Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Buon anno a tutti…

ardeahai…soprattutto ad Ardea Cinerini, che l’anno nuovo le porti un po’ di virgole e di  “a” con l’acca al posto giusto…

Sempre qui, con la puzza e tutto il resto

2016-11-26_18h29_31

Ciclista, per Musicamauro, che capirà

Ho appena scoperto che questo blog ha un intrinseco valore evocativo e memoriale.
Perché l’altro ieri qualcuno, sottovoce, in sala prof diceva: ma com’è che la prof. Ciclista sta come il prezzemolo in tutte le classi e in più ha uno stipendio da diciotto ore e ne fa dodici ed è diventata il braccio destro della CapaTórta ed è stata chiamata qui da noi anche se io conosco uno che è arrivato prima di lei al concorso (quello stesso concorso che la mamma della prof. Ciclista diceva già superato ancora prima che lei facessero gli orali)?
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Ardea Cinerini

2016-11-15_19h00_59

Lo sguardo di Ardea

Avanza per il corridoio alta e flessuoso come un giunco, e con lo sguardo attento e intelligente di un airone. Si chiama Ardea. Ardea Cinerini.
Ci è precipitata dal cielo svolazzando lontano dalle colleghe maestre insieme a Zenaida Bonaparte.
Se contate Marina la Maestrina, son tre le maestre che hanno svolazzato da là a qua.
Be’, dice qualcuno già oscurandosi in volto, hai qualcosa contro le maestre?
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Sì, però, (3)

Visto che i miei nuovi alunni delle nuove classi mi hanno dato grandi soddisfazioni con il dettato ortografico,
continuo a fare le pulci ad altri.

Auguro un anno con le virgole a posto

Auguro un anno con le virgole a posto

Sì, però (2)

Ammetto che ormai fare appunti sul modo di scrittura e sugli errori altrui è divenuto un riflesso automatico.
Da reprimere sempre più, quanto più il tutto si svolge sulla rete.
Ricordo quella pseudo-scrittrice che ha (pure!) vinto un concorso letterario della Rizzoli, e che metteva le maiuscole a caso, non andava mai a capo, usava le virgolette nei discorsi come se fossero a volte una cosa importantissima, a volte un optional, non sapeva che fosse la consecutio temporum (nell’uso, eh, non pretendevo la teoria) e così via. Ricordo che, quando qualcuno, commentando il suo pezzo, le fece osservare che forse andava ripulito un po’, rispose:
“Mentre voi studiavate l’inutile grammatica, io andavo a scuola di creatività”.
Amen. Leggi il resto dell’articolo

La Tappetina

La Tappetina me la ricordo quando faceva tirocinio. Me la ricordo perché era un periodo che le tirocinanti piovevano come le rane di Mag-nolia, e capitavano tutte nelle mie classi. A me la Tappetina era simpatica perché era volonterosa e precisa, e infatti, anche se allora non si usava, le dissi: vuoi fare lezione tu qualche volta?
E lei si illuminò e disse sì e preparò una lezione sulla prima guerra mondiale e una sull’India. Io fui molto commossa soprattutto quando vidi che per fare lezione sull’India si era documentata e aveva stampato tanti fogli. Da Wikipedia.
Non che io abbia qualcosa contro Wikipedia, e infatti allora non feci una piega e pensai: meglio Wikipedia che niente.
È per questo che mi ricordo l’India. Leggi il resto dell’articolo

La spiega sulle competenze (9000 caratteri)

Per chi non lavora dentro il calderone ribollente della scuola, per chi non ha figli in terza media o in quinta elementare, per chi non prende quindicimila euro al ministero dell’Istruzione e quindi non sa quello che viene partorito ogni due per tre,
chiarisco.
Chiarisco è una parola grossa.
Tento di chiarire.
A scuola si danno i voti. Dalla Gelmini in poi, d’emblée, si è ricominciato a dare i voti (dallo 0 al 10, oppure dal 3 al 10, oppure dal 2 all’8, oppure non lo so, sarò stata disattenta ma io una circolare applicativa sui voti devo ancora vederla).
I voti li dai materia per materia (cioè, parliamo per benino: disciplina per disciplina). Scrivi come un ramarro orientale, rapidissimo nei movimenti ma tendente all’inattività durante il lungo periodo invernale? In italiano ti do 4. Leggi il resto dell’articolo

Ossimori

(che oltre a essere una domanda dell’Invalsi sono sempre più presenti nella mia vita scolastica, e forse anche non, chissà)

sob

sob

Oggi sono tristemente felice.
Oggi sono tristemente felice perché ho fatto una supplenza (tristessssa) in una classe che è stata molto contenta (felice) della mia supplenza.
L’ho saputo perché la mia collega, durante la riunione del cazzo che abbiamo fatto oggi (tristesssssa) è venuta da me tutta contenta a dirmi che la classe di cui sopra è stata felice di avermi avuto come supplente (felice anch’io, grazie).
La classe di cui sopra dove ho fatto supplenza facendo vedere un documentario che mi aveva lasciato la collega era felice perché gliel’ho spiegato, il documentario.
Tristesssssa.

La Splendida Ciclista Enciclopedica

Ho avuto conferma. Altre colleghe sentono l’afrore della prof. Ciclista.
Ma la prof. Ciclista è una persona intelligente, e ha capito che, dopo sei intrusioni in classe per intervistare i miei virgulti che non avevano bisogno di essere intervistati, e dopo che ho preso Reuccio che stava chiacchierando con lei in corridoio e l’ho riportato in aula a fare il suo dovere, commentando la performance della collega che stava in corridoio a chiacchierare con un alunno, e dopo un altro paio di episodi di questo genere, ecco, la prof. Ciclista ha capito che è meglio se mi sta alla larga.
Per dire che magari adesso sa di buono, eh. E’ solo che io non la annuso da qualche giorno.
Il fatto è, però, che qui mi interessa la sua strategia lavorativa.
Ora, diciamo subito che sappiamo ormai tutti che ha lavorato in Università (tanto di cappello), poi hanno soppresso il suo corso (non ho capito perché) e allora lei ha cominciato a fare domanda di supplenza nelle scuole. Adesso è in qualche fascia che non so ed è arrivata fino a noi. Quando uno dice la fortuna.
L’altra cosa che abbiamo saputo è che lei non è lì per caso.
Ha spiegato in sala prof che l’anno scorso lavorava per la nostra Capa nell’altra scuola, e ha lavorato così bene e con risultati così Splendidi, e ha un rapporto così Splendido con i suoi alunni e anche con i miei e con quelli degli altri, che la Capa l’ha fortemente e Splendidamente voluta anche in questa scuola.
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Qui ci vuole la figu

La prof. Ciclista è appena arrivata a scuola. Ha una di quelle cattedre di risulta di cui sono maestri i provveditorati, per cui una cattedra di diciotto ore diventa due spezzoni da nove ore, e un’altra diventa quattro ore di alfabetizzazione, cinque ore di progetto Vattelapesca, tre di progetto Vattelapera, e sei, forse, di lezione in classe (magari in sei classi diverse, a fare la famosa ora di “approfondimento” della Gelmini, un’ora in ogni classe, bellissimo, didatticamente produttivo e così via).
La prof. Ciclista, con una di quelle cattedre di risulta, si trova sottodimensionata rispetto alla considerazione di sé che ha maturato nei suoi ultimi cinquant’anni di vita. La prof. Ciclista, che d’ora in poi chiameremo, per meglio riconoscerla, la Puzzona, deve recuperare la considerazione altissima di sé venendo a spaccare i maroni a tutti.
Nella fattispecie, li sta spaccando a me.
La Puzzona arriva in classe durante la prima delle prove di livello. Entra. Si ferma, mi guarda, io la guardo e saluto. Lei mi guarda e si guarda in giro: ora, come sapete, ci hanno ficcato in un’aula dove i miei venticinque alunni riescono a stare seduti nei loro banchi solo se io non devo scrivere alla lavagna (di ardesia, rotta). Se devo scrivere, devo mettere il culo (compermesso) sul primo banco, e questo non è didatticamente produttivo.
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