Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: ottobre 2010

No comment

Perché sì

Downey

Ma dite, dunque, non vi mancava la Chicca?

VeriStoChicLe ragioni che hanno portato gli stati d’ìItalia alla pace di Lodi sono Ducato di Milano, Granducato di Toscana, la Severissima Venezia e la chiesa. La pace di Lodi è accaduta perché il troppo scambio di soldati ha permesso anche a Lodi di scambiare dei soldati e una volta aversi conosciuti non aveva alcun senso far guerra. La politica di equilibrio in Italia consiste ad essere molto fornitivi, mentre l’autorità di Lorenzo de’ Medici si basava sullo studio dei testi antichi “medicei”. La politica di equilibrio consiste allora grazie a Lorenzo.
I gruppi sociali privilegiati erano i nobili; i gruppi sociali sprivilegiati erano gli schiavi.  
La stampa a caratteri mobili era trascrivere in modo corretto i testi e aumentare il numero di persone che lo leggono; l’aumento delle persone che lo leggevano che arrivò fino in Francia. “Aldine” deriva da Aldo il Trascrittore. Gli elementi positivi della stampa a caratteri mobili erano non buttare tutte le lettere intere ma solo togliendo una letterina e aggiungendo quella giusta. Firenze fu la città principale della rinascita perché lì c’erano molti trascrittori.
L’intenzione di Colombo era bruscar l’oriente per l’occidente. La strategia degli stati atlantici fu quella di aumentare i prodotti diminuendo i prezzi per aumentare l’economia con l’aumento della gente per un guadagno molto altro comunque [*]

[*]per quest’ultima parte, consulenza di Giulio Tremonti

La Serbelloni Mazzanti (parte prima)

la SerbelloniLa prima volta che ho firmato sotto la sua firma, m’è preso un colpo: perbaccolina, ho detto, perbaccolina, qui c’è una nobildonna che mi affianca nell’arduo compito di elevare le menti dei virgulti.
Poi, no. Era solo che la collega Serbelloni firmava col cognome suo e quello del marito. E io, cresciuta col nuovo diritto di famiglia e a scuola manco sapevano il cognome del coniuge legittimo, ho equivocato. Lei invece scriveva il cognome del marito perché le piaceva far sapere che qualcuno l’aveva sposata.
La seconda volta che ho equivocato è stato quando la gentile collega Serbelloni-eccetera mi ha invitato a una sua lezione. Mi dice: senti, visto che vedo la tua squisita sensibilità per le cose del mondo, e visto che io ora educherò i fanciulli a confezionare eleganti e virtuose bambole per una nota agenzia di aiuti all’infanzia, ti invito a vedere come si esegue il lavoretto, cosicché tu possa replicarlo tra le mura domestiche con i tuoi figlioli.
Insomma, sono andata a vedere come si facevano le famose pigotte. Sono entrata nel laboratorio di tecnica, mi son messa in posizione strategica e lei, lì davanti, con tutti i fanciulli, che sventola un pezzo di lenzuolo e comincia:
“Ora la professoressa vi fa vedere come si taglia il pezzo di tela per fare la prima pigotta. Ora la professoressa prende le forbici e taglia e voi vedete”.
Insomma, m’è venuto un colpo. Io ero andata lì per imparare come si eseguiva il lavoretto, cosicché eccetera, e adesso quella mi buttava addosso la croce di farlo? Ossignùr!
Poi, per fortuna, ho visto che non guardava me ma da un’altra parte, mentre diceva:
“Perché la professoressa vuole che voi facciate bene questo primo passo, vero? E dopo, la professoressa vi fa anche vedere come si va avanti a imbottire”.
Così, mi sono girata a vedere quale collega era lì con noi a farci vedere come imbottire.
Solo che non c’era nessuno. O meglio: c’eravamo gli stessi di prima: io, lei e i virgultiii (per me c’è troppa gente, gente che vuol sapere perchè viviamo così )
Così mi preoccupo di nuovo, perché manco sapevo imbottire e lei diceva che avrei fatto vedere eccetera.
Così, giuro, ho pensato: brutta cretina di una Serbelloni Mazzanti, prima mi inviti, poi mi inguai?
E l’ho guardata male.
E lei mi fa un bel sorriso e comincia a tagliare imbottire arrotolare, e intanto dice:
“Vedete com’è brava la professoressa? Vedete com’è precisa la professoressa? Vedete che adesso la professoressa prende questi due nastrini e li lega qui e qui?”
E intanto che diceva, faceva. È andata avanti un’ora a parlare della professoressa che faceva tutto bene, e la professoressa era lei.
C’ho messo un po’ ad abituarmi.
Quando stavo per addormentarmi davanti alle pigotte e ai virgulti e lei si è messa a gridare: “La professoooressa è stuuufaaaa!!!”, ho fatto un salto perché credevo mi avesse letto nel cervello. Poi l’ho guardata mentre strillava con due che facevano i cretini con un pezzo di pigotta e gridava: “Ora la professoressa sta perdendo la pazienza!! Adesso la professoressa gira intorno al tavolo e vi caccia fuori! Ecco la professoressa che sta arrivando!! Ecco la professoressa che vi viene vicino e vi sgrida!!!”
Insomma, sembrava la telecronaca dello sprint di Luca Rigo Berti (anche lui con due cognomi) che andava  a vincere la prova con il tempo di 10.83. Invece era lei che si faceva la telecronaca da sola.
Così adesso, quando entra in sala professori e si mette a strillare: la professoressa che deve far supplenza in terza C!! La professoressa che deve far supplenza in terza C!!, nessuno la caga perché credono che parli di lei stessa, e quelli di terza C ne approfittano per buttar giù la porta dell’aula.
Son cose brutte.

Gli amici in cucina

minpimerSe la zucca è buona, il riso diventa perfetto. Ma siccome dovevo spiaccicarla, la zucca, ho tirato fuori il frullatore a immersione, detto minipimer, che era rotto. Allora, voilà, eccone un altro nuovo di pacca, ancora con la plastica e il cordone elettrico tutto ben fissato e pudicamente chino a coprire il marchio della nota marca di pasta che lo regalò in cambio di un congruo numero di punti. Come feci dunque a raccogliere il congruo numero di punti, io che son sempre qui a lamentarmi che non ho tempo da perdere?
Non vale dire che son qui a perdere tempo sul blog: è che sono stravolta dopo una mattina passata a mettere a posto il sito della scuola, che la mia webmaster mi ha detto: tanto anche se ci pasticci non potrai MAI fare danni, perché le pagine non puoi modificarle più di tanto, quindi vai tranquilla.
Sono andata tranquilla, con l’occhio sbirolo che mi lacrima e mi fa male, ho fatto, preso, messo, incollato, inserito, disegnato, colorato, inserito, cercato, inserito, incollato.
E ho fatto il danno.
Webmaster, tu non ci crederai, ma ho combinato un casino nella pagina di storia. Vedi tu di sistemare tutto, ché dobbiamo far vedere al capo.
Comunque.
Diciotto anni fa raccolsi i punti, datosi anche che:
1) ero a casa in maternità;
2)  la ministra di allora era la Russo Iervolino e non rompeva le balle ai professori; rompeva le balle solo agli studenti  della Pantera, eh, quelli sì che erano studenti, quelli della Pantera, chi se li ricorda, eh? Webmaster, tu sei troppo giovane per ricordarteli, eh? Vai a metter a posto il sito, allora, grazie.
Insomma, raccogli di qui, raccogli di là, mi feci un corredino di frullatore detto minipimer, tritatutto, tovaglia, piatti, eccetera. Anche doppi. Onde per cui, quando si è rotto il minipimer, ieri ho tirato fuori l’altro. Nuovo.
Dopo diciotto anni. Funziona. Il riso e zucca è venuto buonissimo. E ho trovato il tempo di pensare a voi e di fotografare il minipimer prima di metterlo dentro il pentolone con la zucca da passare.
Roba da matti.

Spiegazioni

Qualità delle qualità, tutto è qualità

pqmIl Piano Qualità e Merito è un bellissimo e grandissimo progetto che premia la Qualità e misura il Merito. Applausi. Vuoi rimanere aggiornato sul PQM? Iscriviti alla newsletter.
Vuoi spere che cosa è? Troppo tardi: dovevi andare a Bologna che lo presentavano là, a tutti tutti i bravi presidi.
Che, siccome sono stati bravi e di qualità, hanno avuto in regalo: uno zainetto con i colori del progetto; un paio di forbicione azzurre, che è un po’ uno dei colori del progetto; quattro matite con scritto PQM; tre penne con scritto qualcosa di simile e uno sfregio colorato; un metro a nastro che si arrotolava tutta dentro  una sctolina blu, perché il PQM misura, e quindi: il metro. Metafora della vita, metafora della scuola. Quando hanno cominciato a regalare i blocchi formato A4 con le pagine marchiate dal logo del bellissimo progetto e una confezione di pennarelli fosforescenti per dipingersi le unghie nell’attesa della presentazione, un Preside si è alzato e ha fatto: ma una maglietta col logo del progetto, non c’è?
C’era.
Cioè: c’erano ma erano finite, però le hanno mostrate in gigantografia power point: ecco le magliette col logo del progetto, c’erano ma erano finite, peccato.
Allora una Preside si alza e fa: la mia scuola non ha la carta igienica, posso usare il bloc notes come carta igienica?
No, signora, ma cosa dice, stia lì buona che le regaliamo la pistola del supermercato per rilevare le risposte alle domande con questo bellissimo meritorio codice a barre.
La pistola del supermercato?
La pistola del supermercato, però più elegante (merita). Lei la struscia sulle risposte dei suoi alunni e fa tutto lei: conta, trasmette, riconta, premia. Premia la qualità e il merito.
E poi.
 E poi il Progetto Qualità e Merito arriva nelle scuole che si sono proposte per essere Qualificate e Meritate.
La vostra scuola si è proposta?
Bravi, la mia invece sì.
Così, direttamente dagli spalti del progetto, vedo arrivare i fascicoli delle prove: come le prove Invalsi, ma più lunghi e più difficili.
Si fotocopiano le prove, solo davanti, con la copertina, perché noi non abbiamo i soldi per le fotocopie ma per la Qualità e il Merito, sì.
Poi si chiamano i professori anche se hanno il giorno libero perché questa è una cosa seria e bisogna somministrare le prove tutti insieme, di lunedì, guai a chi sgarra.
E poi?
E poi tremate: si va sul sito, e improrogabilmente a mezzogiorno si scaricano i fogli di correzione e si comincia a correggere con la pistola: piit, piit, piit, ogni piit una risposta e intanto fate pratica, se vi buttano fuori dalla graduatoria della scuola media siete già esperte come cassiere.
Però.
‘Sto progetto Qualità e Merito.
Vediamo la qualità: la qualità è che alcune scuole non hanno ricevuto le prove. Cioè, qualcuno ha ricevuto le prove ma non ha ricevuto la copertina, e si vede che la copertina è  importante. Qualcuno invece, proprio niente prove.
Qualità, sì.
Allora: [cit] nel caso una scuola non abbia potuto scaricare la necessaria documentazione in tempo utile per predisporre i materiali in tempo utile per lunedì 18 ottobre[fine cit], si rifà tutto. Entro mercoledì, mi raccomando. Qualità!
E intanto che si aspetta che tutti arrivino alla Qualità? Si aspetta. Non si corregge. Mica che poi una scuola di qualità che ha già corretto dice le soluzioni a una scuola che non ha ancora dato le prove. Questo agire non è di Qualità.
Tu hai avuto le prove in tempo utile per preparare in tempo utile i materiali per le utili prove?
Ora aspetti.
Aspetti che giovedì ti mandiamo le griglie di correzione di lunedì.
Poi correggi, poi spedisci.
Poi, se sei stato di Qualità, ti diciamo: brava scuola, sei stata di Qualità.
Ma adesso vediamo come hanno risposto i tuoi alunni, ché se i tuoi alunni hanno risposto male, allora non sei di Qualità, e noi, insomma, non so se si è capito, alla Qualità ci teniamo. Lavoriamo per la Qualità. Sempre.

probabilmente hai settato male qualcosa… :-P

… e non mandarmi dietro l'alavagna

Infiltrato!

tute,-cerati

“Agnelli l’Indocina ce l’hai nell’officina”

Mentre scorrono lente e silenziose le immagini di una sconfitta, che nell’ottobre del 1980 non fu soltanto torinese, contrappuntate dalle dichiarazioni recenti di Arisio, Benvenuto, Bertinotti, Novelli, Callieri, Romiti, Fassino …, tutti diversamente invecchiati come giustamente esigono la Natura e il diverso status, mi sorprende, a tradimento, questo slogan che in realtà non c’entra per niente. Era di molto precedente, come direbbero a Livorno.
Insieme al grande drappo rosso con la faccia dell’uomo di Treviri, compaiono in quelle immagini mute del filmato targato Fiat i volti degli  operai davanti ai cancelli.
La sinistra di oggi è molto fighetta. Lontana anni luce da quella.
Così sideralmente distante da potersi permettere di scrivere (e sottoscrivere) sciocchezze come questa: “Se il popolo italiano fosse fatto di studenti e professori l'Italia sarebbe libera da un pezzo”.
La frase sta in un romanzo recente (in fondo una gran schifezza, se è lecito bilanciare il giudizio sulle aspettative) scritto da uno che, certamente, a quel tipo di sinistra va iscritto senza esitazioni. Così come, senza indugi, andrà a sedersi (se già non c’è stato) sul divano della Dandini, sulla poltrona di Augias o al tavolo con Fazio. Fighetti.
A costoro quegli operai là avrebbero fatto un culo così.
Ma sono passati i giorni – come recita il titolo di una vecchia e modesta canzone intimista di Tito Schpa jr. – e così, nei due decenni che precedettero la fine del secolo, la cosa che bisognava dimenticare e far dimenticare era l’aver steso sui fili della biancheria una tuta blu, come in quella bellissima fotografia di Carla Cerati.
Fighetti da cenacolo. Da bar (un tempo), oggi da blog.
(Questi blog senza lettori…)

Al mio primo corteo gridai cose senza sapere: Fascisti / borghesi / ancora pochi mesi.
Senza sapere che, con una tempistica misurata in pochi anni e non in mesi, l’inveramento della profezia sarebbe avvenuto con modalità esattamente contraria agli auspici.
Oggi questa sinistra fighetta fa discorsi ragionevoli, ha il fiato corto (tranne che per il jogging e le partite a tennis o a calcetto) e l’unica volta che osa guardare l’orizzonte è quando si trova sul ponte di una barca a vela.

E se ora ritorno al mio paese, e ci incontro Tacconi Otello, che cosa gli dico? Sono certo che nemmeno sta volta lui dirà niente, ma quel che gli leggerò negli occhi lo so fin da ora. E io che cosa posso rispondergli? Posso dirgli, guarda, Tacconi, lassù mi hanno ridotto che a fatica mi difendo, lassù se caschi per terra nessuno ti raccatta, e la forza che ho mi basta appena per non farmi mangiare dalle formiche, e se riesco a campare, credi pure che la vita è agra, lassù. (Luciano Bianciardi)

 

Diario di bordo

colombo[con lieve ritardo sull'anniversario, scusate]

Io, Cristoforo Colombo, sto partendo in viaggio proprio oggi, il 3 agosto dal Porto Palos. Mi sto guardando intorno e vedo solo acqua. Infatti non so cosa fare d'altro, apparte parlare con te caro diario.
Terzo giorno: sto facendo i calcoli e mi è uscito che tra una settimana dovrei arrivare in Cina.
Quarto, quinto, sesto, settimo giorno, passarono come i secondi delle ore.
Ottavo giorno, fuori era pieno di nebbia però all'improvviso sento Amerigo urlare: "terra, terra, terra", infatti c'era davvero un'isola davanti a noi.
Io e il mio equipaggio
scesi per vedere se c'era oro ma non c'era quindi non restai tanto.
Però
li do un nome anche a quest'isola, la chiamo "Salvodars", il giorno 12 ottobre 1492.
Caro diario, ti saluto, ci vediamo al più presto.

Salvodars a tutti.