Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: maggio 2011

Ma là fuori c’è il mondo!

ballottaggiE dunque,
mentre io mi preparo al Collegio Docenti straordinario
(grazie all'ultima uscita spontanea e tempista della Mariassss)
mentre mi chiudo in camera a finire la tesina del corso di aggiornamento
(che chiude stasera e non domani!!)
mentre alla Mariassss appare la'sinella Gina
(a chiedere di non fare polpette del metodo Montessori)
là fuori succede l'impensabile

Sto sorridendo, si vede?
(ogni aranciata è un link)

Extraordinaire!

premessa: faccio la spiega, perché Elisa ha ragione. Ho parlato sull'onda del collegio docenti straordinario e non ho pensato che per gli altri le pippe mentali della gelmini potevano essere tortuose da comprendere…:
Onde per cui: pensate alla scuola media. Pensato? Bravi.
Ora rispondete: che lingua straniera si studia alla scuola media (obbligatoriamente)?
English, bravi, tre ore alla settimana.
Poi, però, dal 2004, è diventata obbligatoria la seconda lingua straniera (francese, tedesco, spagnolo, cinese, vedete voi, dipende da quale abilitazione ha l'insegnante presente a scuola).
Seconda lingua straniera: due ore la settimana. Si impara assai, con due ore la settimana.
Comunque.
Dal 2007 la seconda lingua straniera diventa materia d'esame
ma,
sperimentalmente,
per english si fa una prova scritta (esame scritto di inglese),
per la seconda lingua si può scegliere. Cioè, ogni scuola sceglie: vuoi fare la prova scritta anche di francese (spagnolo, tedesco, ecc.)? La fai. Vuoi fare la prova scritta di inglese insieme a quella di francese? La fai. Vuoi interrogare in francese soltanto durante l'esame orale. Fai.
Così che ogni scuola si prepara il calendario degli esami dicendo (putacaso): lunedì, tema di italiano; martedì, problema di matematica; mercoledì, inglese; giovedì, Invalsi; venerdì, correzioni; sabato inizio degli orali.
Si sistemano tutti gli orari, magari incastrando i professori che hanno nove classi (quindi devono essere presenti in almeno tre terze medie, e quando fanno la terza A non possono essere anche in terza B e in terza C, onde per cui la terza A fa gli orali di sabato, la terza B di lunedì, la terza C di martedì, sempre per esempio); poi magari si incastrano gli insegnanti che, sempre per via che i tagli non ci sono stati, lavorano in due o tre scuole diverse, e se il lunedì hanno gli esami a Vigolzone e martedì hanno gli esami a Baranzate di sopra, il lunedì a Baranzate non possono fare gli esami, e a Vigolzone non li possono fare di martedì, perché i professori devono esserci sempre e tutti.
Questo lo so perché il mio vicepreside e il mio Preside è da fine aprile che stanno cercando di fare il calendario degli esami in modo che ci fossero tutti e sempre. E contando che per il 30 giugno bisognerebbe avere finito.
Comunque, lavorando da aprile a oggi, e incastrando i professori che hanno tre terze medie e quelli che hanno due o tre scuole, per il cui caso bisogna ogni volta mandare il calendario anche alle altre scuole e chiedere: possiamo tenere il professore Ciccio Bombolo a fare gli esami di martedì?, al che l'altra scuola risponde: veramente di martedì lo avrei già messo io, al che la mia scuola propone: 'spetta che proviamo a mettere Bombolo mercoledì e a spostare Cannoniere al martedì, va bene?, e quella risponde e poi… Insomma, avete capito, lavorando da aprile a metà maggio, nella mia scuola la settimana scorsa è venuto pronto il calendario degli esami.
E adesso?
Adesso bisognerebbe rifare tutto da capo.
Perché?
Perché i due qui sotto hanno deciso che anche la seconda lingua deve avere un voto, quindi, ad esempio: trovate un giorno per fare l'esame scritto.

Dunque siamo qui, col caldo che fa sudare i nostri alunni anche se, come sempre, non s(t)ud(i)ano una beata mazza;
con le relazioni finali che incombono;
con i colloqui d'esame da preparare,
gli scrutini da cominciare,
le lettere da spedire ai genitori per dir loro che il loro caro figlio, dopo aver inanellato la media del 3,49, potrebbe persino (ovvove!) essere bocciato,
i genitori da chiamare per dire quello che avete appena scritto nella lettera;
con gli assistenti sociali che si svegliano improvvisamente e scoprono che nelle nostre classi sono permanentemente insediati da tre ai cinque casi pietosi;
con i programmi da finire,

e    con

la Gelmini e l'ineffabile Max Bruschi!

che il 25 maggio, alle ore cinque del pomeriggio…
spediscono alle scuole una circolare
che le scuole vedono il 26 maggio,
con la quale modificano lo svolgimento degli esami di terza media.
E' una circolare che ritiene
                              e
                             ravvisa l'opportunità
ma, se qualche scuola avesse dei dubbi,
l'ineffabile Max, a domanda, risponde al telefono che è un obbligo.
E' una circolare: sarà bloccata tra un po' perché prima di una circolare che modifichi l'esame ci vuole la legge relativa
(oh! Ma quella  §✃✖!!☠†  non ha ancora imparato!!),
ma intanto:
ci troviamo
per un collegio straordinario
per modificare l'esame e inserire obbligatoriamente la prova scritta di seconda lingua
(anche quelle scuole che non la prevedevano);
e se non è scritta sarà orale, ma dovrà avere un voto a parte,
perché così si dice e si vuole,
a fine maggio,
nelle alte sfere.

Ormai è la deriva

vadaviaIntanto devo dire che c’è questo impegno che ho preso con lo Stato (maiuscolo), cioè quello di essere a scuola cascasse il mondo, o quasi. Nel senso che io non abito lì (lì è: scuola) ma abito là, cosicché un tempo lontano mi facevano firmare questa carta dove dicevo: sì, io abito là ma mi impegno a essere a scuola uguale preciso identico che se abitassi lì. Il che significa che se si aprisse una voragine tra lì e là, io dovrei volare.
Ora che ci penso, è da un po’ che non mi fanno più firmare, ma ormai l’imprinting c’è, e pure io cerco di esserci, cascasse il mondo, o quasi. Dove il “quasi” significa che se vado in giro per mezz’ora per il paesello e non trovo parcheggio, o torno a casa o parcheggio in presidenza.
Fatto sta che il lunedì è cominciato così, senza parcheggio e senza tempo per andare in posta a spedire una cosa importante che spedirò ora, anzi, dopo, non foss’altro che per il fatto che ora come ora sto scrivendo qui. Alla fine però arrivai.
Tutti lì con Brunetta a pensare che arrivai in ritardo, e invece no. State attenti a pensare come Brunetta che c’ho ancora un vadavialcù in sospeso. Comunque: invece no, perché io parto un’ora prima e anche se giro per mezz’ora o tre quarti d’ora per il parcheggio, alla fine arrivo in anticipo ugualmente. Tutta contenta, anche, che appena arrivo c’ho una supplenza.
E poi c’ho la mensa, dove scompaiono improvvisamente due alunni, così che: lascia tutti gli altri e vai a cercare le pecorelle smarrite, telefona di qui, di là, chiama su e chiama giù, ma questi sono spariti e amen. Per fortuna che c’è il Capo e mi dice: metto a posto io. E già che c’è mi dà un concorso da far fare ai virgulti (a fine maggio), con tanti begli esempi del tipo: sogno che a scuola entrano i bersaglieri, credo che sono tanto belli.
Però prima, mentre faccio assistenza all’intervallo, arriva l’applicato Sbi(d)ellato con un numero di telefono e mi dice, strillando come un matto: Lei per caso è LaVostraaProoof??
Ora, son più di vent’anni che sto lì, va bene che passo inosservata, ma mi parrebbe che.
Comunque, sorrido e dico: sì, sono io, guarda un po’.
E lui mi dà un bigliettino dove c’è scritto un numero perché devo telefonare all’assistente sociale.
Io dico: adesso vado in classe, a quella lì non telefono.
E lui mi prende il bigliettino e mi dice: va bene, telefono io che la Prof è in classe.
E poi mi guarda e mi fa: ma forse è meglio se telefona lei (e mi ridà il bigliettino col numero).
E io dico una cosa che vi fa capire perché tre righe fa io fui così scortese al solo pensiero di telefonare all’assistente sociale: io quella lì l’ho chiamata a marzo e mi sono inginocchiata (al telefono lei non mi vedeva ma quelli della segreteria sì e glielo hanno detto, che ero inginocchiata, anche se un po’ si capiva dalla voce, io credo) per chiederle di venire a parlare con me di Ali e Rosalinda e lei mi ha detto: ma li promuovete?
E io le ho risposto: guardi, non glielo posso dire a marzo, vedremo agli scrutini di giugno, come faccio a dirglielo ora?
E lei mi ha detto: ci vediamo a fine maggio.
E io le ho risposto: no, guardi, ci dobbiamo vedere prima.
E lei ha detto: sì.
Siamo al 23 maggio e vuole che io le telefoni. Col cappero.
In ogni modo, eravamo arrivati che il biglietto era mio e io dissi: sì, però guardi, io telefono domani che tanto c’ho settemila ore buche nell’orario e provo a chiamare.
Allora lo Sbi(d)ellato mi ristrappa il foglietto di mano e dice: be’, ma questa cosa qui gliela posso dire io.
E io: va bene, ora vado che tra poco sono in classe.
E lui: ma allora domani quando ha l’ora buca?
E io comincio a fare l’elenco: la prima in classe, poi ho un buco, ma forse ho supplenza, e poi in classe e poi un altro…
E lui mi ridà il bigliettino e fa: meglio che telefona lei (sic).
Fatto sta che tra: dai, prendi, gira, mola e meseda, io sto bigliettino dovrei averlo, ma non ce l’ho.
Spero ce l’abbia lui.
E poi torniamo alla mensa e mi scuso della digressione tipo flashback.
Eravamo rimasti che alla mensa due sono spariti, e poi vedo quattro che appena dopo mangiato mi sfilano davanti e se ne vanno. Allora li rincorro e dico: uè, dove andate?
E loro asseriscono che hanno lo spettacolino di fine anno e vanno a fare le prove. Allora cerco l’insegnante che li porta allo spettacolino, che così, per caso, è uno di strumento, e se li prende.
Dopo un quarto d’ora, altri tre si defilano, ma li vedo: li inseguo, li fermo sulla porta e mi ridicono dello spettacolino e arriva l’insegnante di strumento e dice: ah, sì sì, sono con me.
Ora: va bene lo spettacolino, va bene portar via gli alunni dalle classi che c’era quella di inglese che aveva l’ultima verifica e invece piangeva, ma, dico: avvisare, mai?
E poi: se io comincio la lezione alle due, perché loro cominciano le prove alle due meno venti, e meno un quarto?
Risposta: perché se no fanno tardi.
Ecco.
Avrei risposto, ma ho trovato i due di prima (quelli persi) che erano tornati ed erano entrati di nascosto prima che si aprisse il portone. Insieme a loro c’erano due di un’altra classe che dovevano essere in mensa e invece erano già lì. Perché? Ah, perché dovevano fare l’esame dell’ECDL.
E tutti voi a dire: uau, che scuola, fanno l’esame dell’ECDL.
Zitti. Era una balla.
Insomma, alla fine entro in classe a fare gli esercizi sul congiuntivo e sul condizionale, e qui stenderessimo un velo pietoso, fino alla fine del pomeriggio, quando torno a casa e trovo il figliolo che strimpella e si esercita alla chitarra.
E voi tutti a dire: bravo figliolo, che si esercita.
Zitti. Doveva essere a scuola, a quell’ora.
E cosa faceva a casa?, chiedete voi incuriositi.
Ve lo spiego: mancava il suo professore di ginnastica (ma la ginnastica per rassodare il culo si chiama ginnatica?), che lui odia, e ce n’era un altro, che lui odia ancora di più, così è venuto a casa.
Quando le fiamme delle (mie) narici hanno finito di uscire mentre chiedevo come cavolo aveva fatto a uscire senza permesso, mi ha detto che fanno tutti così.
Allora, siccome la chitarra ci è costata un tot e non valeva la pena di spaccargliela, nemmeno in cambio di un cranio ben pestato, sono andata a chiedere alla figliola se aveva preparato la tesina di maturità.
Allora la figliola, gentilissima, mi ha spiegato che aveva cambiato idea.
È la settima volta che cambia idea. Ogni volta la tesina si accorcia. Ora dell’esame porta la copertina e amen.
Lievemente innervosita, ho aperto una busta marrone, delle Poste.
Orbene, dovete sapere che la mia postina mi consegna tutto di tutti. Così, un mese fa, ho preso un pacchettino di lettere, le ho rispedite in posta scrivendo che non era roba mia e di pensarci loro. Per conoscenza, ho scritto a tutti gli altri che avevo la loro posta.
Oggi, nella busta marrone, c’è un foglietto e una delle buste rispedite. Erano sette buste non mie, me ne torna una. Sul foglio c’è scritto che quell’Una non era roba della posta, ma della TNT, che io facevo meglio a guardare bene il timbro in alto a destra, e che la prossima volta, “se ci fosse una prossima occasione, chieda ai nostri sportelli, piuttosto che gravarsi della spesa di una lettera”.
Mavadavialcù.

E questa è VECCHIAIA

LagoTema "Hai quarant'anni:
scrivi un capitolo della tua autobiografia".

Mi ricordo quando ero giovane e tre giorni prima della fine della scuola, erano le sei in punto di mattina, mi svegliai felicemente perché dovevo andare in gita al lago. Dopo che mi sono vestito e ho fatto colazione, mi preparai per andare alla fermata del pullman. Arrivato lì, la mia maestra chiamò la classe, tutta la classe andò dalla maestra che ci doveva dare il cartellino, appena il pullman aprì le porte ci fu la terza guerra mondiale per i posti, dopo cinque minuti di guerra ognuno trovò finalmente il proprio posto. Dopo circa due ore e mezza finalmente siamo arrivati, siamo scesi tutti, le maestre verificarono se c’eravamo tutti. Circa un chilometro da noi ci aspettava il traghetto che di doveva portare su una piccola isola. Io e il mio amico pensavamo di essere sul Titanic, infatti tutti e due siamo andati sulla prua e con le mani aperte che sembravamo due angeli ci stavamo godendo il bel vedere delle meraviglie del lago.
Siamo scesi sull’isola e rimasi sbalorditivo dai numerosi banchetti che c’erano. Davanti a noi c’era un giardino molto grande e quindi ci siamo fermati a fare il pranzo, io e alcuni miei amici ci siamo messi sotto un albero. L’erba era abbastanza grandicella e io dopo aver mangiato mi sdraiai un pochino sull’erba, il mio sedere era proprio su un formicaio ma io non me ne ero accorto, il mio amico si era messo a ridere e io gli chiesi “perché ridi” e lui mi rispose che sui miei pantaloni c’erano centinaia di formiche. Io mi alzai e per la paura che le formiche mi mordessero mi sono preso una rincorsa di dieci metri e mi buttai in una fontanella che c’era lì. La maestra andò a comprarmi dei pantaloncini ma per sfortuna con tutti i banchetti che c’erano manco uno vendeva i pantaloncini. I miei pantaloncini erano bagnati come le mie scarpe e metà della mia maglietta.
Dopo questo siamo andati a riprendere il traghetto per andare su un’isola dove c’era un palazzo reale di una grande famiglia nobile. Appena arrivati sull’isola abbiamo preso il trenino per andare in alto all’isola dove c’era il palazzo. Scesi dal trenino davanti ai miei occhi una meraviglia di giardino. Una guida era venuta da noi per mostrarci i giardini del palazzo. Davanti al palazzo c’era una fontana con due pesci con la bocca aperta dove usciva l’acqua, la guida ci aveva detto che se lanciavi un soldino ti andava bene la giornata, io di soldini ne lanciai tipo tre euro sperando che mi capitasse qualcosa di bello, appena feci due passi inciampai e così cadendo.
Era ora di andare al pullman, il pullman era già lì fermo aspettando che gli alunni salivano, ma io ero con la testa completamente da un’altra parte, stavo fissando una ragazza così bella che io non pensai più a niente, però a un tratto sentì il clacson del pullman che stava partendo, io correvo dietro il pullman urlando come un disperato, per mia fortuna il semaforo si era fatto rosso e così l’autista mi vide e aprì la porta e mi fece entrare.
Stanco e morto com’ero le quattro maestre che c’erano mi sgridarono come se avessi ammazzato una persona.
Dopo circa dieci minuti di prediche e sgridate mi addormentai nel profondo sogno.
Mi svegliai all’arrivo dove mia madre mi aspettò. Io andai subito a casa a dormire.
Eh, ma quelli sì che erano tempi. Io adesso a quaranta anni non riesco a muovere manco un dito, questa si chiama VECCHIAIA.

Ma quanto tempo è che non vi mando…

… a un altro blog?
Oggi lo faccio.
Perché, anche se non guardo Tivì, leggo e mi informo, e quest'uomo è quanto di meglio.

Giornatona?

esultaEn attendant les résultats, je commence à remonter le moral.

Giornatina

melaSapete, una di quelle giornate in cui si parte con un bel freschino, si arriva a scuola e vi danno subito una supplenza, così che vi trovate per cinque ore consecutive con la vostra classe, e nell'intervallo mensa due della vostra classe si picchiano e poi cominciate a fare lezione e vi vengono a chiamare e nel corridoio trovate quelle coppiette di genitori che vi avvisano che faranno denuncia ai carabinieri, e manderanno tutti sui giornali, e se trovano quel tale vostro collega gli spezzano le gambe, le braccia e la faccia e domani non verrà a scuola e quando voi fate gentilmente notare che queste sono minacce, loro vi spiegano che dalle loro parti si usa così e che comunque non ci sono testimoni, la loro parola contro la vostra, e poi tornate a casa e il maritino vi dice che ha spiaccicato la macchina della ditta e trovate un bollettino di 180 euro da pagare per l'iscrizione del figliolo all'anno prossimo e chiedete alla figliola: ti stai preparando per la maturità?
E lei risponde:
Nooo, però ho fatto una mela di cartapesta.
Ecco.

Com’è finita

Oh, sìssì, com’è finita?
Cioè, chiariamo: com’è finita con Polletta?
Oh, vediamo… Possiamo dire che è finita in tanti modi.
Il primo modo riguarda la sottoscritta (che in realtà, chiarisco ribadisco e arricchisco, non era coinvolta in prima persona ma si è fatta spiritualmente e ulceralmente  coinvolgere assistendo ai fatti). Allora, la sottoscritta è andata venerdì a scuola. Doppia e bisvalida: era il suo giorno libero ed era in sciopero. E qui mi rivelo un tantino, inquantoché nella mia scuola quel giorno abbiam fatto sciopero in due, e uno c’ha gli occhiali e la barba. Comunque, ci sono andata, con la scusa di andare a portare le fotocopie per il giorno dopo, ché ero assente per un motivo importante che il Preside Dirigente Scolastico ha approvato e mi ha dato il permesso, però devo recuperare le ore, perché il permesso sì, la supplenza no. Le fotocopie erano diciotto esercizi di storia e settantatré frasi di analisi logica. Per tenere occupati i virgulti nel mentre che io ero occupata altrove.
Insomma, ero rimasta che sono andata a scuola, casualmente all’ora in cui doveva esserci la presentazione. Poi, mentre parcheggio davanti all’entrata dell'edificio scolastico che gentilmente mi ospita, cosa che è proibitissima ma io l’ho fatto lo stesso, tanto era un mordi e fuggi e comunque: scioperata e anarchica, già che c’ero ho fatto tutto,
mentre parcheggio, dicevo, vedo che passa come un lampo la Polletta in bicicletta, con tre piccoli Polli aggrappati a sellini vari e due Polletti imberbi alti mezzo metro con le biciclettine dietro. Più che polli, una fila di anatre, ma vabbè, non lasciatevi commuovere, che la Polletta portava i Polletti da qualche zia e li mollava lì fino alla sera.
Ora, quanto al resto, non facciamo che vi lascio sulle spine: la Polletta non ha fatto sciopero, ma non ha fatto nemmeno la presentazione: rimandata a sabato.
E questa è finita qui. Perché al sabato, essendo nell’esercizio delle mie funzioni di Torquemada, non ho potuto controllare alcunché.
Il secondo modo è finito che la Maloni non ha fatto nulla, e siccome è una brava persona, è soltanto lì che spera che il Preside Dirigente Scolastico si ricordi che quel lavoro lì lo ha fatto lei l’anno scorso e non la Polletta quest’anno. Comunque ho fatto supplenza nella classe della Polletta, e sul registro c’era scritto: presentazione del lavoro di antologia. E antologia la fa la Polletta.
Amen.
Il terzo modo è che la Maloni, per lo stesso motivo di poc’anzi, parla ancora con la Polletta e le risponde quando lei fa gli occhi in giù e fa la vocina e le chiede aiuuuto e la Maloni, che è una precisa, le porta i materiali e le spiega come si fa a preparare una prova di lettura. Poi si gira, alza gli occhi al cielo e fa gli sbuffi della partoriente, ciùf ciùf ciùf ciùff ciùùfff ciùciùf ciùciùff, e così si calma.
Il quarto modo è che io sto invecchiando, si vede a vista d’occhio.
Ieri, per esempio, sono saltata addosso a una che fa la scrittrice e ha pubblicato dei racconti di viaggio e montagna e ama la montagna e scrive “Qual è” con l’apostrofo. Ora, anche a me alle elementari hanno insegnato qual è con l’apostrofo, ma ora che so che si scrive senza, lo scrivo senza, non vado in giro con il cartello a dire: qual è lo posso scrivere con l’apostrofo o senza apostrofo come mi gira, che alla fine era poi la tesi della scrittrice.
E se Giò sta leggendo qui, prima di criticare le prof di italiano pignole, mi dica se è contenta che mio cognato pensi che tre per tre può fare nove o dieci, indifferente. Perché se è contenta le devo dire che anche Omar(quant’èbello), seduto in seconda fila nella sua seconda pensa la stessa cosa. È contenta?
Ma dunque.
Tornando a bomba (da lanciare eventualmente su Polletta) e al mio invecchiamento. Sono così invecchiata che invece di deglutire i rospi e respirare i degluti, mi incazzo.
E con la Polletta non riesco più a parlare. Cioè: ci parlo, sono educata, rispondo spiego chiarisco ma, come dire, alla fine la Polletta è come quella tizia della pubblicità idiota della ciungomma che diventa un mostro supercongelato.
Insomma, sono fredda. Forse un po’ scostante, lo ammetto. Gelida, un tantino. Antipatica, dal punto di vista della Polletta.
La quale, però, sentendosi in colpa, va dalla Maloni e le sorriiiiide e, tanto per fare conversazione e far capire che sono ancora tanto care amiche e colleghe, le chiede: ma tuuuu, per eseeeempio, fai i compiti in classe di grammatica?
Al che la Maloni, invece di risponderle un bel mavadavialcù, le spiega la valenza educativa e didattica di un bel compito di grammatica fatto bene eccetera eccetera. Poi respira e fa ciùf ciùf, ma questo l’ho già detto.
È toccato anche a me. Siccome la Polletta si è accorta che preferisco evitare l’incontro, giovedì è venuta da me che stavo lavorando a una cosa in attesa di lavorare sui virgulti e mi fa:
ma tuuuu, sai se dobbiamo fare le prove Invaaaalsiii?
Io (che positivamente avrei potuto pure risponderle un bel mavadavialcù ma non l’ho fatto sia per via di quello che vi ho detto prima sull’educazione sia per una cosa che mi ha insegnato il Preside Dirigente Scolastico ai tempi della Superchat) le ho risposto:
ma tu hai la prima media?
E lei: noooooo…
E io: e allora?
E lei: aaaahhh,  allora non le facciamoooo?
E io: ma tu hai la prima?
E lei: nooooo…
E io: e allora, vuoi fare l’invalsi lo stesso?
E lei: noooo… dicevo così per sapere… magari dobbiamo fare assistenza…
E io: a chi?
E lei: alle prove invalsi.
E io: sei in orario?
E lei: nooooo…
E io: e allora?
E lei: no… dicevo così… magari ci hanno messo di assistenza.
E io: hai controllato i turni di assistenza dell’Invalsi?
E lei: noooo… ma… non so…
E io: controllali.
E lei: aaaah, sì, va beeeeene…
Fine primo round.
Il secondo è stato stamattina, che stavo sempre preparando una cosa per lunedì urgente e avevo scritto in faccia: lasciatemi lavorare che è urgente, e se proprio non riuscite a starmi lontano, tenete conto che sto chiacchierando con la collega Giò che è qui vicino e fa finta di lavorare. Fine di quello che avevo scritto in faccia, e invece lei mi è scivolata accanto e… ma qui la faccio breve: voleva sapere da me come doveva fare per pagare gli esperti che sono intervenuti alla sua presentazione.
Le ho risposto: mavadavialcù.

Si vede che sono stanca?

Personalmente ho imparato a respirare di pancia facendo sanchin

Mi preoccupo. Mi preoccupo perché non mi sento preoccupata.
Ora, colleghi e colleghe, voi lo sapete: siamo quasi a metà maggio e qui si comincia a fibrillare: avete fatto tutte le verifiche? Quante ne avete ancora in ballo? Avete almeno iniziato l’ultima unità del libro di storia o vi ritroverete a settembre a dovere recuperare trenta pagine mentre vi accorgete che non si ricordano più niente di quel che avete spiegato tre mesi prima? Quanti voti avete in orale per ognuno dei vostri trentatré trent virgulti? E il registro? È aggiornato? Avete sistemato bene tutte le assenze?
Insomma, siete pronti al rush finale?
Io no.
Il problema è che non me ne frega niente.
Non so, prendete stamattina: entro in classe e arriva la BellAddormentata. La Bell’Addormentata è assente da prima di Pasqua per: motivi famigliari, viaggio al sud, mal di pancia, congiuntivite (della madre), febbre alta (sua), mancanza di vitamine, eccetera. Ieri, per esempio, lo zio mi vede nell’atrio della scuola e mi fa: c’è?
E io: eh?
E lui: c’è?
E io: ma chi?
E lui: mia nipote.
E io: no.
E lui: ǿűΦ¿!!&***%@!!
E io: credevo fosse malata.
E lui (faccia di circostanza): eh, uh, sì, malatissima, ieri c’aveva 39 di febbre, e poi era verde come un rospo, sta male, chissà cos’ha, oh poverina.
Comunque, stamattina c’era. Neanche verde, tra l’altro. Rosa.
Comunque, io ero lì che firmavo giustificazioni a tutto spiano, davo le schede differenziate a Bacon, davo le schede differenziate a Ali, davo del deficiente ad Alexmessomalex che si era messo la gomma nel naso e poi dicevo: ora ripassiamo storia. E questa è stata la lezione:
dalla rivoluzione americana
all’importanza degli Stati Uniti nella vita di oggi;
dall’importanza degli Usa al date a Cesare quel che è di Cesare;
da lì al Vangelo;
dal Vangelo a Galvani e Volta;
da Galvani a Cesare Beccaria e Ottaviano Augusto;
da Ottaviano Augusto alla parola del giorno (corroborante);
da lì al Boston tea party,
e con questo siamo tornati alla rivoluzione americana, e dopo un’ora e dieci e io ero lì bella tranquilla che facevo le battutine con Damir Chissà minacciandolo di morte rapida e dolorosa e facevo fare esercizi di respirazione e rilassamento muscolare progressivo contro ansia e stress a Michelangelo mentre non eravamo avanzati di un’ette sulla strada di (nuove) conoscenze (intese come: cominciamo o no la Rivoluzione francese??).
E con tutto ciò non ero preoccupata.
Insomma, mi sto preoccupando.