Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi delle etichette: alunni

La spiega sulle competenze (9000 caratteri)

Per chi non lavora dentro il calderone ribollente della scuola, per chi non ha figli in terza media o in quinta elementare, per chi non prende quindicimila euro al ministero dell’Istruzione e quindi non sa quello che viene partorito ogni due per tre,
chiarisco.
Chiarisco è una parola grossa.
Tento di chiarire.
A scuola si danno i voti. Dalla Gelmini in poi, d’emblée, si è ricominciato a dare i voti (dallo 0 al 10, oppure dal 3 al 10, oppure dal 2 all’8, oppure non lo so, sarò stata disattenta ma io una circolare applicativa sui voti devo ancora vederla).
I voti li dai materia per materia (cioè, parliamo per benino: disciplina per disciplina). Scrivi come un ramarro orientale, rapidissimo nei movimenti ma tendente all’inattività durante il lungo periodo invernale? In italiano ti do 4. Leggi il resto dell’articolo

Semilavorato

Ho un alunno, in prima. Semilavorato, di nome e di fatto.
Nel senso che è intelligente, ma ha una situazione famigliare, alle spalle, assai incerta (semilavorata anch’essa), e cinque anni di elementari dove le maestre hanno tentato di istruirlo, con alterni risultati.
E’ istruito?
Sì, Semilavorato (d’ora in poi: “Semi”, per gli amici) sa leggere e scrivere.
Poi magari state spiegando un lago glaciale vallivo, citate quel ramo del lago di Como e lui vi dice: Manzoni.
Allora vi esaltate e chiedete se conosce il nome di altri laghi o di altri scrittori e lui vi dice: Danubio e Circolo polare. Magari anche Fabio Volo. Fabio Volo non è un lago. E nemmeno quell’altra cosa.
Vabbè. Leggi il resto dell’articolo

Di ciò vi devo informare

(sottotitolo: o sono pazza io o sono matti loro)

Sapete che questo aspira a essere anche un blog di servizio. Se vi sono cose che ritengo necessario sappiate, ve lo scrivo. Vi informo. Vi tengo aggiornati. A tutto campo. Sul passato, sul presente, sul futuro, anche, se posso.
Vi tengo aggiornati quando ho tempo, chiaro.
Oggi non ho tempo: ho tenuto d’occhio l’orologio: son lì dalle tre e mi toccano ancora almeno un’ora e tre quarti per venire a capo delle verifiche che voglio riportare domani. Intanto che son freschi di verifica.
E allora, che faccio qui?
Oltre ad avere aperto il computer perché cominci a calcolarmi percentuali e così via? Leggi il resto dell’articolo

Chi non muore…

Non so se qualcuno si ricorda FrontMan (pronuncia: fròntMaan).
Se non avete voglia di andarvene indietro nel tempo, vi conto qui che, in prima, tre minuti dopo essermi stato affidato dal Capo mi ha fatto un sacco di domande sulla scuola, scusi, prof, scusi, prof, e intanto mi ha detto che si chiamava Man, Front Man, e quando, dieci minuti dopo, finito il giretto della scuola, ho detto: Man, vieni qui, mi ha risposto: ma prof, ce l’ha con me?, e io ho strabuzzato gli occhi e gli ho risposto: eeehh??, e lui: eh, sì, mi continua a chiamare.
Per dire il tipo.
L’anno scorso stava sempre male quando c’erano le verifiche, perciò i genitori (pore bestie) hanno deciso che non sarebbero venuti più a prenderlo a scuola nemmeno se avesse vomitato l’anima.
Fatto sta che un giorno si è messo a vomitare l’anima. Nell’ora di scienze (interrogazione), ha cominciato con dei conati di vomito (so che fa schifo, ma se l’abbiamo sopportato noi, stateci vicini e sopportate anche voi), perciò la Conigli l’ha cacciato in bagno (cioè, gabinetto), a vomitare. Leggi il resto dell’articolo

La pace di Caporetto sul bassopiano di Asiago è colpa dei bacelli

Non so, forse dal titolo si intuisce lo sconforto.
Ma non è soltanto quello.
È che ho fatto un ragionamento profondo, durante l’ora di mensa, complice un bel piatto di tonno (freddo) e insalata vaga (tipo di insalata poco identificabile, anche la mia mensa preferita sta perdendo colpi). Questo ragionamento l’ho fatto con una collega di matematica, che ha studiato scienze. Voglio dire, è una scienziata, ok? Siamo giunti a questa conclusione: dopo averci fatto credere che Piaget fosse il vate; dopo averci fatto credere che Piaget fosse peggio di tonno e insalata in una mensa con tre gradi invernali che ti aspettano fuori; dopo aver rivalutato Piaget; dopo la civiltà dell’immagine, i nativi digitali, la flipped class e gli scemi digitali; dopo la scuola dell’autonomia, la LIM, i POF, i PDP, I BES, i DSA, le UdA e le UC; ecco. Dopo tutto questo abbiamo concluso una cosa: i nostri alunni sono in grave ritardo.
Ora, prima dell’alzata di scudi (poiché so e conosco le vostre magnifiche e simpatiche e studiose ed empatiche classi), chiarisco che stavamo parlando della nostra scuola e dei nostri alunni. Leggi il resto dell’articolo

Pulizia di inizio anno…

tanta fatica invano...

tanta fatica invano…

e ritrovamenti…

Quanti furono i Re di Roma?
Sette.
Quali erano i loro nomi?
Pompilio Tollini Paolino Sabini Marco Marcio

Di sopra e di sotto (la vera storia dell’affaire Dreyfus)

Mi fa notare Jo, una delle mie più assidue e silenziose lettrici, che lei da settimane non passa da queste parti, intese come parti del blog. Io penso (e dico): ah, ma brava!, e lo dico con amara tristezza dovuta alla sensazione di abbandono che le sue parole mi suscitano.
Poi penso che sono settimane che io non passo a rinfrescare le pagine di detto blog e quindi, quand’anche Jo fosse passata, nessun bene ci avrebbe ricavato.
Fatto sto che amare vicende, orribili vicissitudini, desiderio di cazzeggio mi hanno tenuta lontana. Tanto per dire che quando passo di qui non è mai per cazzeggiare.
In ogni modo, che vi posso dire?
Che sto imboscando tutti i verbali dei consigli di classe e nessuno se ne sta accorgendo? Leggi il resto dell’articolo

Non ha (ho) parole

Oggi ho fatto un po’ di cosine, a scuola.
Ho preparato una lettera per dire alla CapaTórta che si deve muovere e convocare le famiglia di Reuccio e di CinCiùE, perché dove non arriviamo noi, o ci arriva lei o avvisiamo i servizi sociali (tanto io il modulo l’ho già pronto da mo’);
ho incontrato la prof. Ciclista che mi ha detto di non avvisare nessuno (manco la Capa) che ci pensava lei a tutto e risolveva tutto;
ho preparato una bella lezione per la mia flipped class (no, non nel senso che sono flippati; cioè, sì, sono un po’ flippati, ma qui vuol dire che loro si erano già portati avanti a casa con i miei materiali, e oggi dovevamo concretizzare);
ho controllato e ho notato che la connessione non andava, quindi la mia lezione se ne andava a ramengo perché l’avevo depositata da qualche parte sul web; Leggi il resto dell’articolo

Secondo giorno di scuola: libero

Sì, l’ho fatto apposta.
A tutti quelli che sbeffeggiano i professori perché stanno a casa sei mesi l’anno (in realtà sarebbero cinque :-P);
a tutti quelli che si sono inginocchiati davanti a Gelmini e Brunetta;
a tutti quelli che pensano che, in quanto insegnanti, siamo troppi e che un po’ più di ignoranza nel mondo non farebbe male…
Sì, oggi sono a casa da scuola.
Giorno libero.
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Alte e serie teorie sulla didattica

Se stava a casa era meglio

Se stava a casa era meglio

In tanti anni di insegnamento chiunque, anche se non gli piacesse o non fosse capace di insegnare, chiunque, secondo me, si fa un’idea su certe cose, corsi e ricorsi, ricorrenze e così via.
A me piace abbastanza, insegnare, e sono abbastanza capace, così di idee me ne sono fatta più di una.
Anzi, teorie.
La prima teoria è che i ragazzi bravi non hanno veramente bisogno di me.
I ragazzi bravi, se avessero davanti la Perdy, imparerebbero ugualmente. In da par lür, come avrebbe detto mia nonna. Studierebbero, imparerebbero, prenderebbero dei bei voti e così via. Io, per loro, sono abbastanza superflua.
Certo, lo so anch’io che, se ci sono, e invece di cercare le cose sulla cattedra vuota (come continua a fare Perdy) intavolo una discussione sul libero arbitrio o faccio produrre un film sulla prima guerra mondiale, ecco, lo so anch’io che i ragazzi bravi magari imparano meglio, o di più o più volentieri ma, insomma, diciamocelo, non sono indispensabile. Leggi il resto dell’articolo