Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi Mensili: luglio 2011

Cara Lidia (o caro Fatto)

Ravera1Sul Fatto Quotidiano di oggi Lidia Ravera invoca (giustamente) un ministero per la Complessità Espressiva che rimuovesse dal suo incarico il parlamentare colpevole di barbarico eloquio o incontinenza verbale. Ci sarebbe un bel repulisti, vero?
Io da parte mia, cara signora Lidia, invoco un Ministero della Punteggiatura Corretta (il MinPunCor), che operi a partire dai quotidiani.

Ravera2

Voglio dire: ho smesso di acquistare il Corrierone, Repubblica eccetera perché ero stufa di raccogliere strafalcioni ortrografici e sintattici. Dovrò mica smettere anche di prendere il Fatto, no?

(e mi scuso se me la sono presa con la signora in questione: in realtà, è solo l'esempio di oggi, perché, per il resto, è in buona e abbondante compagnia)

Anteprima (senza delitto)

Giorni e giorni orsono, lessi di una impiegata che, sul benedetto Facebook, aveva criticato qualcosa che aveva detto o fatto l’amministratore della sua ditta (una frase del tipo: “vara te che cagate dice quello là”).
Ecco, l’hanno licenziata.
Orpo.
Ho perciò deciso, per tutelarmi, che non parlerò più (male) del mio ministro. Anche perché, a dir la verità, ho un altro obiettivo. D’ora in poi vi parlerò di un’altra figu (cioè, la figu arriverà, ma intanto voglio che sappiate che essa c’è ed esiste), che a volte fa cose curiose e dice frase assi buffe. Si chiama MariaBidella Grembiulini. È un tipo assai ameno. Anche un po’ tonta. Insomma, d’ora in poi basta criticare le istituzioni, buttiamoci su ‘sta figu qui, e avremo ugualmente le nostre soddisfazioni.

Promises, promises

clic, se volete saperne di più
Precariam contratt

Ma quanto son grassa

Bene, ora che siete tutti lì a pensare che dormo tutto il giorno, posso informarvi che i bagni sono quasi splendenti, le zucchine sono state messe sottovuoto (in agrodolce), dopo avervi adeguatamente informato passerà alla terza informata di pesto fatto in casa (il figliolo dice che è più buono il mio di quello comprato), e poi andrò a correggere la tesi.
La tesi? Quale tesi?
La tesi di una gentile alunna, obbio.
Perché, insegni all’università?
Mannò, mannò, non ve lo avevo già detto? Della signora che viene a cercarmi a scuola e il receptionist non mi trova (ha un raggio d’azione di cinque metri, e io ero a dodici metri di distanza da lui, per forza non mi ha visto), e allora, quando entro nei cinque metri e mi vede, mi dice della signora e mi dà un numero di telefono e io telefono e sento una voce sconosciuta che mi dice: eh, prof, si ricorda di me? Sono quella che gliela dava buca a tutte le interrogazioni!
Allora mi è venuta in mente! LaBuca! Quella della terza P (come Preferiti). È stata la mia prima classe vera e propria, dall’inizio alla fine! Quella del mio compositore preferito! Quello dell’alunno che saltava da una finestra all’altra avendo due piani di cortile sotto il sedere! Quella che portavano tutti e ventotto la sveglia e poi la facevano suonare tutti insieme durante la verifica col prof. Magli (che c’era già allora)! Quella dove la Famciulla veniva a lezione di nuoto con un costume che il prof. Vacuo (che, anche lui, c’era già allora) gli cadevano le biglie degli occhi e comunque la Famciulla ora c’ha una figlia più grande della mia (per dire come funzionavano i costumi allora). Però non è figlia del professor Vacuo, ohè!, cosa andate subito a pensare!
Insomma, per farla breve, LaBuca era in quella classe lì, ma io no nl’avevo mai sentita parlare in vita mia, e perciò come potevo ora riconoscerla? Fatto sta che mi dice: visto che lei è così brava (gongolo gongolo) mi aiuta con la tesi?
Da qui la mi annotazione più sopra: finito qui, vado a correggere (“vado” lo dico per modo di dire, ché son sempre seduta qui al computer.
E prima di dire che son brava, avviso: la correzione della tesi (e poi di altre cose incerte e vaganti) ha un suo perché: se son qui seduta a correggere (o a vagare incerta con altre cose), non mangio.
Signori, è cominciata la dieta.
ProfeBigStamattina mi sono pesata, e poi mi hanno tirata su di peso (appunto) dal pavimento, che ero andata là come un salame dallo spavento.
Ora, datosi che la figliola è appena andata a casa di un’amica per tre giorni di mare e si è portata tre gonnelline che io mettevo dopo il terzo figlio nelle quali io adesso non entro nemmeno per metà, è ovvio che c’è un guasto. Tra l’altro, la cosa del terzo figlio l’ho detta così non dite che son aumentata di peso perchéProfeThin ho avuto tanti pargoli. Mica vero.
L’opinione del maritino è che invecchio, e non c’è nulla da fare.
L’opinione mia è che bisogna correre ai ripari, intanto che Non Sono Ancora Vecchia.
E magari a fare questa uscita pubblica, voi mi tenete sotto controllo. Oppure mi date delle dritte.
Cioè, oltre a dirmi di non mangiare più gelati (va bene), di non strafogarmi con latte e biscotti la mattina (ok), di non fare lo spuntino alle undici (sì, sì), di non finire i peperoni ripieni ché se no dopo vanno a male (putost che roba ‘vansa, crepa pansa), di non fare merenda alle cinque (no, son qui a scrivere, vedete che funziona?), ecco, oltre a queste cose che son capaci tutti di dirle, c’è un trucco? Dite. Son qui. Dimagro.
A settembre sarò così sottile e affilata che morderò il primo collega che mi capiterà a tiro.
Speriamo sia buono.

Ma quanto son pigra

pigra

Impegno

TestAspro

E adesso prepariamoci ai test per l’università

PreparaTest

Testatrice di…

Io seguo sempre i suggerimenti della mia Economa di riferimento.
Anzi, no, spiego: io cerco sempre di seguire i suggerimenti della mia Economa di riferimento (che non è la moglie di Tremonti).
Per esempio, c’è questo idea fantastica che, se ti iscrivi in un certo posto, e consegni tutti i tuoi recapiti, nome cognome indirizzo  numero di scarpe temperatura media estiva e così via, ecco che loro ti mandano alcuni deliziosi prodotti (caramelle, XBox, smacchiatori, e così via) che tu puoi provare, agratis, e darli ai tuoi amici e dire poi cosa ne pensi onde per cui la ditta produttrice poi fa le cose per benino e ascolta il consumatore che gli dice: maddài, falla più cremosa, la Nutella, e cose così.
Faccio l’esempio della Nutella perché mi ricordo che quando l’Economa ha cominciato questa carriera di sperimentatrice ha avuto subito un pacco da sei chili di cioccolato Ritter, da provare (agratis) per poi compilare i sondaggi e dire quanto era piaciuto eccetera.
Con soddisfazione, comunico che anche a me oggi è arrivato il primo pacco prova (agratis).

rotolo

Per carità!

caritàSono perplessa. Intendo dire, voi che non mi vedete, che son proprio qui davanti allo schermo con la fronte corrugata e mi chiedo se ormai sono definitivamente rovinata. Perché mi succede di comportarmi come uno dei virgulti.
Esempio?
Esempio: so che devo consegnare un lavoro il primo di agosto. Lo faccio?
No, non lo faccio.
Perché? Perché (primo) sono qui a scrivere per il blog; secondo, ho passato il pomeriggio a mettere insieme dei vecchi post per una cosa che vi dirò (forse, chissà, può darsi); terzo: nel momento in cui devo consegnare un lavoro mi si affollano intorno millemila cose più belle e interessanti da fare. Voglio dire che, se devo consegnare, che so, una unità didattica (o di apprendimento o come diavolo volete chiamarla), ecco che mi sembra paradisiaco aver da pulire le famose piastrelle incatramate e anelo a una seduta di stiraggio di almeno un’ora e mezza (il tempo di guardarmi un Montalbano).
Immagino sia la stessa cosa che passava nella testa di Rorob quando gli chiedevo di rispondere alle domande di pagina 165 o nei pensieri di BellAddormentata quando le ingiungevo di portarmi il tema fatto per il giorno dopo. Improvvisamente si aprivano davanti a loro innumerevoli altre possibilità infinitamente più stuzzicanti.
Ecco.
Poi (quarto) scatta però la sottomissione all’autorità scolastica, onde per cui, magari al penultimo momento, quando mi sento l’acqua assai vicina al collo ma non ancora alla gola, ecco che comincio a lavorare come una matta e gocciolo sudore ed eseguo.
Anche questo, però, mi sembra cosa da virgulti (o no? Lanciamo un dibattito?).
Quinto: se volete farmi fare qualcosa, datemi un compito o parlate con voce d’autorità.
Esempio?
Esempio: è da quando ho letto il commento di Musicamauro che cerco l’ora e il momento per sedermi tranquilla a scrivere un post. La voce del prof ha fatto effetto.
Anche se, in realtà, doveva essere un post intitolata “Fede e speranza”, in quanto si dà il caso che il precedente pezzo, intitolato ugualmente “Fede e speranza”, poi in realtà parlava di tutt’altro. Non so se qualcuno lo ha già notato, ma quando mi metto a scrivere di leggerezze o pinzillacchere, spesso mi capita di vagabondare e di lasciare per ultimo l’argomento per il quale mi ero messa alla tastiera.
Non in questo caso, comunque.
In questo caso volevo appunto dirvi quello che vi ho detto: sono entrata nella scuola (pubblica) intorno a un anno e mezzo (asilo nido, saluti alla signorina Silvana, se non è ancora passata a miglior vita): ho fatto tutto il cursus honorum (elementari, medie, superiori,  università, post-università) e poi?
Poi non sono più riuscita a uscirne!
C’è da diventar matti!
Non conosco il mondo!
Obbedisco ai compiti!
Faccio solo i compiti!
Leggo!
Studio!
Rimando!
Do i voti!
7 e mezzo a Mel Gibson e 9 + a George.
Per carità, fatemi uscire dal tunnel: aprite una finestra e lasciatemi andare in pensione, su.

Fede e speranza

Intanto devo dire che sto prendendo una brutta piega. Mi impigrisco. Più del solito, cioè.
Soprattutto intellettualmente.
Roba che ieri ho grattato via tutto il catrame dalla piastrelle del bagno, e ho fatto anche altre cose molto più schifose, mentre mandavo pensieri ai fabbricatori di sigarette, ai venditori di sigarette e ai fumatori di sigarette che mi catramano le piastrelle del bagno.
Ecco, robe così le faccio.
Faccio anche il pesto e accorcio lè pantalòn al maritino (nonostante sia lui il catramatore principale).
Ma lavorio intellettuale, ecco, mi pesa assai.

Stamattina il lavorio intellettuale consisteva nello scrivere il post su un bel foglio bianco di word, e fare poi un copia e incolla sul foglietto bianco dello splinder e indi pubblicare il frutto del mio lavorio.
Siccome mi sto impigrendo, avevo deciso di saltare qualche  passaggio: a scelta, potevo saltare il post, il foglio bianco di word, il copia e incolla e il pubblica. A saltare il post risolvevo tutto ma vi lasciavo soli e tristi. A saltare il pubblica mi sembrava scemo: scrivo e non pubblico?
Così ho saltato il foglio bianco di word e il copia e  incolla.
Ho scritto direttamente sul foglietto dello splinder. Evvahi!
Poi, per fare le cose fatte bene e non farvi pensare che mi sto  impigrendo (volevo fare finta di), ho cercato un vecchio collegamento con un vecchio post, agitando il mouse sulla istessa identica paginetta dello splinder sulla quale stavo riversando pensieri alti e faticosi e seri e profondi sulle valutazioni della maturità.
Alla fine avrei anche parlato della figliola, ma ci arrivavo pian piano, tra pensieri alti e profondi e seri e faticosi. Dovete credermi. È che, come capiranno subito i miei lettori, vecchi volponi dell’informatica, se io agisco cercando un vecchio post sulla istessa pagina sulla quale sto faticosamente costruendo il nuovo post, quest’ultimo post (nuovo e faticoso e profondo) si liquefa in innumerevoli bit che si spargono e rimbalzano e poi svaniscono come cristalli impazziti sul pavimento tirato a lucido del web (sì, ho visto Tron 2 la vendetta, grande Jeff Bridges).
Morale: il post è scomparso. Io non ricordo più bene cosa avevo scritto.
Io non ho niuna voglia di ripensarlo. Son pigra, l’ho detto.
Però son educata, e mi giustifico: ecco perché non c’è un nuovo e bello post.
Stavolta non è colpa dello splinder. Stavolta è colpa tutta e intera mia.
E questo post, nuovo ma non nuovo come era quell’altro, è stato furbescamente scritto sulla pagina bianca di world, onde per cui mi manca soltanto il copia e incolla e il pubblica e siamo a posto.
Ma almeno intanto c’è, sul foglio bianco di word.
L’unica cosa che potrebbe succedere adesso, prima che io passi a spiegarvi la forte motivazione del titolo, è che saltasse la lu