Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Dovete chiamarmi Signoooor Maiale!

(ma Pumba è più simpatico)

Qui RadioLuigiLibera

Grazie ai potenti mezzi che la nostra cara e collaborativa ministra mette a disposizione delle scuole, in questi giorni di assolate e rimbalzanti vacanze, capita di dover lavorare in segreteria, cioè l’unico posto dove potete trovare un computer che funzioni e contemporaneamente un computer libero da impiegate solerti, che sono state tagliate dalla nostra cara e previdente ministra che razionalizza e non taglia, ci credo, ci credo, sì, come no, ma tant’è, c’abbiamo una scuola di mezzo migliaio di alunni e lei taglia pure sugli applicati di segreteria, e fatto sta che c’è un computer libero e io lì lavoro.
Davanti c’ho un’applicata e più avanti ancora un applicato; a destra l’applicata storica e a giro molto tondo una che è lì perché non si sa dove metterla.
L’Applicata Storica, detta LaBreve, è sepolta in un oceano di scartoffie sugli esami, ogni tanto ansima e butta all’aria tutto e mangia dei croccantini dimagranti e poi si calma;
l’Applicata Nuova, detta NonSaprei, è lì che trabatta con duecentotrenta tabelle da inserire a computer, si gratta i brufoli e quando non gliela fa più guarda la foto delle facce dei due figliolini che ha messo sul computer e scuote la testa;
l’applicata A Giro, detta LavaLeMani, è lì che, appunto, gira e ogni tanto ti passa accanto e senti che fa: cièèèèo, io vèèèdo, e se ne va a prendere una cioccolata forte doppia, e poi torna.
Ogni tanto c’è silenzio e si lavora bene.
Silenzio, oddio, è una parola grossa.
C’è un sottofondo.
“Uh, ecco, alloora, cosa c’è qui, oh, oh, boh, moh, sé, alloora, apriamo il docomento, dov’è il docomento, ecco il docomento, adesso lo vedo, ecco, alloora, il Preside dice di stomporlo, fa un bel coldo, eh, sèè, siomo solo a giogno, chi lo diceva che a giogno fa così coldo, oh, be’, moh, dunque, ora c’ho il docomento, como lo chiomo, como posso chiomorlo, mogori metto 'alunno', o forso no, 'alunno' c’ho giò quosto, mogori moglio chiomorlo in un’oltro modo, solo che como lo chiamo, mi piocerebbe soporlo, magari se chiodo a NonSaprei me lo dice, eh?, alloro, NonSaprei, como è che lo chiomo quosto, perché ieri l’ho chiomoto docomento 'alunno' ma il computer dice no, e allora forse moglio di no, eh?, oh!, oh!, NonSaprei! Como lo chiomo il docomento dell’alunno?”
Io alzo gli occhi dalla tastiera e sbircio NonSaprei che mormora:
“Ventitrè, diciotto, a, ci, esse, dodici, salva con nome, inserisci dato…”
E va avanti imperterrita a fare il suo lavoro.
Allora l’applicato si gira e mi guarda. Siccome sono l’unica che lo guarda, ricomincia (sì, quello di prima era lui):
“No, ecco, porché qui nessono mi oscolto, mia mamma me lo diceva di store attonto che le donno sono tutte on po’ cattive e quando che ci porli mogari fonno finto di non sontire ma ti sontono che io qui chiedo como chiomore il docomonto e lei non mo lo dice, che onche mia moglia l’oltro giorno ci chiedevo: alloro, l’hoi pogoto l’ici, l’hoi pogoto l’ici e lei mico mi dicevo nionto e dopo l’ici chi lo pogo, e io che da giovono ponsavo che bello ora che mi sposo, e invece illuuusiooone, dooolce chimeeera sei  tuuuu, che faai sooognare in un mondo di rooooseee tuuutta la viiitaaaa, e adosso se ci porlo a mia moglie non mi rispondo e tutto lo donno alla fine sono un po’ così che uno chiomo chiomo e loro niente e io qui in mezzo a tutto quoste donne appono chiedo qualcosa nessuna mi oscolto, mi sembra di essere quando ero militare che una volta oscoltovo Aurelio Fierro, quello lì sì che era brovo, e io ci cantavo sempre alla mio moglie: voleeevo offrirti, pagaaandolo anche a raaate… nu brillante 'e quínnece caraaate…, solo che io sono di qua, mi sun lùmbàrd e la cantavi mal, e mio moglie me diceva: oh, mo' lo conti ben malee, e mi adèss son chi che so miga che titolo dare al docomento, e la NonSaprei mica mo lo dice, anche se son chi, è la terza volto che chiodo: aluuura, che titolo do al docomonto?”
Qui lui prende respiro e la NonSaprei alza la testa perché sente qualcosa di nuovo.
È il silenzio. E lo guarda e lui fa:
“È mezz’ora che ti chiodo che titolo dore al docomento, ma ti te mel disi no, e la gheva r’son me mama che le done ien tute un po’ così, e alura che titolo do?, son chi che non lo so ancoro e te non me lo dici…”
E ride. Se ride non riesce (ancora) a parlare, così che NonSaprei si insinua e fa:
“Eh, ma tanto tu continui a parlare, io mica me ne accorgo che mi stai chiedendo qualcosa”.
E lui, un po’ offeso:
“Ma non mi hai sentito che parlavo e ti chiedevo?”
E lei:
“Sì, che ti ho sentito, ma tu parli sempre, allora io non ascolto mai”.
E lui:
“Ecco, che mia moglie mi ha fatto venire qui a lavorare, che io invece stova bel tranquillo a fore il bidello, e scopo di qui e scopo di là e lavo i banchi, invece qui son qui che devo dare il titolo al docomento, e c’avevo detto a mia moglie: ma lassiami fare il bidello, e lei niente, ha voluto che vegnessi qui a fare il segretorio, così vegno a scuola in bicicletta che son vicino ma intanto qui nessuno mi ascolto e como si fo se nessuno ti ascolto poi va a finire che nessuno ti ascolto e io allora como faccio, devo parlare da solo, per forza, che nessuno mi ascolto, prof, ha sentito che nessuno mi oscolto, vuole un caffè?, che ce lo offro io tanto qui non so che titolo dore al docomento, tonto vale che vado a prenderci un bel caffè, perché no?, perché non lo vuole il coffè?, lei è la prof…? Ah, è LaVostraProf?, ah, ecco, che io credevo che era la Bifida, invece lei è LaVostraProf, mi sconfondo sempre, vuole il caffè, LaVostraProf?, lei è LaVostraProf, neh?, guarda che è buono, quello della macchinetta, è buono uguale, lo vuole, eh, prof?, lo vuole, prof? Almono lei mi oscolta, prof?”

No, dico, e secondo voi io sarei in vacanza…

Ripasso nostalgico

Cambronne!

Stamattina  sono arrivata a scuola sul filo del rasoio. Se c’era il Capo, me lo trovavo sulla porta a vedere come stavano i virgulti e dove stavano i docenti che devono accogliere i virgulti sulla porta, col sorriso sulle labbra,  pronti ad accompagnarli tutti belli felici contenti e beati, oltreché ordinati, su per le antiche scale e poi nelle ampie e graziose aule.
C’è questa collega carinissima che mi viene a prendere quando abbiamo orario uguale e mi porta in auto fin là. "Là" è il nostro comune parcheggio nei pressi della nostra comune scuola.
Siamo in automobile, chiacchieriamo del più e del (gel)meno, io le faccio compagnia, lei mi fa risparmiare la benzina.
In ritardo, però.
Cioè, non la benzina in ritardo, lei, in ritardo. Che io sono abituata ad uscire di casa alle ottomenoventi e lei arriva lì e mi carica su alle ottomenocinque. Arriviamo al pelo.
Io, confesso, c’ho bisogno di dieci minuti di decompressione in sala professori per abituarmi all’idea che mi tocca un’altra mattina con i virgulti.
Così, invece, arrivo sul filo di lana. Entro, metto giù il cappotto, prendo il registro, mi dimentico il libro, torno a prendere il libro, non posso fare le fotocopie, non posso ritagliare le figurine per Bacon, corro in classe appena in tempo e sbatto contro Mister Eggs che sta in aula a dire ai virgulti che lui è un professore, rispettatemi, sedetevi, ascoltatemi, sono un professore, se voglio vi boccio, grazie, scusa, fammi entrare.
Poi esco.
Ho sbagliato classe.
Mi infilo nella classe giusta e nel silenzio assoluto, ché con me le alghe della seconda D(eficiens) non fiatano e la Figliattrice che mi critica sempre mi dice: ma perché hanno così paura di te?, ecco, nel silenzio assoluto e incomprensibile, faccio l’appello e poi mi trovo Valdo di fianco alla cattedra:
Prof, non ho tanto studiato.
Valdo, t’ho detto che ti interrogavo.
Sì, ma non ho tanto studiato.
Valdo, non lo dico mai a nessuno che lo interrogo. A te l’ho detto
[tenendo conto che sei un po’ tonto, che non fai mai niente, che non stai mai attento e che i colleghi ti vogliono promuovere, magari a dirti che ti interrogo riesco a darti cinque e mezzo],
perché non hai studiato?
Prof, oggi c’è inglese.
Sì, come sempre.
Sì, ma c’è la verifica, e ho studiato solo un po’ inglese.
Così lo interrogo solo  un po’, e siccome sa che in Inghilterra estraevano carbone, mi sento già meglio.
E chiamo Leone.
Leone lo sa che lo devo interrogare, non gliel’ho detto ma  è la terza volta che lo chiamo fuori e che lo rimando al posto perché non sa una beata mazza.
Così, stavolta vado sul sicuro e gli dico: parla di quello che vuoi.
Lui ha fatto la ricerca sulle camicie di tela Oxford, così la legge. La legge, mica la dice.
Poi prendiamo la camicia (finta) e la incolliamo sulla carta.
In Inghilterra (perché ormai sono arrivata a questo: per fargli ricordare dove è l'Inghilterra, ci ho incollato su i pezzi di tela Oxford)
Poi sta zitto.
Allora, cos’è Oxford?

Ma la tela Oxford da dove prende il nome?

Allora cambio direzione e chiedo:
Se andassi a Londra, che cosa andresti a vedere?
L’abbazia.
Bravo, quale?

Dopo sette minuti di silenzio gli dico di tornare al posto, e incolliamo sulla carta geografica un pezzo di tweed, Twiggy con la minigonna, un paio di cravatte regimental (in fotografia, che credete). Ci manca l’impermeabile di Burberry e un montgomery perché i due deficienti che dovevano portarli sono a casa.
Capite, c’è la verifica di inglese, a quelli gli viene il mal di pancia a ogni verifica.
Poi per fortuna suona la campanella e vado a farmi le mie belle tre ore filate nell’altra classe (quella che ho sbagliato all’inizio), compresa l’assistenza all’intervallo, dove becco due sconosciuti tredicenni che girano davanti alle mie aule:
di che classe siete?
Prima.
Prima cosa?
Prima media.
Se-zio-ne?
Ma dai, prof,stiamo qui solo un minuto…
Dopo di che li prendo e li riaccompagno su e giù per le antiche scale fino a che non li riassegno alla legittima custode mia collega che tenta di dirmi che non sono suoi, ma io le dico: non sono tuoi una bella merda, e lei se li deve prendere, mentre spero che davanti alle mie aule non stia succedendo niente di tremendo se no vado sui giornali per mancata sorveglianza.
E poi suona l’intervallo e mi aspetta un’altra ora durante la quale metto Arcangelo in un angolo a ricopiare per le terza volta il quaderno di italiano, e non lo faccio perché sono una carogna (cioè, solo un po’), ma perché è la terza volta che lui si perde tutto e di più, e lunedì pomeriggio ero riuscita a fargli recuperare ogni singola pagina persa, e stamattina, che è solo mercoledì, l’aveva ripersa di nuovo, e mentre lui ricopia, visto che hanno capito bene i verbi transitivi e intransitivi, mi metto a spiegare gli attivi e i passivi, e loro capiscono che: Mario mangia la mortadella è attivo, Mortadella mangia Mario è passivo.
No, dico, tanto per dire che cosa capiscono.
E poi suona la quarta ora e invece di andare a casa, c’è la riunione col Capo che ci deve dire di ri-ri-ri-ri-mettere a posto i criteri d’esame e le valutazioni e le griglie e le quadriglie e le ciniglie, perché c’è il ri-ri-ri-regolamento nuovo e il regolamento dice che agli esami quest’anno si fa la media (intesa come sommo tutto e divido per) ma siccome dice solo che si fa la media, ecco che le scuole han pensato di fare la media ponderata, che ora non vi spiego, ma questa è la Cultura, la Scuola, le Conoscenze della Vita e la Gelmini.
E poi suona la campanella, evviva, ma il Capo sta lì e poi vengono i bidelli a vedere se sloggiamo e lui (il Capo) dice: un attimo, e poi mi chiede perché nelle griglie delle triglie ho scritto così invece di cosà. E io non è che capisca molto, ma qualcosa rispondo, credo, perché lui dice: sì, sì, e poi mi fa: allora le mette a posto?
Sì, se mi lascia andare a casa.
Ma in realtà, siccome sono una vigliacca, dico solo: sì.
Però fa effetto lo stesso perché il Capo si alza e ci saluta.
E io rimango lì.
Perché non so se vi ricordate la collega carinissima.
Quella che mi dà il passaggio in auto così risparmio.
Ecco.
La collega si deve fermare ancora due minuti con le altre.
E meno male che stamattina ho fatto anche una lezione col Drago che ha spiegato ai virgulti che il tempo non è poi una cosa così sempre uguale, perché i due minuti diventano ventotto, e io alla fine torno a casa alle due e venti invece che alle dodici e mezza.
Comunque. Mi metto lì che devo correggere venticinque temi, ne avrò fino a stasera.
Cioè, ne avrei fino a stasera se li correggessi, ma c’è qualcuno (che io non dico chi è, ma lo curo) che ha bisogno di ripassare i verbi difettivi e anomali.
E vabbè. Poi correggo un po’. E poi per distrarmi faccio un giro qui al computer e mi metto a raccontarvi questa lunga storia della mattina, e quando arrivo circa a metà, dove dico: se-zio-ne?, ecco, lì  mi salta la luce.
Sì, perché nel mentre che i verbi difettavano, ho caricato la lavastoviglie, e mi sono dimenticata che alle due e trentacinque avevo pure caricato (e acceso) la lav
atrice, onde per cui.
Ma non mi arrendo, non mi esaspero, recupero, correggo, e torno qui a contarvi la rava e la fava.
Anche se adesso devo smettere.
Mi ha telefonato il Maritino e mi ha detto:
visto che non hai niente da fare, puoi andarmi a comprare due panini morbidi e una cravatta regimental?

Uno – L'arrivo

Ecco il professor Durante che arriva nella nuova scuola. Facciamo che è supplente, così è ancora nel mezzo del cammino e non dobbiamo mandarlo a fare le code in Provveditorato, che però non si chiama più provveditorato, e questo ve lo spiego un’altra volta.
Allora, il Prof. Durante è stato chiamato per telefono, ha detto sì, accetto, e a scuola gli han detto: bene, venga qui domani.
Se è una scuola umana, ti dicono anche a che ora andare.
Se è una segreteria disumana, tipo: oche, non dicono a che ora andare e Durante si tormenta tutta sera se presentarsi alle otto meno un quarto o alle undici e venti. Perché naturalmente non gli è venuto in mente di chiedere a che ora presentarsi e alla fine, essendo la sua prima supplenza, vota per le otto meno un quarto e la mattina dopo è là coi ghiaccioli sotto il naso che si guarda intorno per scoprire cosa fare.
Quindi  incominciamo col dire a Durante che le scuole hanno un’entrata. Qualche volta anche due o tre. La mia scuola ne ha tre o quattro, ma sono abbastanza ben nascoste, così che se ne vede bene solo una, quella giusta per il primo giorno (perché per gli altri giorni è tutt’un’altra storia).
L’entrata serve a entrare ma spesso non vi lascia entrare. È chiusa. Giustamente. Perché la scuola racchiude i virgulti della nostra Nazione, e deve proteggerli. Perciò, se Durante arriva a scuola e trova tutto chiuso, non si preoccupi, cerchi il batacchio (scuola vecchia) o il campanello (scuola nuova) o l’Intercom (scuola delle quattro I: internet, inglese, impresa, intercom).
Dite che le prime tre I non ci son nemmeno in fotografia? Bene, anche la quarta. Diciamo che quella dell’Intercom è la scuola del futuro, quando Durante andrà a prendere i  suoi pronipoti troverà l’Intercom e il capitano Kirk che fa da preside. E troverà anche LaVostraProf, che sarà ancora lì a insegnare ai suoi pronipoti. Grandioso.
Ma insomma, o la scuola è chiusa, o è aperta. Se è aperta è  la mia scuola. Noi, i virgulti, li proteggiamo con la bidella Teresona.
In ogni caso, Durante riesce a entrare.
Qui i casi sono due. Ancora dicotomici, di solito.
O c’è qualcuno in bidelleria. O non c’è nessuno.
La bidelleria può essere:
una sedia su cui di solito si mette la bidella di turno;
un banco e una sedia, oppure una vecchia cattedra e una sedia, su cui di solito si mette la bidella di turno;
un gabbiotto con paretine di vetro dietro le quali di solito si mettono i bidelli di turno (nei gabbiotti, non me lo spiego, son sempre in due, spero non siano lì a fare cose losche profittando delle paretine);
qualche volta la bidelleria si sposta vicino al calorifero.
Se la bidelleria si è spostata vicino al calorifero, capace che Durante sia arrivato nella mia scuola.
In ogni caso, Durante deve (Deve) rivolgersi al bidello o bidella di turno.
Così gli dicono che in segreteria non c’è ancora nessuno, è arrivato troppo presto, che cosa ci fa lì, chi sostituisce e per quanto tempo?
Durante si ricorda che sostituisce la professoressa Rossi, e naturalmente nella scuola ci sono quattro professoresse Rossi e un professor Rossi.
Durante dice che lui è ingegnere.
Il bidello dice che gli ingegneri di solito non capiscono una mazza, ma è un pregiudizio, Durante lo intuisce e non si agita troppo. E gli viene in mente di dire che, come ingegnere, non può sostituire la professoressa Rossi di lettere, e nemmeno quella di educazione fisica. Rimangono quella di artistica (Durante ci pensa un po’ e poi la scarta) e quella di matematica.
Durante dice che, sì, lui è lì per  quella di matematica.
Allora il bidello dice: ora guardiamo l’orario della Rossi ( di matematica).
E sull’orario, signori miei, si apre un nuovo capitolo.