Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi delle etichette: domande esistenziali

Chi ben comincia

Ho concluso l’anno scorso, con la mia classe prevalente (quella in cui ho più ore e coordino il coordinabile), raccomandando di non vendere, prestare, perdere, bruciare, sniffare, scollare e cestinare il nostro libro di storia.
Dobbiamo ancora finire l’ultimo capitolo, rivedere le cose principali, concludere in gloria la seconda.
Tutti i giorni, nell’ultima quindicina dell’anno scorso, ho fatto vedere il libro di storia e ho detto: non buttatelo, non passatelo ai cugini o ai fratelli, perché ne abbiamo ancora bisogno.
Ho usato anche la maieutica, mostrando il libro di seconda e chiedendo:
“Lo abbiamo finito?”
E loro: “Nooo, prof!”
“Lo dobbiamo finire?”
E loro (malvolentieri) :”Sììì, prooof!”
“Ne abbiamo bisogno ancora a settembre?”
E loro (rassegnati): “Sìììì, prooof!!”
Andrei avanti ancora per farvi materialmente partecipi di quante volta io abbia detto che dovevamo finire di studiare il libro di seconda, ma ho pietà. Io. Io ho pietà. Loro, i virgulti, no.

Voglio dire: eravamo a giugno. Sono passati due mesi e mezzo. E poco fa la domanda cruciale:

Turbato di nome e di fatto

Turbato di nome e di fatto

#noncelapossofare

Shhh…

Meglio zitti che male accompagnati

Meglio zitti che male accompagnati

Avere un figlio musicista e musicologo, che si è potuto dedicare all’arte solo dopo un fallimentare esperimento scientifico (inteso come liceo) e con due anni di ritardo sui compagni (intesi come pivelli che si sono iscritti con lui in prima quando lui aveva l’età per essere in terza), anni di ritardo dovuti al fatto che, in precedenza, quel liceo (musicale) non esisteva…
ecco, tutto ciò comporta vantaggi e svantaggi.
I vantaggi sono: il nuovo liceo è in un’altra città, ho il figlio fœra di ball per più tempo; il figliolo è grande, se la cava da solo, non vado più alle udienze individuali, solo a quelle generali, per dare soddisfazione ai poveri insegnanti e per parlare col prof di italiano (grazie, prof, lei è un grande); il figliolo sta usando la scuola su misura dei suoi progetti futuri, cogliendone il meglio (per sé) e macinandolo per ottenere ciò che vuole; non compro più quaderni e penne, tanto lui è grande e i compiti non li fa; si è trovato un lavoro part-time per acquistare gli strumenti che gli servono (intesi come synth, cavi, corde, microfoni e compagnia).
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Giorno libero con disclaimer

Nel mio giorno libero, così sono

Nel mio giorno libero, così sono

Si sa che noi insegnanti siamo fortunati. Abbiamo la possibilità di giorno libero.
La possibilità, per inciso, vuol dire che se il giorno libero, per qualsiasi motivo, nell’orario scolastico non salta fuori, amen. È vero che ormai, il giorno libero è diventato prassi, ma, ripeto, se salta, pace all’anima sua (e chi non ha il giorno libero, si rassegni). Il contratto infatti dice semplicemente che il nostro orario in classe deve essere distribuito in non meno di cinque giornate settimanali. “Non meno” vuol dire che, se per caso, nel fare l’orario, didattico, bellissimo, con equa distribuzione delle materie di studio [*], eccetera, se, dicevo, per caso salta fuori che voi avete due giorni liberi… Niente. L’orario si deve rifare, anche se così viene fuori che al sabato i miei virgulti hanno tre ore di lettere e due di matematica perché quel giorno il collega di musica è impegnato in altra scuola o in altre tre o quattro sezioni. Amen.
Oggi sono quasi mistica, lo avete notato?
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La nostra (purtroppo) Disgra

Aveva delle alternative?
Dico, la nostra nuova Dirig. Serv.  Gener. e Ammin.
Alternative al presentarsi nella sua nuova scuola (la nostra), sedersi in centro insieme alla Capa (la misteriosa prof. Tórta) e dirci che si trovava lì, purtroppo, e che non voleva, purtroppo, ma che ormai c’era, purtroppo, e anche se noi non volevamo (ehh??) purtroppo ce la dovevamo tenere?
Non so. Magari poteva almeno stare zitta.
Volevo andare a chiederle come fare per riscattare gli anni universitari ma temevo mi spaccasse la sua cartelletta rigida in testa.
Sarà un lungo difficile anno.

Buonanotte, fiorellini

il freddo dentro

il freddo dentro

Avevo delle alternative? Alternative alla delizia di tornare qui sul blog a riempire l’aere di stupidaggini personali e professionali?
Sì, le avevo.
Uno: stirare due macchinate di roba scura. La rinuncia allo stiro non è dovuta a cattiva volontà (da quando mi guardo i telefilm della serie Luther mentre stiro, sono diventata una stiratrice ammirevole e dedita), ma al fatto che il maritino ha infornato la seconda crostata. Ora, prima di elevare al cielo lodi, inni e cantici molto poco spirituali, tenete presente che è tutt’estate che cerco di rifare la dieta delle mele, e il maritino ricambia con pesche al cioccolato e amaretto, e due crostate. Comunque, non so a casa vostra, ma a casa mia quando c’è acceso il forno, se accendo anche la stiratrice salta tutto. Perciò, per ora, niente stiro, niente Luther. Leggi il resto dell’articolo

Augurio

e un bel vaffanculo a wordpress che riempie di advertising
prima di tornare sotto e leggere l’articolo precedente, che merita?
p.s.: no, non ho accettato nessun estensione el browser (firefox)
sì, vedo un sacco di pubblicità sul blog wordpress
sì, è anche problema di altri (ho scoperto) da settembre 2012 a questa parte.

Mah.

Come se niente fudesse

Non so se vi capita, di andarvene per strada a di perdervi in certe reminiscenze. A me capita anche in classe, per dire. Così mi trovo davanti Frontman che spiega di aver dimenticato a scuola il libro sul quale doveva studiare e di aver lasciato a casa il libro sul quale doveva fare il compito (chi si ricorda di Frontman? È ancora lì che rompe, sapete?), insomma, me lo trovo lì e mi viene da declamare: “eh, sì, tonto, adesso arrivi qui e come se niente fudesse…”, e lui fa la faccia contrita ma non ha capito niente.
Magari anche le giuovani, qui, che stan leggendo, non lo conoscono nemmeno loro, il Riccardone one one. Ovviamente. Un po’ come se, con il gruppo di tonti che mi segue in biblioteca, mi voltassi a chiedere: “come mai non siamo in otto?”, e mi aspettassi la giusta risposta. Che è solo una.
Poi magari mi viene il nervoso perché non mi ricordo se era Riccardone o Caio Gregorio.
E qui parte la seconda reminiscenza.
Cioè, il contrario: la smemoratezza. Leggi il resto dell’articolo

I conti della serva

Invece di essere a letto a dormire il sonno del giusto (o a leggere il giallo giusto) son qui a compilare verbali su verbali per certificare ogni ora fatta in più (con il consenso della dirigenza) per far funzionare la scuola al di là del classico orario scolastico e al di là di tutto ciò che riguarda la mia funzione docente.
Ecco, se dopo aver
fatto lezione,
preparato lezioni,
corretto compiti,
parlato coi genitori,
asciugato lacrime,
soffiato i nasi,
prestati fazzoletti, Leggi il resto dell’articolo

Lettura serale :-)

Io già lo sapevo nel '78...

Io già lo sapevo nel ’78…

Pensiooooneee!

A voi sembra normale che io parli con una collega in sala professori, e mezz’ora dopo questa (Nissetta) telefoni a Polletta per raccontarle quello che (legittimamente) ho detto, e poi Polletta telefoni a Scopincùl per raccontare quello che Nissetta ha detto a Polletta e poi Scopincùl telefoni a… eccetera, e io mi trovi stamattina una mail scritta all’una di notte in cui mi si raccontano i passaggi delle chiacchiere delle colleghe?
A me, no.
Ondepercui, invito le mie colleghe su questo blog e le avviso: d’ora in poi, tra noi, si parla solo di sommovimenti intestinali, ok?
Comincio io: andate a cagare.

(questo blog sta diventando scatologico assai)