Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: gennaio 2011

Volto por volto

Io credo che di Diablo abbia già avuto modo di dirvi.
Impossibile che non ve lo abbia mai nemmeno nominato. Solo che sono troppo pigra per andare a cercarlo negli scritti passati e lui è troppo lento per saltar fuori da solo. Così lo mettiamo al primo banco.
Voglio dire: anche in classe è uguale al blog: non salta fuori, da solo. Se lo mettessimo dietro, ce lo perderemmo. Fisicamente. Dopo un po’ non si trova più. Magari è in un’altra classe, si siede lì, sta zitto, uno al momento non si accorge di avere un alunno in più, col pollaio che son diventate le classi oggi, e lui di sicuro non si accorge che ha davanti una prof diversa.
Se ce l’ho al primo banco, invece, so che c’è, e amen. È tondo e grassottello, cammina con i piedi aperti e le ginocchia flesse, non chiedetemi come sta in piedi, ci sta. Ballonzola, a dire la verità, invece di camminare. Ballonzola e sorride. Poi si siede (al primo banco) di fianco a Bacon. Per dire: quando Bacon vuole rompere le balle e chiacchierare con qualcuno, si gira dietro. Sa che con Diablo non ha possibilità: Bacon fa fatica a parlare e Diablo non lo ascolta. Non è cattivo. Non ascolta nessuno.
Uno entra e chiede gentilmente: tirate subito fuori il quaderno di italiano che dobbiamo fare questa bellissima cosa. E lì tutti a tira fuori, prof non ce l’ho, prof l’ho dimenticato, prof l’ho lasciato nell’armadio, prof io ho quello di matematica, prof sono andato a dormire da mia nonna e il quaderno era a casa di mia mamma. Diablo, invece, è lì fermo immobile e silenzioso. Posso lasciarlo lì anche cinque ore, non fa una piega. Allora ho adottato questa tattica: spingo la cattedra contro il suo banco e percuoto violentemente il piano della cattedra con un paio di libri pesanti. Gli altri fanno un salto sulla sedia (se è Rorob, di solito salta giù dalla sedia, così tutti si mettono a ridere e lui si alza e mette il braccio davanti alla faccia e fa: prof, mi ha fatto spaventare, e intanto ride, il cretino, e si risiede sbirciando a destra e sinistra se lo spettacolino è riuscito). Diablo invece alza gli occhi e mi vede, e un lampo di riconoscimento gli attraversa l’iride e si  sente un verso tipo: hmmm, oohh, sé. E mi guarda. E io lo guardo. E lui allora si guarda intorno e comincia a muovere le bracciotte sul banco e cerca di spiare di qui o di là che cosa stanno facendo gli altri.
E io chiedo: Diablo, che cosa ho detto di prendere?
E lui mi guarda, e di nuovo: ooh, hmmm, no, sé, oooh, ol lobro?
(perché lui non parla, mugugna; non usa la vocale i, fa fatica anche con la e, e mantiene i decibel della sua parlata a livello: non svegliare il nonno che sta facendo un riposino)
E io rispondo: devi prendere il quaderno.
Lui sorride (cioè, stira un po’ il labbro da una parte e questo per lui è un sorriso, bisogna accontentarsi) e mi guarda. Fermo. Immobile.
E io: Dia-blo, il qua-der-no.
Lui allora agita un po’ le braccia e le muove di qui e di là, finché Bacon non gli tira fuori il quaderno lui. Siccome Bacon non sa leggere, tira fuori il quaderno di matematica. Insomma, ci vogliono cinque sei minuti per tirar fuori il solo quaderno di Diablo che a questo punto incomincia ad agitarsi (cioè saetta lo sguardo, con calma, un po’ di qui e un po’ di là, perché per il resto è un panetto di burro seduto al primo banco), e poi apre il quaderno a caso.
Onde per cui oggi, nel quaderno coi ganci di Diablo, si succedevano: due schede di educazione fisica, gli esercizi di analisi logica, tre fogli di un gioco sull’autobiografia, un tema, la scaletta di un tema di novembre, altri due fogli del gioco dell’autobiografia, una linea del tempo (imprecisata), una pagina di verbi non analizzati, una tabella (vuota), un altro tema, le risposte alle domande del libro di storia.
Ora voi siete tutti lì a dire: ma perché non lo aiutiamo, povero Diablo?
Ora io son qui a dirvi che, solo quest’anno, gli ho già affibbiato tre volte il quaderno di una delle bravine della classe (oddio, stavo scrivendo: “della più brava della classe”, quando mi sono accorta che non ce l’ho, la più brava della classe!!), gliel’ho fatto portare a casa e gliel’ho fatto ricopiare. Almeno italiano, gli ho detto, almeno mettiamo in ordine italiano. E lui: hmmm, sé, hmmm, ooh, hmmm. E poi comincia a copiare (a scuola). E poi finisce di copiare (a casa, la mamma collabora), e dopo cinque giorni siamo da capo.
Oggi si è seduto davanti al computer alle ore 12 e 23, e alle ore 12 e 48 era ancora lì a fissare lo schermo. Quando me ne sono accorta (perché ho due dozzine di alunni, e sono da sola, e se qualcuno mi chiama perché non riesce a mettere un bottone in Power Point magari sono lì e non mi accorgo che Diablo non lo ha neanche aperto, Power Point) vado là.
Allora?
Eh, oooh, hmmm, non so apro.
Non si apre cosa?
Pooer poont.
Hai seguito le istruzioni?
(sguardo obliquo, mano alla bocco, cioè, alla bocca, sento un ops, e poi si gira e apre il programma, bene, ci siamo, meno male, vai avanti)
Alle 12 e 59 ballonzola fino da me, che sto seguendo Chicca nelle sue evoluzioni informatiche, e dice:
Ooohh, prooof, non so apro ol moo lovoro dell’oltro volto.
Mollo Chicca e chiedo: dove l’hai salvato, il tuo lavoro dell'altra volta?
Ehh, oooh, hmmm, l’ho solvoto.
Sì, bene, ma dove? L’hai salvato nella cartella qui e là che vi ho messo su e giù?
Ehh, ooh, quolo cortollo?
Insomma, facciamolo breve che tra poco suona: alle 13 e 05 scopriamo che il lavoro è da un’altra parte, lo apriamo ed è bianco. Al che lui saltella sul posto, e si stropiccia le manotte, e guarda fuori e guarda me e poi dice: mo io l’ovovo solvoto.
Quando l’ho convinto che forse no, non aveva salvato una beata mazza, suona la campanella e dobbiamo correre in mensa.
E Diablo? Diablo ce lo perdiamo per strada.
Anzi, per strodo.

Buon fine settimana a tutti

A concrete truck mixer

Eh, sissì, le news.. le news. Le notizie. Che notizie?
Intanto, la notizia che da lunedì, praticamente, non sono più riuscita a scrivere qualcosa per il blog.
Anche adesso, à dir la verité, dovrei scrivere dell’altro, sissì.
Ma mi sono detta: perbaccolina! (io spesso mi dico: perbaccolina!, sono un po’ strana a volte, mah), perbaccolina, dunque, dicevo, ho detto a me stessa (mi ripeto per via del fatto che forse vi eravate persi, perché con ‘ste parentesi… e continuo a usarle, pur sapendo che quando apro una parentesi poi viene spontanea una doman… aprirne un’altra e un’altra ancora, potrebbe persino esserci una sindrome da parentesi, una comincia e non finisce più, se passa di qui Umberto Eco gli viene uno s-ciopone, perciò permettetemi, adesso metto un:) punto.
Rifo.
Mi sono detta: perbaccolina, com’è come non è, non hai più scritto sul blog.
Ma dunque, che cosa hai fatto tutta questa settimana, perbaccolina!
Lunedì: ho portato la mater a fare degli esami e la figlia dall’oculista (questa la sapete già). Poi sono andata a prendere i risultati degli esami (tutto bene, grazie) e li ho portati a un medico che li voleva. Nel mezzo, ci ho infilato sei ore di scuola più la mensa ma un’ora era buca perché non mi hanno dato la supplenza. E la sera sono stata su a stirare e a vedere Inception, che è un bel film ma è finito a mezzanotte e un quarto.
betonMartedì: cinque ore di scuola, con due buchi e uno: supplenza, e poi a casa a mettere il collirio alla mater, e poi a scuola per i consigli di classe e poi a casa ma non sono riuscita a entrare perché c’era quella roba lì davanti, corri fuori a parcheggiare da qualche parte e corri a casa a non fare il verbale del consiglio di classe e prepara una scheda con testo immagini eccetera, ora non vi posso dire di più ma mi serviva per la sera che poi sono andata a casa a mezzanotte meno un quarto, a me le ore piccole creano qualche problema, cominciavo a ondeggiare.
Mercoledì: cinque ore come sopra e poi a casa a correggere le verifiche di geografia, ma come?, dite voi, non ci dici niente? No, che non vi dico niente, in questo momento sono sovraccarica di Lituanie messe al posto del Mar Nero e di mar Adriatico messo al posto dell’Oceano Atlantico, meglio dimenticare. E poi ho avuto un lampo che il giorno dopo era il giorno della memoria e avevo previsto questo e quello ma non si poteva: tutte le aule video occupate, tutte a fare vedere La vita è bella e Train de vie. Allora ho pensato un’altra cosa (che mi è venuta in mente grazie a Prof2009; Prof, se passi, sappilo, poi ti dico) e sono corsa dal cartolaio a prendere questo e quello, non posso dirvelo, perché poi mi riconoscete. Non nel senso che sono l’unica in Italia ad essere andata dal cartolaio mercoledì, ma nel senso che poi insomma, la rete, di qui, di là. Comunque, sono andata e sono tornata anche con il pane. E poi ho dovuto compilare il curriculum europeo, avete mai fatto? È una cosa lunghissima, sono andata a vedere come l’ha fatto il mio Capo e mi sono spaventata da tante cose ci ha messo, un po’ ho copiato, un po’ ho pensato bene a tutto quello che ho fatto e alla fine ci ho messo anche le figu; cioè, non ci ho messo fisicamente le figu, ma ho scritto: so fare le figu (competenze artistiche). Me l’ha detto mia figlia di metterlo. Però non mi ha fatto mettere: so lavorare a maglia. Amen. Ho finito alle otto meno un quarto. Ho mangiato una schifezza e poi sono andata alla commissione scuola del paese dove insegno. È stato interessante: ho imparato che uno degli esperti del comune è un luminario, che noi monitorizzavamo la scuola e che un progetto in cui secondo me è molto limitativo. Sono andata a letto a mezzanotte tutta contenta.
Giovedì a momenti non mi svegliavo. Invece mi sono svegliata e ho portato a scuola (quattro ore senza buchi) tutto il daffare di cartoleria del giorno prima e ho detto: bene ragazzi, oggi si fa questo e quello. Ma prima, tanto per creare l’atmosfera, ché il diario di Anna Frank lo conoscevano già e L’albero di Anne uguale, ho buttato lì la lettura di Se questo è un uomo, e meno male, ché un silenzio così in classe è difficile.
Poi si sono scatenati con il lavoretto (quello della cartoleria che non vi posso dire), ci abbiam messo tre ore ma è stato bello. E poi sono andata a casa e ho detto: ora dormo. Invece salta fuori che era il giorno degli occhiali, che bisognava prendere su la macchina e andare in grande cittadina a cercare un paio di occhiali, anzi, Quel Paio di occhiali, e in grande cittadina Quel Paio non c’erano, allora va in grande e famoso centro commerciale in mezzo alla campagna, e lì Quel Paio c’era e costava 220 euro, dimodoché a grande e famoso centro commerciale di pianura e campagna han sentito un po’ di urla, ma non c’è problema, siamo tornate a paesello a prendere Quel (Quasi) Paio di occhiali che costava la metà, con la figliola che prima vuole una montatura da 220 euro (che, ripeto: col cavolo) e poi vuole le lenti leggere graffiabili e piene di riflessi, che tanto, si sa, quando non ci vedi l’importante è la montatura.
Ve l’ho fatto lunga per dire che è stata lunga anche ieri e siamo tornate che era già buio e io ho detto: domani mattina lavo la roba blu, la roba gialla, la roba grigia, faccio andare la lavastoviglie, preparo l’arrosto per stasera, scrivo un libro, rispondo alle mail, faccio finalmente il verbale e leggo il nuovo libro di storia che mi hanno dato.
Diciamo che l’arrosto l’ho messo sul fuoco, ecco.

(volevo dire in particolare ad Angiò che sono sfinita)

Ma in compenso

C'ho una figlia che quando era piccola e portava il 32 di scarpe, diceva che le andava bene il 30 pur di prendere le scarpe che voleva lei (che poi non riusciva a mettere). Oppure diceva che il 32 le faceva malisssssimo, pur di non prendere le scarpe che a lei non piacevano.
Per dire il tipo.
Quando ha detto che non ci vedeva, che aveva assssolutamente bisogno degli occhiali, io ho pensato al 32 e mi sono informata se l'utlima moda sia portare gli occhiali che fanno tanto figo. E poi ho lasciato perdere.
E' tornata all'attacco da poco: e non ci vedo alla lavagna, e non ci vedo quando vado in giro, e sono orba, e come faccio, e di qui e di là.
Perciò ci arrendiamo e la portiamo dall'oculista: ci vedi, non ci vedi, leggi qui, leggi là, guarda sul verde, guarda sul rosso, ci vedi, meglio?, e adesso?, ora guarda sul verde, guarda sul rosso, metti questa lente, no?, quest'altra, sì? ci vedi meglio?, meglio, ora leggi qui, su giù, di là e di qua, da destra, da sinistra, da su, da giù, meglio?, meglio.
Brava, promossa, 80 euro (con ricevuta e sconto perché sei tu).
Prendiamo la prescrizione delle lenti, la ricevuta, e usciamo.
E la figlia fa:
Ma io con quelle lenti lì che mi ha messo non ci vedevo bene.
Eeeeh??? E perché non glielo hai detto???
Credevo se ne accorgesse da solo.

No, dico: poi io mi lamento dei virgulti.

Sorprese

Stiro, con un figlio di fianco che sta costruendo un sito per appassionati di hard rock e heavy metal, o qualcosa del genere. Intanto guardo un film in DVD.
Domanda del figliolo: "Ma che film è?"
Risposta della madre: "A piedi nudi nel parco."
E il figliolo: "Molto carino."

Mariasth Gelmader e la Morte nera

Emigro in Fillandia

FillandiaOra, io posso anche capire che pretendere che uno sappia e conosca e trovi sulla carta tutti i Paesi d'Europa, e se li ricordi almeno fino a giugno, sia un po' una mia fissa; posso anche capire che pretendere che uno sappia cos'è l'euro (una moneta?, no, è La moneta Unica) suoni un po' troppo cinico e utilitaristico; posso persino comprendere che insistere affinché si distingua la Romania dal Mar Nero, e fare imparare a memoria che il Mar Nero non è nell'Unone Europea e la Romania invece sì, può essere considerato una pignoleria di poca sostanza; posso capire tutto ciò.
Ciò che non capisco è perché otto persone su ventiquattro, dopo aver studiato per la quarta volta in un mese e mezzo i 27 Paesi dell'Europa Unita, se ne ricordino a malapena 7, e scrivano che uno dei sette è la Fillandia.

Naturalmente, facendo un giro sul web si comprendono anche questi virgulti deficienti. Ditemi, come posso combattere contro il Web?
Fillandia6

(l'ultimo titolo verrà presto sostituito da: Strage per la Fillandia)

Sogno o son desta? (con aggiornamento speranzoso)

FahrenheitDicevo l'altro giorno che alcuni passaggi storici sono assai difficili da far comprendere ai virgulti (e, diciamolo pure), da comprendere noi stessi). Non conosciamo le sfumature, i passaggi minimi, il lento crollare, che so, dalla democrazia alla dittatura fascista.
Dicevo l'altro giorno che, quando spiegherò il Novecento la prossima volta, potrò invece farlo con cognizione di causa, documenti vivi, veri e reali. Con l'attualità, insomma. Dovrei ringraziare? Be', no ce la faccio, E comunque, grazie, basta così, finish, ho già abbastanza materiale, inutile fornirmene altro…
Di che parlo?

Guidata da un'indicazione di LGO, e rimbalzata da un sito all'altro, scopro quel che sta avvenendo in provincia di Vemezia (copio e incollo dal sito dei Wu Ming):
L’assessore alla cultura della provincia di Venezia, l’ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimerà alle biblioteche del veneziano di:
1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti;
2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati “persone sgradite”, dice).
Il bibliotecario che non accetterà il diktat “se ne assumerà la responsabilità”.

eccetera eccetera.
Io, per ora, segnalo. E scrivo questa letterina [*] al signor
raffaele.speranzon@comune.venezia.it

Non ho firmato l’appello per la scarcerazione di Battisti e sono una di quelli che sperano che venga estradato in Italia.
Questo non toglie che la sua iniziativa sia un atto di fascismo puro e semplice che trovo ripugnante. Mi autodenuncio come lettrice di libri. Sia di autori che hanno firmato l’appello per la scarcerazione di Battisti, sia di quelli che non l’hanno firmato. La sua pretesa di togliermi la possibilità di leggere anche soltanto un libro per qualsiasi motivo è ripugnante, un atto fascista e indegno. Per questo, e per il mio profondo rispetto delle idee di chi la pensa diversamente da me, non posso accettare questa linea che ricorda tant, ma tanto, gli antichi roghi di ispirazione nazista.

[*] Scusate, pliiis, la letterina non è arrivata: raffaele@speranzon.it> Mailbox has exceeded the limit 
Forse gli ha già scritto qualcun altro…

Comunicato stampa da Lipperatura
Intervenendo a Fahrenheit, il programma pomeridiano di Radio3, la presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto ha duramente preso le distanze dall’assessore alla cultura Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi aveva chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche dei libri di quegli autori che nel 2004 avevano firmato un appello per Cesare Battisti. “Ritengo che quella di Speranzon sia un’iniziativa a titolo personale e non espressa nel suo ruolo istituzionale. Qualora presentasse la proposta in giunta, sappia che la provincia di Venezia non la sosterrà. Le biblioteche sono un luogo libero”. Condanna anche da Claudio Leombroni, vicepresidente dell’Associazione Italiana Biblioteche, che ha annunciato una presa di posizione ufficiale: “Speranzon fa torto all’intelligenza dei lettori italiani, perfettamente in grado di giudicare da soli”. La scrittrice Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello, ha sottolineato il pericoloso precedente costituito dalla proposta, mentre lo storico Luciano Canfora l’ha accostato al ritiro dalle biblioteche delle opere di autori ebraici durante il fascismo. “Un’iniziativa, quella di Speranzon, di gigantesca idiozia”.

Ciò che mi aspetta domattina

Otto meno un quarto. Buio e silenzio. Arranco verso il portone della scuola.
Che voi tutti lì a chiedere: ma che cosa ci fai alle otto meno un quarto già davanti al portone, al buio e al silenzio?
Ecco, mi godo il buio e il silenzio.
Ma.
“NostraProf, buooongiooorno!”
 ‘gngiuornoo, faccio io…
“Proooof -, fa la vocetta sempre più acuta, – proooof, facciamo storia?”
Agito la mano per aria in modo che si capisca una cosa come: certo, vedremo, in ogni modo abbiamo ancora tempo per pensarci, puoi lasciarmi in pace?
“Allooora, prooof, non facciamo storia?”
Faccio segno: dopo, dopo.
“Ah, va bene, prof, che bello, prof, ci vediamo dopo, prof!”
Mi metto in salvo dentro il portone, vado in sala professori, mi siedo, silenzio e buio, ancora per un po’.
Poi, vabbè, comincia ad arrivare qualcuno, colleghi, zitti e buongiorno, colleghe, vocianti e “hai visto la Gelmini ieri sera, che cretina”, si comincia starnazzare, mi metto starnazzare anch’io, registro dov’è?, libro borsa, cartella, cartelletta a più scomparti nera con le verifiche corrette, quaderno, eccetera, e suona la campana, ma come, già suonata?, andiamo, è tempo, su, ragazzi, entrare, salire le sca…
“Buoooongiooorno, NostraProooof!”
Mmmpf…
“Ci vediamo ancora, NostraProoof!”
Eh, per forza, pensavi fossi volata via?
“Ah, ah, Proooof, com’è simpatica!”
Sali e sta’ zitto.
“Ah, ma io volevo solo dire che mi ha fatto ridere”.
Sali, per piacere.
“Sì, Proooof, sì, salgo, facciamo storia?”
Stai zitto, per favore.
“Sì, Prof”.
Resiste fino a che siamo in aula. Metto giù libri cartella borsa cartelletta quaderno, apro il registro, devo firmare, mi giro per prende…
“Prof, habisognodiunapenna?”
E ce l’ho lì di fianco con una Bic smangiucchiata.
Mi giro sollevando la mia stilo e gliela faccio vedere.
Lui ridacchia e ride e comincia:
“Ah, no, ce l’ha, che bella, che bella penna, lo sa che anche mio zio una vol…”
Sta’ zitto, e vai al posto.
“Sissì, Prof, volevo solo darle la penna ché magari lei non trovava la sua e all…”
Sta’ zitto e siediti.
“Sì, Prof, mi siedo subito. Facciamo storia?”
Prendete italiano.
“Prof, però sull’orario c’è scritto che a quest’ora si fa storia”.
E allora perché hai  continuato a chiedermi se si fa storia?
“No, però, perché, sa, magari oggi facevamo prima italiano”.
Ecco.
Prendete il quaderno che..
“Ecco, prof, vede, era meglio se facevamo storia”.
Eeeh???
“No, dico, era meglio per me se facevamo storia”.
E perché, di grazia?
“Perché il quaderno di italiano non ce l’ho”.
Bene. Quattro.
“No, prof, è solo che l’ho lasciato da mia nonna, ma il compito l’ho fatto”.
Prendete il quaderno che dobbiamo continuare a…
“Prof, allora il compito glielo porto domani?”
No, domani mi porti lo schotch grande marrone che te lo metto sulla bocca.
“Ah, ah, ah, prof, com’è simpatica! Ma lo sa che lei è proprio simpatica?”
Sì, e se vai avanti a parlare divento più simpatica ancora e ti metto lo scotch anche sulla testa.
“Ma nooo… Neh, che fa apposta, eh?”
Vedremo, Tu porta lo scotch e poi vedremo. E adesso cominciamo.
“Sì, prof, facciamo storia?”
Mi siedo. Penso. Penso molto forte.
Eppure lui rimane lì.
Mi guarda e sorride e apre la bocca.
Qualcuno lo vuole?

Così va il mondo

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