Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: giugno 2011

Harsa!

200mila

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Meno male che c’è il pc

53RadioLuigiSCon l’informatica e i Pc, si è informatizzata anche la scuola.
Ah, ricordo ancora quando il Capo arrivò a scuola e ci disse, a noi prof, con aria minacciosa: bene, adesso mi occupo di informatizzare la segreteria e l’anno prossimo tocca voi. E giù in segreteria tutte a piangere e a strapparsi i capelli, che persino LaBreve si è messa a cavalcioni della vecchia Olivetti elettrica Tekne 4 e si è messa a urlare “Non mi avrete!”. Shpettacolo. Comunque, adesso LaBreve vi dà un’ombrellata in testa se solo le sfiorate il suo computer personale (password “spettegooliamo”). Per dire come cambia la gente se solo la si frusta un po’.
In ogni modo, grazie alle meraviglie dell’informatica, io in questi giorni lavoro da casa (lavoro, dico) (sottile polemica). E poi comunico via mail con RadioLuigiLibera, che si occupa di diffondere il verbo del Ministro, del Capo, e persino il mio, se è necessario, fra tutti i colleghi. Col vantaggio che mentre manda le mail non lo sento parlare.
Dunque, com’è come non è, un par di giorni fa scrivo in segreteria, e scrivo così:
“Scusate il disturbo: vi prego di copiare il testo che vi metto qui sotto, scritto in blu, in grassetto e tra le virgolette, e di incollarlo in una mail da spedire a tutti i colleghi per motivi così e cosà”.
Poi, sotto, apro le virgolette, così: "scrivo il testo da copia-incollare, lo evidenzio, lo faccio in grassetto, lo faccio più grande, lo coloro in un bel bluette."
E sotto ci scrivo ancora: “Prego dunque di copiare e incollare in una nuova mail il testo qui sopra (tra virgolette, in blu) per spedirlo a tutti i colleghi, grazie, scusate, buona settimana”.
Però ieri ricevo una mail che incomincia così:
“Cara collega, ti invio il testo che mi hai inviato. L'ho inviato anche ad altri cmq non capisco l'utilità. Mi spiegherai. A presto”. E sotto c'è il testo in grassetto, grande, colorato di un bel bluette, che avevo spedito (io) a tutti i colleghi, tramite la meravigliosa informatizzazione della segreteria della scuola.
Non so… Secondo me RadioLuigiLibera, che si occupa di diffondere il verbo, eccetera, grazie alla scuola che si è  informatizzata eccetera, ecco, secondo me RadioLuigi stava chiacchierando, mentre ha fatto proseguire tale e quale la mia mail a tutti i colleghi, istruzioni di copia-incolla comprese.
Ché adesso, da ieri, ogni tanto mi arriva una mail del diligente collega che ha copiato, incollato e rispedito a tutti i colleghi il testo in bluette. Fate il conto: siamo in un’ottantina, e tutti e ottanta (meno una: io) stanno obbedendo agli ordini, copiano incollano rispediscono a tutti il mio messaggio.
Penseranno che sono scema.
Quasi quasi faccio girare la figu di RadioLuigi.

Pour Mimì (et pour Corazzinì)

52Neogelmina Cara Mariassss, ma quanto tempo è che non ti scrivevo?
Ti ho forse scritto quando hai detto che quelli che protestavano contro i tagli alla scuola pubblica mandano quasi tutti i figli alla scuola privata? No, ho vomitato, ma sono stata zitta.
Ti ho forse scritto quando hai detto che le Regioni riconoscono disabilità che non esistono? No, mi son presa il mio Bacon e il mio Ali e amen.
Ti ho forse scritto quando sei stata condannata per il taglio alle ore di sostegno? Macché. Pensa, anche lì non ti ho scritto. C’avevo da laurà.
Ti ho scritto quando ti ho visto che facevi la bocca a culo di gallina e dicevi che i tagli non erano veri perché tu, povera stella, non lo sapevi? No, non ti ho scritto.
Ti ho scritto quando le Famose Prove Invalsi sono andate a carte e quarantotto e tu ti sei scusata sentitamente? No, non ti ho scritto.
Ma adesso, Mariasss, c’ho una figlia che fa la maturità e tu te ne esci con ‘sta storia che il povero Fogazzaro se ne stava con i crepuscolari. Che, poi, diciamocelo, anch’io mi sono dimenticata tante cose, ma le cose che non so più non vado in giro a dirle di qua e di là, a destra e a manca, soprattutto a destra, vabbe’, ci siamo capite. Soprattutto non vado in giro a dire che “io li conoscevo bene”. Chissà com’è contento il Corazzini: lo conoscevi così bene che te lo sei dimenticato.
E poi vai in giro a dire: “un ricordo ancora vivo e puntuale”…
Alla faccia! E se te lo eri un po’ dimenticato, che facevi? Citavi Giulio cesare come un classico della Scapigliatura?
Insomma, ‘sta mia figlia, con questo bell’esempio, fa due cose: o va alla maturità a dire che Fogazzaro era un crepuscolare, e la sbattono fuori; o pensagelmina che se una che ha fatto il liceo (tre licei, ma fa niente, transeat) e dice ‘ste cose oggi fa la ministra, be’, tanto vale che lei continui a passare i pomeriggi sul divano o a farsi i buchi nel naso, ché a farsi sbattere ci pensi tu.
Insomma, Mariassss, io t’ho aggiustato il look e i ho piastrato i capelli, ché  mi pareva brutto farti vedere ancora natiiiiuuure, però tu datti una regolata! E’ da quando hai cambiato tre licei che il tuo angelo custode ti dice di studiare!
Cominciamo?

Scomparse

Eh, sì, è vero.
C'ho provato e anch'io scopro che molte delle vecchie figu sono scomparse.
Perché?
Percome?
Troppo faticoso da scoprire.
Ho delle ipotesi.
Rimarranno tali.
Ma qui c'è l'albumss, quasi al completo.
'contentatevi, va', per ora.

Zucca, zucchina e trifidi

Mi sa che le zucche, piene o vuote, virgulti o riccioli, attirino più della Mariassss.
Perciò, in order of appearence:
Zucca1la zucca che è arrivata in fondo al balcone, ora dobbiamo farle fare un giro (a sinistra);

ZuRiccioloil ricciolo di zucca, che se i riccioli naturali gli garbano, la facciamo maritare col pomodoro di moglie;

ZuFioreil fiore di zucca, così bello che piange il cuore a friggerlo e a mangiarlo, perciò sta lì;
ZuCchina

la Zu China, trenta centimetri e per nulla tonda, ma questa viene da fuori, dall'orto, non so se vale, con questi che arrivano da fuori, ci siamo meno affezionati e vien voglia di mangiarseli trifolati;

e infine, la zucca (zucca, zucca, sembra zucchina tonda, ma crescerà e diventerà dura come il muro) accompagnata dai simpatici trifidi (per Anonimo(sempre quello)).
ZuTrifidi

Zucche

Ma che ci fa una zucca sul balcone?
Di solito le zucche ce le ho in classe…
zucca

Meno male che l’Invalsi non è una centrale nucleare

È anche vero quello che dice Anonimo(sempre quello): che quando c’è di mezzo una cosa specialistica, si fa fatica a farla comprendere, soprattutto quando nella cosa specialistica fanno una cagata gigante (roba che ci potreste concimare tutto il Burkina Fasu, per dire), perché hanno fatto qualche semplicissimo errore, che più è semplice più è grande.
Però, insomma, proviamo.
Facciamo un colloquio maieutico. Io sono quella che fa le domande. Voi provate con le risposte e poi controllate se avete capito bene, ché comunque la risposta ve la metto io, anche quella.
Intanto, sapete che cosa sono le Famose Prove Invalsi?
Ecco, bravi, sono delle prove, tipo verifica, tipo compito in classe (per quelli che un tempo facevano i compiti in classe che oggi si chiamano verifiche o test  o, appunto, prove Invalsi). Queste prove si danno qui e là, ma soprattutto si danno alla fine della terza media.
Sì, ma quante prove sono?
Ecco, bravi, bella domanda maieutica. Sono due prove: una di matematica e una di italiano.
Ma tipo tema o problema con il teorema di Pitagora?
No! No, no, dimenticate tutto quello cui eravate abituati. Sono prove strut-tu-ra-te.
E che cosa vuol dire strutturate?
Vuol dire che vi fanno domande dove la risposta è fissa.
Ad esempio: “Quanto fa 3 per 3?  Segna con la crocetta la risposta scegliendola fra: [  ] 6   [  ] 12   [  ] 9  [  ]13”.
Oppure vuol dire che la risposta è libera.
Cioè, sembra libera ma mica tanto.
Ad esempio: “Scrivi la prima persona singolare del passato remoto del verbo fare”. E lì voi, sì, potete scrivere birimbo birambo, ma l’unica risposta giusta è “io feci” (sempre in tema di cagate). E un punto se lì sotto avete crocettato B (sgobboni vuol dire molto studiosi, sì).sgobboni

E poi?
E poi vi danno un punto se avete crocettato 9, e un punto se avete scritto “io feci”. Se avete crocettato 13 o avete scritto birimbo birambo, niet, zero, a casa.
E poi?
E poi viene il bello. Cioè, l’informatica.
Cioè i professori, che hanno in mano il pacco di prove Invalsi, si ritirano a correggere, cioè a contare le risposte giuste.
E come fanno a decidere se le risposte sono giuste?
Ecco, bravi: uno pensa: se è un professore, e c’ha davanti una prova per un ragazzino di terza media, la risposta giusta la sa da solo. E invece no. La risposta giusta la sa solo l’Invalsi. Così, alle dodici e zero zero, tutte le scuole medie d’Italia si collegano ai siti mirror e scaricano i fogli per la correzione.
Se volete, potete scaricarli anche voi.
Bene, e poi si danno i voti e tutti a casa?
Ecco, no.
E perché?
Perché siamo informatizzati, e allora l’Invalsi dice che “è disponibile sul sito dell’INVALSI la maschera elettronica per il calcolo automatico del punteggio e del voto.”
E allora tanti (non tutti, ma tanti tanti), prendono in mano le prove, si mettono davanti al computer, aprono la Maschera Elettronica e cominciano a inserire le risposte, così: domanda A1, risposta giusta, clicco su 1; domanda A2, risposta sbagliata, clicco su 0; domanda B1, risposta incomprensibile, clicco su NV che vuol dire non valida; e via così, per 19 volte (blocco di domande A), e poi altre 19 volte (blocco di domande B) e poi altre 11 volte (blocco di domande C).
punteggio

Questo per il primo alunno.
Poi si fanno gli altri 28.
Poi si fa la stessa cosa per matematica.
E intanto i vostri colelghi fanno lo stesso per la altre classi.
E poi?
E poi si devono prendere le due prove e trasformarle in un voto solo.
Eh, ma come si fa?
Ecco, qui, vuoi mettere la soddisfazione? In quattro e quattro otto la Maschera Elettronica calcola automaticamente il punteggio e il voto, rispettando pari pari la tabella prevista dagli Espertoni delle Prove Invalsi.
prospetto

Oh, là, e adesso si possono cominciare a fare gli esami orali?
Forse.
Forse??
Eh, sì, forse, perché, com’è come non è, la Famosa Maschera Elettronica della Famose Prove Invalsi… c’ha qualche buco.
Tipo che un’insegnante corregge una prova quasi tutta giusta, mette tutto nella Maschera Elettronica e le viene fuori: punteggio: 5, voto 4.
Ma come, dice l’insegnante, vuoi vedere che ho sbagliato a correggere?
E ricorregge (no, se qualcuno per caso si stesse ancora chiedendo perché i prof delle Prove Invalsi ieri sera alle otto meno un quarto fossero ancora lì a spulciare le prove…).
E poi va dalla collega e fa: ohè, ma sai che Ciccetto ha fatto quasi tutto giusto e qui dice: punteggio 5, voto 4??
E la collega controlla e fa: no, no, da me OcaGiuliva tutto a posto.

Eh, sì, perché la Famosa Maschera Elettronica per il Calcolo Automatico del Punteggio e del Voto fa cilecca soltanto se un virgulto fa, poniamo, 20  punti nel blocco di domande A. Se ne fa 21, tutto a posto. Se ne fa 16 tutto a posto. Insomma, ora cilecca, ora non cilecca.
Nella mia scuola ci sono circa 200 alunni che han fatto le Prove Invalsi. Bisognava controllare se cileccavano o se non cileccavano.
Vedete voi.

1)  È arrivato un avviso dell'errore, ieri sera, alle otto e dodici.
2) Èarrivata una lettera di scuse, del signor Roberto Ricci, responsabile della Prova Nazionale (la Famosa Prova Invalsi), che forse non sapeva che alla fine della terza media si fanno gli esami di terza media comprensivi di Prova Invalsi, e quindi non ha provato prima se tutto funzionava.
3) Poi, stamattina, è arrivata una correzione del foglio di correzione e della Famosa Maschera Elettronica per il Calcolo Automatico del Punteggio e del Voto.
E lì, devo dire che nella mia scuola, dalle otto in poi, si sono RImessi a RIcorreggere le circa 200 prove Invalsi di italiano e le circa 200 prove Invalsi di matematica per REinserire le giuste risposte nella Maledetta Maschera. Tutta mattina.
Poi,
4) verso mezzogiorno, è arrivato l’avviso che alla una e mezza sarebbe arrivata la DEFINITIVA Famosa Maschera Elettronica per il Calcolo Automatico del Punteggio e del Voto.
Il signor Ricci, e il Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (detto Invalsi) sono stati mandati DEFINITIVAMENTE a cagare.

(ma niente paura: la Mariasss ha già assicurato che dall'anno prossimo anche in quinta superiore ci saranno le Prove Invalsi)

Invalsi, di nuovo

Dunque, sono a scuola.
Ci sono i miei colleghi che ieri pomeriggio si sono fermati a correggere le Famose Prove Invalsi.
E poi hanno inserito tutto a computer.
Informatizziamoci.
Solo che i Famosi Esperti Invalsi hanno sbagliato le maschere di correzione.
No, per dire: se ci fosse stato Rorob avrebbe preso 10 e SoTutto avrebbe preso 4.
Adesso sono di là, i miei colleghi.
Hanno le Famose Prove Invalsi davanti, tutte corrette.
Hanno già inserito i dati.
Ieri. Fino alle sette e mezza. Di sera. Mi dicono che poi hanno mollato.
E stamattina.
Alcune classi hanno le maschere giuste, altre classi da paura,
risultano tutti degli ignorantoni
(che, sì, lo so, potrebbe anche essere, ma non a quel livello).
Ci sono 4 e 3 che girano come le foglie d'autunno.
E oggi cominciano gli orali.
E i colleghi son lì.
Son lì, e non sanno cosa fare.
Quest'anno sballiamo tutte le medie Ocse.
Alè.

p.s.: non riesco a concentrarmi.
C'è di là il Presidente d'esame che grida come un pazzo al telefono
e minaccia gli incompetenti (ipse dixit) dell'Invalsi
di calci nel culo, articoli sul giornale e fiamme dell'inferno.
🙂

Qui RadioLuigiLibera

Grazie ai potenti mezzi che la nostra cara e collaborativa ministra mette a disposizione delle scuole, in questi giorni di assolate e rimbalzanti vacanze, capita di dover lavorare in segreteria, cioè l’unico posto dove potete trovare un computer che funzioni e contemporaneamente un computer libero da impiegate solerti, che sono state tagliate dalla nostra cara e previdente ministra che razionalizza e non taglia, ci credo, ci credo, sì, come no, ma tant’è, c’abbiamo una scuola di mezzo migliaio di alunni e lei taglia pure sugli applicati di segreteria, e fatto sta che c’è un computer libero e io lì lavoro.
Davanti c’ho un’applicata e più avanti ancora un applicato; a destra l’applicata storica e a giro molto tondo una che è lì perché non si sa dove metterla.
L’Applicata Storica, detta LaBreve, è sepolta in un oceano di scartoffie sugli esami, ogni tanto ansima e butta all’aria tutto e mangia dei croccantini dimagranti e poi si calma;
l’Applicata Nuova, detta NonSaprei, è lì che trabatta con duecentotrenta tabelle da inserire a computer, si gratta i brufoli e quando non gliela fa più guarda la foto delle facce dei due figliolini che ha messo sul computer e scuote la testa;
l’applicata A Giro, detta LavaLeMani, è lì che, appunto, gira e ogni tanto ti passa accanto e senti che fa: cièèèèo, io vèèèdo, e se ne va a prendere una cioccolata forte doppia, e poi torna.
Ogni tanto c’è silenzio e si lavora bene.
Silenzio, oddio, è una parola grossa.
C’è un sottofondo.
“Uh, ecco, alloora, cosa c’è qui, oh, oh, boh, moh, sé, alloora, apriamo il docomento, dov’è il docomento, ecco il docomento, adesso lo vedo, ecco, alloora, il Preside dice di stomporlo, fa un bel coldo, eh, sèè, siomo solo a giogno, chi lo diceva che a giogno fa così coldo, oh, be’, moh, dunque, ora c’ho il docomento, como lo chiomo, como posso chiomorlo, mogori metto 'alunno', o forso no, 'alunno' c’ho giò quosto, mogori moglio chiomorlo in un’oltro modo, solo che como lo chiamo, mi piocerebbe soporlo, magari se chiodo a NonSaprei me lo dice, eh?, alloro, NonSaprei, como è che lo chiomo quosto, perché ieri l’ho chiomoto docomento 'alunno' ma il computer dice no, e allora forse moglio di no, eh?, oh!, oh!, NonSaprei! Como lo chiomo il docomento dell’alunno?”
Io alzo gli occhi dalla tastiera e sbircio NonSaprei che mormora:
“Ventitrè, diciotto, a, ci, esse, dodici, salva con nome, inserisci dato…”
E va avanti imperterrita a fare il suo lavoro.
Allora l’applicato si gira e mi guarda. Siccome sono l’unica che lo guarda, ricomincia (sì, quello di prima era lui):
“No, ecco, porché qui nessono mi oscolto, mia mamma me lo diceva di store attonto che le donno sono tutte on po’ cattive e quando che ci porli mogari fonno finto di non sontire ma ti sontono che io qui chiedo como chiomore il docomonto e lei non mo lo dice, che onche mia moglia l’oltro giorno ci chiedevo: alloro, l’hoi pogoto l’ici, l’hoi pogoto l’ici e lei mico mi dicevo nionto e dopo l’ici chi lo pogo, e io che da giovono ponsavo che bello ora che mi sposo, e invece illuuusiooone, dooolce chimeeera sei  tuuuu, che faai sooognare in un mondo di rooooseee tuuutta la viiitaaaa, e adosso se ci porlo a mia moglie non mi rispondo e tutto lo donno alla fine sono un po’ così che uno chiomo chiomo e loro niente e io qui in mezzo a tutto quoste donne appono chiedo qualcosa nessuna mi oscolto, mi sembra di essere quando ero militare che una volta oscoltovo Aurelio Fierro, quello lì sì che era brovo, e io ci cantavo sempre alla mio moglie: voleeevo offrirti, pagaaandolo anche a raaate… nu brillante 'e quínnece caraaate…, solo che io sono di qua, mi sun lùmbàrd e la cantavi mal, e mio moglie me diceva: oh, mo' lo conti ben malee, e mi adèss son chi che so miga che titolo dare al docomento, e la NonSaprei mica mo lo dice, anche se son chi, è la terza volto che chiodo: aluuura, che titolo do al docomonto?”
Qui lui prende respiro e la NonSaprei alza la testa perché sente qualcosa di nuovo.
È il silenzio. E lo guarda e lui fa:
“È mezz’ora che ti chiodo che titolo dore al docomento, ma ti te mel disi no, e la gheva r’son me mama che le done ien tute un po’ così, e alura che titolo do?, son chi che non lo so ancoro e te non me lo dici…”
E ride. Se ride non riesce (ancora) a parlare, così che NonSaprei si insinua e fa:
“Eh, ma tanto tu continui a parlare, io mica me ne accorgo che mi stai chiedendo qualcosa”.
E lui, un po’ offeso:
“Ma non mi hai sentito che parlavo e ti chiedevo?”
E lei:
“Sì, che ti ho sentito, ma tu parli sempre, allora io non ascolto mai”.
E lui:
“Ecco, che mia moglie mi ha fatto venire qui a lavorare, che io invece stova bel tranquillo a fore il bidello, e scopo di qui e scopo di là e lavo i banchi, invece qui son qui che devo dare il titolo al docomento, e c’avevo detto a mia moglie: ma lassiami fare il bidello, e lei niente, ha voluto che vegnessi qui a fare il segretorio, così vegno a scuola in bicicletta che son vicino ma intanto qui nessuno mi ascolto e como si fo se nessuno ti ascolto poi va a finire che nessuno ti ascolto e io allora como faccio, devo parlare da solo, per forza, che nessuno mi ascolto, prof, ha sentito che nessuno mi oscolto, vuole un caffè?, che ce lo offro io tanto qui non so che titolo dore al docomento, tonto vale che vado a prenderci un bel caffè, perché no?, perché non lo vuole il coffè?, lei è la prof…? Ah, è LaVostraProf?, ah, ecco, che io credevo che era la Bifida, invece lei è LaVostraProf, mi sconfondo sempre, vuole il caffè, LaVostraProf?, lei è LaVostraProf, neh?, guarda che è buono, quello della macchinetta, è buono uguale, lo vuole, eh, prof?, lo vuole, prof? Almono lei mi oscolta, prof?”

No, dico, e secondo voi io sarei in vacanza…

Improvvisi rigurgiti lav(or)ativi

Non l'avrei mai detto…