Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Ho altro da fare (illustrato)

Credete che sia qui al computer, a scrivere ai lettori che ancora passano durante la mia latitanza perché, in questo lieto giorno di settembre, non ho altro da fare?
Vi disilludo subito: dopo aver passato l’estate a stirare, e essermi rilassata una settimana, mi ritrovo con l’asse strabordante di roba, e una lavatrice da vuotare e stendere e una cantina che sembra il dì vundos (cioè, il giorno undici, ed essendo nella Pianura capite da soli che significa; se non lo capite, avete vinto una seratina con Salvini). Il fatto è che abbiamo scoperto che l’armadio della cantina era invaso, colonizzato e polverizzato dai tarli: siamo passati a svuotarlo (io) e a distruggerlo (maritino), così che adesso tutta la roba che c’era dentro sta passando in lavatrice, sullo stenditoio e poi al ferro, per essere infine depositata nei bellissimi armadi in acciaio e tessuto prontamente acquistati in Grande&Criticato Sito di Distribuzione online.

di tutto, di più

di tutto, di più


C’è anche da dire che, nel mentre svuotavo e demolivo e pulivo, ho pensato: ma perché non sistemo tutta la cantina? Ora, vedete, io ho una casa piccola ma una cantina enorme, piena di libri di scuola, fumetti, cassapanche, vestiti, giochi, biciclette, ricordi, appunti, foto di classi ormai supermaggiorenni. Insomma, abbiamo (io facevo i pacchi, e il maritino portava in discarica) descargato l’equivalente di un camioncino e mezzo ben pieno.
Mi rimane soltanto di montare il secondo armadio e di mettere a posto quello che è rimasto in giro: vestiti, libri, cappelli da Zorro e così via.
Inoltre, la figliola è tornata dopo una settimana al mare dal moroso e una settimana di lavoro extra in Grande&Tentacolare Città del Nord: questo insegna che, oltre a cercare per le figlie dei morosi che abitano in ameni luoghi di villeggiatura, è necessario lavare tutto quello che si sono portate a casa.
Devo Dovrei anche controllare l’armadio dei libri di scuola, per gettare e ripulire, cosa che non ho fatto prima per un certo motivo.
E ora non vedo, da qui, ma credo di non aver ancora messo via i piatti del pranzo, spero ci pensi il maritino, anche se il lieve russamento che sento mi fa dubitare.
Ah, e poi ci sarebbe che domani ho una qualche riunione, e mi ci dovrei preparare.
E qui veniamo al dunque: perché son qui?, visto che ho tante belle cose da fare, perché sono qui?
Perché sto tentando un esperimento: se funziona ancora il fatto che io vengo qui, azzanno la tastiera con i canini che fuoriescono, e mi calmo un po’.
Vi conto solo questo: a giugno, non so se ve lo avevo detto, la CapaTórta dice che deve assegnare i docenti alle classi, che il criterio è la continuità didattica ma che [cit] “ci sono dei criteri segreti”[/cit], che lei non ci può dire (essendo, appunto, segreti), ma che farà lei.
E infatti ha fatto così: ha messo la gente un po’ qui e un po’ là, e poi stamattina ha detto: “Ora vi dico dove vi ho messo; c’è qualcuno che sarà molto penalizzato… A proposito, LaVostraProf, dopo fermati che ti devo dire una cosa”.
Già qui.
Però , giuro, non ho fatto una piega. Ho detto: son qui, dove vuole che vada. E poi sono stata zitta.
E ho visto che funziona questa cosa che ho letto in un libro e che io avrei scritto uguale uguale: che se state zitti, gli altri si agitano e sono spinti a parlare loro.
La CapaTórta ha parlato. Ha rivelato al Collegio docenti che io ero: in una nuova sezione, in una nuova classe (criterio segreto), anzi, che dico: in due nuove classi e in due nuove sezioni diverse. Criterio: in quella terza là c’è bisogno di una di polso. Così io guardo la collega Fòderami, che sta al mio posto nella mia sezione con le classi che (continuità didattica) sarebbero toccate a me, e che doveva invece andare nella classe dove andrò io, e le faccio segno: sei un po’ una merdina, non sei capace di tenere le classi, ci devo andare io.
Che, se ci pensate, è una soddisfazione del cazzo.
Comunque, finito il collegio docenti senza votare niente, nemmanco il Verbale precedente che ci è stato letto con vigore appassionato da Scopo ilTappetino, dopo aver sforato di mezz’ora il tempo previsto, mi presento dalla CapaTórta e dico: io vado.
Perché pensavo: se vuoi discutere con me il fatto che mi mandi in due sezioni diverse, e che mi metti al tempo normale (“so che tu lavori benissimo nel tempo prolungato”, mi ha detto, e forse questo è uno dei suoi criteri), e che mi togli la continuità, io non discuto: vado.
Invece lei dice: no, no, vi devo parlare.
“Vi”, al plurale.
Così, dopo il Collegio, dopo aver sforato l’orario del Collegio, ci troviamo tutti dalla CapaTórta, in ufficio. A far che? Non ho capito.
Ci ha ripetuto le classi e le assegnazioni, si è dimenticata qualcuno, e c’era la Maloni che girava per il corridoio chiedendo a tutti: ma io in che classe sono?, si è fermata a parlare con un nuovo arrivato e poi mi ha detto: l’altro giorno ti ho visto che giravi al mercato di PiccolaCittà della Bassa.
E io: io? ma no!
E lei: eri in bicicletta.
E io: allora sì, può darsi.
E lei è andata avanti a spiegare da quanto tempo non andava al mercato.
E allora io ho chiesto: ma posso andare?
E lei: sì, scusa.
Che, oltre al fatto che mi dà del tu, era una bella cosa da dire.
Anche perché io sono uscita e l’altra dozzina di colleghi di italiano sono rimasti in presidenza a pensare a me che andavo in giro in bicicletta.

Io sono venuta a casa a sputare un po’ di veleno.
Non dico che funzioni del tutto, ma sto già un po’ meglio.
E domani mi aspetta una riunione con tuuuutte le colleghe, anche le maestre; saremo una cinquantina capitanate da Marina la Maestrina che stamane mi mostrava l’ordine del giorno perché secondo lei era troppo difficile.
Sarà una bella giornata anche domani.

Socraticamente

"è lei"

“è lei”

La professoressa Serbelloni sa tutto. Può insegnare tutto (ipsa dixit).
Si fa un mazzo così su tutto (ipsa dixit). Lavora (vero). Lavora (vero).
Lascia le sue classi per lavorare (copiate da pagina 60 a pagina 73 in bella scrittura, e rimanete nei quadretti. Se no, rifate). È la vicepreside.
Gronda lacrime, sudore e polvere da sparo (cit.).
Te lo dice (che gronda). Si commuove e singhiozza davanti alla sua ultima tabella.
Pontifica. Ricorda quando ha aiutato il ministro Berlinguer con le sue tabelle. Ricorda quando ha anticipato di diciott’anni la riforma della scuola (“La professoressa Serbelloni aveva previsto che”).
Si commuove per come ha anticipato. Si commuove perché le fa male il piede. Poi si infuria per tutto il lavoro che fa e i colleghi non capiscono e la Capa non apprezza.
Dice: “La professoressa Serbelloni è stufa di fare tabelle per il Fisss”. Leggi il resto dell’articolo

Colte al volo

"Hai sentito dello sciopero?"
"Sì"
"Ma tu lo fai?"
"Sì"
"Mah… Io penso… a che cosa serve lo sciopero?"
"Ah, guarda, se lo faccio io da sola, a niente"

"… e così c'è bisogno del vostro nome e della vostra data di nascita"
"Va bene, ecco, ti do subito la mia mail…"

"…e un grazie di cuore alla nostra Segretaria Perfetta!"
"No, no… Non sono solo io, ci sono anche gli altri della segreteria…
Una rondine non fa primavera…"

"Allora ci vediamo domani"
"No, io domani non ci sono, sciopero"
"Ah, c'è sciopero?"

Eccomemai?

Ma perchè quando esco da un collegio docenti
ho una lieve sensazione di idrofobia?

Mio maritino dice sempre: siete una categoria di merda. E c’ha ragione.

Alla fine di un collegio docenti,

dove l'opposizione ai tagli e alle decisioni di smontare la scuola pubblica
è stata smontata in cambio di due gite scolastiche
(senza le quali ovviamente non si può vivere e non si può far scuola);

dopo che una collega ha alzato alto il suo plauso
alla possibilità di avere un pensiero divergente
(che, nello specifico, era: facciamo quello che vogliono i genitori,
non protestiamo,
non ci facciamo sentire);

concludo che
Berlusconi rimarrà in eterno
la Gelmini rimarrà in eterno
la scuola pubblica perirà all'inferno

e la classe docente si merita ogni inculata (scusate il francesismo)
che le si è dedicata
e le si vorrà dedicare
da ora in poi.

p.s.: auguro alle mie giovani colleghe che hanno votato contro la precedente decisione
del Collegio docenti; che sono corse dietro al miraggio di una gita a Genova;
che non hanno capito che si cerca di tenere in piedi la scuola anche per loro,
anche protestando, anche opponendosi,
di essere tra quelle che l'anno prossimo non avranno più cattedra.

Egocentrico

Lunedì, Uno ha bastonato Otto Punto26 durante l’ora di mensa.
Lunedì , Balkìm ha tentato di bruciare il giubbotto della compagna di banco con un accendino durante l’ora del professor Magli.
Perché la compagna di banco aveva il giubbotto in classe?
Perché sabato sono spariti tre giubbotti nel corridoio.
Martedì, Due porta a Tre un costoso gioco elettronico che Tre le ha prestato domenica ma lei ha dimenticato di restituire.
Martedì, il costoso gioco elettronico sparisce.
Martedì pomeriggio, in collegio docenti veniamo informati che ora ci daranno i voti.
Se hai voti alti, professionalità acclarata, corsi di aggiornamento a iosa, progetti che ti escono dalle mutande, sei pagato e fai carriera. Se no, ciccia.
Mercoledì,  il Preside viene in classe, tutti tremano e il costoso gioco elettronico non ricompare.
Mercoledì pomeriggio, LaVostraProf deve finire un lavoro da consegnare giovedì.
Lo finisce. Quattro ore e trentacinque prima di cena. Più due ore e quindici dopo cena.
Giovedì, LaVostraProf si alza con un occhio che sembra una vescica di maiale riempita di liquido purulento.
Giovedì, LaVostaProf gioca a Sherlock Holmes con la fida Watson, ma niente.
Il gioco elettronico non ricompare.
Giovedì,  Uno e OttoPunto26 hanno un confronto all’americana davanti al Preside.
LaVostraProf li riporta in classe mentre Uno promette a Otto Punto26 che lo suonerà ben bene.
Poi LavostraProf riporta giù Quattro per l’interrogatorio.
LaVostraProf assiste all’interrogatorio, vede come il Preside fissa fissa fissa Quattro e si spaventa.
Quattro? Frega niente. Nega e nega e nega. Dice che forse è stato Uno.
Il Preside guarda sulla scrivania il fascicolo di Uno (quattrocentodiciotto pagine, sette neuropsichiatri), sospira e ci lascia liberi.
LaVostraProf pensa di tornare a casa e bruciare la circolare sui concorsi per la Dirigenza Scolastica.
LaVostraProf pensa di andare a dormire e sogna con gioia il suo giorno libero.
LaVostraProf ha un figlio che deve studiare storia dell’arte (voto verifica: tre e mezzo) e viene proditoriamente coinvolta in un seminario che si terrà domani (giorno libero) nella tentacolare metropoli.
Niente dormite.
È il quindici di aprile, LaVostraprof ha dovuto infilare un maglione di lana pesante, domani non avrà il giorno libero (se volete vederla, andate al seminario di via Senato della tentacolare metropoli, la riconoscerete dall’occhio pesto), Mel Gibson è irrimediabilmente ingrassato e imbolsito, sono le sei e non ho niente da mangiare per stasera, sono morti Edmondo , così leggero e profondo, e  Raimondo, che gli perdono persino Berlusconi e la Repubblica di Salò, mannaggia. La Terra è un posto più deserto ora.
Aprile è il più crudele dei mesi.

Quattro – il Collegio

E oggi c’è il collegio Docenti.
Che uno dice: ma non dovevi parlare delle ore buche?
Eh, già, eccoli lì, quelli che pensano che a scuola uno fa quel che vuole.
No.
Durante c’ha un collegio docenti, alle ore buche perse ci penserà domani. O dopo.
Oggi lo hanno avvisato che c’è un collegio docenti.
Durante, che c’ha in mente il collegio delle orsoline di sua sorella che ora fa la signorina allegra come reazione, non capisce subito. Però, essendo ingegnere, ha timore a chiedere. Vuol mica passare per uno stupido. Vuol mica che qualcuno dica: hai voluto insegnare? Ora pedala! Cioè: insegna!
Insomma, lui si vergogna anche un po’ a dire che lui vuole appunto insegnare, c’ha il sacro fuoco e il registro e pure l’orario, che fa cagare ma c’è. Si vergogna a dire che, però, mica glielo hanno detto che c’erano anche tutte quelle altre cose, e i pomeriggi e i Consigli di classe, e le esercitazioni antincendio che però l’ingegnere (non Durante, quell’altro, quello dell’antincendio) ha detto che lì non c’è pericolo, ma non si sa mai, magari vi brucia la macchina, meglio sapere. Durante si è toccato i suoi gioielli, discretamente, ché la macchina l’ha appena comprata, ma, insomma, neanche dopo l’esercitazione ha capito del Collegio.
Allora fa una cosa intelligente (vedi?, si può): prende nota dell’orario di quel Collegio, poi pensa: orsoline o missionarie, non importa, basta esserci.
Poi alle due è lì, che un po’ gli brucia anche il culo, ché a lui han sempre detto: insegna, insegna che in mezza giornata te la cavi poi fai i cavoli tuoi, e invece son due giorni che è a scuola e il primo gli han rifilato un orario con 27 ore a scuola e gliene pagano 18, e il secondo giorno deve tornare al pomeriggio. Alle due.
Il pomeriggio alle due vede un branco di insegnanti che sciama (il branco sciama? vabbè, licenza poetica) in un corridoio nascosto. Lui segue.
Alla fine del corridoio ci può essere: una stanza di quattro metri per quattro con sedioline stile cinema dell’oratorio del dopoguerra. Oppure: una stanza sette per tre con panchette in mogano scuro ben intagliate, stile liceo ginnasio superiore parificato con regio decreto del 1837. Oppure: un otto per quattro con sedie in formica stile cucina della mamma e riarredamento anni Sessanta (che Durante è troppo giovane, manco apprezzerebbe).
Ma anche no.
Dai. 
‘Sto povero Durante, gli abbiam già fatto il tiro dell’orario, mandiamolo a fare il Collegio docenti in un auditorium capienza duecento persone, moquette ignifuga, soffitto antincendio (l’aveva ben detto l’ingegnere, che qui, di incendi, nisba), sedie di plastica avvolgenti, che dopo tre minuti il culo che bruciava è tutto in un’acqua, ma pazienza, speriamo non lo facciano alzare, il Durante.
In questo ameno luogo, si assettano gli ameni insegnanti. Tutti. Dal primo all’ultimo. Tranne Pacifici che il giorno del Collegio di solito c’ha il mal di schiena, e tranne la Parisina che il giorno del Collegio, essendo anche il giorno delle sue udienze, di solito ha le vene varicose che le fanno male e sta a casa.
In questo ameno luogo, dunque, gli ameni insegnanti ascoltano attentamente il loro capo di istituto, ora detto Dirigente Scolastico, prendono diligentemente appunti sugli appassionanti impegni che li aspettano, sulle esaltanti normative che cambieranno da così a cosà la loro bellissima scuola, e sul modulo da consegnare irrimediabilmente in segreteria entro dieci giorni pena la fustigazione e l’esposizione nell’atrio a disposizione dei genitori  che volessero far cambiare il voto al figlioletto.
In questo ameno luogo, stanza, bugigattolo, auditorium, cesso che sia, basta che ci siano tutti gli insegnanti a prendere appunti, che si realizza, qui, proprio qui, l’ideale utopia parlamentare: prendere delle decisioni.
Tipo: oggi si decide che la decisione dell’altro giorno di non fare più le fotocopie a colori e di non andare più in gita ai Caraibi va ripresa. Cioè, va ri-presa in mano e va ri-decisa.
Perché? Questo Durante lo capisce poco.
Ma in un Collegio Docenti tutti i professori si recano gioiosamente per parlare e spiegarsi e stare attenti e prendere decisioni. O ri-decisioni.
Che magari la decisione di andare in gita all’oratorio di Vattelapesca di sotto vi sembra poca cosa, ma magari, se il collega di storia vuole adottare il Mein Kampf in terza B, ecco,  magari questo si può discutere e votare contro. Per dire: io voterei contro, Durante non lo so. Magari è per la libertà di insegnamento.
Comunque.
Durante capisce questo: che la volta precedente, che lui, deo gratias, non c’era, tutti i gentili e attenti professori presenti han votato per non fare più le fotocopie a colori, e non fare più i viaggi ai Caraibi, visto che i fogli per le fotocopie non ci sono più e i colleghi per supplire i gitanti, nemmeno.
E poi Durante capisce che, il giorno dopo la volta precedente, il 50 % di tutti gli attenti professori che han votato, si sono accorti che: non si posson più fare le fotocopie a colori e non si può più andare in gita ai Caraibi. Ma va??
Allora i suddetti professori han chiesto di ri-decidere che le fotocopie si possano fare, almeno in bianco e nero, e i viaggi pure, magari a Vattelapesca di sotto.
Durante alza la mano per chiedere: ma perché non avete deciso subito così la prima volta (che io non c’ero, invece di farmi rompere le palle e bagnare i pantaloni) in questo delizioso auditorium così acusticamente pregevole?
In realtà le cose tra parentesi le pensa soltanto e non le dice, ma è per farvi capire il suo intimo tormento.
Allora la prof. Iena Acidulens dice: come ti permetti, che sei l’ultimo arrivato, e io sono stata attenta anche l’altra volta, ma adesso è meglio andare a Vattelapesca piuttosto di niente è meglio piuttosto e il Collegio Docenti è una cosa seria, cosa credi, sbarbatello ingegnere del piffero, qui si sta attenti e si prendono le decisioni.
O le ri-decisioni.
Appunto.
Dopo, per dire, uno si stupisce che la Mariasss manda fuori quattordici circolari per dire come ha deciso che si deve valutare…

Marmellata di arance

Ebbene lo so, che di questi tempi dovrei dirvi e convincervi che siamo tutti bravi e belli, noi prof. Lo so che non dovrei mettermi lì a contarvi su che alcuni colleghi (prof) ragionano tanto quanto un cucchiaino di marmellata di arance. Mi piacerebbe mettermi qui, con voi che sapete ragionar d’amore per la cultura e così nobilmente vi prendete a cuore le magnifiche sorti e progressive della classe insegnante, mi piacerebbe parlarvi di come fugge questo reo tempo mentre le torme delle cure, che poi sarebbero le preoccupazioni, che poi sarebbero i consigli di classe e i genitori e gli errori e le zainate che si danno in testa durante l’intervallo, ecco, le torme delle cure restano.
Invece, son qui che vi conto della Iena Acidulens.

Lo so che voi vorreste la rava e la fava, e la precisione assoluta di una descrizione assai veritiera, ma devo camuffare il tutto.
Il camuffo è il seguente: mettete che a scuola facessero le fotocopie a colori [eh, seeee, come no, dice uno là in fondo, che ha appena messo gli occhiali, zitto tu, facciamo finta, è un camuffo].
Allora, se adesso siete zitti, vi dico.
Mettete che a scuola nostra facessero le fotocopie a colori e le facessero pagare agli alunni [è una finta!].
Mettete di andare a un Collegio docenti dove il Preside (detto Esimio Dirigente Scolastico) fa, tutti gli anni: ora votiamo per far pagare le fotocopie a colori agli alunni.
Mettete che io voto contro. E anche il Drago vota contro.
E il Preside allora dice: NostraProf, vuole spiegare perché vota contro? Drago, vuole, eccetera?
E io dico: voto contro perché non mi sembra giusto far pagare agli alunni le fotocopie a colori.
E il Drago dice: voto contro perché si possono fare in bianco e nero senza farle pagare [sì, lo so, ora neanche quelle, ma sto facendo un esempio, un e-sem-pio, zitto tu là in fondo con gli occhiali nuovi].
Mettete che siamo solo noi due contro ottantatrè che votano a favore, le fotocopie a colori si fanno. Fin qui ci siete arrivati? Bravi.
Ora, mettete che dopo sei o sette anni, qualcuno più in alto decide che è giusto fare le fotocopie in bianco e nero e non fare le fotocopie a colori, sicché gli alunni non pagano più le fotocopie a colori (perché non gliele facciamo più).
Bon.
Poi mettete che quest’anno ci tagliano tutto [no, il pisello ai prof maschi lo lasciano, almeno quello].
E allora qualcuno dice: bon, adesso non possiamo più fare neanche le fotocopie in bianco e nero [il che, pur essendo un esempio, diventa uguale alla realtà, ma chi se ne importa].
E qualcuno dice: no, facciamole, facciamole le fotocopie b/n, paghiamole noi prof.
E qualcun altro dice: no, perché devo pagare io le fotocopie?, siamo scemi?, non facciamole più e così le famiglie capiscono che la scuola, nostra istituzione, è in difficoltà.
E qualcuno dice sì, e qualcuno dice però, e qualcuno dice insomma, e il Preside dice: votiamo.
E il 70% del Collegio Docenti vota di non far più le fotocopie così le famiglie capiscono che la scuola c’ha qualche problemino, e il 28% vota di fare qualche fotocopietta qui e là perché se no i ragazzi piangono, e il 2% non vota.
E qui voi dite: e la Iena? Caspiterina c’entra?
Eh… La Iena… La Iena vota nel 70%.
Però.
Poi va nei corridoi, ferma la Bifida, e la prof. Regalata, e la prof. Bigarreau e via così, e dice: adesso sarà contenta, LaNostraProf, che ha sempre votato contro le nostre fotocopie a colori, che noi facevamo la programmazione spiegando l’importanza sociale e didattica delle fotocopie a colori, e adesso LaNostraProf ha ottenuto quello che voleva, sarà contenta.

Io?

Rebus (frase: 3, 5!)

palle

come da tag

San Muda Visi

Va bene. Ammetto, l’ho fatto.
Ho resistito fino in fondo e non ho nemmeno bevuto un tè dalla macchinetta.
Mi sono sorbita il primo Collegio Docenti fino all’ultima goccia e anche oltre, visto che mi sono fermata due minuti a fare le congratulazioni al collega che si sposa e ci pianta in asso per quindici giorni. Alla sua età, tzè.
Allora, arrivi a ‘sto Collegio del martedì dopo la previa riunione del lunedì come coordinatrice. Il che significa che i benefici della vacanze, i famosi due mesi, sono già andati a farsi benedire ed entri a scuola che non saluti neanche la bidella Teresona e nemmeno la bidella Assunta e men che meno il nostro Receptionist, ché tanto ti sembra di non averli mai mollati, di averli avuti di fianco tutta estate, persino quando pulivi la cantina, e non è un bel pensiero, no, tu che pulisci e il Receptionist che sta lì e ti guarda e non fa un tubo come al solito. Così fai la figura della maleducata e quando la prof. Salandra si avvicina tutta sorridente e ti salta quasi addosso, tu salti indietro, perché anche lei ti sembra di averla avuta di fianco sempre, di non averla mai salutata a giugno, è ancora lì, e ti sembra ieri che ti faceva ciao ciao, ma tu non te lo ricordi, così che lei si avvicina per baciarti, mciù mciù mciù, come va?, e tu invece salti indietro perché pensi ti voglia picchiare.
Poi ti accorgi che ci sono in giro un sacco di facce nuove, allora capisci che è anche un anno nuovo e tu sei ancora lì, come sempre, solo con un paio di pantaloni nuovi, ma visto che hai dovuto comprarli (in saldo) perché non entravi più in quelli dell’anno scorso, ecco, diciamo che anche i pantaloni nuovi non ti tirano su il morale per nulla. Meno male che la prof. Omammamia sospira, oh, che mal di schiena, e poi ti allunga la figurina di Padre Pio, per quest’anno siamo a posto. Meno male che il prof. Drago è sempre lì dietro, due file di sedie dopo, ma ti chiede già che progetti abbiamo quest’anno ("abbiamo", io e lui, ah!), e non hai cuore di deluderlo, che il tuo progetto è vincere al superenalotto e mollare baracca e burattini, ma non vuoi deluderlo, davvero, e così ti lasci andare a dire una cosa: facciamo un cartone animato, che, veramente, l’idea era facciamo sooolo un fumetto, ma con tutta questa confusione, la vita, il blog, la realtà, il web, e i cartoon della Mariasss, sono mica andata a tirarmi la zappa sui piedi e a dirgli facciamo un cartone? E lui mi ha fatto un sorrisone così e dice subito, sìssì, tu fai qui io faccio là. Ora come faccio a dirgli: no, è stato un errore ti ho confuso col blog? Vabbè che lui era seduto vicino alla Linda Legs che non lo ha mollato un attimo, e se lo meriterebbe di essere deluso, ma insomma, ugualmente, se tra un po’ mi sentirete lamentarmi per tutto il casino che dovrò fare per fare il cartoon, ecco, potrete annuire con aria grave e dire: eh, ecco, lo sapevo, lo avevo detto, lo avevo capito subito fino a quel giorno là che stava raccontando del Collegio Docenti.
Ecco, giusto, ero partita per farvi un bel resoconto del Collegio e sono già andata a scantonare.

E vabbè, dai, domani vi racconto tutto, anche del sindaco leghista e di quello comunista, e di quello che fa il giornalista. Che se volete sapere che cosa c’entrano, domani ve lo dico. Promesso.