Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: febbraio 2011

Scusate se non aggiorno…

…devo prepararmi a inculcare le capitali europee.
(che disgraziata di prof)

Sennò è inutile

Ora di udienza quasi finita.
Arriva la mamma di BellAddormentata
(quella che, a settembre: avete fatto male a promuoverla,
a ottobre: non studia perché le sue amiche la prendono in giro,
a novembre: se la bocciate la porto via,
a dicembre: è tanto malata,
a gennaio: se suo papà vede questa pagella l’ammazza,
a febbraio: le hanno rubato i libri).

Buongiornoscusilritardo.
Niente, si figur…
No, perché un camion mi è venuto addosso al rondò dove c’è la farmacia Pinca e la gioielleria Pallina e ha messo la freccia di qui e poi è andato di là e ancora di qui e mi è venuto addosso!
Oddio, mi spiace, sta bene?
Io? Io, sì, perché?
No, voglio dire, l’incidente, la macchina…
Ah, la macchina è piena di bolli, chissenefrega, un giorno una professoressa mi ha rigato il fianco con la macchina perché era un po’ lì e dava un po’ fastidio e allora una professoressa mi ha rigato con la chiave la macchina, lo sa?
[mi guarda]
Eeeh, roba da matti…
Ma BellAddormentata come va?
Allora, guardi qui… ha visto, i voti sono ancora bassi, però in classe è più…
No, perché, guardi, non è per dire, ma le hanno rubato il libro di esercizi e io un altro non glielo compro e se poi arriva la fine dell’anno che salta fuori, il libro, allora vado dal Preside.
Sì, giusto, però, vede, nell’ultima verifica…
No, perché suo papà glielo dice sempre: tu sei sceeeema! Allora io le ho detto: ma se ti bocciano non vedi più i tuoi compagni e non c’è più LaVostraProf, eh, non la vedi più più, eh, lo sai? Allora lei ha fatto un salto e mi ha guardato, ma comunque, non è per dire, ma l’Albachiara, eh?, l’Albachiara che è stata promossa!
Guardi, signora, lasciamo stare gli altri alunni, vediamo se BellAddorm…
No, perché, guardi, che io l’Albachiara la vedo che viene lì a casa mia, mette giù…
Lasciamo stare Albachiara, vedia…
…lo zaino e chi s’è visto s’è visto, e io capisco la situazione, poverina, e la mamma e il papà e il fratello, ma l’Albachiaaaara! L’Albachiaaaaara è stata promossa! Com’è che allora…
Sarà perché Albachiara ha voti più belli di sua figlia.
Eh? Ah? Oh! No, ma io dicevo suo fratello, di Albachiara: hanno promosso suo frat…
Sarà perché aveva sostegno, signora? Perché noi abbiamo promosso anche Bacon che non legge e non parla.
Ah, eh, oh, no, ma guardi, lo sa, è malata, scusi, eh, ma la tengo a casa se è malata, mia figlia, che l’altro giorno era malato anche suo fratellino e lei stava lì e lo guardaaaaava, lo guardaaava, io non so che cosa c’ha con questo fratellino.
Sì, però, signora, BellAddormentata ha preso ancora 4 in geografia e oggi non aveva il compito di storia e nemmeno i libri di religione.
Ah, ma se non saltano fuori i libri io vado dal Preside, che i suoi compagni portano via i libri.
Oddio, le hanno portato via il libro di religione?
No, perché?, quello di scienze.
Quello di scienze? E la professoressa lo…
L’anno scorso, però.
L’anno scorso? Ma…
Poi alla fine dell’anno ce l’aveva nello zaino e io le ho detto: chi te lo ha messo nello zaino questo libro di scienze che prima non c’era? E lei poverina mi ha detto quale libro di scienze e io le ho detto: questo libro di scienze, ma se succede ancora che…
Scusi, però, torniamo a geografia e storia, dove vedo che…
No, perché, guardi, io lo so che è stata malata, è stata tanto a casa ma io adesso vado giù in Terronia e me la porto, eh, a scuola non viene per un po’, cosa deve fare?
Signora, deve studiare lo stato che…
Eh, ma come fa, lei glielo deve dire bene che cosa deve fare se no la figlia non lo sa.
Guardi che è un mese che le ho dato uno stato da studiare.
Ah, eh, oh, ma però dov’è che lo studia? Perché noi andiamo giù e lei viene anche se le ho detto: vuoi vedere che non andiamo giù?, ma noi andiamo giù e lei come fa?
Eh, magari, signora, le faccia portare giù il libro di geografia e le dica di studiare per quando torna, che la interrogo, perché per ora c’ha tre, sul registro.
Ah, già, sì, è perché le sue amiche le danno tutti i compiti sbagliati, però allora la faccio studiare e quando torna lei gliela prova, così almeno sette poi lo prende, perché io voglio almeno sette, eh?
Sì, invece storia, guardi che la settimana…
Ah, eh, ecco, storia, storia poi vediamo. Però una volta ha studiato storia, si ricorda, che lo sapeva metà e lei ha scritto che lo sapeva metà e io ci ho detto: chissà come era contenta la prof che metà lo sapevi, ci scommetto che era contenta come una pasqua, e la figlia ha detto: sì, era tanto contenta, e io ci ho detto: sì, me ne sono accorta da quello che ti ha scritto, che mia figlia una prof brava come lei non la trova più, grazie, eh, adesso vado, quando torna la faccio studiare geografia, ma lei ci deve dire che cosa deve studiare, se no è inutile.

Mio maritino dice sempre: siete una categoria di merda. E c’ha ragione.

Alla fine di un collegio docenti,

dove l'opposizione ai tagli e alle decisioni di smontare la scuola pubblica
è stata smontata in cambio di due gite scolastiche
(senza le quali ovviamente non si può vivere e non si può far scuola);

dopo che una collega ha alzato alto il suo plauso
alla possibilità di avere un pensiero divergente
(che, nello specifico, era: facciamo quello che vogliono i genitori,
non protestiamo,
non ci facciamo sentire);

concludo che
Berlusconi rimarrà in eterno
la Gelmini rimarrà in eterno
la scuola pubblica perirà all'inferno

e la classe docente si merita ogni inculata (scusate il francesismo)
che le si è dedicata
e le si vorrà dedicare
da ora in poi.

p.s.: auguro alle mie giovani colleghe che hanno votato contro la precedente decisione
del Collegio docenti; che sono corse dietro al miraggio di una gita a Genova;
che non hanno capito che si cerca di tenere in piedi la scuola anche per loro,
anche protestando, anche opponendosi,
di essere tra quelle che l'anno prossimo non avranno più cattedra.

Armiamoci e partite (settimana di duro lavoro)

11 febbraio, venerdì: la Camera dei deputati non ha lavorato; al Senato nessuna seduta; hanno lavorato solo le Commissioni sul decreto Milleproroghe.
12 e 13 febbraio, sabato e domenica, non scherziamo, tutto chiuso.
14 febbraio, lunedì: la Camera non è stata convocata, riprenderà i lavori domani; il Senato inzia a lavorare alle 4 e 38 del pomeriggio, con quattro voti sul decreto Milleproroghe.
15 febbraio, martedì: la Camera si riunisce alle 11, la seduta è sospesa alle 11 e 25, riprende alle 11 e 38 affinché il presidente possa annunciare la fine dei lavori; la Camera viene riconvocata per il pomeriggio, alle due e mezza e interrompe i lavori alle 5 e 35; poi riprende alle sei (ore 18) e chiude alle 21. In Senato i lavori vanno dalle 9 e 35 fino alle undici meno un quarto. Si riprende alle dodici meno un quarto (11 e 45) e si interrompe alle 11 e 46 (il minuto di lavoro non è un errore); Si riprende alle 12 e 36 ma si sospende subito fino alla una meno cinque, però i senatori tornano in aula alla 1 e 03, lavorano (ah ah ah) fino alla una e 19 e si sospende per un'ora. Poi si lavora ancora dalle 14 e 19 fino alle 14 e 22 (i tre minuti non sono un errore); si ricomincia alle 4 e un minuto e si termina alle otto e sei minuti.
16 febbraio, mercoledì: non ho trovato ancora dati, ma sono sicura che hanno lavorato indefessamente.
17 febbraio, giovedì: alla Camera si comincia alle 9 e 40 e si interrompe alle 9 e 45; si riprende alle 10 e 10 e si termina alle 12 e 30; si ricomincia il pomeriggio alle 15 e 10 per interpellanze urgenti (!) e si chiude alle cinque meno cinque, con la Camera riconvocata per il martedì successivo. Al Senato si comincia alle 9 e 30 e si conclude alle 9 e 42 (dodici minuti totlai di lavoro, ah ah ah); il Senato viene riconvocato per il martedì successivo.
18 febbraio, venerdì: la camera non è stata convocata; hanno lavorato solo alcune Commissioni; prossima seduta martedì prossimo, alle 11. Niente lavori nemmeno al Senato; prossima seduta martedì alle 16,30.
festaUnità

(Calderoli, fulgido esempio di dedizione al lavoro)

Il mio amico di penna americano

Come sto? Eh, mah, non saprei, quasi quasi stavo meglio prima, ma insomma, diciamo: bene.
Ho fatto un bel lavoretto per la scuola, ieri. Tempo impiegato, calcolato: otto ore e un quarto.
Cioè: io sono stata otto ore e un quarto, tossendo e sputacchiando, al computer e al tavolo con forbici e colla eccetera per far tutte le prove e provine,  per un lavoro che i virgulti mi bruceranno in un’ora e mezza, forse due se riusciranno a fare abbastanza casino, senza nessuna sicurezza che poi rimarrà qualcosa nella loro zucca.
Il che pone interessanti quesiti sul fatto che, se io fossi sana e in forze e in questi giorni fossi andata a scuola, il lavoretto quando lo preparavo? Di notte? Eh, sì, lalléro.
Comunque, transeat (congiuntivo presente, ho fatto il classico, eh, quando si sta per morire affiorano tutti i ricordi, coff coff, malaaaataaa…).
BObamaEra un’altra la cosa che vi volevo dire ma voi mi distraete e finisco sempre per parlare di scuola. Ah.
L’altra cosa è questa: mi ha scritto Barack.
Quel Barack.
Guardate lì di fianco, lasciate perdere il Norton in rosso, non ce l'ho il Norton, è per via del mio figliolo che ha fatto impiantare il loro computer prima ancora che riuscissimo a pagarlo, ma transeat di nuovo. Guardate sotto il Norton, ok?


Ora, tutti lì a chiedere: com’è che ti scrive Barack?
Eh, non lo so. Cioè, probabilmente io feci qualcosa, in tempi andati e non sospetti. Non mi ricordo bene cosa. Magari gli ho solo detto: eh, su, tieni duro. Non so, assicuro. Onde per cui (comunque) qualche mese fa mi ha scritto Michelle, BObama1e ieri mi ha scritto lui. Cioè, non proprio solo lui. Lui e un altro, certo Mitch, che ho mai sentito nominare: secondo me è uno di quei ragazzotti che vedi nei film, quelli che sono in quelle stanze piene di manifesti e foto del presidente futuro, pieni di stelle e strisce e sono lì per assicurarsi che il presidente futuro diventi il Vero e Unico Presidente, e continuano a telefonare, incollare francobolli, mandare volantini e correre di qui e di là. Vi citerei il film ma non lo ricordo. Secondo me ci siamo capiti.
Ma non è neppure questa la cosa che vi volevo dire.
È proprio la lettera.
Cioè, ora, se me lo chiedeste a bruciapelo vi direi pure che gli americani, così, come categoria, mi stanno pure un po’ sulle balle; c’è la faccenda delle assicurazioni per la salute, e poi quella storia degli Angeli Custodi del Mondo che, per carità, ci è anche venuta comoda, una volta o due, ma ora, sì, basta, eh, stiamo esagerando, eccetera.
Quindi, detto questo, c’è anche da dire che ricevere lettere come questa mi ha fatto pensare che forse, sì, ciao, vado in America. Magari è tutto fumo, ma, insomma, se ci pensate, al fumo che sta girando ora nei palazzi del potere italiani, ecco sono sicura che anche voi trovereste meglio quello che gira su Barack.
Ah, sì, devo dirvi della lettera, fumo o non fumo.
Intanto, il subject: il subject è “What do you tink?”, che, anche per una che non sa l’inglese, come me, è abbastanza chiaro. Qui c’è qualcuno che si firma Obama e vuole sapere che cosa ne penso.
Ecco, poi la lettera è lunga e spiega tutto per benino, ma io vi metto l’inizio, che è già sufficiente, a parer mio:

Amica,
questa settimana, il presidente ha mandato il suo bilancio al Congresso. E 'un piano per ricostruire la nostra economia e vincere il futuro – un piano che preparerà il nostro paese e i nostri figli per i lavori e per le industrie di domani. È una proposta per vivere secondo le nostre possibilità, in modo che possiamo investire nel nostro futuro. Ma il bilancio può essere complesso, confuso, e facile da distorcere in un ambiente partigiano. Il presidente Obama, però, potrà contare sul nostro aiuto. Ecco perché vogliamo il tuo parere.
Prenditi un minuto per conoscere le priorità del presidente all’interno del budget e quindi per farci sapere che cosa è più importante per te. Il tuo feedback ci aiuterà, guidando il lavoro che facciamo e le strategie che utilizzeremo nei prossimi mesi. La visione del presidente è ambiziosa, ma responsabile. Pur prendendo difficili decisioni su alcune cose che non possiamo permetterci, il bilancio comprende anche investimenti mirati di cui abbiamo bisogno per creare occupazione e garantire un futuro migliore per le nuove generazioni”
.

Seguono i cinque “pilastri” della visione del Presidente. Che, sì, magari ricordano i cinque pilastri dell’Islam, così che ricominciamo pure a dire che Barack è muslim, ma, non so, lì c’è anche un link (proprio dove dice “per BObaBudgetfarci saper eccetera”) che vi manda a una paginetta semplicissima, e voi scegliete le vostre priorità.
Ora, io ho scelto l’education, e magari mi pensavo di poter mandare a Obama il dettaglio degli investimenti necessari per le scuole e invece, clic, e morta lì.
Però.
Non so.
Sto pensando al nostro budget.
Al budget italiano.
Sì, sto pensando anche alla Cretina.
Che quando le cose le vanno male e le scuole rimbalzano il suo metodo di valutazione, invece di studiarsene un altro (ah ah ah, ho detto studiare e Gelmini nella stessa frase, uh uh uh) decide di fare come vuole lei, metodo Brunetta, valutiamo così e cosà, di qui e di là, adesso e dopo.
Il “cosa” valutare rimane un mistero.
E vabbè, mi avete di nuovo trascinato nella scuola.
Non volevo. Volevo solo dire di Barack, il mio amico di penna Barack.
Salute a tutti.
Io procedo con l’ambroxolo.

Veritera descrizione dell’ora di Supplenza della collega Angiò

Ok, ho ceduto.
Ok, non riesco più a parlare.
Non ho febbre, ma se tossisco vi girate a cercare la caverna che sta rimbombando.
Sono io.

Ho telefonato al Receptionist-equivalente alle ore sette e mezza per dirgli: sto male, sto a casa, il medico mi ha dato tre giorni.
Sì, ho contrattato tre giorni di malattia. Il Doc ha accettato perché dopo ho giorno libero e dopo ancora lui crede che la scuola sia chiusa e dopo ancora c'è domenica, così il Doc pensava che sarei stata a casa difilato sei giorni e invece.
Vabbè.
Vedremo.
Dopo mezz'ora mi ha telefonato il Receptionist per chiedermi se avevo chiesto un permesso non retribuito.
Gli ho detto che ero in ma   lat   ti    a, raschiando le ultime gocce di voce rimasta.
Ero preoccupata perché, essendo io a casa, qualcuno avrebbe dovuto supplirmi.
Che sciocca.
Mi ha sostituio la collega Angiò.
Mi ha appena scritto la collega Angiò.
Mi sembra doveroso cederle la parola.

"Si sono dimenticati di dare la supplenza e a metà dell'ora mi hanno beccato sola soletta in aula insegnanti e mi hanno spedita a coprire la classe.
Comunque è stata una bella mezz'ora …
Ragazzi che cosa dovevate fare in quest'ora?
Cittadinanza
Bene, cosa state facendo?
Niente.
Come niente, è impossibile.
Stiamo parlando delle foibe, ma solo un gruppo.
Ho capito. Beh, questo gruppo cos'ha imparato? Quando e dove si sono avute queste foibe?
E così abbiamo chiacchierato un po' finendo a parlare del fatto che l'Istria, anche se solo marginalmente, è stata coinvolta anche recentemente in una guerra…  Una pensava si trattasse della guerra fredda al che ho dovuto spiegarle che no, quella era già finita…
Insomma spero di  non avergli detto troppe cazzate.
Comunque direi che erano molto partecipi, tanto che dal fondo si è alzata una voce e…
Prof, possiamo giocare all'impiccato?
Locco è diventato subito molto interessato tanto che all'impiccato voleva far disegnare anche il pene, mentre Alexmessomalex voleva venire alla lavagna perché la classe potesse indovinare la parola figa
".

Questa è  la mia classe, medamsemessié.

Chiamatemi Euridice

EuridiceSta di fatto che hanno mandato questo elenco alla mia scuola.
Era un elenco di gente da controllare.
Controllate bene, dice l’elenco, ché poi li mandiamo in pensione perché son vecchi, perché son qui e perché son là.
Sta di fatto che c’era anche il mio nome, mi dice uno che passa e che si è offeso per via del vecchio e vuole dividere l’offesa.
E io vado nel settore amministrazione, pensione, vecchiaia, controllo, con un sorriso da qui a là,
e l’applicata mi guarda  e mi fa, con la mano che spazza l’aria davanti a me:
vada, vada, è un errore, lei non c’entra, non mi faccia perdere tempo.
Ho provato a obiettare, a dire, a citare.
Mi sono persino inginocchiata davanti alla scrivania e ho detto: la prego.
Ma l’applicata ha sospirato e ripetuto:
ma va’ là, via, sciò, non mi faccia perdere tempo.
Insomma, ho intravisto la luce e poi sono ripiombata negli Inferi
(con in più la supplenza e l’ultima ora del pomeriggio).

Sìììì, le tasse, evitaando le imposte più dure…

Bene.
Ma quante cose che spuntano quando non puoi profittare del web. Così che, in queste giornate convulse (eeeh… sì, come no), mentre girovagavo casalingamente per l’appartamento sossopra, parlavo con voi, care ombre del web, del blog, dei link, dei social network ecseterà ecseterà. Parlavo con voi e mi davo un po’ della bamba da sola, perciò voi esimetevi. Ma era per dirvi che potrei mettermi qui, ora che l’omino telecom ha fatto el so mesté, a parlarvi di: omino telecom, tasse, alunni, scuola, Gelmini, governo e porci (scusate la ripetizione).
Ma vi ho visto interessati, e devo ancora pagare la tassa sulle tasse, così magari se ve ne conto su un po’ poi me lo ricordo, di pagare la tassa sulle tasse.
Dunque, dicevamo.
Cinque controlli fiscali.
Sullo stesso anno?
No, macché, un po’ qui e un po’ là.
Il primo, oltretutto, sul marito. Ora vi dico come l’ho capita io dal gentile (e belloccio) signore che si è messo a spiegarmi l’arcano da dietro il tavolone dell’Ufficio Entrate. Siccome la ditta di mio maritino fu venduta a metà dell’anno duemilaequalcosa, la nuova ditta continuò a fare i versamenti come la vecchia ditta. Ma siiiccooome quell’anno lo stato cambiò qualcosa, fu così che i versamenti della nuova ditta erano un po’ meno di quelli che lo stato avevo di colpo deciso nel corso dell’anno. Sicché noi s’è dovuto pagare 400 euro, più 250 euro di multa perché quella cretina della postina non mi ha mai portato la prima raccomandata che mi avvisava del fattaccio.
La seconda volta mi chiamano per la mia dichiarazione, perché, per un altro anno (fiscale), manca una figlia. Cioè. La figlia c’è, ha il medico di base, ha un codice fiscale, è iscritta a scuola, a momenti fa pure la patente, ma non c’è. Cioè, il signor Belloccio mi spiega (la seconda volta) che se non sono stati loro (essi, ufficio entrate, stato, tasse, eccetera) a dirmi che la figlia c’è, la figlia non c’è. Il che significa che la figlia non c’è (per loro), e che io devo restituire i 13 euro al mese che lo stato mi dà per mantenere i figli che non possono mantenersi da soli. Ora non so se vi ricordate quanto costava la montatura degli occhiali. No, per dire che io i 13 euro li potevo pure dare indietro, facevo beneficienza ai porci e morta lì. Ma mi pareva brutto che la figlia non esistesse. Così ho dovuto chiedere, per favore, di dire che la figlia c’era. Il Belloccio mi stampa il codice fiscale che noi abbiamo già e mi dice: ecco, la figlia c’è.
La terza volta mi chiamano (al telefono) piuttosto scocciati perché non sono andata a regolarizzare la posizione della figlia e del figlio. Oh, com’è ‘sta storia? Spiego che la figlia, il Belloccio, il codice, eccetera. Eh, ma il figlio, dicono. Così che io ritorno. Trovo il Belloccio (che non è quello che ha telefonato scocciato, perché il Belloccio mi tratta benissimo), spiego, lui fruga nel computer e dice: eh, sì, il figlio non c’è, quindi le lasciamo i 13 euro della figlia, ma deve ridarci quelli del figlio. Al che io dico: ma il figlio c’è, ha il medico di base, ha un codice fiscale, è iscritto a scuola, e c’ha anche due tesserini della regione Lombardia (ché noi c’abbiamo un governatore che cari amici a breve sarà ollain la nuova versione del portale, sono stato eletto fuori legge per la quarta volta ma vi mando i tesserini sanitari con il cip). Allora il Belloccio dice: no, guardi, il figlio non c’è, ora facciamo richiesta che ci sia se no i 13 euro ecseterà ecseterà.
Così fa richiesta e appena fa richiesta gli si impianta il computer.
Ora, voi che siete sempre attenti vi chiederete: perché si impianta il computer?
E io che son ben gentile rispondo: il computer si impianta perché il figlio c’era.
Cioè: a loro non risultava, ma se chiedevano di farlo risultare risultava che c’era. Capito? Così che (per farla breve) il Belloccio alla fine non chiede il codice fiscale del figlio (che c’è e risulta) ma una copia.
E di nuovo voi attenti chiedete: perché chiede una copia?
Perché ormai il computer stava lavorando sul figlio (che c’era) e se lui (il Belloccio) avesse detto al computer che il figlio c’era, lascia stare, amici come prima, il computer si sarebbe impiantato di nuovo. Dimodoché io prendo il codice fiscale del figlio (copia), chiedo al Belloccio: e adesso cosa ne faccio? E lui risponde: be’, lo butti via. E io lo tengo (non si sa mai) e tengo anche i 13 euro per mantenere il figliolo (che c’è).
La quarta volta mi hanno chiamata perché io c’avrei pure un’adozione a distanza, o due o tre, non sottilizziamo. Non sottilizziamo perché loro si impuntano su una e mi dicono: guardi, lei dichiara che c’ha un’adozione a distanza e quindi manda nel terzo mondo un tot di euro al mese (che, tra parentesi, sono di più di quelle che lo stato mi dà per mantenere i figli a carico nel primo mondo).
Io dico: oh bella da ridere, sì.
E loro:         noi        non          ci          crediamo.
Siamo mica scemi; siamo mica come quelli che credono che quella là sia la nipote di quell'altro
(no, questo non l'han detto ma era per l'aggancio all'attualità).
Onde per cui lei ora ci fa vedere i documenti originali dai quali risulta che lei adotta a distanza e ha così diritto di dedurre dal reddito imponibile in misura pari al 10% del reddito complessivo dichiarato (e qui fanno un bel sospirone) oppure: multaccia!
Io produco i documenti originali da cui risulta. Poi passo a salutare Belloccio ed è finita lì.
Cioè, no.
Perché l’altro giorno la postina NON mi lascia la raccomandata, anche se io sono in casa, e mi lascia il cartellino giallo di avviso che comunque c'è una raccomandata. Così che io corro, il giorno dopo, 8 febbraio 20011, ore 15 e 58, a prendere la raccomandata e la apro ed è di nuovo l’Ufficio delle entrate che mi dice: brava che hai sistemato le cose per la figlia (che non c’era) e il figlio (che però già c’era, ma vabbè, transeat), proprio brava.
Però.
Però in seguito a controllo formale della dichiarazione presentata nell’anno 2008 per il periodo di imposta 2007 l’ufficio ha operato le rettifiche riportate nei prospetti allegati nei quali sono esposti i motivi delle variazioni dei dati, gli esiti del controllo formale e il riepilogo delle somme dovute.
Ora, vi risparmio i prospetti allegati, ma vi chiedo di leggere l’ultima parte: le somme dovute.
Cioè: risulta che c’ho  una terza figlia (vero), che questa figlia avrebbe lavorato nel 2007 (controlliamo), che ha lavorato abbastanza per mantenersi da sola (cioè guadagnando più di 2841 euro in un anno), e quindi io non solo devo restituire i soliti famosi 13 euro per quest’altra figlia, ma devo anche pagare una multa (ridotta, grazie, ben gentili) e gli interessi, per un totale di 34 euro e 80 centesimi.
Che pagherò senza nemmeno controllare il controllabile, basta che ora mi lascino in pace.

E se qualcuno si chiede come so che ho ritirato la raccomandata alle 15 e 58, rispondo che nel mentre del ritiro ho preso la mia (prima) multa per divieto di sosta.

A tutti quelli che si stanno interrogando sul boschetto di Dick

Avviso: siamo senza telefono e, di conseguenza, senza Internet.
Ieri il figliolo era nervosissimo.
Io un po' meno ma mi aggiravo sperduta per la magione
pensando che non avevo più scuse: dovevo stirare.
Ora sono a scuola e, per chi ha già preso il telefono per avvisare Brunetta,
chiarisco che questa è una delle mie tante ore buche:
non riconosciuta, non pagata, ignorata da Gelmini, Brunetta e da chiunque
lavori in fonderia, dove ore buche non ci sono ma le vorrebbero.
O forse no, visto che non te le pagano.
Volevo solo dirvi che non posso rispondere personalmente a tutti i commenti su Dick
(che ho letto, grazie, risponderò e… LGO, vinci una serata ad arcore).
Volevo solo dirvi che sono distaccata dal mondo virtuale
che ormai
ahimè, sembra più reale del reale
e del reame,
dove i principi azzurri sono morti e i porci grufolano nel palazzo de re.

Mi dirigo ora alla macchinetta del caffè, dove gusterò una cioccolata gusto forte
allungata con acqua
prima di dedicarmi alla mia seconda ora buca,
alla correzione delle verifiche di geografia
alla correzione delle verifiche di storia
alla compilazione del registro
al controllo delle mie trattenut fiscali
(Ieri mi è arrivato il quinto controllo fiscale dell'anno).

Nice translator

Dalla ricerca che un compagno di classe ha passato al figliolo malato:

"Joseph Schillinger (1895-1943) era un compositore, un teorico di musica e un insegnante della composizione. È stato sopportato in una famiglia ebrea dentro Kharkiv, L'Ucraina.
Era un insegnante di musica all'università degli insegnanti della Colombia ed inoltre ha dato le lezioni riservate in composizione in musica dalla sua sede, e nel frattempo ha sviluppato.
Ciò più successivamente è stata pubblicata come il sistema di Schillinger di composizione musicale da Joseph Schillinger.
Benchè il boschetto del Dick sia insegnato il sistema di Schillinger, non lo ha trovato utile e non lo ha incluso nei suoi molti attività d'istruzione.
"

La cosa bella è che il figliolo malato non vede perché non consegnare al prof detta ricerca. Se la famiglia ebrea lo ha sopportato, può infatti sopportarlo anche il prof di composizione, no?
C'è poi qualcuno (un esperto) che mi può spiegare come mai Dick aveva un boschetto?