Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi delle etichette: colleghi

Sì, però

Non amo la “buona scuola”,
solo a leggere alcuni dei commi che ci bloccheranno metà delle attività previste mi viene da ridere (e da piangere),
mi dispiace per chi deve pensare a lavorare e trovare un posto dove abitare che sta a centinaia e centinaia di chilometri da casa, famiglia, amici e consuetudini,

e inoltre
so che la tastiera induce all’errore,
che sui social network si ha fretta e non si bada a,
che si sta parlando di cose da iniziati.

So.
Leggi il resto dell’articolo

Ho altro da fare (illustrato)

Credete che sia qui al computer, a scrivere ai lettori che ancora passano durante la mia latitanza perché, in questo lieto giorno di settembre, non ho altro da fare?
Vi disilludo subito: dopo aver passato l’estate a stirare, e essermi rilassata una settimana, mi ritrovo con l’asse strabordante di roba, e una lavatrice da vuotare e stendere e una cantina che sembra il dì vundos (cioè, il giorno undici, ed essendo nella Pianura capite da soli che significa; se non lo capite, avete vinto una seratina con Salvini). Il fatto è che abbiamo scoperto che l’armadio della cantina era invaso, colonizzato e polverizzato dai tarli: siamo passati a svuotarlo (io) e a distruggerlo (maritino), così che adesso tutta la roba che c’era dentro sta passando in lavatrice, sullo stenditoio e poi al ferro, per essere infine depositata nei bellissimi armadi in acciaio e tessuto prontamente acquistati in Grande&Criticato Sito di Distribuzione online.

di tutto, di più

di tutto, di più


C’è anche da dire che, nel mentre svuotavo e demolivo e pulivo, ho pensato: ma perché non sistemo tutta la cantina? Ora, vedete, io ho una casa piccola ma una cantina enorme, piena di libri di scuola, fumetti, cassapanche, vestiti, giochi, biciclette, ricordi, appunti, foto di classi ormai supermaggiorenni. Insomma, abbiamo (io facevo i pacchi, e il maritino portava in discarica) descargato l’equivalente di un camioncino e mezzo ben pieno.
Mi rimane soltanto di montare il secondo armadio e di mettere a posto quello che è rimasto in giro: vestiti, libri, cappelli da Zorro e così via.
Inoltre, la figliola è tornata dopo una settimana al mare dal moroso e una settimana di lavoro extra in Grande&Tentacolare Città del Nord: questo insegna che, oltre a cercare per le figlie dei morosi che abitano in ameni luoghi di villeggiatura, è necessario lavare tutto quello che si sono portate a casa.
Devo Dovrei anche controllare l’armadio dei libri di scuola, per gettare e ripulire, cosa che non ho fatto prima per un certo motivo.
E ora non vedo, da qui, ma credo di non aver ancora messo via i piatti del pranzo, spero ci pensi il maritino, anche se il lieve russamento che sento mi fa dubitare.
Ah, e poi ci sarebbe che domani ho una qualche riunione, e mi ci dovrei preparare.
E qui veniamo al dunque: perché son qui?, visto che ho tante belle cose da fare, perché sono qui?
Perché sto tentando un esperimento: se funziona ancora il fatto che io vengo qui, azzanno la tastiera con i canini che fuoriescono, e mi calmo un po’.
Vi conto solo questo: a giugno, non so se ve lo avevo detto, la CapaTórta dice che deve assegnare i docenti alle classi, che il criterio è la continuità didattica ma che [cit] “ci sono dei criteri segreti”[/cit], che lei non ci può dire (essendo, appunto, segreti), ma che farà lei.
E infatti ha fatto così: ha messo la gente un po’ qui e un po’ là, e poi stamattina ha detto: “Ora vi dico dove vi ho messo; c’è qualcuno che sarà molto penalizzato… A proposito, LaVostraProf, dopo fermati che ti devo dire una cosa”.
Già qui.
Però , giuro, non ho fatto una piega. Ho detto: son qui, dove vuole che vada. E poi sono stata zitta.
E ho visto che funziona questa cosa che ho letto in un libro e che io avrei scritto uguale uguale: che se state zitti, gli altri si agitano e sono spinti a parlare loro.
La CapaTórta ha parlato. Ha rivelato al Collegio docenti che io ero: in una nuova sezione, in una nuova classe (criterio segreto), anzi, che dico: in due nuove classi e in due nuove sezioni diverse. Criterio: in quella terza là c’è bisogno di una di polso. Così io guardo la collega Fòderami, che sta al mio posto nella mia sezione con le classi che (continuità didattica) sarebbero toccate a me, e che doveva invece andare nella classe dove andrò io, e le faccio segno: sei un po’ una merdina, non sei capace di tenere le classi, ci devo andare io.
Che, se ci pensate, è una soddisfazione del cazzo.
Comunque, finito il collegio docenti senza votare niente, nemmanco il Verbale precedente che ci è stato letto con vigore appassionato da Scopo ilTappetino, dopo aver sforato di mezz’ora il tempo previsto, mi presento dalla CapaTórta e dico: io vado.
Perché pensavo: se vuoi discutere con me il fatto che mi mandi in due sezioni diverse, e che mi metti al tempo normale (“so che tu lavori benissimo nel tempo prolungato”, mi ha detto, e forse questo è uno dei suoi criteri), e che mi togli la continuità, io non discuto: vado.
Invece lei dice: no, no, vi devo parlare.
“Vi”, al plurale.
Così, dopo il Collegio, dopo aver sforato l’orario del Collegio, ci troviamo tutti dalla CapaTórta, in ufficio. A far che? Non ho capito.
Ci ha ripetuto le classi e le assegnazioni, si è dimenticata qualcuno, e c’era la Maloni che girava per il corridoio chiedendo a tutti: ma io in che classe sono?, si è fermata a parlare con un nuovo arrivato e poi mi ha detto: l’altro giorno ti ho visto che giravi al mercato di PiccolaCittà della Bassa.
E io: io? ma no!
E lei: eri in bicicletta.
E io: allora sì, può darsi.
E lei è andata avanti a spiegare da quanto tempo non andava al mercato.
E allora io ho chiesto: ma posso andare?
E lei: sì, scusa.
Che, oltre al fatto che mi dà del tu, era una bella cosa da dire.
Anche perché io sono uscita e l’altra dozzina di colleghi di italiano sono rimasti in presidenza a pensare a me che andavo in giro in bicicletta.

Io sono venuta a casa a sputare un po’ di veleno.
Non dico che funzioni del tutto, ma sto già un po’ meglio.
E domani mi aspetta una riunione con tuuuutte le colleghe, anche le maestre; saremo una cinquantina capitanate da Marina la Maestrina che stamane mi mostrava l’ordine del giorno perché secondo lei era troppo difficile.
Sarà una bella giornata anche domani.

La Tappetina

La Tappetina me la ricordo quando faceva tirocinio. Me la ricordo perché era un periodo che le tirocinanti piovevano come le rane di Mag-nolia, e capitavano tutte nelle mie classi. A me la Tappetina era simpatica perché era volonterosa e precisa, e infatti, anche se allora non si usava, le dissi: vuoi fare lezione tu qualche volta?
E lei si illuminò e disse sì e preparò una lezione sulla prima guerra mondiale e una sull’India. Io fui molto commossa soprattutto quando vidi che per fare lezione sull’India si era documentata e aveva stampato tanti fogli. Da Wikipedia.
Non che io abbia qualcosa contro Wikipedia, e infatti allora non feci una piega e pensai: meglio Wikipedia che niente.
È per questo che mi ricordo l’India. Leggi il resto dell’articolo

Esami terza media – 3

Ma se nella classe della mia collega i temi hanno preso tutti 7, 8, 9 e tre dieci, e nella mia ci sono anche dei cinque [*], dipenderà dal fatto che la mia collega dichiara che lei, per default, non dà insufficienze, o dal fatto che, alla correzione dei temi, ha detto che lei ha alzato TUTTI i voti dei temi di uno o due punti perché non vuole storie con i genitori?

[*] Vi faccio, però, notare che, con mia grande gioia e orgoglio e un cicinino di stupore, di quattro non ce ne sono stati, nella classe dei virgulti.

Corsi di aggiornamento

Vorrei chiedervi se posso farvi una domanda?

Vorrei chiedervi se posso farvi una domanda?

Sto partecipando… anzi, ho appena finito di partecipare ad alcuni corsi di aggiornamento online.
Uno l’ho abbandonato perché necessitava di un collegamento a Internet almeno a fibra ottica, e il mio vecchio modem arrancava e mi faceva saltare ogni due per tre (ora ho un modem nuovo, sì); un altro l’ho finito, un altro ancora lo finirò.
Sono corsi di aggiornamento per insegnanti. Per chi insegna. Per chi insegna in Italia. Non in Ostrogotia.
E… sì, lo so che ci sono molte e complesse questioni della scuola che meritano la nostra attenzione; lo so che non posso scrivere tutti i giorni ai direttori di quotidiani per dire che i loro giornalisti ignorano elementari regole di punteggiatura ed è inutile allora che chiedano il quotidiano in classe, leggete il quotidiano ragazzi, oh, come sono bravi gli insegnanti che fanno leggere i nostri sgrammaticati quotidiani a chi la grammatica (intesa in senso più largo possibile) la sta imparando.
Lo so.
E so anche che c’è gente che muore e che mentre ci facciamo gli auguri di Natale ci sono sul tavolo internazionale molte e complesse questioni. Anche qui, sì.
Lo so.
Ma lasciatemi dire che leggere il messaggio di un’insegnante che chiede:
“Vorrei sapere come posso inserire un link ad un video che sta su youtube?”
mi ha spinto a risponderle:
“Non lo so. Vorresti saperlo?”

Non c’è peggio al peggio

Volete sapere il modo gioioso
Con cui nella scuola della Capatórta
abbiam ricordato in stile gassoso
la festa che ormai sta arrivando alla porta?

E proprio davanti alla porta del Capo
(cioè, della Capa, scusate il mio lapsus)
han messo un… che cosa? (un bel rompicapo
costruito con cura, con arte del ca…psus).

Siccome si tratta di un bel manufatto
di bella presenza ma UNICO aspetto
ancora una volta io celo il misfatto
e chiedo di dirmi chi è il giovinetto

che ha fatto drizzare i capelli sul capo
al povero Bismark (e a me, poveretta)
che dopo aver detto (e spiegato daccapo)
la storia ho trovato ridotta a polpetta.

Domino

Stamattina c’erano i consigli di classe delle prime.
Siccome io non sapevo se sarei stata in prima o no (nessuno mi ha detto niente di preciso e ufficiale), ho pensato di non andare.
Poi sono andata ugualmente (il dovere, in fondo sapevo che, avevo già un sacco di materiale da fotocopiare, eccetera).
All’entrata vedo Bifida Activissima che mi saluta con un sorriso da qui a là.
Ora: se io non avessi saputo da chiacchiere su chiacchiere della scorsa settimana che Bifida aveva gentilmente chiesto alla Capa di spostarla nella mia sezione, e se non avessi saputo che la Capa ha accontentato ogni e qualsivoglia insegnante e genitore sia andato a fare un po’ di centu [*] in presidenza,
ecco, se non avessi saputo ciò, mi sarei spaventata.
Leggi il resto dell’articolo

Non ce la posso fare

Crollo alle dieci meno un quarto di sera,
vado a scuola e bisbiglio ohmmmmm per tre ore,
dirotto le maestre verso le riunioni che a loro si confanno,
vago chiedendo alle bidelle dove sarà la mia futura aula,
mi riunisco da sola nell’aula terza A perché le altre colleghe sono altrove,
preparo le Uda, le prove, il PDP per la DSA,
e torno a casa a dormire.

Non credo di potercela fare
(ma partecipo comunque con questo articolo alla campagna Zzub #noncelapossofare #zzub).

Suggerimento

Come sempre, se l’oggetto del contendere è privato,
lo nascondo col bianchetto di una password ma, accennato,
porgo qui il suggerimento che consenta la lettura
per chi cerca il godimento (e persin la gioia pura)
di sapere che succede, dopo giorni e giorni zitti,
nella scuola che mi diede dei virgulti derelitti
e colleghi come quella che faceva compagnia
con malanni e mal di pancia (e di nome:…)

Come siamo ridotte?