Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: dicembre 2009

E buon anno, deh…

Dimmi perché…

errore…a dicembre, regolarmente, mi parte qualcosa del computer, magari due giorni prima della consegna di un progetto,
magari dopo che ho già fatto quattro pagine della relazione finale, con tutti i link, collegamenti, evidenziazioni, e così via,
magari qualche giorno prima del necessario backup dei dati,
e oltretutto, senza nemmeno il pensiero segreto che: ah, se avessi un Mac!, perché il signor Stefano con il suo computerino mi ha giocato già due  o tre tiri, tanto che oggi gli voglio bene perché mi ha tolto il pensiero: ah, se avessi un Mac!
Però intanto è appena passato il "Gloria nell’alto dei cieli" e sta arrivando il "da domani sarò più buona" e invece sono qui che provo un’irritazione profonda e gagliarda e assoluta verso il signor Cancelli, e non mi  importa dov’è e quante opere buone fa, m’importa che sono ferma e non oso nemmeno aprirli, i programmini del signor Cancelli o chi per lui.
Non oso aprirli per non vedermi davanti la solita finestrella.
Meglio il knitting.

Aggiorno: ero così arrabbiata a causa del Cancelli, che frugando qui e là ho persino trovato un indirizzo di assistenza cui scrivere (risposta entro un giorno lavorativo). Ho scritto. Ieri sera. Senza speranze. E invece, entro un giorno lavorativo (cioè un’ora fa), la signora o signorina Manuela (santa subito) mi ha scritto chiedendomi più informazioni sull’errore e il numero di telefono. Ho cliccato sulla finestrella lì in alto dove c’era scritto "dati contenuti nella segnalazione errori", ho mandato il tutto,  con mio numero di telefono, e dopo mezz’ora (mezz’ora fa) la signora o signorina Manuela (santa subitissimo) mi ha telefonato, mi ha detto: è successo così e così, faccia cosà e cosà, proviamo un po’, e tutto era risolto.
Così ora vi saluto e vado a finire il progetto da consegnare subitissimo entro stasera.
Non ho il Mac ma ho la Manu (se passa di qui, sappia che questo è un blog così e cosà, ma il lavoro che devo consegnare è assai serio, grazie).

Mai dire mai

Se qualcuno mi avesse detto che, in una fredda e buia nottata invernale (sì, vabbè, non esageriamo, son notti tiepide, queste, avete notato?), in questa notte invernale, se qualcuno mi avesse chetto che sarei stata sveglia fino alle due meno dieci per qualunque motivo meno che terribile o che non fosse questione di vita o di morte,
gli avrei detto: mai.
Se poi qualcuno mi avesse detto che, nella suddetta notte invernale, sarei stata sveglia, seduta su un divano con un plaid perché, notti tiepide o no, siamo sempre vicini allo zero e il riscaldamento di notte si spegne per via della Terra e del risparmio energetico e anche per via della salute, sveglia (dicevo) fino alle due meno dieci per godermi quasi in pace (fanno eccezioni le formidabili russate del coniuge che non sembrava interessato), sì, scusate, accidenti alle parentesi, dicevo che:
se qualcuno mi avesse detto che avrei guardato, fino alla scena finale e inizio dei sottotitoli, un film francese (e già qui…), russo (ahia) e kirghizo (ecco), con doppiaggio italiano per la parte francese (8% del film) e sottotitoli in italiano per ciò che riguarda la parte kirghiza (cioè il 92% del film), gli avrei detto di nuovo: mai.

(se qualcuno mi avesse detto che una parte della mia prole non avrebbe saputo da che parte rigirarsi i kirghizi e il Kirghizistan, qui, ahimé, avrei annuito tristemente e accettato il fatto senza dire bah.)

Confesso una mancanza

Sì, sedetevi pure: nella meravigliosa rilucente perfezione cui vi ho abituati, c’è un granellino di polvere.
No, non sono gli errori che inanello dalla tastiera, come un’infilatrice di perle coltivate, anzi, secondo me quelli sono un pregio, e ho intenzione di brevettare un linguaggio nuovo e moderno, con pause prima di tutte le lettere enne, opportuni scambi vocalici e consonanti, rottura degli schemi passatisti e distruzione del codice lingua, che tanto ormai lo distruggono tutti, per lo meno diamo un ordine a questa distruzione, ordine e disciplina, in fondo potrebbe essere un’idea.
E la mia mancanza non è neanche che divago un po’ e che se mi prende l’uzzolo comincio a sbandare come il tenente Colombo quella volta che si è ubriacato e in più l’Alzheimer, lo sapevate?
Insomma, qui dovevo fare un post di due righe per lasciarvi il brasato ben cotto da gustare lì sotto, che oltretutto va preparato con gran cura e messo a bagno nel barolo e…
Sì, giusto. La mancanza. Ora ci arrivo
È questa: che io mi dimentico di fare gli auguri.
Cioè, un momento: se è il compleanno, l’onomastico, l’anniversario del vostro povero matrimonio, della vostra lontana laurea, del giorno in cui il vostro fidanzato vi ha chiesto in sposa, ecco, quelle cose lì me le ricordo.
Però.
Mi dimentico gli auguri delle feste.
Stamattina, per dire, ho visto dall’altra parte della strada un compagno di infanzia, però più vecchio,  lo saluto, e lui mi fa “auguri” e io son saltata per aria e lì per lì non avevo capito, ho pensato: ecco, che brutta cosa la vecchiaia, tra un po’ di anni son così anch’io.
Alla fine ho capito.
Ma era per dire che a volte non ci penso. Agli auguri.
Poi me ne arrivano qui e là, dal web soprattutto, e io mi batto la mano sulla fronte e penso: mannaggia!, anche stavolta non ci ho pensato.
Ché poi, a voler ben guardare, tanto per trovare una bella giustificazione, io gli auguri di una vita piena, serena, felice, e ricca di doni reali e metaforici e virtuali, ve la auguro tutti i giorni.
Sarà per questo che a Natale mi dimentico. Son troppo buona.
Però l’anno scorso mi ricordo che qualcosa avevo augurato, almeno per la fine dell’anno. Quest’anno, invece, questo sotto, per Natale. Accendere l’audio e fare clic dove si deve.
Ah. E buon Natale.

Buoni propositi

Giuro, volevo lasciare il post precedente ancora un po’ su. Magari fino ad arrivare ai trecentosette commenti, che colpo, eh?
Poi, però, mentre facevo il giro mattutino dei nullafacenti sui blog amici, conoscenti e vari, sono capitata lì, dalla mia Scrittrice Emergente preferita. E l’ho visto. E mi sono un po’  preoccupata. Qualunque cosa sia il "giveaway", mi son preoccupata. E poi ho detto: ma perché solo io? Anche voi, toh!giveaway

E già che ci sono, vi faccio vedere che bella sorpresa ho trovato sul conto corrente stamattina: una rata speciale extra. Cioè… Extra… Non so… Non vorrei che fosse la tredicesima…stip
p.s.: il Cessii è quello che ci dà lo stipendio, a noi insegnanti. Quando si dice il nome…

Due nevi, due misure

Ora, chi sono io per non ringraziare la Provvidenza che mi tiene a casa in un giorno in cui avrei fatto mattina e pomeriggio nei locali gelati della mia splendida scuola?
Chi sono io per contestare la decisione del giovane Sindaco che, eletto dal popolo, cioè, secondo lui, da Dio, ha deciso di chiudere le scuole perché forse, dicevano, prevedevano, sembrava che si sarebbe rimesso a nevicare?
E infatti.
Un po’ di neve è venuta giù.
Pare che Milano si paralizzata dalla neve.
Pare che l’Inghilterra sia paralizzata dalla neve.
E vabbè.
Pare che un signore dell’Alta Velocità inglese abbia detto: scusate, che casino, colpa mia.
Pare che un signore dell’Alta velocità italiana abbia detto: non è mica colpa mia, portate maglioni, panini e bottigliette d’acqua.
Io aggiungerei: una stufetta a spirito, per rinfrancare i cuori.
Ma insomma, ciò che mi veniva in mente stamane era:
l’anno scorso, con il doppio di nevicate, le strade intonse onde non disturbare il meraviglioso spettacolo naturale, le gomme da neve e, sopra, le catene, altrimenti col cavolo che uscivo dal portone di casa, l’anno scorso, non so se ve lo ricordate, la vostra giovane e impavida prof ha sfidato le forze della natura, agile come un daino, pur col pesante zaino e la pala da neve in macchina, per essere al suo posto là, dove nessuno era mai giunto prima, dietro le montagne di neve e dietro la cattedra. E intanto pregava che qualcuno chiudesse le scuole. Ma niente.
Quest’anno, invece, che c’è la metà di neve; l’auto che forse farà fatica a uscire ma poi forse, con le gomme da neve, ce la fa; la neve che, diciamola pure tutta, ha smesso di venir giù sui campi e sulle strade silenziosa e lieve; quest’anno, invece, mi lasciano a casa per impraticabilità del campo.
Mi dicono che l’anno scorso c’erano in ballo le elezioni locali, quindi, nelle elucubrazioni del Sindaco, scuola chiusa significava perdere le elezioni, quindi chissenefrega, venite tutti a me (dice la scuola).
Mi dicono che quest’anno non c’è in ballo niente, anzi, ci sono in ballo le vacanze di Natale, quindi, nelle elucubrazioni del Sindaco, scuola chiusa significa anticipazione di baldoria che significa viva il Sindaco.
Ora, premesso che i miei alunni non votano, e che gli insegnanti della scuola son quasi tutti di fuori, io viva il Sindaco lo dico pure, che invece di gelare a scuola son qui a gelare a casa [*], che giuro, non si riesce a riscaldare e ci son più spifferi qui che nelle falle bariche del centroEuropa,
però, insomma,
io l’anno scorso ho rischiato la vita e quest’anno no, e quindi la mia vita, alla fine, dipende da due politici di piccolissima taglia?

[*] aggiornamento: mi tocca ammettere che dopo ventitrè minuti di spalatura di neve e ripuitura di auto e scopatura di vialetto e spostamento erculeo di portone che era bloccato dalla neve, ecco, sì, mi tocca ammettere che non sento più così freddo, ora, in casa.

Giovane prof affronta la bufera per presenziare a un corso di aggiornamento

Specifico: la giovane prof sono io.
All’inizio non sembrava così brutto (il tempo).
All’inizio le strade sembravano piuttosto pulite.
La bufera non è metaforica.
Le macchine fotografiche digitali hanno una penetrazione visiva superiore a quella dell’occhio umano.
Id est: in realtà ci vedevo la metà di quel che vedo ora nel filmino.
Ho presenziato e sono tornata.
Togliete l’audio, che a un certo punto, per farmi coraggio, ho pure acceso radioTre,
e tra la’altro parlavano dic arabinieri, poi vi spaventate.
E con tutto questo, ho avuto il buon tempo di filmarvi la bufera per mostrarvela?
Sì.
Il blog è una brutta bestia, vero?

Stazione radio Otto Punto26

Nonostante il nome rotondo, Otto è mingherlino.
Mingherlino lo dico io, perché lui si definisce sottile, magro, esile, smilzo, debole, delicato, stentato, malandato.
Perché, sì, Otto ha un eloquio fluente e preciso, inferiore soltanto alla sua capacità di spaccare le balle e di molto, ma di molto, ma di molto superiore alla sua volontà di studiare un rigo di quanto si fa a scuola.
Il primo giorno di scuola, seduto nel suo banchetto in seconda fila, con un sorriso largo da qui a là, passo lì vicino per controllare se tutti facevano quel che dovevano fare, lui alza lo sguardo, pianta lì di fare quello che comunque non stava facendo, e mi fa: “prof, la scuola media è meravigliosa!”
Che bello, grande, mi son sentita subito meglio e bendisposta verso il futuro anno scolastico con questo frugoletto che trovava già la scuola media meravigliosa.
Dopo cinque minuti passo a ritirare quello che han scritto, lui mi consegna un foglio con sette parole in croce (in croce è per dire, in realtà le aveva scritte per il lungo ad andamento sinusoidale), mi fa un sorriso da qui a là e mi dice: “prof, la scuola media è meravigliosa!”.
E già lì avrei dovuto preoccuparmi.
Dopo due ore di: prendete il diario che vi detto l’orario,
prof la scuola media è meravigliosa,
prendete il quaderno che vi faccio vedere come qui e come là,
prof la scuola media è meravigliosa,
guardate qui e guardate là così imparate questo e quello,
prof la scuola media è meravigliosa,
stai zitto, per favore?,
prof la scuola media è meravigliosa,
mi lasci leggere l’avviso?,
sì, prof, la scuola media è meravigliosa,
ecco, dopo due ore di questa menata l’avrei volentieri capottato come una testuggine in via di estinzione e lo avrei spalmato di pece e piume.
Gliel’ho anche detto, lui sapeva bene che cosa era la pece e che cosa succedeva alle piume spalmate sulle pece spalmata su di lui e così è stato zitto settantanove secondi.
Poi ha cominciato a raccontare di quando suo nonno aveva comprato della pece per la sua barca e poi aveva voluto prendere il treno ma era in ritardo perciò il treno l’ha perso e così la famiglia ha dovuto riprendersi il nonno con la pece e tutto e per quella volta lì niente mare, per il nonno.
E io gli ho detto, gentilmente, che non c’entrava niente col fatto che stavamo sistemando l’orario di lettere e che era meglio se scriveva: lunedì, geografia; martedì, storia, e via discorrendo.
E lui ha detto: sì, prof, che bello, la scuola media è meravigliosa.
Quando mi sono messa a illustrare che cosa usare della nostra beneamata antologia che, essendo suddivisa in tre tomi indivisibili che invece son divisibilissimi, viene in realtà smistata e perduta qui e là da fratelli sorelle e cugini, lui ha alzato la mano, perché è pure un bambino educatissimo, e io gli ho detto:
Sì?
E lui: posso parlare, prof?
E io: sì, prego.
E lui: perché, vede, vorrei dire una cosa.
E io: sì, dimmi.
E lui: posso dire?
E io: se la mia Santa Pazienza mi tiene ancora ferma, puoi dire, sì.
E lui: prof, che simpatica, la scuola media è meravigliosa.
E io:     che            cosa         devi       dire?
E lui: ah, sì, prof, vede, io volevo solo dire una cosa a proposito del fatto che l’antologia è divisa in tanti volumi.
E poi sta zitto.
E io: e            che           cosa         volevi           solo       dire?
E lui: ah, sì, ecco, prof, vede, in effetti, ci ho pensato a lungo, perché io sono uno che pensa a lungo alle cose, me lo dicevano sempre le mie maestre.
E io:                 vieni                  al                 dunque.
E lui (che sa pure che cosa vuol dire “vieni al dunque”): ah, sì, ecco, certo, prof, vede, il fatto è che in questo stesso esatto esattissimo preciso momento non mi ricordo più bene quello che dovevo dire.
E io: la prossima volta che apri la bocca per niente, ti prendo per le orecchie e ti appendo ai ganci della lavagna.
E lui mi ha detto: prof, le voglio tanto bene.

Voilà

neve17dic2009 Come da annunci, eccola.
Tirate fuori gli stivaloni.
Portate a scuola le salviette.

Preparatevi.

proooof, mi ha tirato una palla di neveeee
tiragliela anche tu
me l’ha tiraaaata più luui di meee

p.s.: non ho le porte concave,
è solo che non avevo voglia
di correggere la foto

 

Controllando(ci)

Prendendo a prestito un’acuta osservazione dell’attenta nonché parainfortunata Viv,
facendo riferimento a vicende note o meno note
      (e intendo con questo parlare soltanto di blog e non di politica)
             (no, perché magari qui qualcuno equivoca e s’infiamma)
                    (o si deprime, se è per questo),
dimenticando per un’altra mezz’oretta che mi tocca di pagar l’ICI
      (perché mi tocca e non tocchiamo questo tasto)
               (e in più è di nuovo l’ultimo giorno utile),
e intendendo parlare di blog che serrano, chiudono, spariscono
       (cosa di cui io ho ben chiaro l’ambaradàn e il perché e il percome),
con particolare riferimento ad alcuni blog, mio compreso,
e con pensiero alle nobili motivazioni che eccetera,
mi domando, insieme a Viv di cui sopra
      (che ogni tanto, vedete, ragiona assai bene)
ma noi prof&blogger siamo forse più controllate dei pentiti?

Colgo la gradita occasione per informarvi che, stanti le ultime scoperte della medicina e della tricologia, se la crisi dell’Impero romano ha fatto cadere l’impero romano, la famosa crisi depilittica fa cadere i capelli.