Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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I segni del destino

Ieri ero lì che vi spiegavo dello SPID per l’ID.
Oggi sono qui per spiegarvi che le meraviglie della tecnologia sono portentose: vado in posta, dico dello spid, cliccano sette volte sul computer, non guardano la mia carta di identità e la copia della carta di identità, e mi identificano.
Ci ho messo di più a spedire i libri al figliolo.
E dire che avevo messo sulla copia della carta di identità una foto di quando avevo ventisette anni, ma loro non hanno nemmanco guardato, così non ho fatto neppure quella bella figura di essere identificata con una foto in cui dimostravo diciannove anni (perché a ventisette ne dimostravo diciannove, eh).
In ogni modo, dove stanno i segni del destino?
Adesso arrivano.
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La tecnologia mi innervosisce

Se una matita si spunta, le faccio la punta.
Se un quaderno finisce, ricompro.
Se ho freddo, metto un maglione.
Se ho fame, mangio.
Se ho voglia di scrivere, finalmente, di Signooora Pumba, scrivo.
Se il computer si impalla, lo guardo.
Se il computer si impalla e io non so perché, ultimamente, dopo averlo guardato, mi innervosisco.
Formatto.
E chi s’è visto s’è visto.

Si vediamo presto, comunque.

Ri-augurio (ma anche no) e avventure nel web

Allora, vi ricordate del mio Pc moribondo?
Ieri si è messo ad ansimare, ha buttato in vacca l’antivirus (lui), ho buttato in vacca tutto (io) confliggendo con l’altro antivirus e non riuscendo a smanettare in tempo in modo che i due non si incontrassero, eccetera.
Allora ho chiuso tutto, ho riaperto, e sul momento andava ancora come una scheggia, perciò ne ho approfittato per salvare un tot di cartelle. Ci ha messo cinque ore e tre quarti, poi mi sono rotta le balle, non riuscivo a dormire con il ronzio della macchina, ho spento tutto e andalè. Leggi il resto dell’articolo

Tranqui, raga, tuttocchei

per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima

per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima

E noi ci stiamo attrezzando, ossìssì: abbiamo preso due applicate, le abbiamo tratte fuori dalla segreteria e le abbiamo impalate nell’atrio centrale ad aspettare i genitori che, avendo dovere di iscrivere i figlioli online e avendo diritto di farlo anche se non hanno computer, internet, e l’ultimo videogioco che han visto è il segamedgadrive, ecco, avendo essi uguale diritti, profitteranno delle applicate impalate e si iscriveranno online lì, nell’atrio della scuola dove non devono più venire a portare tutte quelle cartacce di iscrizione. Amen.

p.s.: lo so che è ora che ci svegliamo, e l’informatica, e la modernità e compagnia, ma fatevi un giro tra le famiglie medie e basse di una scuola media (e anche un po’ bassa) e poi ditemi

p.p.s.: ho aspettato la riunione ufficiale presidi, segreterie e Ufficio Scolastico Territoriale, perché non volevo sembrare sospettosa e anti-informatizzante. Comunque, ecco qui: dopo l’iscrizione on-line, l’ordine è di stampare le suddette iscrizioni su carta.
Delle nostre quattro applicate, tre dovranno spostarsi per le iscrizioni (abbiamo tre sedi diverse, tre ordini di scuole diverse e otto plessi, totale almeno 600 alunni che devono spostarsi da un ordine all’altro), perché l’assistenza on-line ai genitori devono darla le scuole che ricevono gli alunni. Rimarremo, sotto gli scrutini, con una sola applicata in segreteria.
Siccome i genitori non sanno niente, nelle tre sedi e otto plessi bisogna, entro due settimane, informare e indirizzare. Si farà.
Nello stesso momento, a due settimane dai prescrutini e a tre dagli scrutini, è arrivato anche l’ordine di fare soltanto pagelle online (chi, come, cosa, quando, non si sa).
Domani nella nostra scuola si ordinano le solite pagelle di carta e si recita il de profundis per gli alberi
.

Per chiarire che non sono contro l’informatizzazione o che.
Sono contro le innovazioni che saltano costantemente i gradini iniziali.
Sono contro le innovazioni che arrivano come una doccia fredda due settimane prima delle scadenze (perché il tutto era previsto dalla famosa spendig review, ma il famoso applicativo che consentirebbe di applicare è stato mostrato e dimostrato ieri).
Sono contro le innovazioni che, dopo aver saltato i gradini iniziali (non ultimo, quello di dotare chi deve lavorare degli attrezzi di lavoro adeguati), chiedono ad altri (id est: la scuola) di colmare i buchi, tappare le tapparelle, sbrigarsi, decorrere, inviare comunicazioni alle famiglie in formato elettronico.
Mo’ andate a caghèèèr!

Se vedemo

Tic

Ho scoperto che la mia Regione, mentre il suo Presidente ondeggia tra scandali, citazioni, ruberie, falsi in bilancio, finte castità e vere protesi dentarie, prevede di spendere circa quattro milioni di euro per trasformare l’abiente di apprendimento attraverso l’uso delle TIC e dei linguaggi digitali.
Basta presentare un progetto e nominare anche altre esperienze di digitalizzazione, nazionali o internazionali, cui si è partecipato.
Coerentemente con l’impostazione nazionale, però, scopro or ora che tutto ciò è riservato soltanto ai più “vecchi” (il che, nell’ambito del sistemo scolastico italiano, significa le scuole superiori). Per le medie, ciccia. Per le medie, basta e avanza la lavagna di ardesia (senza gessi, eh, perché quelli ce li dobbiamo comprare noi).

Ah, l’informatica

ImageHo scoperto questa bella cosa che sono le classi virtuali (no, non nel senso che l’ho scoperta adesso, nel senso che, adesso, sono riuscita a costruirne alcune, semplici, facili da usare, protette e GRATIS) per le mie classette. Tolto il problema di chi non ha il computer, non ha  internet, ha internet ma non lo può usare, il fratello non gli fa usare il computer e così via, ecco, al netto di tutto ciò (per cui le normali attività si continuano a svolgere in aula), sta di fatto che io sono tutti i pomeriggi fino a sera al computer a ricevere compiti, appunti, correggere quiz, dare voti, assegnare attività, ritirarle, correggerle di nuovo e così via.

Non so, ho come la sensazione che quasi quasi potrei ritornare al gesso e all’ardesia mettendomi una penna rossa sul cappello e sarei più tranquilla.

Meno male che l’Invalsi non è una centrale nucleare

È anche vero quello che dice Anonimo(sempre quello): che quando c’è di mezzo una cosa specialistica, si fa fatica a farla comprendere, soprattutto quando nella cosa specialistica fanno una cagata gigante (roba che ci potreste concimare tutto il Burkina Fasu, per dire), perché hanno fatto qualche semplicissimo errore, che più è semplice più è grande.
Però, insomma, proviamo.
Facciamo un colloquio maieutico. Io sono quella che fa le domande. Voi provate con le risposte e poi controllate se avete capito bene, ché comunque la risposta ve la metto io, anche quella.
Intanto, sapete che cosa sono le Famose Prove Invalsi?
Ecco, bravi, sono delle prove, tipo verifica, tipo compito in classe (per quelli che un tempo facevano i compiti in classe che oggi si chiamano verifiche o test  o, appunto, prove Invalsi). Queste prove si danno qui e là, ma soprattutto si danno alla fine della terza media.
Sì, ma quante prove sono?
Ecco, bravi, bella domanda maieutica. Sono due prove: una di matematica e una di italiano.
Ma tipo tema o problema con il teorema di Pitagora?
No! No, no, dimenticate tutto quello cui eravate abituati. Sono prove strut-tu-ra-te.
E che cosa vuol dire strutturate?
Vuol dire che vi fanno domande dove la risposta è fissa.
Ad esempio: “Quanto fa 3 per 3?  Segna con la crocetta la risposta scegliendola fra: [  ] 6   [  ] 12   [  ] 9  [  ]13”.
Oppure vuol dire che la risposta è libera.
Cioè, sembra libera ma mica tanto.
Ad esempio: “Scrivi la prima persona singolare del passato remoto del verbo fare”. E lì voi, sì, potete scrivere birimbo birambo, ma l’unica risposta giusta è “io feci” (sempre in tema di cagate). E un punto se lì sotto avete crocettato B (sgobboni vuol dire molto studiosi, sì).sgobboni

E poi?
E poi vi danno un punto se avete crocettato 9, e un punto se avete scritto “io feci”. Se avete crocettato 13 o avete scritto birimbo birambo, niet, zero, a casa.
E poi?
E poi viene il bello. Cioè, l’informatica.
Cioè i professori, che hanno in mano il pacco di prove Invalsi, si ritirano a correggere, cioè a contare le risposte giuste.
E come fanno a decidere se le risposte sono giuste?
Ecco, bravi: uno pensa: se è un professore, e c’ha davanti una prova per un ragazzino di terza media, la risposta giusta la sa da solo. E invece no. La risposta giusta la sa solo l’Invalsi. Così, alle dodici e zero zero, tutte le scuole medie d’Italia si collegano ai siti mirror e scaricano i fogli per la correzione.
Se volete, potete scaricarli anche voi.
Bene, e poi si danno i voti e tutti a casa?
Ecco, no.
E perché?
Perché siamo informatizzati, e allora l’Invalsi dice che “è disponibile sul sito dell’INVALSI la maschera elettronica per il calcolo automatico del punteggio e del voto.”
E allora tanti (non tutti, ma tanti tanti), prendono in mano le prove, si mettono davanti al computer, aprono la Maschera Elettronica e cominciano a inserire le risposte, così: domanda A1, risposta giusta, clicco su 1; domanda A2, risposta sbagliata, clicco su 0; domanda B1, risposta incomprensibile, clicco su NV che vuol dire non valida; e via così, per 19 volte (blocco di domande A), e poi altre 19 volte (blocco di domande B) e poi altre 11 volte (blocco di domande C).
punteggio

Questo per il primo alunno.
Poi si fanno gli altri 28.
Poi si fa la stessa cosa per matematica.
E intanto i vostri colelghi fanno lo stesso per la altre classi.
E poi?
E poi si devono prendere le due prove e trasformarle in un voto solo.
Eh, ma come si fa?
Ecco, qui, vuoi mettere la soddisfazione? In quattro e quattro otto la Maschera Elettronica calcola automaticamente il punteggio e il voto, rispettando pari pari la tabella prevista dagli Espertoni delle Prove Invalsi.
prospetto

Oh, là, e adesso si possono cominciare a fare gli esami orali?
Forse.
Forse??
Eh, sì, forse, perché, com’è come non è, la Famosa Maschera Elettronica della Famose Prove Invalsi… c’ha qualche buco.
Tipo che un’insegnante corregge una prova quasi tutta giusta, mette tutto nella Maschera Elettronica e le viene fuori: punteggio: 5, voto 4.
Ma come, dice l’insegnante, vuoi vedere che ho sbagliato a correggere?
E ricorregge (no, se qualcuno per caso si stesse ancora chiedendo perché i prof delle Prove Invalsi ieri sera alle otto meno un quarto fossero ancora lì a spulciare le prove…).
E poi va dalla collega e fa: ohè, ma sai che Ciccetto ha fatto quasi tutto giusto e qui dice: punteggio 5, voto 4??
E la collega controlla e fa: no, no, da me OcaGiuliva tutto a posto.

Eh, sì, perché la Famosa Maschera Elettronica per il Calcolo Automatico del Punteggio e del Voto fa cilecca soltanto se un virgulto fa, poniamo, 20  punti nel blocco di domande A. Se ne fa 21, tutto a posto. Se ne fa 16 tutto a posto. Insomma, ora cilecca, ora non cilecca.
Nella mia scuola ci sono circa 200 alunni che han fatto le Prove Invalsi. Bisognava controllare se cileccavano o se non cileccavano.
Vedete voi.

1)  È arrivato un avviso dell'errore, ieri sera, alle otto e dodici.
2) Èarrivata una lettera di scuse, del signor Roberto Ricci, responsabile della Prova Nazionale (la Famosa Prova Invalsi), che forse non sapeva che alla fine della terza media si fanno gli esami di terza media comprensivi di Prova Invalsi, e quindi non ha provato prima se tutto funzionava.
3) Poi, stamattina, è arrivata una correzione del foglio di correzione e della Famosa Maschera Elettronica per il Calcolo Automatico del Punteggio e del Voto.
E lì, devo dire che nella mia scuola, dalle otto in poi, si sono RImessi a RIcorreggere le circa 200 prove Invalsi di italiano e le circa 200 prove Invalsi di matematica per REinserire le giuste risposte nella Maledetta Maschera. Tutta mattina.
Poi,
4) verso mezzogiorno, è arrivato l’avviso che alla una e mezza sarebbe arrivata la DEFINITIVA Famosa Maschera Elettronica per il Calcolo Automatico del Punteggio e del Voto.
Il signor Ricci, e il Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (detto Invalsi) sono stati mandati DEFINITIVAMENTE a cagare.

(ma niente paura: la Mariasss ha già assicurato che dall'anno prossimo anche in quinta superiore ci saranno le Prove Invalsi)

A tutti quelli che si stanno interrogando sul boschetto di Dick

Avviso: siamo senza telefono e, di conseguenza, senza Internet.
Ieri il figliolo era nervosissimo.
Io un po' meno ma mi aggiravo sperduta per la magione
pensando che non avevo più scuse: dovevo stirare.
Ora sono a scuola e, per chi ha già preso il telefono per avvisare Brunetta,
chiarisco che questa è una delle mie tante ore buche:
non riconosciuta, non pagata, ignorata da Gelmini, Brunetta e da chiunque
lavori in fonderia, dove ore buche non ci sono ma le vorrebbero.
O forse no, visto che non te le pagano.
Volevo solo dirvi che non posso rispondere personalmente a tutti i commenti su Dick
(che ho letto, grazie, risponderò e… LGO, vinci una serata ad arcore).
Volevo solo dirvi che sono distaccata dal mondo virtuale
che ormai
ahimè, sembra più reale del reale
e del reame,
dove i principi azzurri sono morti e i porci grufolano nel palazzo de re.

Mi dirigo ora alla macchinetta del caffè, dove gusterò una cioccolata gusto forte
allungata con acqua
prima di dedicarmi alla mia seconda ora buca,
alla correzione delle verifiche di geografia
alla correzione delle verifiche di storia
alla compilazione del registro
al controllo delle mie trattenut fiscali
(Ieri mi è arrivato il quinto controllo fiscale dell'anno).

Io amo la tecnologia informatica ma non sono adeguatamente ricambiata

LimmeSono andata a scuola prestissimo. Cioè, tra macchina ghiacciata, scongelata, parcheggiata, la borsona dei libri astuccio computer e compagnia bella, la borsa per il pranzo, la borsina con qualche librino per la bibliotechina e l’idea di fare una lezione stratosferica, sono partita di casa quindici minuti prima del solito e quaranta minuti prima dell’inizio delle lezioni.  Prima ho pensato di passare sul cadavere dei vigili e di parcheggiare nel cortile della scuola, poi ho pensato alla multa, al Natale e alle piangenti famiglie dei vigili, e ho parcheggiato per benino. Carica come un asino da soma quando gli asini da soma facevano il loro mestiere, mi sono incamminata lungo la strada ghiacciata e finalmente mi sono ritrovata a scuola.
Che novità, dice uno. Eh, sì, che novità. È solo per dire che, insomma, ho fatto più fatica del solito.
Perché?
Ma perché ho scoperto (dopo anni e anni che chiedo in ginocchio un computerino e un proiettorino e un lenzuolino per fare lezione informatizzata in aula), ho scoperto che il proiettorino c’è. C’era. Da un po’. C’è ancora. Ultima generazione. Lampada superinfradurabrite.
Non è grandioso?
Cioè, ‘spèta: non è affatto grandioso che il proiettorino ci fosse e io (e quasi nessuno a scuola) lo sapesse. È grandioso che c’era, c’è e io mi sono preparata per la grandiosa lezione: va’ là, t’el chi, vara, ecco la Lezione Informatizzata! Uau.
Prima cerco il proiettorino (d‘ora in avanti Ettorino, per capirci più alla svelta) e penetro in un ambiente buio e protetto, apro di qui e di là e lo trovo.
Poi lo porto di sopra, due piani di scale e mi ricordo che ho lasciato giù tutte le borse. Vado e torno. Ansimo come una carpa, ma per l’informatica questo e altro.
Sistemo il mio computer, che ha un carinissimo programmino gratuito che legge qualunque tipo di codec.
Per quelli che sono amici di Mariasss (:-P) spiego: legge qualunque tipo di video.
Sì, perché, momento: io il giorno prima mi sono preparata la lezione informatizzata con presentazione ppt e video smontati e rimontati, documentari, fiction, no fiction, armi, pianti, lacrime per mostrare ai virgulti come era la storia, al tempo in cui era Storia. Comunque, salvo i video sul Pc, salvo i video su chiavetta, se potevo li salvavo anche tra le dita dei piedi, ma insomma: ero preparata a tutto.
Così, vado su e sballo (id est: tolgo l’imballo) a Ettorino, che vede la luce tutto contento e mi dice subito: a me il tuo Pc non piace e con lui non ci voglio aver niente a che fare.
Insomma, io volevo congiungere carnalmente i due e invece i buchi non si adattavano.
Sto diventando volgare? Dovevate vedermi e sentirmi stamattina quando ho appreso che Ettorino gradiva i Pin e il mio netbook se ne stava sulle sue con le Usb.
Vado giù di corsa piangendo e entro in sala professori dove i colleghi son tutti lì a pregare che la campanella non suoni. Un collega (che non dico chi è, ma era lì con la Linda Legs, non so se mi spiego) mi presta il suo computer.
Perché?, dice un altro, c’hai i colleghi che se ne vanno in giro con il computer?
Sì.
Tira fuori ‘sto computer, che poi è un Mac (tutti quelli che hanno un Mac facciano un passo avanti), e me lo dà (il Mac). Anzi, prima lo apre per farmi vedere che il Mac c’ha le Usb e c’ha anche i buchini per i Pin di Ettorino.
Invece no. Niente buchini. Il Mac è anche lui refrattario al congiungimento carnale tramite Pin.
Ma.
Il collega (intanto la Linda mi lancia strali di fuoco, che secondo me i Pin me li saldava in un amen, a metterceli davanti), il collega si illumina e mi dice:
“Mia adorata collega [più o meno, non formalizziamoci ora sulle esatte parole], mia adorata collega, non angustiarti, ora frugo in questa borsa e vedrai che ti trovo questo aggeggio che sembra un topo senza spina dorsale e invece è un adattatore tra Pin e Usb”.
Io manco lo saluto, afferro il topo e lo porto su, poi corro giù perché in tutto questo ambaradàn è anche suonata la campana di inizio e se non do il segnale giusto i miei virgulti non si muovono, non entrano, non fanno lezione e così via. Allora: do il segnale e si precipitano dentro e sono così stupiti e felici e sorpresi che la loro prof  è informatizzata, che si siedono e stanno in silenzio per dodici minuti di orologio.
Tanti minuti ci vogliono per congiungere Ettorino col nuovo computer (che bello, prof, è suo?), e per accorgermi che non funziona, perché Ettorino c’ha una spina  strana. L'Europa Unita e c'abbiamo sette prese elettriche diverse. Mollo i virgulti e corro giù a cercare un adattatore. Trovo il Receptionist. Non so se mi spiego.
Per farla breve, rubo la spina alla macchinetta del caffè. Se qualcuno di voi stamane ha cercato di bere il caffè e ha trovato la macchinetta  morta, può cominciare a pensare che sono una sua collega. Ricorro di sopra,attacco Ettorino all’elettricità, leggo le istruzioni, spengo tutto, riaccendo e sulla faccia della virgulta del primo banco si stampa una luciaccia verde con il salvaschermo del Mac. Questa vomita, io giro Ettorino in posizione più consona e poi cominciamo.
Non so voi, ma io avevo previsto un’ora e mezza di filmati e chiacchiere e spiegazioni e guarda di qui e molla di là.
Ma il Mac non legge i video.
Non c’ha il carinissimo programmino gratuito che legge anche la merda.
Sto diventando scurrile? Eh, dovevate vedermi stamattina.
Comunque ho detto ai virgulti:
“Ragazzi, siamo o non siamo la scuola tecnologica?”
“Sì, prof, lo siamo!”
“Allora, tecnologizziamoci!!”
Così molliamo tutto e saliamo in aula informatica dove il computer non legge i video (maledetto).
Allora io ho u n’idea brillante: stacchiamo il cavo del computer e lo colleghiamo al mio Netbook, e poi colleghiamo il Net al proiettore e il proiettore alla lavagna interattiva e poi vediamo ‘sti cazzo di filmati.
Detto fatto.
Vorrete mica risentire la storia dei Pin e dell’Usb?
Bravi. Io invece ho dovuto risentirla.
Così, molliamo tutto e scendiamo e, dopo cinquanta minuti dal suono della campanella che annunciava la mia ora di storia, dico: aprite il libro a pagina 80 e guardiamo insieme questo bel disegno che mi rappresenta l’impero di Carlo V dove non tramontava mai il sole, e poi andate a casa a dire che sono una professoressa antiquata.
 
Che bello se fosse finita qui.
Perché, dice uno, non è finita qui?
Eh, no, c’è quasi un bel finale, perché scendo dopo un’ora di avanti e indré, tutta sudata come una bestia, pronta a gettarmi sul lettino dell’infermeria e farmi due cioccolate doppie forti, quando mi incontra la collega Maloni e mi fa: “allora, tutto bene con Ettorino?”
Allora le ho contato su un po’ di difficoltà insorte con i filmati del cazzo e lei fa: “ma perché non hai usato il computerino di Ettorino?”
E io: “quale computerino?”
E vengo a sapere che Ettorino è a scuola in compagnia di un computerino ad ezzo appozitamente dedicato.
Ora, se voi aveste avuto un’ora buca per asciugarvi il sudore e bere due cioccolate e aveste saputo che c’era foooorse la possibilità di una congiunzione carnale produttiva, dopo aver mandato sulla forca la collega, cosa avreste fatto?
Io, per prima cosa, sono andata su un altro computer, ho scaricato un programma gratuito di conversione video e ho trasformato i miei video in video leggibili in tre maniere diverse (per gli smanettoni: ho provato con avi, mpeg, e wmv, toh).
Poi sono andata a prendere il computerino, a riprendere Ettorino, e ho riprovato tutto da capo. Sono entrata in aula mentre loro -intesi come virgulti- stavano facendo altro, ho messo giù il computerino sulla cattedra (che bello, prof, è andato a comprarlo?) ('sti scemi me l'hanno domandato sul serio, domani gli porto la mia busta paga).
Ho rubato anche un’altra presa riduttore. Ho acceso, ho messo lì la chiavetta (questo computerino non era schizzinoso come Ettorino e se l’è presa subito), e ho visto che i video non si vedevano. In nessun modo. Nisba. Niente.
Crederete mica che mi sia messa a piangere?
Naaaaa…
Sono stata calmissima.
Ho impacchettato tutto (di nuovo), e sono andata giù e sono tornata in classe.
Ho dettato tre pagine di appunti sul fondatore della Chiesa Anglicana, nata in seguito allo scisma religioso, quindi alla separazione dalla Chiesa cattolica di Roma, e mi sono subito sentita meglio.
La presa riduttrice me la sono portata a casa. Magari viene buona un altro giorno.

(e con tutto questo, ho avuto riunione fino alle cinque, son venuta a casa e ho scritto 'sta cosa, sono le sette meno dieci, e 'sto computer rifiuta di scodellarmi un minestrone di verdura e tre bistecche; tecnologia del cazzo)