo. Il barista non so, era gentile e basta.
Ora, visto che a me il caffè fa piuttosto schifo e non lo bevo mai, e quando lo bevo carico una caffettiera da uno con metà dose di caffè e poi lo lascio venire su tutto e poi ne bevo metà, di caffettiera (ecco l’uso della metonimia sollecitato dalla Tentacolare Metropoli), con tre cucchiaini di zucchero (qui si ricade nella metonimia come se piovesse), ecco, insomma, detto da me, che il caffè fosse buonissimo vuol dire che era una bontà, davvero.
E comunque è finita qui, con le cose buone.

Perché tutto il resto è stato una schifezza, come il caffè che faccio io.
Che bello se potessi raccontare il resto.
Ma non posso.
Il dovere mi chiama.
La scuola mi pretende (lei non mi vuole miiii pre-ten-de, è una fan di Raf, pof, pif).
Io sto cominciano a dar fuori da matto, non so se si è notato.

Perciò ora vi saluto, cari lettori, tornate a dormire sulle vostre scrivanie che io vado a lavorare.

Brainstorming e bouillabaise

In questo periodo va di moda il brainstorming.
Cio è: andare in classe, dire "ragazzi, cosa vi viene in mente se vi dico Pinco Pallino?"
Poi voi invece di Pinco Pallino ci mettete: la storia, la geografia, l’educazione civica, la parola orientamento, e vai che vai bene.
Poi io prendo le parole che loro si sono scritte sui loro belli e ordinati quaderni, le scrivo al computer, le trasformo in nuvolaglia e le parole che han detto di più diventano più grandi delle altre.
Per dire, se chiedo: "ragazzi, fate tempestare il cervello e dite che cosa vi viene in mente se dico LaVostraProf", viene fuori una cosa così:Profcloud

Se invece chiedo: tempestate sulla Francia che poi facciamo la cloud, ecco che tutti, quando pensano alla Francia, pensano a Parigi (e vabbè), alla tour Eiffel (sì, ok), al Massiccio Centrale (al Massiccio Centrale??), al Rodano e alla Garonna (al Rodano e alla Garonna?).
Così io comincio a pensare che forse, invece di far tempestare il cervello, ‘sti deficienti stanno leggendo il libro di geografia pagine 24 e 25, che così però tutto l’alto valore pedagogico della tempesta del cervello dove va a finire?
Meno male che alla fine due signorine fanno tempestare per bene il cervello (avendo astutamente lasciato a casa il libro) e mi dicono: Francia? Carlabruni (be’, dai, non c’è male) e: Francia? Bacio alla francese.
Manca solo che Valdo alzi la mano per chiedere spiegazioni.
Forse gli altri han pensato che fosse un piatto.
Come la bouillabaise, insomma.

End de uinners ar…

Ammetto di essere, in queste cose, distratta, distrattissima. Per esempio, son sempre qui che penso di fare un bel post sui blog che seguo e che mi piacciono e  poi mi dico che tanto lì nella colonnina di fianco ci sono già i blog che seguo e che mi piacciono, e poi non è vero perché molti blog che seguo e che mi piacciono ce li ho nei prefertiti del Pc, ché poi se mi parte il Pc come faccio?, e comunque, mi dimentico sempre di aggiornare la lista lì di fianco, proprio dove c’è scritto "Facciamo l’appello", così che son sempre qui che penso di fare un bel post sui blog che seguo e che… Già detto?
Vabbè, allora, vediamo di essere chiara. Mi han dato due premi (grazie mille :-), ma credo di aver capito che posso prendermeli solo se vado avanti con la catena e segnalo altri blog. Già qui tutti mi dicono di  romperla, la catena, però, guardate, guardate lì sopra i due premi. Dite, non sono bellissimi? Voglio dire, lo so che sembro sempre un po’ così, che faccio i disegnini e qualche volta dico che i miei alunni fanno cagate, e così via, ma son sensibile al bello, giuro, e quei due francobolli, lì, insomma, non sono irresistibili? E le persone che me li hanno mandati? eh? Lo sapete chi sono? 
Così, ecco, in questa calda domenica d’autunno, col sole che si fa ancora un giro prima di sparire per mesi, a me piace mettere in fila i blogger che, magari senza saperlo, mi danno buonumore, o mi fanno pensare, o mi rallegrano o mi fanno arrabbiare (ché anche quello ci vuole).
Perciò, tadàn, io segnalo, qui e ora:
Cautelosa, che mi ha mandato il francobollo, e che è anarchica, trasgressiva moderata, e felicemente lontana dalla scuola, ma senza essersene dimenticata ;
Lerinni, che mi hamandato il francobollo, e che quasi settimanalmente mi sconvolge con le sue capacità culinarie e mi appassiona con le sue vicende di famiglia e di cuore ;
il mio Commesso preferito, che resiste impavido all’assalto dei clienti e degli scatoloni di DVD da prezzare ;
Roberto il Grigio, che magari, commosso, mi spiegherà dove trova tutte quelle notizie e le illustrazioni per il suo blog ;
Murasaki, che dietro il paravento scrive le sue considerazioni e ne fa parte con noi;
InkSpinster, con le strisce di Deco, che sogna di diventare ricca e famosa disegnando e ne ha ben donde;
Anna di QuickTips, anche se ogni sera, invece di andare a dormire,  mi fa perdere per ore nel suo blog, e poi riempio la mia classe con i suoi suggerimenti, e poi mi diverto, e poi scarico un sacco di cose belle, e poi andateci e vedrete ;
Jonlooker, perché anche se non guardo più la tivì, mi piace che qualcuno
(a suo modo) mi tenga aggiornato sulle reclamss ;
LaNoisette, perché in questa scuola crudele, mi mostra che c’è ancora gente sana di mente e capace ;
Benzinagricola, che va premiato per la costanza con cui apre e chiude blog e sproloquia sul mondo e sui suoi dintorni (parla anche di santi, aldilà e morte, mica scherza) .

Thanks

Cartucce separate

BaconMi son divertita da matti, ho buttato via due ore e quaranta, domani Bacon pasticcerà per ventitrè minuti con le figure e le parole e poi comincerà a tocare lo culo alle ragazze, e dopo tutto ciò: posso chiedere alla gelmini (minuscola) di pagarmi le cartucce della stampante?

E ugualmente lo scrivo

Sia ben chiaro: io lo so il rischio che corro a fare di questi post.
Tanto per dire, fino a un annetto fa ero più tranquilla. E fino a due, tre anni fa più tranquilla ancora. Mi mettevo qui e dicevo: ma va’ che cosa curiosa m’è capitata a scuola; oppure: ma va’ che collega deliziosa m’è capitata in Consiglio di Classe; oppure: ma va’ che cagata di tema mi ha scritto Ciccio.
Sì, lo so che continuavo a dire: ma va’, ma va’, così adesso mi tocca spiegare che “ma va’” è, cari signori che non sapete il dialetto (disgraziati), è l’abbreviazione di “ma vara te!” che, tradotto per i signori che vengono da altre parti del mondo, sarebbe: “Ma guarda un po’ tu”.
Cioè, è come dire che io, nella mia testa, di fronte a certe belle cose, mi dicevo: ma guarda un po’ tu che cosa curiosissima mi sta accadendo.
E poi, subito, siccome sono una brava personcina, dicevo, sempre nella mia testa: ma perché non dico anche a qualcun altro di questa cosa curiosa, così si rotola per terra dal ridere o gli viene uno stranguglione e gli va per traverso il tè coi biscotti? (quello dello stranguglione, veramente, era per i ministri e viceministri).
Fatto sta che mi mettevo qui e vi dicevo cose, e tutti: aaahh, ooohhh, eeehhh, e via così con le vocali, e intanto che scuotevate la testa vi veniva anche da ridere e io ero contenta e magari anche voi.
È solo che, adesso, oggi come oggi, attualmente, di questi tempi (scusate tanto, ma faccio alfabetizzazione, mi viene così, di spiegare ogni parola), mi accorgo che se vi descrivo, che so, il professor Pacifici, invece di ridere diventate tutti come delle jene (va’ come ho scritto jene, eh?), e tutti a dire: ecco, guardali lì, i professori, che rubano il pane ai bambini affamati (si fa per dire, lo so che in Italia i bambini sono obesi, eh) e non lavorano, oltre ai sei mesi di ferie, e tutto il resto.
Se invece vi metto, che so, il compito di storia di Chicco (che, tra parentesi, continua a mandarmi l’invito per farselo  amico su facebook, ogni volta devo buttar via dieci mail di invito, ‘sto scemo, che studiasse un po’ storia, invece), ecco, se vi metto una roba così, tutti a dire: ecco, LaNostraProf, vara lì, vara lì come insegna, ‘sta disgraziata, ecco perché i professori non vogliono la valutazione, perché non insegnano una beata mazza… e via così.
Questo per dire che il mondo è cambiato, non c’è più rispetto, tutti ad ascoltare brunetto e mariasss (minuscoli, stavolta, ciàpa su), e a farsi penetrare dal veleno fin nel più profondo delle viscere, voi non ve ne accorgete ma è così.
Tranne per i professori che leggono, che sanno che non è così.
Tranne per quelli in pensione, che non sanno più che non è così e se la godono un mondo, disgraziati anche a voi.
Ma insomma, alla fine volevo dire che una volta qui ci sarebbe già stato un bel post su come vedono il mondo i miei alunni, e invece adesso temo.
Temo che vi mettiate tutti lì a dare la colpa a me. Anzi, non a me, perché l’anno scorso loro, di geografia, c’avevano la Bifida, e quindi tutti lì a dare la colpa alla Bifida, che ha finito il libro ma non sanno nemmanco dov’è il Po (ve l’ho fatto vedere il Po che parte dal Monte Rosa e arriva fino a Pizzo Calabro?). E poi lì a dare la colpa anche a me, che son lì che spiego e mostro e porto da casa i planisferi ché a scuola non ci sono e niente soldi per comprarli e leggo Saramago e Cervantes e poi il film “Mission” e compagnia bella, e poi quello che salta fuori è che do loro un pezzettino da completare e così

“La regione iberica si trova nella parte oceano Atlantico dell’Europa. È bagnata dal Mar Baltico e dall’Algeria ed è formata da tre stati: Spagna, America latina e Andorra. Una piccola parte del territorio appartiene al Belgio e si chiama Gibilterra. Lo stesso nome ha anche lo stretto che separa il continente europeo dal portoghese. Nella regione si parlano lingue di origine Portogallo, come lo spagnolo e il neolatina. Spagna e Portogallo ebbero un ruolo importante nei secoli XIX-XX, quando possedevano numerose colonie, soprattutto in Belgio.”

Oh, ne avesse azzeccato uno…

 

 

Per la prof che non deve chiedere. Mai.

Sarà la stanchezza, ma alle volte ti scappano dette cose che.
Non so, per esempio, a me con questa classe che mi ritrovo, composta da ventottomila alunni, tutti con qualcosa di importantissimo da dire mentre tu sei sulla porta a parlare col preside o alla cattedra a metterti d’accordo con quella di sostegno o a un banco a spiegare a Bacon che non deve mettersi a strillare e a lanciare le penne mentre cerca di colorare di blu la faccia di Radiolino, ecco, con questa classe mi è scappato di dire: ma che cosa c’avete nella testa quando disturbate in classe?
E, fatalmente, a domanda risponde.

Io non ascolto la professoressa perché mi piace giocare con Arcurino e mi diverto tanto con lui alcune volte ascolto (1). Gioco con penne facendo castelli di “forbici, penne, matite, colla, ecc.” (2). Se c’è storia mi diverto a fare esperimenti (3), se c’è giografia mi diverto a disegnare sul quaderno (4) io faccio delle palline di carta, prendere una penna senza niente, infilarla dentro e soffiare dentro, oppure prendere delle colle fare finta che sono delle porte da calci e fare gol (5). A! una cosa che mi piace, rimanere spaparanzato sulla sedia e pensare cosa farò nel pomeriggio tutto questo lo faccio soprattutto quando c’è qualcosa che non mi va di fare.  A mi sono dimenticato una cosa da dire che mi piace chiacchierare (6).

 

(1) grazie, bontà sua
(2) tutto ciò al primo banco
(3) oddio, de che?
(4) e non disegna carte geografiche
(5) e questo, signori, è improvvisamente un testo “regolativo”, imparate.
(6) immagino siate tutti d’accordo con chi vuole valutare gli insegnanti a seconda del successo che ottengono con gli alunni.


Temperatiursillustreitid

Siamo alla frutt al gelato

 

In questo clima di tregenda, il Comune del delizioso paesino, dal nome che non posso dire ma che comunque è quello dove insegno deliziosamente da anni e anni, decide di risparmiare. Essendo della Lega, cerca di risparmiare bruciacchiando alcuni extracomunitari, ma gli viene impedito. Perciò, per risparmiare, prima non rinnova il contratto con il Teatro comunale, che era in perdita così risparmiamo; poi affida il riscaldamento delle giovani membra dei giovanissimi virgulti (ancorché, alcuni, pesanti sui novanta chiletti e passa) a una ditta esterna. Che, tra parentesi, ha le centraline del controllo a un bel quaranta chilometri da qui.
Che poi: tra parentesi si fa per dire, perché le parentesi le ho messe prima e non qui, che qui i quaranta chilometri non son cosa da mettere tra parentesi ma in primo piano; perciò, vi chiedete, perché ho detto “tra parentesi”? Forse per dar fastidio a Umberto Eco, che, si sa, passa sempre di qui a vedere come vanno le cose. Fatto sta che se qui nevica e a quaranta chilometri di distanza c’è una spera di sole, il termostato della centralina non si accende e noi abbiamo un bel dire: qui nevica, qui nevica, loro dicono: qui c’è il sole, qui c’è il sole, aspettate che mandiamo il nostro tecnico. Il tecnico arriva il giorno dopo, quando ha smesso di nevicare, e ci dice: visto che c’è il sole anche qui?
Sempre per fare un esempio di quante belle cose si fanno appaltando alle care DitteEsterne.
Ma insomma, il Comune verde, per risparmiare sul riscaldamento, dice alla DittaEsterna: cara Ditta, ecco che io ti do un tot e tu ci paghi il riscaldamento. Se spendi di più, cazzi, tuoi, se spendi di meno, ci guadagni e sei contenta.
Per spiegare, e per non usare più questo linguaggio crudo e non perifrastico, che mi viene dall’aver passato una mezz’ora bloccata dall’Assunta, farò un altro esempio: il Comune ha detto alla DittaEsterna che le dava diecimila euro per riscaldare le giovani membra dei virgulti e le vecchie membra dei professori. Dico diecimila per dire, domani mi informo meglio. E poi il Comune dice, sempre a quelli della DittaEsterna, se spendi undicimila euro, i mille che mancano li tiri fuori dalle tue tasche; se spendi ottomila euro, i duemila che avanzi te li tieni tu. Pressappoco è così. Cioè, è tutto così. Il pressappoco son le cifre
diecimezzoOra vi informo di qualcosa di sicuro: oggi, alle quattro e un quarto più o meno, c’erano dieci gradi e mezzo. Fuori. Dentro, a scuola, dove ameni e giulivi stavamo esaminando i fanciulli, le prove, i risultati delle prove e la programmazione e facciamo domanda di sostegno per Lussìa che non capisce un tubo, facevano un po’ di gradi in più. diciassetteMa ciò non ci ha consolato. Perché invece di accendere la scuolona di notte, e farla scaldare, questi deficienti accendono alle sette e mezza del mattino: noi arriviamo e si gela. Poi, al pomeriggio, spengono, ché tanto alle quattro e mezza le lezioni finiscono.
E io, adesso, c’ho anche un bel mal di gola.
Ora applico la regola numero quattro dell’influenza suina.
E aspetto di vedere cosa succede ai genitori che stasera sono tutti a scuola per la riunione col Preside, fino alle undici. Secondo me domani mattina ce li troviamo tutti lì ghiacciati nei banchi. Che bello.
Diranno che è colpa dei professori anche questa.

p.s.: lo so che il termometro è un po’ scassato e la riga rossa si vede appena ed è pure interrotta, ma non ho corretto niente, così vedete nature come stavamo messi oggi.


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