Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: aprile 2010

Il sangue non è acqua

È alta, è bionda, è abbronzata, è fusa come un ghiacciolo lasciato sul balcone il 13 di agosto.
Arriva a scuola dopo tre comunicazioni scritte, una lettera ufficiale, due telefonate, diciotto verifiche tra il 4 e il 4 e mezzo,  e sei mesi di lezioni.
Non sa che i professori ricevono regolarmente i genitori.
Uuuuh! Davvero lei è qui a parlare con i genitori? Uuuuh, non sapevo, ma che bello.
Non sa che diamo i voti delle verifiche.
Eeeeh?? Che voti? Chicca mi dice che non li date, i voti delle verifiche.
Non sa che Chicca ha fatto un abbonamento standard alla linea: faccio verifiche, prendo 4.
Aaaahhh!! L’ammmmazzo!!! Vado a casa e l’ammazzo!!
Io le spiego che forse, però, se, magari, e lei si stravacca sul tavolino con la faccia tra le mani, e le mani nei capelli (lo so, è difficile, ma lei ce l’ha fatta), se li strappa e fissa vacua la macchinetta del caffè. Poi alza lo sguardo al soffitto (guardo anch’io, ma giuro, non c’è nulla) e strilla: l’ammmmazzooo!!!
E mi racconta di quando vanno al mare con Venise e la mamma di Venise perché sono amiche di famiglia, ed è contenta che le bambine siano in classe insieme ma come mai Venise è brava e Chicca no?
Poi si sdraia di nuovo sul tavolino e chiede perché l’abbiamo chiamata, è venuto suo marito a parlare con noi.
Signora, suo marito è venuto quattro mesi fa.
Veramente è il mio ex-marito.
Ah, be’, ops, scusi, il fatto è che quattro mesi fa…
E lei scuote la testa, e poi parla della figlia grande, e io le ammazzo, e poi il computer, sempre al computer, e l’altro giorno è venuta a casa alle due, ha messo giù lo zaino e io le ho detto: hai fatto i compiti e lei mi ha detto: sì, e poi è uscita è tornata alle otto ma i compiti…
Signora, scusi, i compiti non li aveva mica fat…
Aaaaaahhh!! L’ammazzo, l’aaammmmmazzooooo!!
E poi si alza e sbadabàm, sventola la chioma lungo-mesciata, afferra la borsa di luivuittòn, e scappa via, che se Chicca non fosse sopra, in aula, penserei che va ad ammazzarla sul serio.
Comunque, si sa, le mamme esagerano sempre e poi le figlie mica le ammazzano davvero. Di solito.
E infatti Chicca arriva il giorno dopo tutta contenta. Ha le mèches anche lei, adesso.
Così una pensa: mah! Speriamo che la mamma le stia dietro, adesso, mèches a parte.
Infatti.
Tre giorni dopo la mamma telefona al preside.
Vuole parlare urgentemente con me.
Con me??
Sì, fa il preside.
Ma… Preside… l’ho appena chiamata… Le ho appena parlato, non credo che sia il caso.
Signora (il Capo mi chiama signora), guardi, la mamma ha bisogno di parlare, ora la chiamo e le dico che lei si ferma qui lunedì pomeriggio (il Capo mi chiama signora e poi mi fa fare sempre quello che vuole lui).
Il Capo chiama. Io sento solo il Capo.
Signora, LaProf l’aspetta lunedì pomeriggio… Eh? Il prof Giadosi? Ma lei non  mi aveva detto del prof. Giadosi… Aspetti… Va bene. Lei parla con LaProf e poi aspetta che  finisca il prof. Giadosi e così… Eeehh?? La prof. Tonna? Ma lei non mi aveva detto della prof. Tonna, ora non saprei che… Va bene, allora lunedì LaProf l’aspetta e poi lei parla con… Eeeeeh?? La prof. Conigli? Ma non mi aveva detto… Ma perché non è venuta alle udienze generali? Eeeeh??… Va bene, va bene, lasciamo stare, facciamo così: lei parla con LaProf, poi quando esce parla con Giadosi, la prof. Conigli le telefona per mettersi d’accordo e la prof. Tonna vedremo. … No, guardi, lei viene qui lu  ne  dì  pomeriggio, e trova LaProf, e poi Giadosi. La prof. Conigli la chiama lei. Capito?… Allora: lunedì, pomeriggio, qui, a, scuola, c’è, La, Prof, e, il, prof, Giadosi. La, prof., Conigli, la, chiamerà, per, mettersi, d’accordo. Buongiorno.
E riattacca. E mi guarda. E mi fa: adesso capisco.
Comunque. Per la cronaca.
La prof. Conigli sbuffa ma scrive sul quaderno che riceverà la MammaFusa il giorno tale all’ora tale.
Io arrivo a scuola lunedì pensando che mi dovrò fermare al pomeriggio con MammaFusa che mi dirà: ora l’ammazzo.
È solo che Chicca arriva col quaderno e dice: prof., mi può scrivere anche lei il giorno e l’ora?
Che a sentire così a me è venuto da rispondere: quanto poi a quel giorno e a quell'ora, nessuno li conosce [Mt, 24, 36], ma poi ho lasciato perdere perché certe volte è meglio far finta di niente e far finta che sia tutto normale.
Perciò ho risposto: cara, ma la tua mamma viene qui oggi, che cazzo le scrivo il giorno e l’ora, le ha già telefonato il preside.
Ah, sì, non è che proprio le ho detto quella frase lì in mezzo, però lei me l’ha letta in faccia, perciò temo sia uguale. Come se l’avessi detta.
E lei fa: ah, uh, sì, mmmmm…, e va al posto.
È qui che dovevo insospettirmi: Domando: perché una madre che ha avuto un appuntamento dal Capo che le ha ripetuto sette volte il giorno e l’ora (il che significa che il Capo il giorno e l’ora li sa, il che potrebbe persino significare che… naaaa… lasciamo perdere e continuiamo a chiederci) perché una madre con appuntamento  dalla prof. manda la figlia, il giorno dell’appuntamento, a chiedere alla prof. quando è l’appuntamento?
Giusto. Perché è fusa.
Onde per cui io ho aspettato 58 minuti oltre l’orario per aspettare quella cretina che doveva venire e non si ricordava più che doveva venire.
Che mi piacerebbe pure raccontarvi la telefonata del giorno dopo col Capo, ma s’è fatto tardi, e l’ora la so, stavolta, ora di preparare qualcosa da mangiare e poi andare a letto per prepararsi a festeggiare degnamente il primo maggio.
Alè.

Pièce

Chicca, Pucca, Silvy e Kurt (per non parlar di Tonta).

Antefatto: Chicca e Pucca minacciano di botte Silvy perché avrebbe apprezzato Kurt che, essendo concupito da Pucca, deve essere considerato riserva speciale di caccia.
Svolgimento dei fatti.
Luogo: presidenza.
Convenuti, in ordine di apparizione: Chicca, Pucca e il Preside.
Il Preside chiede che cosa è successo ma, secondo Pucca, non è successo niente. Secondo Chicca, sì, forse è successo qualcosa, ma non è colpa sua, lei non sa niente, è stata Tonta che ha detto a Silvy che forse Pucca voleva picchiare Silvy, ma lei no.
(Preside) E perché Pucca voleva picchiare Silvy?
(Chicca) Ah, no, non è proprio che voleva picchiarla, anzi, io non ha mai detto niente, è stata Tonta che ha detto che una aveva detto che Pucca e Chicca volevano.
(Preside) E perché Pucca e Chicca volevano?
Ah, no, ecco, è solo che Silvy aveva chiesto la foto a Chicca e siccome Chicca non la conosceva le ha detto di no e allora Tonta ha detto a Silvy che un’amica di Pucca aveva detto nel cesso che Pucca l’avrebbe picchiata però non è vero perché Chicca quando ha detto di no, non era una sfida, è solo perché non la conosceva.
(Preside) E cosa c’entra Pucca?
No, niente, non c’entra niente, perché Kurt (Kurt?) ha detto che Silvy le andava dietro a lui e invece forse non era vero, ma allora Pucca non voleva, anche se Tonta ha detto a Silvy che lei voleva.
(Preside) E Chicca?
Ah, Chicca non sa niente, lei Silvy non la conosce.
(Preside) Non la conosci? Ma se siete nella stessa scuola, sullo stesso piano? Ma ci prendete per imbecilli. Ma ci prendete per degli idioti. Ma che cretinate sono queste?
(Chicca sostiene) Silvy? Mai vista, non so chi è
(Preside) Ma se non sai chi è come ha fatto a chiederti la foto e tu a dirle di no?
(Chicca) È che lei ha detto che la foto di Kurt era bella e invece non doveva dirlo e allora Chicca ha detto a Silvy, ma non la conosce.
Il Preside ritiene di voler guardare in faccia gli altri protagonisti dell’interessante pentagono.
Scendano in Presidenza Tonta, Silvy e Kurt.
(Preside) Allora, guardatevi in faccia. Non vi conoscete?
(coro) No. Mai vista prima. Vedo adesso per la prima volta.
(Preside) No?? Ma ci prendete per imbecilli. Ma ci prendete per degli idioti. Ma che cretinate sono queste?
(Silvy) No, è solo che Chicca credeva che io andassi dietro a Kurt e allora non voleva perché Pucca adesso vuole
(Preside) Cooosa??
(Silvy) Ma guardi che io non sono interessata a Kurt e lui me lo ha chiesto ma io le ho detto di no e vuol dire che non mi interessa neanche la foto.
(Chicca) Ma io lei non la conosco, non l’ho mai vista e comunque non volevo picchiarla, le ho solo detto che non le davo la foto e non le davo la foto perché non la conosco ma poi volevo vederla e dire che non era una sfida anche se Tonta diceva che era una sfida che io le avevo detto di no.
(Tonta) Ma io le ho solo detto a Silvy che è una mia amica che guarda che ti vogliono picchiare perché quando ero nel gabinetto ho sentito un’amica di Pucca che diceva guarda che Pucca vuole picchiare Silvy per Kurt.
(Silvy) Ma invece lui me lo ha chiesto e io ho detto di no.
(Preside, ingenuo) Ma ti ha chiesto coosa??
(Silvy) Se andavo con lui ma io ho detto di no.
(Preside) E perché hai detto di no?
(Silvy) Perché non mi piace.
(Kurt incassa elegantemente ma) Però io non la volevo più adesso.
(Preside, trascinato nel vortice) Adesso??
(Kurt) Sì, perché prima stavamo insieme io e Silvy, ma adesso no.
(Pucca) Quindi io non la volevo picchiare perché non la conosco, Silvy.
(Tonta) Sì, ma una sua amica che adesso non so chi è ha detto che la voleva picchiare, quando eravamo nel gabinetto e siccome io sono amica di Silvy le ho detto che lei la voleva picchiare.
(Chicca) Sì, ma io non c’entro, non la conosco, ho solo detto che non le davo la foto.
(Preside, giù dal pero) Ma come fate a non conoscervi e a scambiarvi le foto?
(coro) Facebook…
(Preside) Adesso vado a vedere le vostre pagelle e poi chiamo i vostri genitori. Fuori!

E dopo aver finito di ridere, mi è venuto in mente che avevo davanti cinque undicenni che rimangono a scuola cinque, sette ore al giorno e non si conoscono, ma si scambiano minacce, foto e insulti su Facebook. E dopo aver parlato con la piangente Chicca, e averle spiegato due o tre cose dimenticando a volte di avere davanti una undicenne, e avendole chiesto di contingetare l'uso di facebook, mi sono trovata davanti l’undicenne che, in lacrime, scuoteva la testa e si diceva: devo smettere, devo smettere…
Gente, non avrei mai pensato di doverlo dire, ma comincio a preoccuparmi di ‘sti ragazzetti.

Reportage

Allora, premettiamo alcune scottanti verità:
lo so che ho sei mesi di ferie, non lavoro al pomeriggio, e se va avanti così con la Gelmini lavorerò ancora meno;
lo so che mio cugino, in fonderia, lavora assai assai assai più di me;
so pure che, spesso, avere a che fare con i virgulti è più divertente che avere a che fare con un capo isterico e quarantotto contratti da concludere alla svelta;
so anche che, volendo, adesso potrei andare a fare un pisolo e rimanere alzata stasera fino alla una per correggere i quadernoni e i quadernini, mentre voi, che siete ancora in ufficio adesso, dovete star lì, e lavorare fino alle cinque, senza scampo, e taciamo del fatto che siete davanti al computer a leggermi e taciamo pure del fatto che quando andate a casa lasciate il computer in ufficio, e il capo in ufficio, e i contratti lì sulla scrivania che vi tormenteranno un po', ma domani mattina;
'ste cose, le so.
Ma sono umana.
Sì, sì, so anche che voi siete convinti che io sia un essere eccezionale, sceso in terra e in blog a miracol mostrare, ma, onestamente, è una finta.
Sono umana. Ho bisogno di comprensione e di una spalla su cui piangere.
Oggi sono stata in classe dalle otto alla una; sono uscita dieci minuti nell'intervallo e li ho passati vicino (e quasi dentro) al cesso dei maschi, e non vi dico perché; poi sono uscita dalla porta (durante una interessantissima disquisizione sul tasso di natalità e di mortalità in Europa) sette secondi per gridar dietro ai sei, sette deficienti che stavano sui tavoloni in corridoio a fare alternativa alla religione e sembrava di esser al bar durante la partita Inter-barcellona (sto sul pezzo, eh…).
Comunque, gli alternativi erano sei: la settima era una prof. Ecco.
AripasPerò devo dire che è bastato uno sguardo a gelarli. Son belle cose.
Alla una sono uscita con un pacco di compiti da correggere (sì, lo so, va be', li correggo stanotte, ora lasciatemi dire) e sono andata a casa con simpatica collega.
Indi mi sono dedicata a:
– corsa a Ospitale di cittadina dove insegno e da dove ero appena partita, onde ritirare esami non miei ma di altra persona di famiglia che dice: tanto tu fai mezza giornata e non hai un cazzo da fare, vai;
– ripasso di geometria e seconda guerra mondiale con Alatinfanciulla figlia di persona di famiglia che dice: tanto tu fai mezza giornata e non ha una beata mazza da fare, puoi aiutarla;
AquadTemp                                                                                                                – esame di versione latino-italiano (voto 6 meno meno, grande vittoria) con figliolo che domani comunque ha prova di matematica (equazioni di diciottesimo grado con riporto o qualcosa del genere);
– correzione di quadernini del tempo, metà son fatti metà son fermi nel tempo (appunto), ma se la Palmy passa di qui intanto li vede, che son riuscita a farli e che continuo, con le figurine di Ottone i, Ottone II, e Ottone III e pure Grigorio e Rosmulda e l'arazzo di Babù;Acope
 – restauro di quadernini Asonnodel tempo che, essendo   di proprietà di Gigi Faròn e di Piccol Diablo, sono rigorosamente senza copertina finale e non si sa perché;
– visione del figliolo che, avendo domani verifica di matematica (media: tre e mezzo), sta giustamente riprendendo le forze.

Letteratura (1)

letterat036La letteratura di Gigi Faròn
(con una chiosa di Chicca)

In classe abbiamo studiato il latino letterario e volgare. Auriculum, AU in italiano voldire O cioè orecchio e tutto sommato auricolare. Poi la prof ci ha fatto un indovinello, davanti a sé spingeva i buoi, arava i bianchi prati, teveva un bianco aratro e seminava un nero seme.
Cioè il latino vuol dire se paraba, alba pratalia araba, albo versorio teneba et negro semen.
È un indovinello veronese. È  l’indovinello di un vescovo che si era stufato e ha fatto questo indovinello.Nulla di scritto di volgare fino al 960 anno del stesura del placito cappuano si tratta di documento redatto a Cappua in occasione di una causa civile (*). Un famoso che parlava latino volgare era umbro toscano e quello siciliano.
C’era una volta anche una scuola pretica siciliana.

Una leggenda narra che una volta un ragazzo a scuola scriveva come parlava e non era giusto. “L’insegnante” restò lì anni, finché il ragazzo non ebbe imparato. Da questo, ancora oggi deduciamo che il latino e l’italiano letterario sono corretti, mentre il volgare no.

(*) un altro critico letterario sostiene peraltro che "un giorno c'era un monaco che si chiamava Placito Capuano che stava ricopiando e si stancò e scrisse un indovinello".

Sabato pomeriggio

Non trovo più i due compiti in classe che ho fatto recuperare ai due deficienti che quando ci sono i compiti in classe stanno sempre a casa. Pardon, si chiamano verifiche, i compiti in classe. I due deficienti invece si chiamano Gigi Faròn e Bella Addormentata.
Correzioni

Cineforum

tagli

La prossima volta, però, facciamo cambio

Urge un chiarimento? Mah… Non so, forse urge un chiarimento. Vediamo.
E' vero: sono stata  insofferente, intollerante, allergica, cattiva, intransigente, stizzosa, rigorosa, fiscale, inflessibile, rigida, severa, ombrosa, permalosa, fegatosa, collerica e difficile verso i genitori.
Lo ammetto.
Ammetto anche di invidiare assai la ‘povna e Murasaki, che invece hanno potuto passare un pomeriggio umano incontrando personcine con le quali è possibile parlare e financo chiacchierare. A me capita solo con i genitori passati di cottura. Id est, con quelli che ormai i loro figli non ce li hanno più qui ma vengono a udienze ugualmente. Mannaggia.
Oppure quelli che hanno i fratelli e vengono a udienza per dirmi come va il maggiore, che fa disperare, per favore non può dirgli qualcosa lei, professoressa?
Invece ieri, no.
Insomma, lo ammetto, forse ero prevenuta, forse ero ostile, refrattaria, maldisposta, animosa, livorosa, insofferente, acida, velenosa, dura, impietosa, e pure astiosa, quel pomeriggio.
Così, lo ammetto di nuovo, non ho visto la bellezza di un incontro con:
– la mamma di Belladormentata, che entra e si mette lì con le mani sui fianchi e mentre io sto per dirle che l’ultima verifica di storia è di nuovo un quattro comincia con: no, io sono venuta per dirle che se quella cretina della prima C dice ancora che mia figlia è una puttana vado dal preside cosa si crede quella che le ricompro il cellulare a dire che mia figlia gli ha portato via il giubotto che tanto dentro c’aveva solo due euri mica il cellulare e sa che cosa c’aveva scritto mia figlia sul cellulare? c’aveva scritto brutta puttana, a undicianniiiii, a undiciannnnniii, e poi io non faccio beneficienza e a parte la scuola che lo so che lì va male io vado dal preside perché quella là mi ha stufato e mi son rüta i ball, e questo ci sono venuta a dire, va bene e guardi che non c’ho mica tempo per gli altri, io lavoro, con gli altri non ci parlo che tanto la professoressa di inglese ce l’ha su con mia figlia che quando è stata a casa e dopo non ci aveva il compito gli ha dato quattro e mezzo, e io non ci ho tempo, arrivederci;
– la mamma di Micio, che guardi come ha fatto a prendere quattro che ho studiato io e gli ho fatto ripetere tutto, anche l’affluente del golfo e non capisco perché gli ha dato quattro e mezzo che sapeva tutto, tutto, ha studiato benissimo, anche se non guarda mai la cartina, eh?, vero che non guardi mai la cartina, e io glielo dico sempre e poi gli dico, fammi vedere se hai studiato e lui ha studiato tutto all’ultimo momento ma ha studiato, mi sembra strano che ha preso solo quattro e mezzo mi fa vedere la verifica?, mica che non mi fido, ma se la vedo così capisco dove ha sbagliato, ah, è questa? Tutta segnata? E perché non ha risposto qui, eh?, perché non hai risposto qui, eh?, che sapevi tutto l’altro giorno?, magari forse è lei che gli mette soggezione, sa com’è, quando son così piccoli lei gli mette soggezione anche se hanno studiato tutto, comunque adesso andiamo a casa e studiamo ancora tutto perché questo di geografia non sa niente di niente;
– la mamma di Gina Dormina, con la faccia tutta preoccupata, allora come va, be’, guardi signora che ha preso non classificabile, oddio, quando, come mai?, ma… signora, non ha firmato il voto?, ma allora va male?, be’, insomma, signora, veda lei, anzi,  vediamo, forse è intelligente ma non si applica, sa, mi ha scritto che c’è la coltivazione della lana, ah, ecco, e perché?, non c’era?, ma veramente… Sa… Non ha neanche capito l’errore, No, eh?, allora vado a casa e le porto via il computer, ma allora va male? Ossignùr, poverina;
– il papà di Gigi Faròn, che entra con Gigi Faròn e parla con me ma girato verso Gigi e io che introduco con delicatezza l’argomento: ma, sa, se continua così… E lui che sta girato al figlio e parla con me e dice: e allora?, e io che guardo anch’io il Gigi e gli dico: come hai fatto la verifica di storia?, e Gigi mi dice: benissimo, prof, e il papà mi guarda come dire: brutta deficiente, c’ho un figlio che è un genio e tu invece… e poi dice: ah, ecco, e io lo guardo (che schifo) e faccio: ma sa che non fa  mai i compiti, non sta mai attento e non sa mai quello che facciamo in classe?, e lui sbava un po’ e poi risucchia e guarda di nuovo il Gigi e dice (a me); ah, be’, allora gli tolgo tutti i divertimenti, eh, lo sai che ti tolgo i divertimenti, qui s’ha da laurà, altor che bale, tolgo tutto, hai capito?, e poi si gira verso di me, biascica un po’ e intanto, oddio, mi strizza l’occhiolino, e poi si gira da Gigi e gli fa: capito, che ti tolgo tutto?, è ora di finirla, e poi si rigira e mi rischiaccia l’occhietto, e intanto mi tende la mano, grazie, ciao, arrivederci.
Insomma, non so cosa dire: sono quasi stata contenta di essere corsa all’altra scuola per fare la mamma e sputacchiare un po’ io.

Chi ha inventato le udienze generali

Gli è che talvolta ci tocca metterci dietro la cattedra e ricevere i genitori, tutti in fila, uno dopo l’altro, stiamo in piedi così nessuno parla troppo, errore, parlano troppo ugualmente, non credono alle loro orecchie (mio figlio? no, mai!), inorridiscono, piangono, compiangono, chiedono, esigono, si stupiscono, disconoscono, accusano, blaterano, borbottano, obiettano, irritano, suggeriscono, ignorano, monologano, minacciano (il figlio), minacciano (voi), strisciano, chiedono conto, osservano, correggono, insultano, irritano, stancano, parlano, parlano, parlano e, dulcis in fundo, i padri strizzano lascivi l’occhietto.
Che cosa ci può esser di peggio?
Mah…
Forse stare dall’altra parte della barricata a sentire di ritardi, insufficienze, minacce, bocciature, impreparazioni, dimenticanze, battutine, dormite, sprechi, immaturità, braccia rubate all’agricoltura, e domani lo interrogo su tutto il programma.
Se qualcuno si stesse chiedendo perché latito,
sappia che sto cercando di riprendermi.
Sono stata l’intero pomeriggio sia di qua che di là.
E non è stato piacevole da nessuna parte, no.

Non c'ero e se c'ero dormivo

Ci ho pensato, e visto che la mia preziosa persona era attesa al seminario per le ore cinco de las tardes, oh, yeah, ho deciso che me la sarei presa comoda, e siccome si sa che siamo in era di alta velocità, per fare cinquantotto chilometri sono partita (in treno) tre ore e tre quarti prima. Con un libro, uno di quei gialli di cui tutti scrivono che è uno dei fenomeni del crime svedese e allora vediamo e leggiamolo, che io amo assai Larsson anche quando fa uscire dalla tomba la Lizbeth e magari qui trovo qualcos’altro di bello, che il Larsson mi è morto, infarto, amen. Comunque, quando sono riuscita salire sul treno ci ho messo Tre Secondi ad addormentarmi, che mi stava persino cadendo la mascella, da quanto ero stanca.
Però mi sono svegliata in tempo per scendere dal treno, scendere le scale, prendere la linea gialla e arrivare in centro, salire le scale e sbagliare strada. Non so se avete mai provato a consultare una cartina stradale quando gli occhi cominciano ad andare per conto loro, avete sonno e cercate un caffè per bere una brodaglia qualunque, che vi fa schifo, il caffè, ma almeno vi svegliate.
Per fortuna (per fortuna per via dello sbaglio, dico) incontro un signore alto tre palanche che mi gira dall’altra parte e vado finalmente là dove si puote e si vuole fare il seminario. Inteso come incontro altamente culturale su tema interessantissimo, ronf ronf.
Però.
Per via che ero partita tre ore e tre quarti prima, mi ritrovo lì alquanto in anticipo, e mi pareva brutto irrompere nella gentile e accogliente sala riunioni del seminario mentre altri stavano parlando e doverli pure ascoltare. Ho cercato un bar.
E siccome sono furba come una volpe, mi son detta: mica lo cerco qui, il bar, che siamo quasi in centro e un caffè  me lo fan pagare cifre e cifre. Andiamo in là.
E va in là che va in là, sono arrivata in via Senato, che era poi la mia meta.
Allora mi guardo un po’ in giro e mi dico: va’ un po’ più in là e prendi quella stradina lì di fianco che è senza pretesa, un cafferino lo trovi. E va nella stradina e mi viene incontro un tizio biondo biondo con una bella abbronzatura e una sciarpetta azzurra; poi una stangona scura, con una minigonna inguinale, calze fucsia, maglioncino fucsia e tacco tredici, a occhio e croce; poi una sciura tutta abbronzata pure lei, e le mèches, e tre pacchetti neri con tutte delle firme e la borsa di Luivuittòn e un cagnoletto al guinzaglio col soprabitino di burberry (il cagnoletto, non il guinzaglio); mi giro per vedere se c’è un caffè e c’è una vetrina con un culone enorme di tre per tre, e una mutanda rossa; poi tutti ‘sti negozi vuoti, con fuori, che so, uno una cravatta, un altro due mutande, un altro una sciarpetta, quell’altro un vestitino, quello di fronte un sandalino, e via così.
Caffè, zero.
Comunque, via della Spiga, se anche il caffè c’era mi costava una rata del  mutuo.
È solo che me la sono dovuta fare tutta, perché morire se ci han messo una trasversalina che andava in via Senato. Piuttosto la morte.
La cosa brutta era che mi guardavano tutti con la faccia di: ma non sei firmata niente, cara la mia ragazza, questo non è posto per te.
Morte.
Alla fine, però ho girato in via Senato e stavo per andare a destra. Invece no. Dovevo andare a sinistra, e lì  mi sono trovata immersa nel mio passato, ore e ore in quel cazzo di archivio a cercare roba per la tesi, e mai una volta che abbia messo il naso fuori, altrimenti lo sapevo prima che lì c’era via della Spiga, no?
Siccome ho scoperto che ancora era presto, e se non bevevo qualcosa tipo un caffè doppio corretto al gin non mi sarei retta in piedi, mi sono messa a cercare un cazzo di bar.
Zero via zero. Ho dovuto tornare in giù, fare via Fatebenefratelli (a non venire nella metropoli), girare a destra, trovarmi dov’ero un’ora prima, cioè appena fuori dal metro, e sedermi nel primo bar che ho trovato. Un tè caldo, senza limone,tre euro e cinquanta.
La cosa che mi è mancata di più: la mia macchia fotografica.
La cosa che mi ha attirato di più: il baracchino dei libri usati.
La cosa più insolita: il numero di membri maschili da me nominati durante la passeggiata.
La cosa più idiota: tre vetrine piene di artistiche cannucce di plexiglas altre due metri e ottanta e tutte in criccate una nell’altra.
La cosa più deprimente: George Clooney non girava da quelle parti, ieri. E neanche suo fratello minore. E neanche un suo amico alla lontana.
La cosa più straniante: tranne il vecchietto alto tre palanche, nessuno che parlava italiano.
La cosa più bella: una chiesetta di cotto e mattoni rossi che aveva al primo piano una libreria. Credo.
La cosa più noiosa: il seminario.
La cosa curiosa: che ogni sette passi (di media) mi dicevo: questo lo devo raccontare sul blog.

p.s.: ne approfitto per chiedere scusa a quell'unico bellissimo giovanotto che era al seminario e che alla fine sono scappata via senza nemmeno salutare e ringraziare. Grazie, deh.

Egocentrico

Lunedì, Uno ha bastonato Otto Punto26 durante l’ora di mensa.
Lunedì , Balkìm ha tentato di bruciare il giubbotto della compagna di banco con un accendino durante l’ora del professor Magli.
Perché la compagna di banco aveva il giubbotto in classe?
Perché sabato sono spariti tre giubbotti nel corridoio.
Martedì, Due porta a Tre un costoso gioco elettronico che Tre le ha prestato domenica ma lei ha dimenticato di restituire.
Martedì, il costoso gioco elettronico sparisce.
Martedì pomeriggio, in collegio docenti veniamo informati che ora ci daranno i voti.
Se hai voti alti, professionalità acclarata, corsi di aggiornamento a iosa, progetti che ti escono dalle mutande, sei pagato e fai carriera. Se no, ciccia.
Mercoledì,  il Preside viene in classe, tutti tremano e il costoso gioco elettronico non ricompare.
Mercoledì pomeriggio, LaVostraProf deve finire un lavoro da consegnare giovedì.
Lo finisce. Quattro ore e trentacinque prima di cena. Più due ore e quindici dopo cena.
Giovedì, LaVostraProf si alza con un occhio che sembra una vescica di maiale riempita di liquido purulento.
Giovedì, LaVostaProf gioca a Sherlock Holmes con la fida Watson, ma niente.
Il gioco elettronico non ricompare.
Giovedì,  Uno e OttoPunto26 hanno un confronto all’americana davanti al Preside.
LaVostraProf li riporta in classe mentre Uno promette a Otto Punto26 che lo suonerà ben bene.
Poi LavostraProf riporta giù Quattro per l’interrogatorio.
LaVostraProf assiste all’interrogatorio, vede come il Preside fissa fissa fissa Quattro e si spaventa.
Quattro? Frega niente. Nega e nega e nega. Dice che forse è stato Uno.
Il Preside guarda sulla scrivania il fascicolo di Uno (quattrocentodiciotto pagine, sette neuropsichiatri), sospira e ci lascia liberi.
LaVostraProf pensa di tornare a casa e bruciare la circolare sui concorsi per la Dirigenza Scolastica.
LaVostraProf pensa di andare a dormire e sogna con gioia il suo giorno libero.
LaVostraProf ha un figlio che deve studiare storia dell’arte (voto verifica: tre e mezzo) e viene proditoriamente coinvolta in un seminario che si terrà domani (giorno libero) nella tentacolare metropoli.
Niente dormite.
È il quindici di aprile, LaVostraprof ha dovuto infilare un maglione di lana pesante, domani non avrà il giorno libero (se volete vederla, andate al seminario di via Senato della tentacolare metropoli, la riconoscerete dall’occhio pesto), Mel Gibson è irrimediabilmente ingrassato e imbolsito, sono le sei e non ho niente da mangiare per stasera, sono morti Edmondo , così leggero e profondo, e  Raimondo, che gli perdono persino Berlusconi e la Repubblica di Salò, mannaggia. La Terra è un posto più deserto ora.
Aprile è il più crudele dei mesi.