Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Sempre qui, con la puzza e tutto il resto

2016-11-26_18h29_31

Ciclista, per Musicamauro, che capirà

Ho appena scoperto che questo blog ha un intrinseco valore evocativo e memoriale.
Perché l’altro ieri qualcuno, sottovoce, in sala prof diceva: ma com’è che la prof. Ciclista sta come il prezzemolo in tutte le classi e in più ha uno stipendio da diciotto ore e ne fa dodici ed è diventata il braccio destro della CapaTórta ed è stata chiamata qui da noi anche se io conosco uno che è arrivato prima di lei al concorso (quello stesso concorso che la mamma della prof. Ciclista diceva già superato ancora prima che lei facessero gli orali)?

Così io mi sono detta: non posso rispondere a tali domande e legittime curiosità, non posso dare retta ai pettegolezzi che mi porterebbero dritta sullo stesso pianeta della CapaTórta e della Ciclista, ma posso parlare ancora un po’ di lei, così mi passa un po’ dell’orticaria che mi viene quando la vedo o le parlo.

Però, siccome nonostante la lontananza di questi ultimi mesi io vi apprezzo e vi voglio bene (oh, voi, lettori che passate di qui anche casualmente), mi sono anche detta: vediamo che cosa già avevo raccontato di lei, della prof. Ciclista, onde non ripetermi e non annoiare ChiGiàSa con ripetizioni e inutili repliche. Anche perché, mi son detta, dopo quattro anni di Ciclista e orticarie varie rischio di spararle grosse.
Perciò ho smesso di dirmi le cose e mi son messa a leggere il vecchio blog.
Al che ho scoperto:
– che essa Ciclista è qui da noi solo da due anni, non quattro (o diciassette come mi sembrava e come sembra a tutti quelli che la incontrano e ai quali insegna come insegnare);
ma soprattutto
– che lei è capitata nella nostra scuola perché, prima, era nella scuola della Capa (prima che la Capa decidesse di venire ad affossare la nostra).
E così si spiega il mistero cui vi ho accennato all’inizio.
La Capa se le porta dietro.
Si è portata dietro anche la Ciclista. Il primo anno come supplente, il secondo come supplente, adesso come vincitrice di concorso. Tombola. Non si schioderà più.
Pazienza.
Perché, è vero, fa la metà delle ore che faccio io (con lo stesso stipendio, questo ci tengo a rimarcarlo); sta in cinque o sei classi diverse a fare una o due ore di geografia (che fa un po’ il paio con il fatto che ha l’orario ridotto: toh, correggi sei verifiche di geo!); una delle classi è la mia (doveva venire la Ardea Cinerini, ma deve aver detto alla preside che non voleva avere a che fare con me, perciò la Capa ha tolto le ore alla Ardea e le ha date alla Ciclista, oh, yesss…); gira per sala professori declamando di aver letto l’ultimo rapporto europeo sull’abbandono scolastico; convoca i genitori di altre classi per parlare dei loro figli senza dire niente ai prof delle classi stesse; fa leggere il libro di geografia in classe (la MIA classe) e riempie la lavagna di appunti sul polo nord magnetico, quello geografico e quello geomagnetico, sull’inversione geomagnetica e sulla declinazione magnetica, così che la Pulcina del primo banco sbianca e le viene da vomitare perché lei conosce soltanto il pollo;
ma
quest’anno la vedo poco.
Quest’anno mi sfugge.
Per esempio, non si è ancora fatta vedere a nessuna riunione, consiglio, consiglietto, stesura del PaP, PdP, UdA e così via che riguardano la nostra comune classe. C’ha sempre da fare altrove.
Per esempio, aveva un’ora dopo la mia. Io entravo, suonava la campanella, io uscivo e lei… Lei niente. Arrivava dopo sette, otto, dieci minuti. Dove stava, nel frattempo? Non si sa. Ora, la mia scuola è grande, vasta, labirintica, ma dopo che ci hai fatto l’abitudine, in tre minuti vai da un piano all’altro e in altri due da un’aula all’altra. Fa cinque. Lei, invece, viaggiava sui dieci. Ora, per via del labirinto e del fatto che tu non ti puoi allontanare dalla classe se non arriva la collega che intanto non si può allontanare dalla classe se non arrivi tu, io le prime volte aspettavo. Paziente, perché, vedete, l’ora dopo per me era un buco (uno dei tanti, l’orario l’ha fatto la Capa, ah ah ah). E va bene i buchi, tanti, ma almeno fammeli godere come si deve: una cioccolata gusto forte, un pacco di compiti da correggere, sette famiglie da convocare telefonicamente o in alternativa, per lettera…
Invece, no: ora buca = attesa della Ciclista.
Le prime volte. Le prime settimane. Poi è capitata quella volta che io ormai credevo che fosse assente, e stavo cercando il bidello e lei è arrivata: mi giro e me la vedo davanti ed esclamo: “Ah, ci sei!”.
Che in quel momento, per me voleva dire: “Ah, credevo che fossi assente, visto che è passato un quarto d’ora dal suono della campanella, e invece ci sei!”.
E invece lei ha interpretato: “Ah, ma porca miseria, sei arrivata, finalmente, sei così in ritardo che stavo perdendo le speranze di vederti!”
La settimana dopo è cambiato l’orario: io non ho più quell’ora buca (nel senso: ce l’ho, ma da un’altra parte), non devo più aspettare che arrivi, e non la vedo più nemmanco lì.

Però non pensate male di lei: arriva dieci minuti dopo, ma quando suona la campanella e voi dovete entrare al suo posto, rimane in classe dieci minuti in più. Recupera.
E la prossima volta vi dico che cosa fa in quei dieci minuti.

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5 risposte a “Sempre qui, con la puzza e tutto il resto

  1. ildiariodimurasaki 27 novembre 2016 alle 11:49

    Ma infatti, mentre ti leggevo cercavo di ricordarmi della Ciclista ma non mi veniva in mente nessuna figu… niente figu per la Ciclista? Certo, se non la vedi (quasi) mai è difficile farle il ritratto.
    Comunque, che dire, la tua amata Preside ama circondarsi di elementi scelti. Fortuna che non l’hanno ancora nominata presidente del consiglio.

  2. ildiariodimurasaki 12 dicembre 2016 alle 07:47

    Va benissimo così, la figu. Qualche notizia un po’ più recente? Che qua ci preoccupiamo se stai due settimane senza postare, ecco.

    • LaVostraProf 13 dicembre 2016 alle 17:26

      È solo che tra il mal di denti, la Santa Lucia, il CappellaioMatto, le 50 verifiche da correggere ogni volta, i genitori più matti del Cappellaio e il tentativo di abbandonare la mia scuola… sono stata un po’ presa 😉

  3. ildiariodimurasaki 13 dicembre 2016 alle 18:54

    Il mal di denti da solo basta e avanza come scusante
    (anche perché il resto è ordinaria amministrazione. Del resto, noi che lavoriamo 18 ore a settimana e abbiamo sei mesi di vacanza alle Maldive, trattate perfino meglio degli immigrati negli alberghi a cinque stelle, dobbiamo ben pagare un po’ di scotto per tanti privilegi…)

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