Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Chi non muore…

Non so se qualcuno si ricorda FrontMan (pronuncia: fròntMaan).
Se non avete voglia di andarvene indietro nel tempo, vi conto qui che, in prima, tre minuti dopo essermi stato affidato dal Capo mi ha fatto un sacco di domande sulla scuola, scusi, prof, scusi, prof, e intanto mi ha detto che si chiamava Man, Front Man, e quando, dieci minuti dopo, finito il giretto della scuola, ho detto: Man, vieni qui, mi ha risposto: ma prof, ce l’ha con me?, e io ho strabuzzato gli occhi e gli ho risposto: eeehh??, e lui: eh, sì, mi continua a chiamare.
Per dire il tipo.
L’anno scorso stava sempre male quando c’erano le verifiche, perciò i genitori (pore bestie) hanno deciso che non sarebbero venuti più a prenderlo a scuola nemmeno se avesse vomitato l’anima.
Fatto sta che un giorno si è messo a vomitare l’anima. Nell’ora di scienze (interrogazione), ha cominciato con dei conati di vomito (so che fa schifo, ma se l’abbiamo sopportato noi, stateci vicini e sopportate anche voi), perciò la Conigli l’ha cacciato in bagno (cioè, gabinetto), a vomitare. Leggi il resto dell’articolo

Vorrei incontrare le pietre [cit] ma vi metto le figu

In realtà, vorrei aver finito di correggere le carte mute (mi aspetta una domenica bestiale [ri-cit], per potermi mettere lì a farvi la figu (ve’, quanto vi voglio bene), ma
dopo essere tornata da scuola
ho scoperto che internet non andava.
All’inizio volevo solo avvisarvi che se vi va di iscrivervi (magari con una mail di comodo) a Zzub, l’indirizzo cui farlo è sempre questo. E che scade domani sera alle 23.59.
Volevo avvisarvi ma ho dovuto telefonare al mio gestore telefonico.
Ho passato qualche minuto di gentile attesa e poi ho parlato con Gaia (grazie, Gaia), che mi è sembrata competente e gentile, ma dopo la conversazione e i controlli mi ha costretto a uscire di casa e vagare per la campagna padana a cercare un filtro adsl nuovo (l’ho trovato).
Sono tornata e ho cambiato il filtro adsl (volete ridere? La Gaia mi dice: “… perché, signora, se è un anno, un anno e mezzo che ha il filtro, magari non va più, bisogna cambiarlo”. Grazie, cara, sono dieci anni che ho su il filtro e ormai si è incrostato. Comunque, ho dato retta e l’ho cambiato).
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Suggerimento

Come sempre, se l’oggetto del contendere è privato,
lo nascondo col bianchetto di una password ma, accennato,
porgo qui il suggerimento che consenta la lettura
per chi cerca il godimento (e persin la gioia pura)
di sapere che succede, dopo giorni e giorni zitti,
nella scuola che mi diede dei virgulti derelitti
e colleghi come quella che faceva compagnia
con malanni e mal di pancia (e di nome:…)

Non aprite quella scuola

No, grazie

Siccome sono stanca (non so se si vede, è da domenica che me ne sto tranquilla), avevo deciso di farmi un pisolo. Cinque ore a scuola, e un’oretta con i genitori mi hanno ulteriormente stroncato. Il pisolo ci voleva. Ma il pisolo non l’ho fatto. Mi ha telefonato un mio amico.
Dice: allora, come stai?
E io: sono un po’ nervosa.
E lui: come mai?
E io prima ho pensato di picchiarlo, per via del pisolo, poi gli ho raccontato perché ero nervosa.
Così lui si è rotolato in terra dal ridere, io non ho fatto il pisolino, e sono ancora nervosa.
E voi, allora: come mai?
Bravi, così penso di picchiare anche voi. Magari mi sfogo, non si sa mai.
L’altra cosa che non si sa (oltre al fatto che magari mi sfogo) è che cosa gli è preso ai colleghi.
Non so, per dire, arriva una nuova, la prof. Apertisverbis e mi fa: Priiiifff (vuol dire Proof, ma parla con la iii, c’ha la vocina), Priiiiff, non riisco a intrare nel sito dilla scuola…
E io dico, ma senti, tanto per fare, sei entrata nel sito della scuola?
E lei: Niii… Ma mi hanno ditto che si può intrari nil sito dilla scuola…
E io: forse se entri nel sito, riesci a entrare nel sito, no?
E lei: ma comi faccii? Mi hanno ditto chi si può intrari…
Se state pensando che siete impazziti e state leggendo cose strane che non capite; se state pensando che sono impazzita e sto scrivendo cose strane che non si capiscono, al tempo! Questa è stata la conversazione con la nuova collega, e amen.
Amen e prindo pir mano la prof. Apertiverbis e la porto davanti al muro. Poi allungo un dito e la guido a leggere una fogliazzo che c’è incollato sul muro da due mesi. C’è scritto: se volete entrare nel sito della scuola, scrivete l’indirizzo del sito e entrate (e segue l’indirizzo del sito). Poi, per esere più chiara, le dico: ecco, se vuoi entrare nel sito, vedi, devi entrare nel sito.
Allora lei mi fa un sorrisone e fa: ah, icco, graaaziiii…
E questa è una.
Poi viene la seconda, che mi dice: ma come si fa a entrare nel sito della scuola?
E io le dico: ho mandato la mail a tutti, con l’indirizzo, e tutte le istruzioni, in power point, pdf e word.
E lei: sì, sì, ma non le ho lette.
E questa è il due.
Poi arriva Mister Eggs, stamattina. E questo è il tre.
Noi cominciamo la lezione alle otto e un quarto (e voi?). Comunque, a parte quando cominciate voi (che non è che interessi molto, l’ho chiesto per dire, per essere gentile e far mostra che mi interessano tutte le scuole del regno), ecco, a parte questo, c’è da dire che se noi cominciamo la lezione alle otto e un quarto, dobbiamo prender su i virgulti alle otto e dieci, cioè essere a scuola almeno alle otto e cinque, metter giù gli ombrelli, prendere il registro e via così.
Poi, io arrivo a scuola alle otto meno un quarto, ma è solo perché ho bisogno tutte le mattine di una mezz’ora per convincermi che lì ci devo lavorare, non faccio testo.
Fatto sta che Mister Eggs arriva alle otto e mezza. Io ho già fatto l’appello, segnato gli assenti, giustificati gli assenti del giorno prima che c’era la verifica ma amen, fatto distribuire i libri, picchiato Rorob (ve lo ricordate, Rorob?) e così via. Apro la bocca per cominciare a spiegare gli interessanti sviluppi della pastorizzazione e lui entra. Lui è sempre Mister Eggs. Lì si vede Bacon che si intristisce ma abbozza, si alza per uscire e Mister Eggs gli dice: no, aspetta, siediti. Bacon si siede. Mister Egss sta in piedi. Si guarda in giro. Io comincio a spiegare che la pastorizzazione non l’ha fatta un pastore come sostiene Diablo, ma un Pasteur, come sostiene il libro.
Visto che Diablo è convinto (in seguito a sue ricerche) che la Rivoluzione industriale prima e seconda è scoppiata a Napoli, non mi crede nemmeno su Pasteur, ma amen.
A questo punto il Mister decide che può anche uscire, si prende su Bacon e se ne va. No, anzi. Sulla porta si gira e mi fa: io non sono in ritardo.
E io lo guardo.
E lui ripete: io non sono in ritardo. Io sono svizzero.
“Svizzero” dice per dire. Dice per dire: io sono puntualissimo.
Comunque, io gli rispondo: va’ che non devi rendere conto a me.
E lui: no, guarda, io non sono in ritardo. Io alle otto e dieci ero puntualissimo ad accompagnare mia figlia all’asilo.
Sì, Mister Eggs si è riprodotto.
Sì, mister Eggs è veramente ma veramente convinto che se alle otto e dieci doveva essere a scuola, nella nostra scuola, nella mia classe, e invece alle otto e dieci era davanti all’asilo di sua figlia, ecco, lui è stato puntualissimo.
Sempre otto e dieci erano.
Mi sento ancora nervosa. E sono di nuovo le otto e dieci. Sarà quello.

Sì, mi sento così

Qui Houston, abbiamo un problema

Tre anni fa, mi chiama il Capo.
Non mi chiama perché mi vuole particolarmente bene o cose così, di solito .Mi chiama quando deve sbolognare una patata bollente. E infatti.
Perché chiama me e non quella di matematica?
Perché:
1) io sono coordinatore della mia classettina (coordinatrice, sì, ma in questo mondo maschilista, eccetera) e quindi, oltre a fregiarmi del titolo, sono ufficialmente incaricata delle Patate Bollenti che riguardano i colleghi, gli alunni, i genitori, qualche volta anche le segretarie;
2) la patata bollente era la mia collega di matematica.
Nuova. Cioè: nuova per noi, perché viene da un'altra scuola.
E insomma, è una che non lavora, e di là hanno avuto tanti problemi, e non andava d'accordo con nessuno, e si defila, e sta sempre a casa e i genitori, e i colleghi, e cicì e bebè, mi raccomando Prof, la metto nel vostro consiglio di classe, tenetela d'occhio, in confidenza va tenuta d'occhio perché se non lavora poi i genitori e di qui e di là.
Ora, a parte il fatto che io pensavo a come cavolo avrei potuto tenerla d'occhio e farla lavorare (e pensavo che, pazienza, i genitori anche qui avrebbero fatto scintille e amen), la collega di matematica era bravissima: mai a casa, capace di insegnare bene, sicura, severa quel che basta, collaborativa e via così. Si vede che l'avevano scambiata nella culla, cioè: durante l'estate.
Io l'ho detto al preside, che non era mica una P.B., anzi!, e lui ha convenuto che sì, ed è stato molto contento.
Così l'anno dopo ha fatto lo stesso con il collega di sostegno, mr. Eggs, che qualcuno già conosce, che più che una P.B. è un uovo sodo, freddo, e con lo stesso grado di intraprendenza, voglia di lavorare, e slancio vitale di un uovo sodo. Neanche salato, per di più.
Io l'ho detto al preside, che mister Eggs non era mica una P.B. ma un uovo sodo, e lui ha convenuto, ha cercato di scuoterlo un po', ma non so se voi avete mai provato a scuotere un uovo sodo: che cosa è successo? Niente? Ecco, qui uguale. Comunque, il Capo ha ammesso che nemmeno stavolta mi aveva sganciato la Patata Bollente.
Così l'anno dopo ha fatto lo stesso con la collega di francese.
Stia attenta che coi ragazzi non va d'accordo, che con i genitori neppure, stia attenta, mi raccomando.
Sto attenta, io?? Ma dovrà ben stare attenta lei, no?
Comunque, che bello.
La collega di francese era alta uno e novanta e pesava 92 chili (lo dico perché lo diceva lei), ed era una vera P.B., stavolta. Si vede che il Capo, stavolta, era stato attento prima lui e si era detto: se devo sbolognare una P.B., deve essere una vera e precisa P.B. Così, per tutto l'anno, vai a convincere la collega Patate Chaude che se MioMao aveva falsificato il voto di francese (da cinque a sei, firma dei genitori, e poi di nuovo da sei a cinque, controllo di Patate Chaude e l'iradiddio sul capo di MioMao), ecco, se aveva fatto ciò, pur esendo riprovevole e stigmatizzabile (stigmatizzate tutti, orsù), potevamo fare a meno di denunciare il reo all'autorità costituita e chiuderlo nelle segrete per l'eternità. Che se c'era ancora la Bastiglia, Patate ci faceva una gita solo per mettercelo dentro, il MioMao. L'abbiamo convinta? Macché. A ogni consiglio di classe, stigmatizzava. Allo scrutinio finale, MioMao aveva la media del 7 e lei voleva bocciarlo per quella bruttissima cosa là.
Volete che vi racconti di Alì falso e bugiardo e non sapeva una parola di francese?
Volete che vi racconti di Rorob stupido e infingardo e non sa la Marsigliese a memoria?
No.
Cioè, anche se voleste, amen, la collega di francese non c'è più (vi siete accorti che ne parlavo al passato, eh?). E' viva, ma se n'è ita altrove e io devo tagliare (poi vi dico perché).
Quest'anno tutto bene.
Fino a stamattina. Blocco il capo per chiedergli se l'unità di appredimento va di qui o di là, su o giù, e lui mi guarda, e si guarda intorno, e poi sussurra: ah, le devo dire di stare attenta a una collega.
Ancamò??
Però non gliel'ho detto ancamò, per decenza. L'ho soltanto pensato. Ancamò è una cosa intraducibile che vuol dire, più o meno: anche ancora? (ve lo avevo detto che era intraducibile…).
Bisogna fare qualcosa – mi dice il Capo – perché due anni fa i genitori volevano portar via i ragazzi da quella scuola, e l'anno scorso volevano portarli via da questa, e adesso l'ho messa nella sua sezione (grazie) e bisogna stare attenti perché ha un metodo un po' strano per insegnare il francese.

Ecco, vi pianterei qui, per ora, perché lei avrà un metodo un po' strano per insegnare il francese, ma ieri ci ho messo quattro ore per la prima unità di apprendimento, e oggi devo farne un'altra. Sono le due. Se alle sei sono ancora presente e vigile, vi racconto la fine. E non pensate subito male, sul metodo strano: non fa i balletti a luci rosse o niente del genere.

Meno male che c’è il pc

53RadioLuigiSCon l’informatica e i Pc, si è informatizzata anche la scuola.
Ah, ricordo ancora quando il Capo arrivò a scuola e ci disse, a noi prof, con aria minacciosa: bene, adesso mi occupo di informatizzare la segreteria e l’anno prossimo tocca voi. E giù in segreteria tutte a piangere e a strapparsi i capelli, che persino LaBreve si è messa a cavalcioni della vecchia Olivetti elettrica Tekne 4 e si è messa a urlare “Non mi avrete!”. Shpettacolo. Comunque, adesso LaBreve vi dà un’ombrellata in testa se solo le sfiorate il suo computer personale (password “spettegooliamo”). Per dire come cambia la gente se solo la si frusta un po’.
In ogni modo, grazie alle meraviglie dell’informatica, io in questi giorni lavoro da casa (lavoro, dico) (sottile polemica). E poi comunico via mail con RadioLuigiLibera, che si occupa di diffondere il verbo del Ministro, del Capo, e persino il mio, se è necessario, fra tutti i colleghi. Col vantaggio che mentre manda le mail non lo sento parlare.
Dunque, com’è come non è, un par di giorni fa scrivo in segreteria, e scrivo così:
“Scusate il disturbo: vi prego di copiare il testo che vi metto qui sotto, scritto in blu, in grassetto e tra le virgolette, e di incollarlo in una mail da spedire a tutti i colleghi per motivi così e cosà”.
Poi, sotto, apro le virgolette, così: "scrivo il testo da copia-incollare, lo evidenzio, lo faccio in grassetto, lo faccio più grande, lo coloro in un bel bluette."
E sotto ci scrivo ancora: “Prego dunque di copiare e incollare in una nuova mail il testo qui sopra (tra virgolette, in blu) per spedirlo a tutti i colleghi, grazie, scusate, buona settimana”.
Però ieri ricevo una mail che incomincia così:
“Cara collega, ti invio il testo che mi hai inviato. L'ho inviato anche ad altri cmq non capisco l'utilità. Mi spiegherai. A presto”. E sotto c'è il testo in grassetto, grande, colorato di un bel bluette, che avevo spedito (io) a tutti i colleghi, tramite la meravigliosa informatizzazione della segreteria della scuola.
Non so… Secondo me RadioLuigiLibera, che si occupa di diffondere il verbo, eccetera, grazie alla scuola che si è  informatizzata eccetera, ecco, secondo me RadioLuigi stava chiacchierando, mentre ha fatto proseguire tale e quale la mia mail a tutti i colleghi, istruzioni di copia-incolla comprese.
Ché adesso, da ieri, ogni tanto mi arriva una mail del diligente collega che ha copiato, incollato e rispedito a tutti i colleghi il testo in bluette. Fate il conto: siamo in un’ottantina, e tutti e ottanta (meno una: io) stanno obbedendo agli ordini, copiano incollano rispediscono a tutti il mio messaggio.
Penseranno che sono scema.
Quasi quasi faccio girare la figu di RadioLuigi.

Scomparse

Eh, sì, è vero.
C'ho provato e anch'io scopro che molte delle vecchie figu sono scomparse.
Perché?
Percome?
Troppo faticoso da scoprire.
Ho delle ipotesi.
Rimarranno tali.
Ma qui c'è l'albumss, quasi al completo.
'contentatevi, va', per ora.

Qui RadioLuigiLibera

Grazie ai potenti mezzi che la nostra cara e collaborativa ministra mette a disposizione delle scuole, in questi giorni di assolate e rimbalzanti vacanze, capita di dover lavorare in segreteria, cioè l’unico posto dove potete trovare un computer che funzioni e contemporaneamente un computer libero da impiegate solerti, che sono state tagliate dalla nostra cara e previdente ministra che razionalizza e non taglia, ci credo, ci credo, sì, come no, ma tant’è, c’abbiamo una scuola di mezzo migliaio di alunni e lei taglia pure sugli applicati di segreteria, e fatto sta che c’è un computer libero e io lì lavoro.
Davanti c’ho un’applicata e più avanti ancora un applicato; a destra l’applicata storica e a giro molto tondo una che è lì perché non si sa dove metterla.
L’Applicata Storica, detta LaBreve, è sepolta in un oceano di scartoffie sugli esami, ogni tanto ansima e butta all’aria tutto e mangia dei croccantini dimagranti e poi si calma;
l’Applicata Nuova, detta NonSaprei, è lì che trabatta con duecentotrenta tabelle da inserire a computer, si gratta i brufoli e quando non gliela fa più guarda la foto delle facce dei due figliolini che ha messo sul computer e scuote la testa;
l’applicata A Giro, detta LavaLeMani, è lì che, appunto, gira e ogni tanto ti passa accanto e senti che fa: cièèèèo, io vèèèdo, e se ne va a prendere una cioccolata forte doppia, e poi torna.
Ogni tanto c’è silenzio e si lavora bene.
Silenzio, oddio, è una parola grossa.
C’è un sottofondo.
“Uh, ecco, alloora, cosa c’è qui, oh, oh, boh, moh, sé, alloora, apriamo il docomento, dov’è il docomento, ecco il docomento, adesso lo vedo, ecco, alloora, il Preside dice di stomporlo, fa un bel coldo, eh, sèè, siomo solo a giogno, chi lo diceva che a giogno fa così coldo, oh, be’, moh, dunque, ora c’ho il docomento, como lo chiomo, como posso chiomorlo, mogori metto 'alunno', o forso no, 'alunno' c’ho giò quosto, mogori moglio chiomorlo in un’oltro modo, solo che como lo chiamo, mi piocerebbe soporlo, magari se chiodo a NonSaprei me lo dice, eh?, alloro, NonSaprei, como è che lo chiomo quosto, perché ieri l’ho chiomoto docomento 'alunno' ma il computer dice no, e allora forse moglio di no, eh?, oh!, oh!, NonSaprei! Como lo chiomo il docomento dell’alunno?”
Io alzo gli occhi dalla tastiera e sbircio NonSaprei che mormora:
“Ventitrè, diciotto, a, ci, esse, dodici, salva con nome, inserisci dato…”
E va avanti imperterrita a fare il suo lavoro.
Allora l’applicato si gira e mi guarda. Siccome sono l’unica che lo guarda, ricomincia (sì, quello di prima era lui):
“No, ecco, porché qui nessono mi oscolto, mia mamma me lo diceva di store attonto che le donno sono tutte on po’ cattive e quando che ci porli mogari fonno finto di non sontire ma ti sontono che io qui chiedo como chiomore il docomonto e lei non mo lo dice, che onche mia moglia l’oltro giorno ci chiedevo: alloro, l’hoi pogoto l’ici, l’hoi pogoto l’ici e lei mico mi dicevo nionto e dopo l’ici chi lo pogo, e io che da giovono ponsavo che bello ora che mi sposo, e invece illuuusiooone, dooolce chimeeera sei  tuuuu, che faai sooognare in un mondo di rooooseee tuuutta la viiitaaaa, e adosso se ci porlo a mia moglie non mi rispondo e tutto lo donno alla fine sono un po’ così che uno chiomo chiomo e loro niente e io qui in mezzo a tutto quoste donne appono chiedo qualcosa nessuna mi oscolto, mi sembra di essere quando ero militare che una volta oscoltovo Aurelio Fierro, quello lì sì che era brovo, e io ci cantavo sempre alla mio moglie: voleeevo offrirti, pagaaandolo anche a raaate… nu brillante 'e quínnece caraaate…, solo che io sono di qua, mi sun lùmbàrd e la cantavi mal, e mio moglie me diceva: oh, mo' lo conti ben malee, e mi adèss son chi che so miga che titolo dare al docomento, e la NonSaprei mica mo lo dice, anche se son chi, è la terza volto che chiodo: aluuura, che titolo do al docomonto?”
Qui lui prende respiro e la NonSaprei alza la testa perché sente qualcosa di nuovo.
È il silenzio. E lo guarda e lui fa:
“È mezz’ora che ti chiodo che titolo dore al docomento, ma ti te mel disi no, e la gheva r’son me mama che le done ien tute un po’ così, e alura che titolo do?, son chi che non lo so ancoro e te non me lo dici…”
E ride. Se ride non riesce (ancora) a parlare, così che NonSaprei si insinua e fa:
“Eh, ma tanto tu continui a parlare, io mica me ne accorgo che mi stai chiedendo qualcosa”.
E lui, un po’ offeso:
“Ma non mi hai sentito che parlavo e ti chiedevo?”
E lei:
“Sì, che ti ho sentito, ma tu parli sempre, allora io non ascolto mai”.
E lui:
“Ecco, che mia moglie mi ha fatto venire qui a lavorare, che io invece stova bel tranquillo a fore il bidello, e scopo di qui e scopo di là e lavo i banchi, invece qui son qui che devo dare il titolo al docomento, e c’avevo detto a mia moglie: ma lassiami fare il bidello, e lei niente, ha voluto che vegnessi qui a fare il segretorio, così vegno a scuola in bicicletta che son vicino ma intanto qui nessuno mi ascolto e como si fo se nessuno ti ascolto poi va a finire che nessuno ti ascolto e io allora como faccio, devo parlare da solo, per forza, che nessuno mi ascolto, prof, ha sentito che nessuno mi oscolto, vuole un caffè?, che ce lo offro io tanto qui non so che titolo dore al docomento, tonto vale che vado a prenderci un bel caffè, perché no?, perché non lo vuole il coffè?, lei è la prof…? Ah, è LaVostraProf?, ah, ecco, che io credevo che era la Bifida, invece lei è LaVostraProf, mi sconfondo sempre, vuole il caffè, LaVostraProf?, lei è LaVostraProf, neh?, guarda che è buono, quello della macchinetta, è buono uguale, lo vuole, eh, prof?, lo vuole, prof? Almono lei mi oscolta, prof?”

No, dico, e secondo voi io sarei in vacanza…