Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Avviso

Questo è un blog lamentoso.
Sì, lo so, nacque tanti e tanti anni fa come divertimento e gioioso sfogo alle balzane e divertenti avventure scolastiche.
Ma.
Il blog è invecchiato: son quasi dieci anni. Il che, nel mondo bloggarolo, equivalgono alla maturità. Il blog si affaccia su un’altra scuola: cioè, sempre le stesse pareti color fucsia e i muri verde smeraldo, ma per il resto, nisba.
Molti colleghi sono passati nel mondo dei P(iù)(ensionati): è sparito il professor Magli, la prof. Armanelli, il prof. Vacuo, la prof. Melavèrda, Bocconcino, il prof. Giadosi (che si è involato con l’Armanelli, tra l’altro), e così via.
Ecco, questi qui mi facevano ridere. Leggi il resto dell’articolo

Tre anni con la Capa (che mi dà del tu)

Primo anno, primo collegio docenti
Io: “Vorrei dire che…”
Lei: “Ferma, non c’è bisogno, so già tutto”

Secondo anno, primo collegio docenti
Lei: “LaVostra, so che tu e la prof. Conigli siete le uniche a scuola che usate sempre e costantemente la LIM, ma quest’anno vi metto nell’unica aula della scuola che è senza LIM, va bene?”

Terzo anno, primo collegio docenti
Lei: “LaVostra, so che lavori benissimo nel tempo prolungato, e hai fatto tante belle cose, e che c’è una cosa che si chiama continuità didattica, ma quest’anno ti schiaffo in due classi del tempo normale, una qui e una là, una seconda e una terza, ok?”
Io: “Ma… e la mia prima?”
Lei: “Eh, vedremo, per adesso rimane scoperta, perché grazie alla Buona Scuola non c’è nessuno…”

Spero che il quarto anno sia anche l’ultimo, perché non oso pensare che cosa potrebbe venirle in mente d’altro.

Ho altro da fare (illustrato)

Credete che sia qui al computer, a scrivere ai lettori che ancora passano durante la mia latitanza perché, in questo lieto giorno di settembre, non ho altro da fare?
Vi disilludo subito: dopo aver passato l’estate a stirare, e essermi rilassata una settimana, mi ritrovo con l’asse strabordante di roba, e una lavatrice da vuotare e stendere e una cantina che sembra il dì vundos (cioè, il giorno undici, ed essendo nella Pianura capite da soli che significa; se non lo capite, avete vinto una seratina con Salvini). Il fatto è che abbiamo scoperto che l’armadio della cantina era invaso, colonizzato e polverizzato dai tarli: siamo passati a svuotarlo (io) e a distruggerlo (maritino), così che adesso tutta la roba che c’era dentro sta passando in lavatrice, sullo stenditoio e poi al ferro, per essere infine depositata nei bellissimi armadi in acciaio e tessuto prontamente acquistati in Grande&Criticato Sito di Distribuzione online.

di tutto, di più

di tutto, di più


C’è anche da dire che, nel mentre svuotavo e demolivo e pulivo, ho pensato: ma perché non sistemo tutta la cantina? Ora, vedete, io ho una casa piccola ma una cantina enorme, piena di libri di scuola, fumetti, cassapanche, vestiti, giochi, biciclette, ricordi, appunti, foto di classi ormai supermaggiorenni. Insomma, abbiamo (io facevo i pacchi, e il maritino portava in discarica) descargato l’equivalente di un camioncino e mezzo ben pieno.
Mi rimane soltanto di montare il secondo armadio e di mettere a posto quello che è rimasto in giro: vestiti, libri, cappelli da Zorro e così via.
Inoltre, la figliola è tornata dopo una settimana al mare dal moroso e una settimana di lavoro extra in Grande&Tentacolare Città del Nord: questo insegna che, oltre a cercare per le figlie dei morosi che abitano in ameni luoghi di villeggiatura, è necessario lavare tutto quello che si sono portate a casa.
Devo Dovrei anche controllare l’armadio dei libri di scuola, per gettare e ripulire, cosa che non ho fatto prima per un certo motivo.
E ora non vedo, da qui, ma credo di non aver ancora messo via i piatti del pranzo, spero ci pensi il maritino, anche se il lieve russamento che sento mi fa dubitare.
Ah, e poi ci sarebbe che domani ho una qualche riunione, e mi ci dovrei preparare.
E qui veniamo al dunque: perché son qui?, visto che ho tante belle cose da fare, perché sono qui?
Perché sto tentando un esperimento: se funziona ancora il fatto che io vengo qui, azzanno la tastiera con i canini che fuoriescono, e mi calmo un po’.
Vi conto solo questo: a giugno, non so se ve lo avevo detto, la CapaTórta dice che deve assegnare i docenti alle classi, che il criterio è la continuità didattica ma che [cit] “ci sono dei criteri segreti”[/cit], che lei non ci può dire (essendo, appunto, segreti), ma che farà lei.
E infatti ha fatto così: ha messo la gente un po’ qui e un po’ là, e poi stamattina ha detto: “Ora vi dico dove vi ho messo; c’è qualcuno che sarà molto penalizzato… A proposito, LaVostraProf, dopo fermati che ti devo dire una cosa”.
Già qui.
Però , giuro, non ho fatto una piega. Ho detto: son qui, dove vuole che vada. E poi sono stata zitta.
E ho visto che funziona questa cosa che ho letto in un libro e che io avrei scritto uguale uguale: che se state zitti, gli altri si agitano e sono spinti a parlare loro.
La CapaTórta ha parlato. Ha rivelato al Collegio docenti che io ero: in una nuova sezione, in una nuova classe (criterio segreto), anzi, che dico: in due nuove classi e in due nuove sezioni diverse. Criterio: in quella terza là c’è bisogno di una di polso. Così io guardo la collega Fòderami, che sta al mio posto nella mia sezione con le classi che (continuità didattica) sarebbero toccate a me, e che doveva invece andare nella classe dove andrò io, e le faccio segno: sei un po’ una merdina, non sei capace di tenere le classi, ci devo andare io.
Che, se ci pensate, è una soddisfazione del cazzo.
Comunque, finito il collegio docenti senza votare niente, nemmanco il Verbale precedente che ci è stato letto con vigore appassionato da Scopo ilTappetino, dopo aver sforato di mezz’ora il tempo previsto, mi presento dalla CapaTórta e dico: io vado.
Perché pensavo: se vuoi discutere con me il fatto che mi mandi in due sezioni diverse, e che mi metti al tempo normale (“so che tu lavori benissimo nel tempo prolungato”, mi ha detto, e forse questo è uno dei suoi criteri), e che mi togli la continuità, io non discuto: vado.
Invece lei dice: no, no, vi devo parlare.
“Vi”, al plurale.
Così, dopo il Collegio, dopo aver sforato l’orario del Collegio, ci troviamo tutti dalla CapaTórta, in ufficio. A far che? Non ho capito.
Ci ha ripetuto le classi e le assegnazioni, si è dimenticata qualcuno, e c’era la Maloni che girava per il corridoio chiedendo a tutti: ma io in che classe sono?, si è fermata a parlare con un nuovo arrivato e poi mi ha detto: l’altro giorno ti ho visto che giravi al mercato di PiccolaCittà della Bassa.
E io: io? ma no!
E lei: eri in bicicletta.
E io: allora sì, può darsi.
E lei è andata avanti a spiegare da quanto tempo non andava al mercato.
E allora io ho chiesto: ma posso andare?
E lei: sì, scusa.
Che, oltre al fatto che mi dà del tu, era una bella cosa da dire.
Anche perché io sono uscita e l’altra dozzina di colleghi di italiano sono rimasti in presidenza a pensare a me che andavo in giro in bicicletta.

Io sono venuta a casa a sputare un po’ di veleno.
Non dico che funzioni del tutto, ma sto già un po’ meglio.
E domani mi aspetta una riunione con tuuuutte le colleghe, anche le maestre; saremo una cinquantina capitanate da Marina la Maestrina che stamane mi mostrava l’ordine del giorno perché secondo lei era troppo difficile.
Sarà una bella giornata anche domani.

La spiega sulle competenze (9000 caratteri)

Per chi non lavora dentro il calderone ribollente della scuola, per chi non ha figli in terza media o in quinta elementare, per chi non prende quindicimila euro al ministero dell’Istruzione e quindi non sa quello che viene partorito ogni due per tre,
chiarisco.
Chiarisco è una parola grossa.
Tento di chiarire.
A scuola si danno i voti. Dalla Gelmini in poi, d’emblée, si è ricominciato a dare i voti (dallo 0 al 10, oppure dal 3 al 10, oppure dal 2 all’8, oppure non lo so, sarò stata disattenta ma io una circolare applicativa sui voti devo ancora vederla).
I voti li dai materia per materia (cioè, parliamo per benino: disciplina per disciplina). Scrivi come un ramarro orientale, rapidissimo nei movimenti ma tendente all’inattività durante il lungo periodo invernale? In italiano ti do 4. Leggi il resto dell’articolo

Stillicido del peggio

interrompiamo il silenzio alacre con un intempestivo sciopero

interrompiamo il silenzio alacre con un intempestivo sciopero

Va bene. Si sa. Lo ammetto. Ormai sono prevenuta.
Un anno e mezzo fa, quando dicevo che la CapaTórta era un flagello, un mio amico mi diceva: aspetta a giudicarla, poi cambia, migliora, hai capito male, sei prevenuta.
Un anno e mezzo fa, quando dicevo che la CapaTórta era falsa, bugiarda, pettegola e autoritaria, mio marito mi diceva: stringi i denti fino alla pensione e chissenefrega. Dal che si deduce che i mariti ti conoscono meglio degli amici.
Adesso quando racconto che cosa capita, il mio amico sta zitto e mio marito dice: resisti e chissenefrega.
Adesso, per dire, c’è di mezzo uno sciopero. Non vi dico nemmeno quale, non importa. Uno sciopero. Leggi il resto dell’articolo

Protetto: Senza parole (ma con password)

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Di sopra e di sotto (la vera storia dell’affaire Dreyfus)

Mi fa notare Jo, una delle mie più assidue e silenziose lettrici, che lei da settimane non passa da queste parti, intese come parti del blog. Io penso (e dico): ah, ma brava!, e lo dico con amara tristezza dovuta alla sensazione di abbandono che le sue parole mi suscitano.
Poi penso che sono settimane che io non passo a rinfrescare le pagine di detto blog e quindi, quand’anche Jo fosse passata, nessun bene ci avrebbe ricavato.
Fatto sto che amare vicende, orribili vicissitudini, desiderio di cazzeggio mi hanno tenuta lontana. Tanto per dire che quando passo di qui non è mai per cazzeggiare.
In ogni modo, che vi posso dire?
Che sto imboscando tutti i verbali dei consigli di classe e nessuno se ne sta accorgendo? Leggi il resto dell’articolo

Non ha (ho) parole

Oggi ho fatto un po’ di cosine, a scuola.
Ho preparato una lettera per dire alla CapaTórta che si deve muovere e convocare le famiglia di Reuccio e di CinCiùE, perché dove non arriviamo noi, o ci arriva lei o avvisiamo i servizi sociali (tanto io il modulo l’ho già pronto da mo’);
ho incontrato la prof. Ciclista che mi ha detto di non avvisare nessuno (manco la Capa) che ci pensava lei a tutto e risolveva tutto;
ho preparato una bella lezione per la mia flipped class (no, non nel senso che sono flippati; cioè, sì, sono un po’ flippati, ma qui vuol dire che loro si erano già portati avanti a casa con i miei materiali, e oggi dovevamo concretizzare);
ho controllato e ho notato che la connessione non andava, quindi la mia lezione se ne andava a ramengo perché l’avevo depositata da qualche parte sul web; Leggi il resto dell’articolo

Vorrei incontrare le pietre [cit] ma vi metto le figu

In realtà, vorrei aver finito di correggere le carte mute (mi aspetta una domenica bestiale [ri-cit], per potermi mettere lì a farvi la figu (ve’, quanto vi voglio bene), ma
dopo essere tornata da scuola
ho scoperto che internet non andava.
All’inizio volevo solo avvisarvi che se vi va di iscrivervi (magari con una mail di comodo) a Zzub, l’indirizzo cui farlo è sempre questo. E che scade domani sera alle 23.59.
Volevo avvisarvi ma ho dovuto telefonare al mio gestore telefonico.
Ho passato qualche minuto di gentile attesa e poi ho parlato con Gaia (grazie, Gaia), che mi è sembrata competente e gentile, ma dopo la conversazione e i controlli mi ha costretto a uscire di casa e vagare per la campagna padana a cercare un filtro adsl nuovo (l’ho trovato).
Sono tornata e ho cambiato il filtro adsl (volete ridere? La Gaia mi dice: “… perché, signora, se è un anno, un anno e mezzo che ha il filtro, magari non va più, bisogna cambiarlo”. Grazie, cara, sono dieci anni che ho su il filtro e ormai si è incrostato. Comunque, ho dato retta e l’ho cambiato).
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Come ridevo

La CapaTórta durante ununa delle sue diaboliche pensate

La CapaTórta durante ununa delle sue diaboliche pensate

Come ridevo quando sentivo che
il dirigente si chiudeva in presidenza e non si faceva più vedere;
in segreteria si poteva entrare solo una alla volta, e a discrezione delle applicate;
in segreteria c’era una riga rossa e guai a chi la oltrepassava;
per parlare col dirigente dovevi fare domanda scritta (uahahahah, grasse risate);
il dirigente leggeva la tua domanda scritta quando gli portavano i fogli da firmare e poi decideva (ih ih ih ih, ho le lacrime agli occhi dal ridere);
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