Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: febbraio 2010

Rido

SchopStamattina il Figlio, con aria misteriosa, chiede qualche soldo per comprare Panorama con un libretto.
Permesso negato, qui Panorama non entra (con tutto il rispetto per chi lo legge, noi ci siamo abbonati a Famiglia Cristiana, che, sì, è notoriamente un giornale comunista, ma dà notizie più interessanti e chiare).
Dice il Figlio che allora butterà il settimanale e terrà il libretto.
Che libretto?
Ma, un libretto che ho visto in pubblicità…
Non si riesce a cavargli fuori niente di più.
Dopo di che, la Figliattrice dice: non è Panorama, è Repubblica.
Be’, allora, un giornale di pettegolezzi è sempre meglio di Panorama, così il Padre dice : ora esco, te lo compro io.
No, dice il Figlio (per capirci, tranquilli, di Spiriti Santi qui non ne girano), lo compro io così lo porto a scuola.
Come, lo porti a scuola?! Leggi il misterioso libretto nell’ora di scienze?! (per capirci, in pagella, scienze: tre).
Ma no, ma no, però forse, dicono, può darsi, potrebbe capitare, è il caso che manchi il prof Pallaovale, se manca leggo il libretto.
Quale libretto, insomma?
Ma non so, non ricordo, mi interessa, l’ho visto, posso?
E vabbè, alla lettura non si dice mai di no, anche se fosse Diabolik sarebbe comunque un bel leggere, a confronto con: ciao, kome ti va’, stass xkè nn c vediamo pzz 4stagio, figo, uè, ‘ndèm, su, giù, mòla, meséda.

Così, molliamo i soldi, il Figlio esce, e adesso è di là col naso nel suo libretto.
Mi ha già chiesto cosa vuol dire: leziosaggini. E poi: dialettica, bigotto, pervicacia e via discorrendo.
E poi ha voluto sapere se l’autore era di destra o di sinistra.
E se è nato prima o dopo Oscar Wilde.
E visto che è nato prima, secondo lui gli aforismi li ha inventati lui, mica Oscar Wilde.
Però, ‘sto libretto è difficile, dice col naso tra le pagine.
"L’arte di insultare" ha un titolo troppo accattivante per abbandonare Schopenhauer alla prima lettura.

Testa (o croce)

ɐlonɔs ɐʇsǝnb
ɐʇs ıɯ
ǝɹǝpɹǝd opuǝɔɐɟ
˙ɐʇsǝʇ ɐl
,od un ɐɹ┴
ǝʇǝɹǝʌoɹʇ ıɯ
ɐsǝddɐ
˙˙˙,nıƃ uı ɐʇsǝʇ ɐ

Stanca stanca stanca

Ebbi, voce del verbo ebbere.
Dittare, azione eseguita dal dittatore.
Equatore, latitudine zero; polo Nord,  latitudine uno (ai tropici, una X).
Austria capitale della musica perché si ballava il baber.
Grande musicista austriaco: Berdoven.
Affluenti del Danubio: Viena, Germania, Slovegna.
Grandi ricchezze naturalistiche e  culturistiche.

Informo e informatizzo

Non so se l’avevo detto, ma grazie alla brillante idea della sottoscritta, proposta e accettata dall’intero collegio docenti, che siamo una novantina, ricordatevelo, ecco, grazie alla mia ideona, per risparmiare carta la segreteria della scuola ci manda tutte le circolari via mail.
Poi le stampa lo stesso, le circolari, così tu le firmi e loro sono contenti che le hai lette e firmate e ora fai tutto quello che dicono, e si continua a buttar via carta, ma intanto, per risparmiare carta (magari, in futuro, vedremo), ti mandano tutte le circolari via mail. Che bello.
La settimana scorsa ho buttato via centosessantatrè circolari.
Ammetto che non avevo letto quella del seminario “Perché mi bocci” e quella del torneo di bocce e quella del corso di esercizi spirituali per insegnanti di religione.
Comunque, già che c’ero, già che avevo ‘sto indirizzo di posta con diecimilatrecento avvisi al mese, ho deviato lì anche il cedolino dello stipendio.
Essendo che sono un’insegnante informatizzata, ho detto: basta con tutta ‘sta carta del cedolino dello stipendio, spedite via mail. E loro, pronti, spediscono il cedolino. E poi spediscono gli avvisi del Ministero. E poi spediscono una graziosa doppia pagina tutta a colori intitolata: Newsletter Docenti.
Che spesso le leggo, le newsletter docenti, son divertenti, sembra che siamo nel futuro o in Svezia, con la scuola. Uno si dimentica persino di Mariasss.
Comunque. Siamo arrivati alla Newsletter numero 150 (no, tanto per dire quanto lavorano quelli del ministero), e siccome so che voi pensate ogni volta che io esagero per farvi ridere un po’, e invece è sempre tutto vero, screanzati, non conto mica balle, io, ecco, siccome voi pensate, eccetera, vi metto l’immaginetta della 150. News150

Che però non è l’ultima, eh, no; ne è arrivata un’altra. Speciale. Newsletter speciale. Per dire che il Sipitì ha fatto il portale stipendi, e che dal mese prossimo non solo non mi mandano più il cedolino di carta, ma nemmeno quello via mail. Se voglio, vado sul portalone degli stipendi e trovo tutto lì. Da marzo. Seguono istruzioni.
Be’, marzo arriverà (anche se le cose non vanno mai come credi, il tempo è ladro di cose mai dette), ma io mi ci sono provata subito.
Entro, mi tengo accanto i cedolini dello stipendio degli ultimi mesi (cedolini di car-ta), e digito.
Blocco totale.
Oh, ho tentao cinque o sei volte, nomi ha nemmeno fatto provare a entrare, niente. Blocco.
Così scrivo all’assistenza. Mi rispondono oggi. Dopo undici giorni.
Vabbè. I giardini di marzo sono ancora di là da venire, aspettiamo.
Mi rispondono tutto maiuscolo, mi è venuto un colpo, pensavo a una mail intimidatoria. Mi dice che il blocco del portale di disattiva automaticamente dopo un’ora.
Bon. Poi mi scrive che posso ritentare DIGITANDO IN MANIERA ASSOLUTAMENTE CORRETTA USERNAME E PASSWORD.
Va’ là?
Poi mi dice anche che se c’è il blocco è perché non ho fatto il logout.
Ora. Capiamoci. È vero. Io non l’ho fatto il log out.
Perché non son nemmeno riuscita a fare il log in.
Comunque. Oggi ho riprovato.
E ho seguito le istruzioni: tieni il codice fiscale (celo), tieni gli ultimi due cedolini (celo), inserisci clicca vai avanti. Oggi è andato avanti (anche se non avevo fatto il log out, essendo che ancora non avevo fatto il log in).
E mi ha chiesto i numeri di tre cedolini dello stipendio.
Vado, l’ammazzo e torno col terzo cedolino. Inserisco.
Avanzo. Mi avvisano che “vuoi ricevere la password via email, in caso hai dimenticato la password. Si ricorda infatti che in assenza di compilazione della mail in caso di password dimenticata dovrà essere ripetuta la procedura”. Alta letteratura. Mi basta. Chiudo tutto. Mi fermo, vengo qui e vi racconto.
E, mannaggia, non ho fatto il log out.

Commovente nascita di una amicizia

Devo pure dirvelo, amici cari, passanti, giovani, vecchi, anziani, marziani, ministri dell’Istruzione: qualche volta,a scuola, nascono delle amicizie.
Belle amicizie.
Magari uno, una, due, cinque, settantatrè son lì che lavorano per anni e anni e anni, e pensano alla pensione e vagano nei corridoi e poi si sentono mettere una mano sulla spalla e lì, di fianco, con un bel sorriso dentone, c’è lei, Bifida Activissima.
Che a guardarla bene, vi dirò, ahia, gli anni passano, i bimbi invecchiano e le Bifide somigliano a una tartarughina che spinge la testolina di qui e di là.
Comunque.
Siamo amicone. Da quando condividiamo le classi, siamo amicone. Cioè, meglio, da quest’anno siamo amicone. Anzi, vi dirò, da queste settimane.
Insomma, abbiamo queste classi in condominio, giusto? Grazie a Mariasss, ora non ho più soltanto la mia classettina del tempo prolungato, ma ho una classe dove dovremmo essere dentro in tre, di italiano, e invece siamo in due, lei e io. Grande.
nella classe condominiale, i suoi alunni han tutti sette e otto e nove. Quest’anno dieci non ne ha ancora dati, chissà come mai. I miei alunni han tutti quattro e cinque e sei, e anche due sette.
Ma come?, chiede l’attento lettore laggiù, se siete in condominio, gli alunni non sono gli stessi?
Bravo, attento lettore, gli alunni son gli stessi. Ma i voti no. C’è da capire, che in italiano e storia han tutti sette e otto e nove, e in geografia Brenda, Giordano e quattro. Dove Brenda e Giordano non sono (ripeto: non sono) i nomi degli alunni ma la capitale della Svizzera e il suo fiume più importante. Così, tanto per dire come mai prendon quattro. Che alla Bifida questa cosa piace assai, lei è brava insegnante, io è cattiva insegnante, povera, ah, e così e diventata mia amica, e passeggiamo nel corridoio e andiamo al caffè chiacchierando piacevolmente come vere amiche e lei mi mette la mano sulla spalla.
Che io, tra parentesi, sappiatelo, odio chi mi mette la mano sulla spalla. Tolti George Clooney, il giovane Mel Gibson e pochi altri.
Comunque, così lei mi fa la spiega.
Oggi per esempio mi parla di Abdel.
Spiega: eh, lo bocciamo, non impara, non può fare l’esame.
E io dico: ok, lo bocciamo, vediamo se riusciamo a.
E lei: eh, no, però, se lo bocciamo va nella tua classe con il Destino Alì.
E io: sì, be’, pazienza, uno più uno meno, stiamo lavorando per Destino, lavoriamo anche per Abdel.
E lei (mano sulla spalla): eh, no, dopo come fai con Abdel e Destino in classe insieme in quella classe di disgraziati.
E io: be’, disgraziato più, disgraziato meno, faccio le schede differenti per Bacon, faccio le schede differenti per Destino, faccio i compiti differenti per Lu Machina, faccio gli impacchi di camomilla per Rorob, farò qualcosa di bello anche per Abdel.
E lei: ma no, ma no, che poi si creano le dinamiche.
E io: vabbe’, vediamo un po’ cosa succede, se per Abdel è meglio…
E lei: ma no, ma no, che poi si creano le dinamiche [copia incolla].
E allora io faccio la domanda giusta: che dinamiche?
E lei: eh, come nella mia classe là, che c’è Verdenera, Pippo, Ahmed e Paco, e ci son di quelle dinamiche. Non si può bocciare Paco e Ahmed e poi fare le dinamiche come con Paco e Ahmed che adesso fan le dinamiche con Pippo e Verdenera. Queste cose non si fanno. No. No. No, no, no. Che orrore. Io queste cose non le faccio.

Non so, così a caso, vi viene in mente una degli insegnanti che erano nel consiglio di classe che ha bocciato l’altr’anno Paco e Ahmed?

Tanto per gradire, tanto per piangere, tanto per indignarsi…clic

ScuolaIacona

Latitanze erpetiche

SvizzerInsomma, non c’è verso. Vi trascuro. Vi trascuro perché mi sento triste. Se mi sento triste non ho nemmeno voglia di scherzare.
Ora, io lo so che alle alghe, francamente, della geografia può interessare al massimo solo fin che parlo del Mar dei Sargassi o, forse forse, della corrente del Golfo.
Pure io son lì, davanti alle alghe della Seconda D(ifettosa) e credevo che dopo due settimane e mezza di coltellini (svizzeri), cioccolato (svizzero), Guglielmo Tell e il balivo e la mela, e una eccellente esibizione di me medesima in piedi sulla cattedra a cantare lo jodel, ecco, pensavo che qualcosa nelle teste dei fanc(i)ul(l)i fosse rimasto.
La delusione, per due volte, per due verifiche una dietro l’altra, con le domande della prima verifica lasciate a casa come compito e ridate (quasi) tal quali nella seconda, la delusione, dicevo, è stata amara come il cioccolato fondente all’80%.
Non mi viene nemmeno voglia di raccontarvi
che la vegetazione in Svizzera è molto boschifera, è considerata come un settore proprio cioè che è molto visto;
ed è abbondante negli alti pascoli dove le mucche pascolano e producono il latte utilizzato per la produzione del noto cioccolato… (segue marca);
ma anche che la vegetazione in Svizzera è scarsa come il popolo;
o che ci sono tanti tipi di vegetazione come nel formaggio (alle erbe??), nella carne, nel latte e in altri tipi di vegetazione;
che il legname viene estratto dalle foreste (oh, issa, oh, issa!);
che il fiume Giordano è un affluente del Reno;
o che il livello di vita in Svizzera raggiunge i 7 milioni di abitanti, e non è uno stato grande, quindi la densità di popolazione è alta, e anche il livello di vita è alto grazie agli immigrati;
ed è un livello di vita luuungo, perché adesso ci sono molti medicinali che possono guarire.
Meno male che adesso sanno che
l’eroe nazionale erpetico è Guglielmo, che dovette superare un livello che era di tagliare la mela con una balestra localizzata sopra la testa del figlio Walter (SuperMario a Guglielmo gli fa un baffo);
e che le banche sono molto elevate perché quando c’erano le guerre i soldi andavano deposti lì perché la Svizzera era inclusa, lì non andavano a fare la guerra perché erano in montagna perché anche i Paesi Bassi erano coinvolti nella guerra ma i Paesi Bassi andavano comunque a fare la guerra perché erano pianeggianti.

Dal che si deduce che, una volta o due, abbiamo anche parlato dei Paesi Bassi.
Ma forse han ragione le alghe: che può interessare, nella frenetica vita moderna, cosa succede in Svizzera?
Mica abbiamo intenzione di tagliare la corda, scalare le montagne e chiedere asilo politico proprio lì, no?

p.s.: nella carta, la mappa delle mentalità politiche in Svizzera, su due assi (liberali-conservatori–>nord-sud; sinistra-destra–>est-ovest); i colori indicano le lingue (giallo–>italiano; verde–>tedesco, rosso–>francese); le curve di livello si riferiscono alla popolazione (clic sulla carta per altre informazioni).

A' vous

SValentLucy

La Nevicata del Secolo

12febbr2010Nel Lazio si stanno scatenando bufere di neve.
Secondo un nostro informatore, a Roma nevica a manetta.
La Sardegna è tagliata in due dalla neve.
Secondo un nostro informatore, a Cagliari nevica per la prima volta da decenni.
E noi, nell’occhio del ciclone, ci godiamo una giornata di sole, tramonto primaverile e compagnia bella.

Andate e ritorni

Per la serie: una storia al giorno toglie il medico di torno, sappiate che i virgulti sono stati obbligati a usare nella loro storia tre parole (a scelta) non sempre usuali o conosciute. Sperando imparino qualcosa in più. Tuttavia, ho paura che una parola scelta qui sia Oceano. E… dire che l’autrice abbia capito che cosa è mi pare azzardato. Comunque, oggi ci addentriamo nell’opera “La vita stramba!” (con punto esclamativo). No, dico, poi non dite che non eravate avvertiti.

C’era una volta in un oceano sconosciuto uno strano animale di nome Dosto. Era… era… non lo so che cosa era, ma era peloso, con la criniera gialla e il corpo grigio, plumbeo. Viveva con la sorella di nome Perla. Il nonno che viveva con loro morì e quindi dovettero loro cominciare a lavare cucinare ecc.
Una loro zia li invitò a stare da lei per quattro o cinque anni, poi morì e loro evocarono alla mente il loro nonno. Non uscirono più ma Dosto voleva rivedere la città che aveva un nome strano, si chiamava Plamismano quindi una volta mentre c’era la parata dell’oceano sapeva che non c’era nessuno erano tutti radunati in piazza quindi lui mentre la sorella ascoltava la musica quatto quatto uscì andò a fare le foto ma la parata finì prima e quindi si nascose dietro un’alga e rimase lì tanto circa sei ore e poi la sera rientro molto felice.
La sorella preoccupata lo sgridò e lo mandò in camera sua. La loro mamma che era scappata quando erano piccoli tornò gli chiese scusa per tutto. I due fratelli gli dissero tutto riguardo il nonno e la zia. Ora i due fratellini insieme alla mamma potevano uscire andare a scuola e tutto quello che non avevano potuto fare negli anni prima.