Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: agosto 2010

Io invece non pensavo

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La coperta è gelata…

…metaforicamente parlando. Cosicché io devo decidermi a cominciare questo esaltante nuovo anno scolastico con la mente sgombra e i cassetti ripuliti. Ché avevo già tentato di farlo, a giugno, ma era stata una finta, avevo ripulito stile maritale. Ciò significa prendere un po' di roba e buttarla, e un po' d'altra e cacciarla in un angolo, e il rimanente in un sacchetto da far sparire prima che qualcuno si accorga che contiene elementi importantissimi della nostra vita passata, presente e futura.
Ora però, la coperta è gelata, l'estate è finita, ho fatto i lavoretti. Ma di questo, dopo.
Più importanti dei lavoretti sono i ritrovamenti archeologici:
una moneta da 5 lire del 1953 (che, tra parentesi, non ero ancora nata, non fate subito dei pensieri brutti, ma quando sono nata e più avanti ne circolavano ancora);
bottoni vari, da tenere assolutamente, così quando la  camicia, i pantaloni, la camicetta e altro ne hanno bisogno io li tiro fuori, siccome mago o prestidigitatore;
un pennarello, non troppo vecchio, del festivaletteratura;un peso, che vi mostro paragonato a un centesimo, ma non vi so dire com'è che è capitato in mie mani;
il quadretto della Madonnina che stava sopra il mio letto da piccola;
una cartuccia -nuova- di stampante Epson880 che non ho più (per dire, credo che la Epson sia arrivata al modello 4650);uno scontrino di 172mila e 500 lire per libri di scuola, del 1998, arrivederci e grazie.

Pronti, via!

Ed ecco, che, dopo due ore e un quarto di stiratura, vengo a controllare la mia posta.
Elettronica, perché con quella normale siamo finiti sul giornale e adesso si stanno litigando
posta e amministrazione e sindaco e postini e vai che vai bene.
Nella posta elettronica così trovo questa bella letterina

[qui ci stava la letterina, ma l'ho tolta:-)]

E vi farei vedere anche il calendario degli impegni di settembre, ma mi è venuto il nervoso a leggere.
Che uno di voi è già lì a dire:
ma come, dopo seimesi di vacanza ti arrabbi ché devi tornare?
No, ciccetto, non mi arrabbio perché devo tornare, mi arrabbio perché la mia collega di inglese, 45 anni e tre bambini, ha perso il posto (perché Gelmini non ha tagliato nulla), e uguale una di matematica;
mi arrabbio perché la scuola comprerà una lavagna multimediale che non serve a una beata mazza;
perché mi dicono che quest'estate non è successo niente e nessuna nuova buona nuova, e ignoriamo la gente che fa lo sciopero della fame e tutte le cagate che dicono sulla scuola quelli che ammirano Gelmini & company;
mi arrabbio perché si torna a scuola e tutto va bene, madama la marchesa, tout va très bien.
Alla faccia di una scuola impoverita che mette in gioco il futuro di tutta la società.

Assenze

Magari frega niente a nessuno, ma oggi sono in vena di esplicare.
Fatto sta che, tre settimane fa, formatto il pc
(utenti Mac si astengano dal commento).
È che ero stufa di tutti quei programmi e programmini scariché
diciotto elaborazioni immagini
tre avvisi mail
sette eleborazione qualcos'altro
due scaricamento video
ventitré plugin
Massì, formattiamo!
Reinstallo il sistema operativo ed estraggo il Cd cinquantotto secondi prima del dovuto.
Blocco.
Reinstallo. Stavolta si blocca dapperlui.
Telefono agli assistenti gentili e spiego che non sono più in garanzia.
Assistenti gentili esplicano che gliene frega nulla, mi aiutano istesso.
Poi dicono: vistto che il Cd si è bloccatto anche dapperlui, noi glienne mandiammo uno nuovvo, hai vistto mai. Glienne mandiammo uno tutto nuovvo, così è pure aggiornatto. Lei reinstalla e poi ci chiamma e noi aiutiammo coi driver.
Occhei.
Mi hanno speditto il Cd il giorno 5 agosto.
La mia scema postina distribuisce la posta, in città, in pianura, nel centro storico, con l'automobile.
L'automobile della scema è carica di posta: o la fermo per strada e mi metto a frugare nel portabagagli o rimango senza posta.
La mia amena cittadina è andata in Tv perché non consegnano più la posta.
Il mio Cd s'è perso.
Io ho reinstallato ugualmente col vecchio Cd.
Funziona tutto, tranne un po' il video che scorre su e giù come se ogni volta dovesse aprire la saracinesca dopo un mese di chiuso per ferie.
Io non installo nulla perché tanto domani arriva il Cd e rifo.
Scrivo con Open Office, salvo con Open Office, e poi salvo una copia in .doc e poi una copia su chiavetta, perché tanto domani arriva il Cd e metto a posto tutto.
I miei amicci assistenti gentili dicono che se voglio mi mandanno altro Cd.
Così poi nell'auto della scema ne devo trovare due.
Ma insomma, intanto sono come color che son sospesi. E ogni volta che apro qui mi viene il mal di mare da saracinesca. E ho persino letto un'intervista di Mariasss, che forse è parente della mia postina, sì.
Così, capite, tutte queste cose insieme: poi devo coricarmi e riprendermi.

Insisto (e aggiorno :-P)

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Virgola2

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Virgola3

Quizzzzz…

C'è una storia, ambientata nel profondo sud degli Stati Uniti, dove due balordi bianchi stuprano e quasi uccidono una bambina nera; vengono presi;
il padre della bambina li attende in tribunale e li fa fuori, colpendo anche il vicesceriffo;
poi comincia il processo al padre, che viene difeso da un giovane avvocato.
Ecco, sono arrivata qui, a leggere. Non ricordo come andrà a finire (tutti i santi finiscono in gloria?) ma di sicuro ho già letto questo libro anni fa.
E' solo che vedo anche con chiarezza le colonnine di legno chiaro della ringhiera del tribunale, e so che tra un po' di pagine, quando comincerà il processo, ci sarà il vicesceriffo che entrerà zoppicando con un bastone, con il cappello in testa e una camicia azzurra, e si siederà e farà una certa deposizione.
Non sono le parole.
Quelle posso averle lette allora.
Sono le immagini: il cappello del vicesceriffo, la strada dove si affaccia il tribunale. Il colore del legno della scala. Insomma, chiedo aiuto. Ho soltanto una fervida immaginazione o c'è un film?

Ma anche no

Forse sono io che non capisco
Comunque, Lei dice che serve per il successo formativo degli studenti.
Lei dice che non chiedono dati particolari.
Lei dice che sarà tutto segretissimo.
Cioè, spiegatemi: siamo qui a romperci le balle sulla legge bavaglio,
e a tacere sulle inchieste relative a ministri ladri e porcelloni e altro,
e dobbiamo comunicare le convinzioni religiose
e i trascorsi giudiziari dei nostri alunni?

Uno pro punto caruit Martinus Asello

puntoVirgolaMi son rotta le balle.
Scritto volgare? Sì, ma scritto in italiano.
Il fatto è che son tutti qui a dire peste e corna della scuola, che non insegna che non di qui che non di là.
Vanno a vedere le prove di ammissione degli avvocati e quando trovano uno strafalcione tutti a dire: eh, la scuola, la scuola…
Quale scuola? L’Università? Oh, no, povera Università che deve fare i corsi di recupero di grammatica perché alle superiori… Allora le superiori? Oh, no, povere superiori che arrivano ‘sti studenti senza a con l’h e con due z nella promozione e alle superiori ci si specializza, la grammatica, l’ortografia sono cose da scuola di primo grado… Id est? Le medie. Le medie non insegnano l’ortografia, la grammatica, la sintassi, e promuovono le bestie che poi alle superiori e poi all’Università e poi all’esame di avvocato.
Allora che si fa?
Uno, si tolgono ore di italiano alle medie (grazie, Gelmini); due, si cerca di evitare l’analfabetismo di ritorno (grazie a tutti quelli che ci provano).
Io ci provo. Se c’è un errore, lo segnalo. Se una virgola è mostruosamente fuori posto, lo dico. Soprattutto in un testo narrativo, letterario. Cioè: ci sta che uno provi a scrivere, ma se scrive deve seguire regole, finché regole ci sono. Finché la lingua è una convenzione che ci permette di comunicare tra persone diverse (e non tra noi e noi davanti allo specchio).
E poi?
Poi: levata di scudi.
Tutti quelli che se ne vanno a passeggio nel parco e discutono animatamente di come la scuola, sia caduta in basso e non insegni, eh, provate, provate a dir loro: guarda che in questo testo narrativo, o giornalistico, o nella lettera a tua zia Maria hai messo la virgola nel posto sbagliato, guarda che si scrive: “…come la scuola sia caduta in basso”.
Niente virgola, a con l’acca, una zeta sola, l’apostrofo… Avete provato?
Io ci provo. Qualcun altro ci ha provato.
Apriti cielo.
Commenti: “ma quanti maestrini” e poi giù esempi alti, Cassola, Pasolini (Gadda no, stavolta, ma di solito lo citano) che mettevano la virgola e allora perché io no? E poi “mentalità burocratica”, “paraocchi”, “ma le virgole, andiamo” (sottinteso: son mica importanti), e così via.
Eh, già, le virgole sono importanti soltanto quando i professori, fanno, troppe vacanze e prendono un sacco di soldi.
Punto.

Il luogo che amo di più

acquarioDalla mia finestra vedo un fiume che è il canale ed vedo anche degli alberi. Io tutti i giorni mi metto a guardare il fiume che è azzurro come il mare e il cielo azzurro. Nella mia camera c’è un televisore e un compiuter e tre palloni dei mondiali e un armadio e un piccolo tavolo.
Poi nella mia camera ci son due poster di un calciatore che si chiama C. Ronaldo e gioca nel Real Madrid che è una squadra di calcio. Sotto il mio letto ci sono tanti giochi tipo la playstation e la psp e altri giochi.
La mia camera a 5 muri e tutti sono di colori diversi e inogni colore ci sono nove stelle come il numero sulla maglietta di C. Ronaldo. Nella mia camera ci sono tanti belusci e un acquario di pesci che è grosso e dentro ci sono cinque pesci che si chiamano Mi, Kol, Ka, Si, Ta, e sono 3 femmine e 2 machi una delle femine è più piccola e le altre due sono più grandi.
Io avevo anche due gatti che si chiamavano Pipino, Pipino, che però sono andati fuori in una sera e non sono più tornati e non ho più comprato nessun gatto.
Questa è la mia cameretta che si chiama “la liberta” e questa è la mia camera.

Rettifica e citazione

vedereQualche giorno fa me la sono presa con un errore trovato in un articolo di Giacomo Papi su D. Ho ricevuto una mail dell'autore con la spiegazione del refuso e la segnalazione di un altro errore da un'altra parte (che non vi dirò ), ma, insieme, con un articolo scritto qualche tempo fa sullo stesso magazine, che io leggo da poco.
Per me l'articolo è stato una novità, quindi, e una novità piacevole.
Mi spiace per chi lo ha già letto, ma credo sia bene metterlo qui, tanto perché si sappia che qualcuno vede anche quello che la Mariasss finge di non vedere.

Cose che non vanno più di moda / La scuola pubblica
di Giacomo Papi

Destandosi una mattina da sogni inquieti, Maria Stella Gelmini si accorse di avere sognato il futuro. L’Italia era un’immensa distesa di scuole private, c’erano istituti religiosi, agnostici e atei. I figli dei ricchi andavano in scuole per ricchi, i figli dei poveri in quelle per poveri, i cattolici alle cattoliche, gli steineriani alle steineriane e i leghisti alle leghiste. I figli degli Avventisti del Settimo giorno frequentavano istituti per piccoli Avventisti del Settimo giorno, i figli di salesiani istituti salesiani e, perfino, i patiti di pesca alla mosca mandavano i figli in scuole dedicate alla pesca alla mosca. Farmacisti, notai, giansenisti, fiorai, milanisti, giostrai: a ogni corporazione, opinione e reddito, il ministero dell’Istruzione non più pubblica aveva regalato un apposito istituto. Erano tutti contenti e sicuri che i loro bambini non avrebbero mai frequentato cattive compagnie. Era un incubo, ma Maria Stella non se ne accorse, si stiracchiò e sorrise felice.

Addentrarsi nella selva oscura di circolari ministeriali sulla scuola è un’esperienza kafkiana. Il tempo pieno aumenta, dice il ministero. Scompare, sostengono i maestri. In realtà il tempo pieno è sempre più vuoto. Nella confusione di dati ufficiali, si calcola che in tre anni la scuola pubblica ha subito tagli per 8 miliardi e 300 milioni di euro, mentre quella privata ha ricevuto aiuti dallo Stato per 1,5. La tendenza pare garantire didattica la mattina e parcheggio il pomeriggio. Oppure, in alternativa, per chi può permetterseli, corsi a pagamento. L’accerchiamento è completo. Grazie ai laboratori pomeridiani, di fatto, la scuola privata entra nella pubblica. E la divora dall’interno.

Io non so se, come profetizzò Piero Calamandrei nel 1950, lo svuotamento della scuola pubblica in favore di quella privata è il segno di una dittatura strisciante. Io so che l’insegnamento più prezioso garantito dalle scuole statali, e non dalle private, è fare capire ai bambini che il mondo è più grande della loro famiglia, che esistono poveri e ricchi, atei e credenti, italiani e cinesi. E che si può convivere e, perfino, fare amicizia. In una società compartimentata come quella italiana, dove i figli fanno il lavoro dei padri, è l’assicurazione che non si sbraneranno in futuro. È un’esperienza preziosa che nella vita non avranno quasi più occasione di fare. Con una scuola come quella che si prepara, la società assomiglierà a un’accozzaglia di club esclusivi e recintati, incapaci di comunicare tra loro se non attraverso la paura. Scrisse la folle poetessa e maestra lituana Valdis Kambala: «In quarant’anni di scuola ho capito soltanto una cosa. Che i bambini imparano più dai bambini che dai maestri. E che mischiarli è essenziale».

Io so solo che quando ho visto, alla fine dell’anno, la mostra sulla preistoria organizzata da tutte le terze elementari di una scuola di Milano, quando ho guardato ossa e utensili, quando ho visitato una grotta di cartapesta, una stanza buia illuminata da procarioti e amebe fosforescenti e un’altra con un dinosauro sghimbescio, quando ho ascoltato i bambini spiegare ai genitori la differenza tra uomo di Cromagnon e di Neanderthal, ho provato gratitudine per le maestre (1260 euro al mese per 40 ore a settimana dopo 12 anni, 1700 euro dopo 38 anni) e, per la prima volta in vita mia, sono stato felice di pagare le tasse. Qualche giorno dopo, alla consegna delle pagelle, gli insegnanti erano tutti vestiti di nero, in segno di lutto. Il ministro avrà sorriso pensando ai suoi amati grembiuli. A me è sembrato di vivere in Iran.