Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Giorno libero con disclaimer

Nel mio giorno libero, così sono

Nel mio giorno libero, così sono

Si sa che noi insegnanti siamo fortunati. Abbiamo la possibilità di giorno libero.
La possibilità, per inciso, vuol dire che se il giorno libero, per qualsiasi motivo, nell’orario scolastico non salta fuori, amen. È vero che ormai, il giorno libero è diventato prassi, ma, ripeto, se salta, pace all’anima sua (e chi non ha il giorno libero, si rassegni). Il contratto infatti dice semplicemente che il nostro orario in classe deve essere distribuito in non meno di cinque giornate settimanali. “Non meno” vuol dire che, se per caso, nel fare l’orario, didattico, bellissimo, con equa distribuzione delle materie di studio [*], eccetera, se, dicevo, per caso salta fuori che voi avete due giorni liberi… Niente. L’orario si deve rifare, anche se così viene fuori che al sabato i miei virgulti hanno tre ore di lettere e due di matematica perché quel giorno il collega di musica è impegnato in altra scuola o in altre tre o quattro sezioni. Amen.
Oggi sono quasi mistica, lo avete notato?
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A world apart

Non è soltanto perché voi, lì fuori, non avete idea del nostro dentro; non è solo perché i politici, governantucoli, espertini, tecnicissimi, oche, sganciano le loro bombe puzzolenti sulla scuola come se fossero scoregge dopo una cena thailandese, ché tanto poi la puzza ce la godiamo tutta noi.
Non è soltanto per quello.
È anche perché, una volta lì dentro, siete risucchiati in un vortice spaziotemporale che vi trasporta in un universo parallelo dove l’alunno cretino al primo banco abbaia per far ridere il virgulto scemo al terzo banco che si gira a quello tonto del quarto e gli dice: “zitto, deficiente!”, così che il compagno di banco del tonto brandisce impavido la sua indignazione e si alza per dire che tonto si è preso del deficiente dallo scemo che si è girato perché il cretino abbaiava. Leggi il resto dell’articolo

Ricorrenze

Ora, mentre continuo a invitare a fare un giro altrove gli addetti ai lavori e quelli non addetti ma che vorrebbero addettare anche loro, occupo questa calda e solitaria serata estiva per aggiornarvi sul doposcuola, mentre la Spagna attacca, la sento dalla finestra, che attacca, ma pare invano. Intendo comunque il doposcuola come in quanto “dopo la fine della scuola”. Perché mentre voi ignari siete lì che vi sciogliete dal caldo e pensate a noi prof che sguazziamo nelle piscine d’Italia e del mondo, e ci augurate uno scagotto gigante, la scuola è ancora e tuttora aperta.
Perché?, si chiede l’ignaro viandante.
Mentre Durante, apprendista professore, non se lo chiede più perché è stato licenziato 30 secondi dopo l’ultima campanella, riassunto cinque giorni dopo per  via di fare assistenza a un alunno tonto durante il tema di italiano, rilicenziato non appena l’alunno tonto ha consegnato il tema, riassunto (inteso come participio passato del verbo riassumere) per la prova Invalsi, rilicenziato definitivamente.
Ma rispondiamo dunque all’ignaro viandante.
La scuola è aperta per motivi seri tipo registri, relazioni, documenti, nulla osta, classi e via così.
E poi è lì per i genitori.
Che contestano la bocciatura, mio figlio è un tesoro, la scuola lo ha intimidito, non ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità, faccio ricorso.
Che contestano il voto d’esame, mia figlia è dislessica, disgrafica e discalculica, l’ho appena scoperto, ecco il documento del dottore datato l’altro ieri, che dice che mia figlia meritava nove e voi le avete dato otto e lei piange piange non esce più di casa, adesso faccio ricorso.
Che contestano la prova d’esame e il voto d’esame, mio marito è dottore, io sono psiconeuroscemagogista, non accettiamo una valutazione che incrina l’intima essenza della mia figliola ed è uno schiaffo alla famiglia che ora che figura ci fa a girare per il paese con un sei appeso fuori dalla porta, adesso facciamo ricorso.
Che contestano la pagella piena di sei e la lettera che dice: signori, ohilà, i sei eran quattro, dateci un’occhiata, a ‘sto figliolo, che se non l’anno prossimo son guai, ma come?, una lettera, con questa bella pagella, voglio vedere tutti i compiti in classe se non vado dall’avvocato.
Che contestano la valutazione finale, e il voto dello scritto di italiano, e il voto dello scritto di matematica, quattro a mio figliolo??? che quando era nella pancia mi dava i calcetti in fila per due e per tre, sapeva già le tabelline, ora aprite i pacchi se no facciamo ricorso.
I pacchi non sono quelli che si aprono e ci trovi mille mila euro,
e non sono nemmeno i pacchi intesi come che palle!, e tutto il resto,
no, i pacchi intesi come tuuuuutte le prove scritte d’esame, italiano, matematica, inglese, francese, tedesco, russo, invalsi… di tuuuuutte le classi che han fatto l’esame, alla ricerca del quattro in matematica del su’ figliolo, se no fan ricorso.
E chi c’è lì a difendere il fortino e ad aprire i pacchi?
No, non sono io, anche se conoscendo la mia abnegazione e la mia affezione ai genitori tutti mi avete  immaginata lì a suonare la carica.
No, il difensore civico è il Preside.
Che lui non lo sa, ma gli auguro una buona estate, dopo che sarà passato sui cadaveri dei ricorrenti.

Esplic-azioni

Sentendovi così preoccupati pe’mmia, mi corre l’obbligo di spiegare, esplanare, rettificare che tutto ciò che ho preparato stamattina non  me lo ha chiesto la Gelmini. E nemmeno Brunetta (a proposito, la sapete quello dell’uomo che abitava al decimo piano e per andare a lavorare prendeva l’ascensore, scendeva, andava, e quando tornava prendeva l’ascensore fino al sesto piano e poi si faceva quattro piani a piedi?, tranne quando pioveva, però, perché allora tornava e prendeva l’ascensore e arrivava diritto fino al decimo piano, eh, la sapete?).
Esplano anche alla pivella, che mi vuole vergine e martire: no, non sono i miei virgulti che mi chiedono cose.
Diciamo che i miei virgulti preferirebbero vivere nella beata ignoranza fino alla fine dei loro giorni, e quando mi vedono arrivare su per le antiche scale fanno la faccia che dice: oh, no, di nuovo qui a spiegarci i verbi impersonali…
Comunque. Per dire.
C’è la funzione docente.
Ora ve la spiego come l’ho spiegata al collega Durante.
La funzione docente sono tutte quelle cose che uno deve fare per la scuola e la classe, ma siccome nessuno vede che le fate la Gelmins continua a dire che i professori sono troppi e Brunetta continua a dire che i professori sono, come direbbe mia nonna, dei fanigottoni.
Esempio: compilare il registro, cioè copiare gli elenchi degli alunni (ventisei nomiecognomi per tre, ripetere per tutte le classi che avete); scrivere ogni santo giorno che cosa fate in ogni santa ora (alla prima ora ho perso venti minuti per farli sedere e stare zitti, cinque per fargli tirar fuori il libro e il quaderno giusti, sei minuti per controllare che avessero scritto l’esercizio da qualche parte e mezz’ora per correggere il compito, ma sul registro scrivo: correzione del compito); questa cosa dello scrivere le sante occupazioni si fa due volte: sul registro di classe e su quello personale.
Ora, siccome capite bene che se perdo trentun minuti per cominciare la lezione non posso perderne altri per scrivere sui registri, ecco che sui registri scrivo nelle ore libere; se non ci sono ore libere, vengo prima o vado via dopo, certe volte tutte e due, certe volte nessuna però poi a Natale e a Pasqua passo sette ore in due giorni solo per scrivere sui registri che cosa ho fatto nelle sante ore dei mesi precedenti (tranne Murasaki che lo so che riesce a stare a pari, sono onorata di conoscerla).
Comunque, era per dire che siccome nessuno vi  vede compilare, per la gente voi non compilate, in quelle ore lì vi grattate la pancia.
Altro esempio: correggere i compiti, quelli in classe e vieppiù quelli a casa. Intendo: non correggerli in aula, ragazzi, vediamo le risposte alla domanda: chi viene legittimato dal Papa nel suo potere?
No, intendo quei compiti che vi dovete prender su e portare a casa.
Ci mettete un’ora o ventitré ore, nessuno vi vede, voi è come se non lo faceste.
Ma dovete fare. Funzione docente.
Altro esempio: fare le relazioni di inizio anno e di fine anno.
Altro esempio: scrivere le lettere ai genitori per dire: guardi, signora, siamo preoccupati, la Chicca non sa dov’è l’Italia e nemmeno la Francia, non studia, prende un quattro via l’altro, è fidanzata con Pugnichiusi della prima E e con Tonto Nato della seconda F, forse c’è qualcosa che non va, quando ci sentiamo?
Dopo cinque lettere di questo tipo voi siete cotti, i genitori non verranno mai a sentirvi, nessuno sa che avete scritto le lettere (tranne i genitori di Chicca), voi siete dei fanigottoni, e questa è la funzione docente.
Potrei andare avanti così fino alle cinque e tre quarti.
Ma confido nella vostra intelligenza. Avete capito. Credo.
Spero.
Così vado avanti a esplanare: una volta che avete fatto tutto quello che attiene alla funzione docente, dovete anche fare lezione.
A ventisei alunni. Sette stranieri, di cui due non alfabetizzati e uno tonto (la Va Lentina Aprea non vuole sentirselo dire, ma ci sono dei tonti anche tra gli stranieri). Un Bacon (non legge e non scrive). Un Ahmed in seconda che lunedì ha la verifica di geografia.
Allora. Fotocopie, non ne potete fare: solo per le verifiche, solo se le portate dieci giorni prima, solo se le approva il Capo.
Allora. Preparate una scheda che spiega a vostra nonna com’è fatta l’Irlanda. L’idea è: se capisce vostra nonna, capirà anche Ahmed, studierà e lunedì farà la verifica.
Poi preparate una scheda per lo straniero tonto: all’anagrafe, Alì. Siccome è tonto, semplificate e lo fate ragionare.
Esempio: se Carla invita i compagni di classe per il suo compleanno, sottolinea le frasi vere:
Carla compie gli anni, la torta è al cioccolato, Carla è bellissima, tutti i suoi compagni di classe sono alla festa di Carla.
Poi preparate una pagina per i due stranieri non alfabetizzati (leggi e trova i verbi, per ora accontentiamoci di quello).
Poi preparate due pagine per Bacon, sperando che oggi abbia voglia di provare a leggere le parole nuove: mucca e televisione.
Poi preparate la verifica di grammatica per la settimana prossima, così:
uno, la date al Capo da approvare e lui dice che, sì, potete fare le fotocopie;
due, la date al Bidello Receptionist e lui dice, sì, metta lì che doooopo le faccio;
tre, lunedì o martedì andate a scuola prima e ve le fate voi.
Poi, siccome avete tre ore nella stessa classe, ne approfittate per fare una simulazione della Famosa Prova Invalsi; prendete un articolino di giornale, semplificate, preparate le domande, le fate stare tutte su un foglio e siete tutte contenti perché c’è da trasformare una frase attiva in passiva e questo, almeno, lo sanno fare tutti (tranne Alì, Bacon e gli alti due).
Poi stampate la Famosa Prova Invalsi con la vostra stampante, perché ormai è troppo tardi per darla al capo che la dia al Bidello che vi dica: doooopo la faccio.
Poi preparate le figurine per il QuadernoDelTempo di storia, ventisei copie, perché quelle le vogliono anche i tonti e anche Bacon, e non si possono fare intorti, come direbbe mia nonna (dopo aver studiato l’Irlanda).
Le figurine le preparate perché credete che in tre ore, dopo aver fatto la prova Invalsi e aver spiegato i verbi riflessivi, farete anche storia. Illusi.
Comunque.
Questa è la funzione docente per sopravvivere tre ore nella stessa classe, di sabato, dopo due ore che han fatto matematica.
Entrate, e cominciate a distribuire, correggere, fare, eccetera.
Non è colpa dei virgulti.
È colpa vostra che volete arrivare a fine giornata con qualche rimasuglio di respiro e facoltà mentali.
Che poi ci sono le belle soddisfazioni del tipo
che Carla secondo Alì è bellissima;
che nella scheda differenziata c'è la frase "Oggi farò una bella camminata", e il verbo è "camminata";
che nella prova Invalsi  la frase da ricopiare e trasformare in passiva secondo Arcurino diventa:
“Fogge per gli abiti di principi e di signori e fogge001colori e nella scelta di stoffe scelte da regole ben precise che seguivano addirittura gli altri signori artigiani”.
Voilà.

Doveva occuparsi dei compiti delle vacanze ma trenta e non più trenta han la precedenTa

Oggi, cari e affezionati lettori, la nostra consueta e singhiozzante rubrica così argutamente denominata “Guida scolastica per retestoppisti” aveva in animo di illustrare al povero Durante gioie, delizie, stupori e tremori dei compiti delle vacanze. Però.
Il povero Durante, stamane, arriva a scuola con un’ambascia e un’angoscia, e persino un dubbio: sarebbe la sua classe in regola con le nuove norme Gelmini? Segue spontanea una domanda: come mai la Mariasss ha deciso di uscirsene con il tetto trentino proprio in questi giorni?
Sulla porta dell’aula Durante si ferma ed esamina. Vede facce gialle, bianche, rosse, rosa, beige, blu e marroni.
Ora, quella blu è di quel cretinetti di Rorob che si è tinto con un vecchio Uniposca durante l’ora di artistica.
Gli altri colori sono gli altri. Per inciso, quella marrone è di Cicci Rossi, che ha fatto le vacanze di Natale sulle nevi e niente compiti (ve l’ho detto che dovevo parlare di compiti delle vacanze).
Comunque.
Trenta alunni (perché “meno quantità” è “più qualità” soltanto quando si parla di ore di lezione. Se si parla di alunni è il contrario, Mariasss dixit).
Tra essi, il caro Durante conta: Jimenez, Valencia e Ulloa; Martin, Nguyen, Mernissi e Ben Jelloun; Papakis; Rivera, Torres, Ramirez, Goldin.
Il caro Durante trema: già così sarebbe in una classe fuorilegge.
Il caro Durante pensa a chi affibbiare gli stranieri in più. Dopo lunga e faticosa trattativa con le proprie convinzioni personali, decide di smistare il di più in prima C. Purtroppo, contemporaneamente, il collega di prima C ha deciso di smistare i suoi StrengersInDiPiù verso la prima A; nello stesso esatto momento in cui la collega di prima A ha pensato che i suoi StrengersInDiPiù possono attivamente passare in prima B, mentre il coordinatore della prima B ha già dirottato i suoi StrengersInDiPiù in prima D. Con questo, il giochino è finito.
Se invece Durante fosse in una scuola più grande, potrebbe continuare.
Ma diciamo che è finito, e che Durante entra in classe, appoggia il registro sulla cattedra, sospira pensando a come eliminare i DiPiù quando la pensat… la direttiva della Mariasss diverrà operante, e chiede se c’è qualcuno che ha delle domande sull’ultima lezione di scienze.
Nguyen alza la mano e: “Prof, lei ha affermato che la materia che ci circonda è composta a aggregati di particelle, e che la materia presenta tre diversi stati di aggregazione a seconda della distanza tra le particelle e della libertà di movimento che esse godono le une rispetto alle altre. Prof, vuol dire che se noi cambiamo le condizioni di temperatura e di pressione la materia può cambiare stato di aggregazione?”
Durante lo guarda e pensa se i genitori di Nguyen potrebbero prendere in considerazione di cambiare il loro cognome in Rossi. Così, tanto per stare tranquilli.

Le vacanze di Durante

Il caro Durante torna a scuola.
Il caro Durante ha passato delle vacanze diverse da quel che si credea.
Intanto, due giorni prima dell’inizio di dette vacanze, incontra un suo amico medico e un suo amico macellaio, si bevono una birretta insieme (la sera, fuori servizio per tutti) e poi, mentre Durante sta cercando di chiedere all’amico macellaio di mettergli in disparte un bel cotechino per capodanno, e il tutto senza che il suo amico medico se ne accorga, altrimenti comincia la menata dei grassi e del colesterolo, ecco, intanto che sta per, l’amico macellaio lo precede, prende il boccale di birra, lo alza, lo usa per indicare il Durante e fa: eh, te sì, che adesso vai a star bene.
Perché?, chiede l’ingenuo Durante (che avendo ricevuto 898,85 euro di stipendio mensile, dovendo pagare benzina, telefono, gas, luce, e cotechino, ha già escluso qualunque viaggio, viaggetto, vacanza, ferie lontani più di trecento metri da casa).
Perché adesso ti fai quindici giorni di vacanza, mica come me che c’ho la macelleria piena.
O come me, che in dicembre c’ho la fila delle bronchiti, sinusiti, polmoniti, allergie, e così via, interviene anche l’amico medico.
Eh, be’, sì, insomma, pensa il caro Durante, c’han mica tutti i torti, questi qui.
E si rallegra il cor per i quindici giorni futuri di vacanze.
Poi le vacanze cominciano, e lui si trova quattro pacchi di compiti da correggere, perché è stato astuto. Sì è detto: do i compiti prima delle vacanze così poi correggo durante (durante con la lettera minuscola).
Ora, non so se voi avete mai provato a correggere un pacco di verifiche di algebra, con l’espressione facile, quella media, quelle difficili (così che tutti abbiano possibilità di brillare, più o meno). Non so se avete provato a individuare subito un errore di segno nel secondo passaggio, e se avete mai pensato di andare avanti a svolgere tutta l’espressione per vedere se, a parte quel segnetto sbagliato, il pargolo è poi andato avanti bene e di gran carriera. Risultato fuori dal mondo, ma svolgimento esatto, a parte il segnetto di cui sopra.
Insomma, dopo cinque verifiche, e trenta espressioni controllate e corrette da cima a fondo, Durante comincia a vacillare e si ferma un momento. Caffè e moment.
Così può attaccare con i problemi e arrivare a sera.
Il giorno dopo si fa furbo, e, prima di cominciare le correzioni, va dall’amico macellaio per il cotechino (anche i rpof fanno la spesa). Due cotechini, 62 euro. Se ci aggiungete un pezzetto di carne per il brasato, quattro pezzetti per il brodo, un po’ di prosciutto, due bistecche, e sei persone prima del turno di Durante, e due dopo, arrivate a un incasso lordo, per la mattinata, di 449 euro circa.
Cioè, in una mattinata, l’amico macellaio, che non fa le vacanze, incassa (lordi) come due settimane di lavoro di Durante.
Comunque. Durante deve far quadrare i tredici (ormai) giorni di vacanza con il resto dei compiti: 26 alunni per tre classi più un compito di scienze = 104 compiti da correggere. Meno cinque già corretti = 99.
Dopo sei, sette compiti, si comincia a fare 3 x 6 = 56 e ci vuole una pausa.
Natale, Santo Stefano, domenica, primo dell’anno, domenica, epifania, feste per tutti, Durante è con la famiglia. Rimangono sette giorni per le correzioni. Ce la può fare, ce la sta facendo.
Mercoledì, epifania, riceve un bel messaggio dai due amici: han fatto un salto in montagna per ritemprarsi un po’. Durante mette 4 e mezzo all’ultimo compito e non risponde.
Ora è pronto per ricominciare la scuola.

Cinque – Le ore buche

Avete mai messo il naso in una forma di groviera? Avete mai messo la punta del naso in un buco della forma di groviera?
Di che cosa sa? Di…?
Groviera, giusto.
Avete mai mangiato un buco di groviera? Raccolto il pezzo e mangiato il buco?
Di che cosa sa? Di…?
Niente, giusto.
Avete mai pagato il buco di un pezzo di groviera? Cioè. Oltre al formaggio intorno, oltre alla carta sotto, sono riusciti a farvi pagare anche il buco? No, giusto (a meno che non siate stati distratti e vi abbiano rifilato una fregatura, se han semplicemente messo sulla pesa la fetta di groviera, non c’è santo, il buco non l’han pesato).
Anche se io so che l’aria pesa, ma immagino che in questo caso, essendo un buco all’aria aperta, l’aria pesa uguale sul buco, sulla fetta, sulla bilancia, e quest’ultimo pezzo l’ho scritto espressamente per LGO, se ho fatto errori, prego fare comunicazione scritta sul diario.
Torniamo al groviera.
E al suo buco.
C’è, puzza di groviera, non sa di niente, non lo si paga.
Ecco. Adesso venite con me a scuola, durante la prima ora buca del professor Durante.
C’è, puzza di scuola, non sa di niente e nessuno ve la paga.
Ma.
Come il buco di groviera non può fuggire dal groviera, se no non esisterebbe, così il professor Durante non riesce a fuggire dall’ora buca (“se no non esisterebbe” esito a scriverlo, perché mi sembra una filosofia del buco).
Però lui è lì. A scuola. Sente la puzza di scuola come il vostro naso sentiva la puzza del groviera, ma non è a scuola, non è in classe, potrebbe andare davanti alle macchinetta a sperperare l’equivalente di un’ora di progetto in 34 bicchierini di cioccolata forte, o potrebbe visionare tutti i cessi della scuola, o potrebbe…
Ecco, cosa potrebbe fare d’altro lo vediamo la prossima volta, perché questa è un’ora buca, comincia, finisce e voi dovete tornare a faticare. Pagati, stavolta.

Quattro – il Collegio

E oggi c’è il collegio Docenti.
Che uno dice: ma non dovevi parlare delle ore buche?
Eh, già, eccoli lì, quelli che pensano che a scuola uno fa quel che vuole.
No.
Durante c’ha un collegio docenti, alle ore buche perse ci penserà domani. O dopo.
Oggi lo hanno avvisato che c’è un collegio docenti.
Durante, che c’ha in mente il collegio delle orsoline di sua sorella che ora fa la signorina allegra come reazione, non capisce subito. Però, essendo ingegnere, ha timore a chiedere. Vuol mica passare per uno stupido. Vuol mica che qualcuno dica: hai voluto insegnare? Ora pedala! Cioè: insegna!
Insomma, lui si vergogna anche un po’ a dire che lui vuole appunto insegnare, c’ha il sacro fuoco e il registro e pure l’orario, che fa cagare ma c’è. Si vergogna a dire che, però, mica glielo hanno detto che c’erano anche tutte quelle altre cose, e i pomeriggi e i Consigli di classe, e le esercitazioni antincendio che però l’ingegnere (non Durante, quell’altro, quello dell’antincendio) ha detto che lì non c’è pericolo, ma non si sa mai, magari vi brucia la macchina, meglio sapere. Durante si è toccato i suoi gioielli, discretamente, ché la macchina l’ha appena comprata, ma, insomma, neanche dopo l’esercitazione ha capito del Collegio.
Allora fa una cosa intelligente (vedi?, si può): prende nota dell’orario di quel Collegio, poi pensa: orsoline o missionarie, non importa, basta esserci.
Poi alle due è lì, che un po’ gli brucia anche il culo, ché a lui han sempre detto: insegna, insegna che in mezza giornata te la cavi poi fai i cavoli tuoi, e invece son due giorni che è a scuola e il primo gli han rifilato un orario con 27 ore a scuola e gliene pagano 18, e il secondo giorno deve tornare al pomeriggio. Alle due.
Il pomeriggio alle due vede un branco di insegnanti che sciama (il branco sciama? vabbè, licenza poetica) in un corridoio nascosto. Lui segue.
Alla fine del corridoio ci può essere: una stanza di quattro metri per quattro con sedioline stile cinema dell’oratorio del dopoguerra. Oppure: una stanza sette per tre con panchette in mogano scuro ben intagliate, stile liceo ginnasio superiore parificato con regio decreto del 1837. Oppure: un otto per quattro con sedie in formica stile cucina della mamma e riarredamento anni Sessanta (che Durante è troppo giovane, manco apprezzerebbe).
Ma anche no.
Dai. 
‘Sto povero Durante, gli abbiam già fatto il tiro dell’orario, mandiamolo a fare il Collegio docenti in un auditorium capienza duecento persone, moquette ignifuga, soffitto antincendio (l’aveva ben detto l’ingegnere, che qui, di incendi, nisba), sedie di plastica avvolgenti, che dopo tre minuti il culo che bruciava è tutto in un’acqua, ma pazienza, speriamo non lo facciano alzare, il Durante.
In questo ameno luogo, si assettano gli ameni insegnanti. Tutti. Dal primo all’ultimo. Tranne Pacifici che il giorno del Collegio di solito c’ha il mal di schiena, e tranne la Parisina che il giorno del Collegio, essendo anche il giorno delle sue udienze, di solito ha le vene varicose che le fanno male e sta a casa.
In questo ameno luogo, dunque, gli ameni insegnanti ascoltano attentamente il loro capo di istituto, ora detto Dirigente Scolastico, prendono diligentemente appunti sugli appassionanti impegni che li aspettano, sulle esaltanti normative che cambieranno da così a cosà la loro bellissima scuola, e sul modulo da consegnare irrimediabilmente in segreteria entro dieci giorni pena la fustigazione e l’esposizione nell’atrio a disposizione dei genitori  che volessero far cambiare il voto al figlioletto.
In questo ameno luogo, stanza, bugigattolo, auditorium, cesso che sia, basta che ci siano tutti gli insegnanti a prendere appunti, che si realizza, qui, proprio qui, l’ideale utopia parlamentare: prendere delle decisioni.
Tipo: oggi si decide che la decisione dell’altro giorno di non fare più le fotocopie a colori e di non andare più in gita ai Caraibi va ripresa. Cioè, va ri-presa in mano e va ri-decisa.
Perché? Questo Durante lo capisce poco.
Ma in un Collegio Docenti tutti i professori si recano gioiosamente per parlare e spiegarsi e stare attenti e prendere decisioni. O ri-decisioni.
Che magari la decisione di andare in gita all’oratorio di Vattelapesca di sotto vi sembra poca cosa, ma magari, se il collega di storia vuole adottare il Mein Kampf in terza B, ecco,  magari questo si può discutere e votare contro. Per dire: io voterei contro, Durante non lo so. Magari è per la libertà di insegnamento.
Comunque.
Durante capisce questo: che la volta precedente, che lui, deo gratias, non c’era, tutti i gentili e attenti professori presenti han votato per non fare più le fotocopie a colori, e non fare più i viaggi ai Caraibi, visto che i fogli per le fotocopie non ci sono più e i colleghi per supplire i gitanti, nemmeno.
E poi Durante capisce che, il giorno dopo la volta precedente, il 50 % di tutti gli attenti professori che han votato, si sono accorti che: non si posson più fare le fotocopie a colori e non si può più andare in gita ai Caraibi. Ma va??
Allora i suddetti professori han chiesto di ri-decidere che le fotocopie si possano fare, almeno in bianco e nero, e i viaggi pure, magari a Vattelapesca di sotto.
Durante alza la mano per chiedere: ma perché non avete deciso subito così la prima volta (che io non c’ero, invece di farmi rompere le palle e bagnare i pantaloni) in questo delizioso auditorium così acusticamente pregevole?
In realtà le cose tra parentesi le pensa soltanto e non le dice, ma è per farvi capire il suo intimo tormento.
Allora la prof. Iena Acidulens dice: come ti permetti, che sei l’ultimo arrivato, e io sono stata attenta anche l’altra volta, ma adesso è meglio andare a Vattelapesca piuttosto di niente è meglio piuttosto e il Collegio Docenti è una cosa seria, cosa credi, sbarbatello ingegnere del piffero, qui si sta attenti e si prendono le decisioni.
O le ri-decisioni.
Appunto.
Dopo, per dire, uno si stupisce che la Mariasss manda fuori quattordici circolari per dire come ha deciso che si deve valutare…

Tre – Ancora l'orario

Eravamo arrivati a questa bella tabellina qui.

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Ora vi segno, in rosso, l’ora di venerdì. Perché? Perché in quell’ora c’è anche il prof Giadosi, che fa tecnica. Bene, dice uno, così si mettono insieme mate e tecnica e fanno informatica. Eh, no. Primo: perché la Mariasss non vuole le compresenze e chi le fa peste lo colga; secondo, perché se il prof. Giadosi fa l’ora insieme a Durante, vuol dire che in un’altra ora della settimana i virgulti non hanno nessuno. Onde per cui, si deve spostare l’ora di Durante. O quella del professor Giadosi.
Allora mettiamo Durante alla terza ora del venerdì, che tanto c’ha una beata mazza da fare, e coloriamo la casellina di giallo. È solo che in quell’ora lì i virgulti fanno ginnastica (ops, pardon, CorpoMovimentoESport), e non è per la ginnastica, è che non ci possono essere due prof. insieme nella stessa ora, eccetera.
Così spostiamo ginnastica e la mettiamo alla quinta ora di martedì (casellina azzurra).
È solo che in quell’ora lì i virgulti fanno italiano con la prof. Maloni, e non è per italiano, è perché eccetera.
Insomma, siete furbi come le volpi, avete già capito: bisogna continuare a spostare qui e là, su e giù, avanti e ‘ndré, finché non si riesce a mettere tutto a posto. Un professore all’ora, un’ora per ogni professore.
Il tutto moltiplicato per diciotto ore a professore e per il numero di classi della scuola.
Vi è passato il mal di testa?
Perché ora bisogna riempire l’orario di Durante e andare a 18 ore per settimana.

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giove

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sabato

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M

 

 

 

 

 

 

 

LABO

 

 

 

 

 

LABO

 

 

 

Allora, gli facciamo fare: un’ora di alternativa alla religione (casellina verde), un’ora di mensa (viola, con le classi degli altri perché i suoi, vi ricordate?, non fanno il pomeriggio), due ore di laboratorio al pomeriggio (azzurro, con gli alunni degli altri perché i suoi, eccetera), e due belle ore a disposizione della scuola se manca qualcuno e c’è bisogno di supplenze (gialle). Le ore per le supplenze gliele mettiamo alla prima e all’ultima ,perché son le più critiche.
E questo è ora l’orario di Durante, che arriva in treno alle sette e venticinque della mattina, tranne il sabato che può prendere il treno dopo e arrivare alle otto e quaranta e incominciare tranquillo alle dieci e un quarto.
Le ore grigie son le ore buche, ma per queste e per il Famoso Giorno Libero vi lascio riposare un po’.

Due – L'orario

L’orario non c’è.
L’orario si fa.
E si rifà.
Ogni santo anno scolastico.
L’orario vuol dire mettere insieme tutte le ore di tutti i professori della scuola, in modo che tutte le classi della scuola abbiano nell’aula (almeno) un professore e nessuna classe della scuola abbia nell’aula zero professori.
Le ore dei professori (vedi sopra) devono essere messe in modo che quando la professoressa Rossi di matematica è in prima D, non sia contemporaneamente anche in prima C. La professoressa di matematica pesa 96 chili per uno e cinquantatrè ma non possiamo segarla in due. Durante, che fa il supplente della professoressa Rossi di matematica, pesa 85 chili per uno e ottantadue e non vogliamo segarlo in due perché ci sembra mica male già così. D’altra parte non vogliamo che, alla sua prima supplenza, il prof. Durante si trovi in  mezzo al corridoio a dover decidere se buttarsi nelle fauci tonanti della prima C o se abbandonarsi al russare della prima D.
Perciò, come sopra, se uno è qui non può essere là.
Poi.
L’orario dei professori deve essere messo in modo tale che ogni professore faccia dentro le classi le ore che gli spettano. Di solito, ogni professore deve fare dentro le classi diciotto ore la settimana.
Le eccezioni, per ora, chi se ne frega, già è difficile spiegarvelo liscio, figuriamoci con le eccezioni.
Siccome in una scuola, per ogni benedetta settimana, ci sono (di solito) sei giorni di scuola per un totale di 30 ore, o di 34 ore, o di 36 ore, noi facciamo finta che le ore siano 30, così diviso sei giorni fa cinque ore la settimana e per questa supplenza il Durante non fa pomeriggi. Solo mattine.
Quindi.
L’orario deve mettere ogni insegnante nelle aule per un totale di 18 ore, distribuite su un totale di sei giorni, o anche di cinque giorni, ma non meno di cinque giorni, pena la morte.
Però! Non può mettere il professore a caso, qui e là, basta che faccia diciotto ore. No.
L’orario deve mettere la professoressa Rossi di matematica, e ora, in sua vece, il professor Durante, nove ore in una classe (mettiamo in prima C) e nove ore in un’altra (mettiamo in terza C). Oppure sei ore in una e sei in un’altra.
Siccome da quest’anno, per la Mariasss, nove ore di matematica son troppe e meno quantità più qualità, diciamo che l’orario mette Durante in aula, dietro la cattedra e davanti agli alunni, per un tot di ore, su due classi.
Vi è venuto già un po’ di mal di testa?
Figuratevi a quelli che devono fare l’orario.
Comunque.
Diciamo che, alla fine, Durante si ritrova quest’orario qui:
 

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Adesso vi lascio il tempo di contare quante ore sono, di calcolare quante ore mancano ad arrivare a diciotto, di andare a prendere un moment e poi continuo.