Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Esami terza media – 1

Ma i genitori che non si fanno vedere per tre anni e vengono prima degli orali a contestare il sei in una materia?

Ma un altro mo(n)do, no?

udienze generali

Punti di vista

Ma se uno fa il "dettato autografico" e un altro fa il "dettato ottografico", che voto potrò mai dare, alla fine?
E che cosa devo dire al padre che stamane (secondo giorno di scuola) è venuto a chiedermi di spostare Felicita da L'Aurotta perché quest'estate L'Aurotta non ha invitato Felicita alla festa di compleanno non si preoccupi l'ho già detto anche al Preside? E devo giustificare LaSilente se è venuta a scuola il secondo giorno "perché l'aereo è partito tardi dalle vacanze"? E alla timida collega Ma'amselle, che come progetto accoglienza in prima media ha assegnato oggi sei pagine di dialoghi da leggere e ricopiare per dopodomani, devo dire qualcosa o b asta che la difenda dagli attacchi dei genitori quando arriveranno?

Giornatina

melaSapete, una di quelle giornate in cui si parte con un bel freschino, si arriva a scuola e vi danno subito una supplenza, così che vi trovate per cinque ore consecutive con la vostra classe, e nell'intervallo mensa due della vostra classe si picchiano e poi cominciate a fare lezione e vi vengono a chiamare e nel corridoio trovate quelle coppiette di genitori che vi avvisano che faranno denuncia ai carabinieri, e manderanno tutti sui giornali, e se trovano quel tale vostro collega gli spezzano le gambe, le braccia e la faccia e domani non verrà a scuola e quando voi fate gentilmente notare che queste sono minacce, loro vi spiegano che dalle loro parti si usa così e che comunque non ci sono testimoni, la loro parola contro la vostra, e poi tornate a casa e il maritino vi dice che ha spiaccicato la macchina della ditta e trovate un bollettino di 180 euro da pagare per l'iscrizione del figliolo all'anno prossimo e chiedete alla figliola: ti stai preparando per la maturità?
E lei risponde:
Nooo, però ho fatto una mela di cartapesta.
Ecco.

Giustificato per citamolo

I miei alunni son tutti bravissimi ragazzi. Ed essendo che, spesso e volentieri, li definisco pure tonti, e in più hanno soltanto dodici circa anni, va da sé che non ho mai problemi nel firmare le giustificazioni.
Quella volta che ho controllato e ricontrollato la firma materna con quella depositata a scuola mi sono sentita Erodiade. Quell’altra volta che ho telefonato a casa per avvisare che Chicca non c’era e l’avevo appena vista al mercato, al banco delle mutande,  mentre mi dirigevo a scuola, e la mamma mi ha spiegato che Chicca era a letto che vomitava anche l’anima, mi sono sentita scema.
Poi, essendo che la mamma di Chicca è la mamma di Chicca, mi son tranquillizzata e amen.

Amen per dire che ieri Chicca, mentre noi facevamo la correzione della verifica, alle tre e venti del pomeriggio, era seduta in un campetto pieno di cacche di cane con un gruppo di tizi poco raccomandabili, ma io stamattina ho controllato la firma della giustificazione e non ho chiamato nessuno.
Che poi lo so che a voi poco vi cale del mio mancato controllo, e siete lì a chiedervi: ma se tu eri là a fare la correzione (con la Lim, oltretutto) e lei era lì spaparanzata nell’erba, com’è che lo sai?
Lo so perché TheMissss mi ha spiegato, stamattina, che ieri alle tre e venti Chicca eccetera. È per quello che so anche delle cacche di cane. Me lo ha detto TheMissss.
Ho divagato?
Ho divagato.
Ditelo che vi mancavano le mie divagazioni.
Lasciatemi divagare, diceva il poeta. Lasciatemi divanare, dice la prof, e invece è qui a scrivervi. Che brava.
giustifApplausi.
E torniamo ai controlli.
Li faccio? Non li faccio?
Si vabbè, ammetto: qualche volta li faccio. Qualche volta rompo le palle ai padri sdraiati sul divano con una birretta per chieder loro dove caspiterina è il loro figliuolo. Qualche volta rompo le palle alle mamme al lavoro per chiedere come mai non ho in mano la giustificazione della figlia. Qualche volta leggo le giustificazioni,  sospiro, le firmo, e decido di continuare la settimana senza pormi domande inutili.

Sennò è inutile

Ora di udienza quasi finita.
Arriva la mamma di BellAddormentata
(quella che, a settembre: avete fatto male a promuoverla,
a ottobre: non studia perché le sue amiche la prendono in giro,
a novembre: se la bocciate la porto via,
a dicembre: è tanto malata,
a gennaio: se suo papà vede questa pagella l’ammazza,
a febbraio: le hanno rubato i libri).

Buongiornoscusilritardo.
Niente, si figur…
No, perché un camion mi è venuto addosso al rondò dove c’è la farmacia Pinca e la gioielleria Pallina e ha messo la freccia di qui e poi è andato di là e ancora di qui e mi è venuto addosso!
Oddio, mi spiace, sta bene?
Io? Io, sì, perché?
No, voglio dire, l’incidente, la macchina…
Ah, la macchina è piena di bolli, chissenefrega, un giorno una professoressa mi ha rigato il fianco con la macchina perché era un po’ lì e dava un po’ fastidio e allora una professoressa mi ha rigato con la chiave la macchina, lo sa?
[mi guarda]
Eeeh, roba da matti…
Ma BellAddormentata come va?
Allora, guardi qui… ha visto, i voti sono ancora bassi, però in classe è più…
No, perché, guardi, non è per dire, ma le hanno rubato il libro di esercizi e io un altro non glielo compro e se poi arriva la fine dell’anno che salta fuori, il libro, allora vado dal Preside.
Sì, giusto, però, vede, nell’ultima verifica…
No, perché suo papà glielo dice sempre: tu sei sceeeema! Allora io le ho detto: ma se ti bocciano non vedi più i tuoi compagni e non c’è più LaVostraProf, eh, non la vedi più più, eh, lo sai? Allora lei ha fatto un salto e mi ha guardato, ma comunque, non è per dire, ma l’Albachiara, eh?, l’Albachiara che è stata promossa!
Guardi, signora, lasciamo stare gli altri alunni, vediamo se BellAddorm…
No, perché, guardi, che io l’Albachiara la vedo che viene lì a casa mia, mette giù…
Lasciamo stare Albachiara, vedia…
…lo zaino e chi s’è visto s’è visto, e io capisco la situazione, poverina, e la mamma e il papà e il fratello, ma l’Albachiaaaara! L’Albachiaaaaara è stata promossa! Com’è che allora…
Sarà perché Albachiara ha voti più belli di sua figlia.
Eh? Ah? Oh! No, ma io dicevo suo fratello, di Albachiara: hanno promosso suo frat…
Sarà perché aveva sostegno, signora? Perché noi abbiamo promosso anche Bacon che non legge e non parla.
Ah, eh, oh, no, ma guardi, lo sa, è malata, scusi, eh, ma la tengo a casa se è malata, mia figlia, che l’altro giorno era malato anche suo fratellino e lei stava lì e lo guardaaaaava, lo guardaaava, io non so che cosa c’ha con questo fratellino.
Sì, però, signora, BellAddormentata ha preso ancora 4 in geografia e oggi non aveva il compito di storia e nemmeno i libri di religione.
Ah, ma se non saltano fuori i libri io vado dal Preside, che i suoi compagni portano via i libri.
Oddio, le hanno portato via il libro di religione?
No, perché?, quello di scienze.
Quello di scienze? E la professoressa lo…
L’anno scorso, però.
L’anno scorso? Ma…
Poi alla fine dell’anno ce l’aveva nello zaino e io le ho detto: chi te lo ha messo nello zaino questo libro di scienze che prima non c’era? E lei poverina mi ha detto quale libro di scienze e io le ho detto: questo libro di scienze, ma se succede ancora che…
Scusi, però, torniamo a geografia e storia, dove vedo che…
No, perché, guardi, io lo so che è stata malata, è stata tanto a casa ma io adesso vado giù in Terronia e me la porto, eh, a scuola non viene per un po’, cosa deve fare?
Signora, deve studiare lo stato che…
Eh, ma come fa, lei glielo deve dire bene che cosa deve fare se no la figlia non lo sa.
Guardi che è un mese che le ho dato uno stato da studiare.
Ah, eh, oh, ma però dov’è che lo studia? Perché noi andiamo giù e lei viene anche se le ho detto: vuoi vedere che non andiamo giù?, ma noi andiamo giù e lei come fa?
Eh, magari, signora, le faccia portare giù il libro di geografia e le dica di studiare per quando torna, che la interrogo, perché per ora c’ha tre, sul registro.
Ah, già, sì, è perché le sue amiche le danno tutti i compiti sbagliati, però allora la faccio studiare e quando torna lei gliela prova, così almeno sette poi lo prende, perché io voglio almeno sette, eh?
Sì, invece storia, guardi che la settimana…
Ah, eh, ecco, storia, storia poi vediamo. Però una volta ha studiato storia, si ricorda, che lo sapeva metà e lei ha scritto che lo sapeva metà e io ci ho detto: chissà come era contenta la prof che metà lo sapevi, ci scommetto che era contenta come una pasqua, e la figlia ha detto: sì, era tanto contenta, e io ci ho detto: sì, me ne sono accorta da quello che ti ha scritto, che mia figlia una prof brava come lei non la trova più, grazie, eh, adesso vado, quando torna la faccio studiare geografia, ma lei ci deve dire che cosa deve studiare, se no è inutile.

Volevo fermarmi e spiegare un cosina alla mamma di Ale

Già la scuola in sè, ultimamente, non è il massimo.
Già partire la mattina con la prospettiva di mensa e pomeriggio lascia alquanto scossi.
Metteteci i 28 gradi di oggi (io col golfino, naturalmente), Rorob che ha ricominciato a fare il deficiente a tempo pieno, la bidella Teresona che ha portato i documenti della malattia, e i trattamenti medici, e se alza il  braccio le fa male l'ascella e anche il collo e ha la sua età e sua zia che è morta poverina però quando è diventata vecchia l'hanno messa a fare un lavoro più leggero e invece in questa scuola qui lei l'hanno messa a fare i lavori più pesanti, che quando era arrampicata sulla scala col ginochcio balelrino la segretaria le ha detto: Teresona, così lei mi mette nei guai, Io metterla nei guai??, con le giovani che arrivano e non fanno niente, colpa vostra dei vecchi che c'avete dato queste abitudini alla scuola, ma pensa te; metteteci anche che si sono dimenticati di due classi e quando è arrivata l'ora della mensa c'è stata la lotta: siamo prima noi, voi con chi siete?, noi non abbiamo nessuno che ci cura, vai in segreteria a vedere, passate passate, e urla belluine dei gruppi di terza che passano, ma prof, fanno quelli di prima, gridano sempre così?
E poi il pomeriggio.
E poi uscite con l'auto e ci sono i genitori davanti, in mezzo al cancello, e una aspetta aspetta, e intanto tira giù il finestrino che ci sono 28 gradi e tre quarti, e una madre di mezza altezza, con uno zaino enorme sulle spalle che passa e grida: Aleeee, Aleeee, dove sei, stronzo?, Aleeee, e si poi mette davanti all'auto accesa che tenta di uscire a passo d'uomo, che magari per le cinque mi piacrebbe essere a casa, e poi la madre di Ale entra dal cancello e poi esce dal cancello, e Ale chissà dove è andato, e questa madre che si gira e urla: guarda te se 'sto cazzo di scuola deve fare tutta questa confusione…
Ecco, per dire.

Tetti

Oh, be’, che sorpresa. Di solito è a maggio che parte la crociata. Invece stavolta anche a settembre. Già spenta, eh, mi sembra, ma insomma qualche fiammata l’ha data.
La storia dei libri di testo che costan troppo e badabìm e badabèm.
Oh, non che io non sia d’accordo che spendere trecento euro a settembre per il figliolo che va in una prima superiore, eh, be’, sì, è un  bel salasso. Fate che di figlioli ne avete due o tre, e poi vedete un po’. Vi viene un infarto soltanto a fare la somma, figuriamoci poi a pagare.
E mi piaace, ah, sì, come piace che tutti lì a dire: come costano ‘sti libri, come costano ‘sti libri. E tutti si mettono lì a fare i conti e a fare le tabelle delle scuole che sforano e l’elenco delle scuole cattive, eccetera eccetera. Metti che i libri della mia classe costano tre euro e 90 più del tetto di spesa, e son già lì anch’io nella lista dei cattivi.
Ah, per i digiuni, il tetto di spesa è una cifra che il Ministero decide di mettere a fare tetto sui libri: più di quello, non si può spendere. Che già la mamma di Chicca mi ha detto: eh, chissefrega, io di libri non ne compro, il tetto lo rispetto. Così che mi è toccato spiegare che il tetto di spesa lo dobbiamo rispettare noi professori: per dire, io quest’anno per la mia classe consegno l’elenco dei libri e l’applicata mi fa: tu sfori di tre euro e 90, devi togliere un libro. Così ho tolto il libro di antologia, che costava diciotto euro per 489 pagine, e sono tornata sotto il tetto.
Che poi, beninteso, quando l’applicata mi dice: tu sfori il tetto di spesa, è come quando mio marito mi dice: tuo figlio si è fatto rubare di nuovo la bicicletta. Nel senso che il “tu” vuol dire “voi professori della classe” (per l’applicata) e vuol dire “tu” (per il marito), anche se il figlio è anche suo. Nel senso che l’applicata generalizza mentre il marito scarica la responsabilità del figliolo su di me. Divago? Divago.
È soltanto che ho trovato un bell’articolo sui libri di testo dove il provveditore Pupazzoni ha preso le liste dei libri delle scuole e ha mandato subito una marea di lettere ai presidi per chiedere di “chiarire entro il 10 settembre” le ragioni delle liste troppo care.
Ora, io direi alla Pupazzoni che se una cretina a caso (mettiamo che si chiami Mariassstella) fa una cosa che chiama riforma e continua a spostare le materie, metti di qui, aggiungi quella, inserisci questa e via che vai bene, capita che il totale di quello che si spende per i libri aumenta, no?
Per dire: se cinque anni fa mi dici che in prima media una famiglia deve spendere 286 euro per i libri di quell’anno, e poi mi aggiungi il francese e poi mi aggiungi informatica, ecco che ci sono due libri in più. Dove li metto? Chissenefrega, dice il ministero, compra libri che costano meno.
Eh, dico, io, un libro che costa meno c’è, ma fa schifo.
Chissenefrega, dice il ministero, e anche la Pupazzoni: sono aumentate le materie, ci son più testi da acquistare, ma le indicazioni sono chiare. Bisogna far risparmiare le famiglie. Siamo in crisi.
Perciò, ascoltate. C’è la crisi. Manca il lavoro. Non ci sono sbocchi.
Ma.
Ve ne ho trovato uno io: scrivete dei libri di testo di grammatica, antologia, linguistica, narrativa, storia, geografia, educazione civica, matematica, geometria, scienze, inglese, francese, musica, artistica, ginnastica, tecnica, informatica. Metteteci qualche cartina, un centinaio di esercizi, un po’ di esperimenti, una trentina di spartiti, le fotografie delle opere d’arte  e così via. Fate che i diciassette libri di cui sopra costino al massimo 16 euro l’uno e proponetevi alle scuole italiane. Successo assicurato.
E ci scommetto che anche voi ci guadagnerete una cifra.

Ricorrenze

Ora, mentre continuo a invitare a fare un giro altrove gli addetti ai lavori e quelli non addetti ma che vorrebbero addettare anche loro, occupo questa calda e solitaria serata estiva per aggiornarvi sul doposcuola, mentre la Spagna attacca, la sento dalla finestra, che attacca, ma pare invano. Intendo comunque il doposcuola come in quanto “dopo la fine della scuola”. Perché mentre voi ignari siete lì che vi sciogliete dal caldo e pensate a noi prof che sguazziamo nelle piscine d’Italia e del mondo, e ci augurate uno scagotto gigante, la scuola è ancora e tuttora aperta.
Perché?, si chiede l’ignaro viandante.
Mentre Durante, apprendista professore, non se lo chiede più perché è stato licenziato 30 secondi dopo l’ultima campanella, riassunto cinque giorni dopo per  via di fare assistenza a un alunno tonto durante il tema di italiano, rilicenziato non appena l’alunno tonto ha consegnato il tema, riassunto (inteso come participio passato del verbo riassumere) per la prova Invalsi, rilicenziato definitivamente.
Ma rispondiamo dunque all’ignaro viandante.
La scuola è aperta per motivi seri tipo registri, relazioni, documenti, nulla osta, classi e via così.
E poi è lì per i genitori.
Che contestano la bocciatura, mio figlio è un tesoro, la scuola lo ha intimidito, non ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità, faccio ricorso.
Che contestano il voto d’esame, mia figlia è dislessica, disgrafica e discalculica, l’ho appena scoperto, ecco il documento del dottore datato l’altro ieri, che dice che mia figlia meritava nove e voi le avete dato otto e lei piange piange non esce più di casa, adesso faccio ricorso.
Che contestano la prova d’esame e il voto d’esame, mio marito è dottore, io sono psiconeuroscemagogista, non accettiamo una valutazione che incrina l’intima essenza della mia figliola ed è uno schiaffo alla famiglia che ora che figura ci fa a girare per il paese con un sei appeso fuori dalla porta, adesso facciamo ricorso.
Che contestano la pagella piena di sei e la lettera che dice: signori, ohilà, i sei eran quattro, dateci un’occhiata, a ‘sto figliolo, che se non l’anno prossimo son guai, ma come?, una lettera, con questa bella pagella, voglio vedere tutti i compiti in classe se non vado dall’avvocato.
Che contestano la valutazione finale, e il voto dello scritto di italiano, e il voto dello scritto di matematica, quattro a mio figliolo??? che quando era nella pancia mi dava i calcetti in fila per due e per tre, sapeva già le tabelline, ora aprite i pacchi se no facciamo ricorso.
I pacchi non sono quelli che si aprono e ci trovi mille mila euro,
e non sono nemmeno i pacchi intesi come che palle!, e tutto il resto,
no, i pacchi intesi come tuuuuutte le prove scritte d’esame, italiano, matematica, inglese, francese, tedesco, russo, invalsi… di tuuuuutte le classi che han fatto l’esame, alla ricerca del quattro in matematica del su’ figliolo, se no fan ricorso.
E chi c’è lì a difendere il fortino e ad aprire i pacchi?
No, non sono io, anche se conoscendo la mia abnegazione e la mia affezione ai genitori tutti mi avete  immaginata lì a suonare la carica.
No, il difensore civico è il Preside.
Che lui non lo sa, ma gli auguro una buona estate, dopo che sarà passato sui cadaveri dei ricorrenti.

La prossima volta, però, facciamo cambio

Urge un chiarimento? Mah… Non so, forse urge un chiarimento. Vediamo.
E' vero: sono stata  insofferente, intollerante, allergica, cattiva, intransigente, stizzosa, rigorosa, fiscale, inflessibile, rigida, severa, ombrosa, permalosa, fegatosa, collerica e difficile verso i genitori.
Lo ammetto.
Ammetto anche di invidiare assai la ‘povna e Murasaki, che invece hanno potuto passare un pomeriggio umano incontrando personcine con le quali è possibile parlare e financo chiacchierare. A me capita solo con i genitori passati di cottura. Id est, con quelli che ormai i loro figli non ce li hanno più qui ma vengono a udienze ugualmente. Mannaggia.
Oppure quelli che hanno i fratelli e vengono a udienza per dirmi come va il maggiore, che fa disperare, per favore non può dirgli qualcosa lei, professoressa?
Invece ieri, no.
Insomma, lo ammetto, forse ero prevenuta, forse ero ostile, refrattaria, maldisposta, animosa, livorosa, insofferente, acida, velenosa, dura, impietosa, e pure astiosa, quel pomeriggio.
Così, lo ammetto di nuovo, non ho visto la bellezza di un incontro con:
– la mamma di Belladormentata, che entra e si mette lì con le mani sui fianchi e mentre io sto per dirle che l’ultima verifica di storia è di nuovo un quattro comincia con: no, io sono venuta per dirle che se quella cretina della prima C dice ancora che mia figlia è una puttana vado dal preside cosa si crede quella che le ricompro il cellulare a dire che mia figlia gli ha portato via il giubotto che tanto dentro c’aveva solo due euri mica il cellulare e sa che cosa c’aveva scritto mia figlia sul cellulare? c’aveva scritto brutta puttana, a undicianniiiii, a undiciannnnniii, e poi io non faccio beneficienza e a parte la scuola che lo so che lì va male io vado dal preside perché quella là mi ha stufato e mi son rüta i ball, e questo ci sono venuta a dire, va bene e guardi che non c’ho mica tempo per gli altri, io lavoro, con gli altri non ci parlo che tanto la professoressa di inglese ce l’ha su con mia figlia che quando è stata a casa e dopo non ci aveva il compito gli ha dato quattro e mezzo, e io non ci ho tempo, arrivederci;
– la mamma di Micio, che guardi come ha fatto a prendere quattro che ho studiato io e gli ho fatto ripetere tutto, anche l’affluente del golfo e non capisco perché gli ha dato quattro e mezzo che sapeva tutto, tutto, ha studiato benissimo, anche se non guarda mai la cartina, eh?, vero che non guardi mai la cartina, e io glielo dico sempre e poi gli dico, fammi vedere se hai studiato e lui ha studiato tutto all’ultimo momento ma ha studiato, mi sembra strano che ha preso solo quattro e mezzo mi fa vedere la verifica?, mica che non mi fido, ma se la vedo così capisco dove ha sbagliato, ah, è questa? Tutta segnata? E perché non ha risposto qui, eh?, perché non hai risposto qui, eh?, che sapevi tutto l’altro giorno?, magari forse è lei che gli mette soggezione, sa com’è, quando son così piccoli lei gli mette soggezione anche se hanno studiato tutto, comunque adesso andiamo a casa e studiamo ancora tutto perché questo di geografia non sa niente di niente;
– la mamma di Gina Dormina, con la faccia tutta preoccupata, allora come va, be’, guardi signora che ha preso non classificabile, oddio, quando, come mai?, ma… signora, non ha firmato il voto?, ma allora va male?, be’, insomma, signora, veda lei, anzi,  vediamo, forse è intelligente ma non si applica, sa, mi ha scritto che c’è la coltivazione della lana, ah, ecco, e perché?, non c’era?, ma veramente… Sa… Non ha neanche capito l’errore, No, eh?, allora vado a casa e le porto via il computer, ma allora va male? Ossignùr, poverina;
– il papà di Gigi Faròn, che entra con Gigi Faròn e parla con me ma girato verso Gigi e io che introduco con delicatezza l’argomento: ma, sa, se continua così… E lui che sta girato al figlio e parla con me e dice: e allora?, e io che guardo anch’io il Gigi e gli dico: come hai fatto la verifica di storia?, e Gigi mi dice: benissimo, prof, e il papà mi guarda come dire: brutta deficiente, c’ho un figlio che è un genio e tu invece… e poi dice: ah, ecco, e io lo guardo (che schifo) e faccio: ma sa che non fa  mai i compiti, non sta mai attento e non sa mai quello che facciamo in classe?, e lui sbava un po’ e poi risucchia e guarda di nuovo il Gigi e dice (a me); ah, be’, allora gli tolgo tutti i divertimenti, eh, lo sai che ti tolgo i divertimenti, qui s’ha da laurà, altor che bale, tolgo tutto, hai capito?, e poi si gira verso di me, biascica un po’ e intanto, oddio, mi strizza l’occhiolino, e poi si gira da Gigi e gli fa: capito, che ti tolgo tutto?, è ora di finirla, e poi si rigira e mi rischiaccia l’occhietto, e intanto mi tende la mano, grazie, ciao, arrivederci.
Insomma, non so cosa dire: sono quasi stata contenta di essere corsa all’altra scuola per fare la mamma e sputacchiare un po’ io.