Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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conticini

correttamente accostati a destra ma non troppo in colonna:

   sonno  +
 stanchezza  +
 acidità di stomaco  +
 anni  +
 freddo  +
sonno  +
verifiche da correggere –
tempo –
denaro +
chili +
torta con pere e amaretti –
alunni partiti per le vacanze in anticipo +
sonno +
alunni che non partono MAI +
tre libri nuovi da leggere +
i fumetti di Calvin e Hobbes +
amici cari, amici belli =
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boh, alla fine non mi posso lamentare

Dieci marzo

NeveMarzoEd ecco la macchina della Vostra Prof, accuratamente ripulita dalla manone sante del Coniuge, senza antenna della radio e senza uno degli specchietti retrovisori a causa del ritocco fotografico abilmente teso a celare alcuni particolari rivelatori del sito in cui trovavasi stamane.
Eccola mentre, vittoriosamente coperta da circa trenta o passa centimetri di neve, si recava impavida sul posto di lavoro, dove trovavansi installati in apposita aula ben sette alunni della Seconda D(eficiens) ma circa venti della Prima D(olens).
Trattossi di mattinata fruttuosa.
Feci altresì due udienze impreviste, messa all'angolo all'angolo caffè, dove trovavami a tentar di sorseggiare bevanda gusto tè.
La neve infuria, il pan non manca, speriam che sventoli bandiera bianca.

Sì, va be', però…

Ora, mettiamo in chiaro che io starei a casa sempre volentieri.
C’ho da fare, stirare, sferruzzare, lavare, pulire, dormire e grattarmi la pancia.
Ricordiamo poi che, secondo la Mariasss (che le venga un cagone di trentotto minuti, grazie), meno ore fai a scuola più è alta la qualità.
Diciamo anche che slittare su dieci centimetri di neve non piace a nessuno.
Ma, uè, qui appena sfarfalla un po’ chiudono le scuole.
Voglio appunto dire che, sì, oggi, sorpresa, è nevicato, e alla grande. In due ore son venuti giù più di dieci centimetri. Era un bel vedere, nel mio giorno libero. Magari domani mi sarebbe rugato un po’ di più.
Comunque.
Ho le gomme da neve. Ho le catene in cantina. Ho comprato la pala da neve. Ho il raschietto per i vetri. I doposci.
meteo2Sì, sì, ho anche un coniuge che è partito da Milano alle diciotto ora locale, e alle ventuno e trenta ora nivale ha fatto diciotto virgola otto chilometri, più o meno.
Però, ecco, ora ho come l’impressione che abbia cominciato a piovigginare, la neve sul balcone infatti non c’è più, e persino il meteo fa vedere che ora dalle mie parti piove, e domani, guardate, nel comune dove insegno è prevista pioggia e…
Oddio, non vorrei far nevicare, ma secondo me domani a scuola si poteva andare tranquillamente.

p.s.: ovviamente, se riuscite trovare in tutta Italia un comune che ha queste stesse previsioni, potrete dire con buona approssimazione di avere localizzato la mia scuola.

Confesso una mancanza

Sì, sedetevi pure: nella meravigliosa rilucente perfezione cui vi ho abituati, c’è un granellino di polvere.
No, non sono gli errori che inanello dalla tastiera, come un’infilatrice di perle coltivate, anzi, secondo me quelli sono un pregio, e ho intenzione di brevettare un linguaggio nuovo e moderno, con pause prima di tutte le lettere enne, opportuni scambi vocalici e consonanti, rottura degli schemi passatisti e distruzione del codice lingua, che tanto ormai lo distruggono tutti, per lo meno diamo un ordine a questa distruzione, ordine e disciplina, in fondo potrebbe essere un’idea.
E la mia mancanza non è neanche che divago un po’ e che se mi prende l’uzzolo comincio a sbandare come il tenente Colombo quella volta che si è ubriacato e in più l’Alzheimer, lo sapevate?
Insomma, qui dovevo fare un post di due righe per lasciarvi il brasato ben cotto da gustare lì sotto, che oltretutto va preparato con gran cura e messo a bagno nel barolo e…
Sì, giusto. La mancanza. Ora ci arrivo
È questa: che io mi dimentico di fare gli auguri.
Cioè, un momento: se è il compleanno, l’onomastico, l’anniversario del vostro povero matrimonio, della vostra lontana laurea, del giorno in cui il vostro fidanzato vi ha chiesto in sposa, ecco, quelle cose lì me le ricordo.
Però.
Mi dimentico gli auguri delle feste.
Stamattina, per dire, ho visto dall’altra parte della strada un compagno di infanzia, però più vecchio,  lo saluto, e lui mi fa “auguri” e io son saltata per aria e lì per lì non avevo capito, ho pensato: ecco, che brutta cosa la vecchiaia, tra un po’ di anni son così anch’io.
Alla fine ho capito.
Ma era per dire che a volte non ci penso. Agli auguri.
Poi me ne arrivano qui e là, dal web soprattutto, e io mi batto la mano sulla fronte e penso: mannaggia!, anche stavolta non ci ho pensato.
Ché poi, a voler ben guardare, tanto per trovare una bella giustificazione, io gli auguri di una vita piena, serena, felice, e ricca di doni reali e metaforici e virtuali, ve la auguro tutti i giorni.
Sarà per questo che a Natale mi dimentico. Son troppo buona.
Però l’anno scorso mi ricordo che qualcosa avevo augurato, almeno per la fine dell’anno. Quest’anno, invece, questo sotto, per Natale. Accendere l’audio e fare clic dove si deve.
Ah. E buon Natale.

Due nevi, due misure

Ora, chi sono io per non ringraziare la Provvidenza che mi tiene a casa in un giorno in cui avrei fatto mattina e pomeriggio nei locali gelati della mia splendida scuola?
Chi sono io per contestare la decisione del giovane Sindaco che, eletto dal popolo, cioè, secondo lui, da Dio, ha deciso di chiudere le scuole perché forse, dicevano, prevedevano, sembrava che si sarebbe rimesso a nevicare?
E infatti.
Un po’ di neve è venuta giù.
Pare che Milano si paralizzata dalla neve.
Pare che l’Inghilterra sia paralizzata dalla neve.
E vabbè.
Pare che un signore dell’Alta Velocità inglese abbia detto: scusate, che casino, colpa mia.
Pare che un signore dell’Alta velocità italiana abbia detto: non è mica colpa mia, portate maglioni, panini e bottigliette d’acqua.
Io aggiungerei: una stufetta a spirito, per rinfrancare i cuori.
Ma insomma, ciò che mi veniva in mente stamane era:
l’anno scorso, con il doppio di nevicate, le strade intonse onde non disturbare il meraviglioso spettacolo naturale, le gomme da neve e, sopra, le catene, altrimenti col cavolo che uscivo dal portone di casa, l’anno scorso, non so se ve lo ricordate, la vostra giovane e impavida prof ha sfidato le forze della natura, agile come un daino, pur col pesante zaino e la pala da neve in macchina, per essere al suo posto là, dove nessuno era mai giunto prima, dietro le montagne di neve e dietro la cattedra. E intanto pregava che qualcuno chiudesse le scuole. Ma niente.
Quest’anno, invece, che c’è la metà di neve; l’auto che forse farà fatica a uscire ma poi forse, con le gomme da neve, ce la fa; la neve che, diciamola pure tutta, ha smesso di venir giù sui campi e sulle strade silenziosa e lieve; quest’anno, invece, mi lasciano a casa per impraticabilità del campo.
Mi dicono che l’anno scorso c’erano in ballo le elezioni locali, quindi, nelle elucubrazioni del Sindaco, scuola chiusa significava perdere le elezioni, quindi chissenefrega, venite tutti a me (dice la scuola).
Mi dicono che quest’anno non c’è in ballo niente, anzi, ci sono in ballo le vacanze di Natale, quindi, nelle elucubrazioni del Sindaco, scuola chiusa significa anticipazione di baldoria che significa viva il Sindaco.
Ora, premesso che i miei alunni non votano, e che gli insegnanti della scuola son quasi tutti di fuori, io viva il Sindaco lo dico pure, che invece di gelare a scuola son qui a gelare a casa [*], che giuro, non si riesce a riscaldare e ci son più spifferi qui che nelle falle bariche del centroEuropa,
però, insomma,
io l’anno scorso ho rischiato la vita e quest’anno no, e quindi la mia vita, alla fine, dipende da due politici di piccolissima taglia?

[*] aggiornamento: mi tocca ammettere che dopo ventitrè minuti di spalatura di neve e ripuitura di auto e scopatura di vialetto e spostamento erculeo di portone che era bloccato dalla neve, ecco, sì, mi tocca ammettere che non sento più così freddo, ora, in casa.

Giovane prof affronta la bufera per presenziare a un corso di aggiornamento

Specifico: la giovane prof sono io.
All’inizio non sembrava così brutto (il tempo).
All’inizio le strade sembravano piuttosto pulite.
La bufera non è metaforica.
Le macchine fotografiche digitali hanno una penetrazione visiva superiore a quella dell’occhio umano.
Id est: in realtà ci vedevo la metà di quel che vedo ora nel filmino.
Ho presenziato e sono tornata.
Togliete l’audio, che a un certo punto, per farmi coraggio, ho pure acceso radioTre,
e tra la’altro parlavano dic arabinieri, poi vi spaventate.
E con tutto questo, ho avuto il buon tempo di filmarvi la bufera per mostrarvela?
Sì.
Il blog è una brutta bestia, vero?

Voilà

neve17dic2009 Come da annunci, eccola.
Tirate fuori gli stivaloni.
Portate a scuola le salviette.

Preparatevi.

proooof, mi ha tirato una palla di neveeee
tiragliela anche tu
me l’ha tiraaaata più luui di meee

p.s.: non ho le porte concave,
è solo che non avevo voglia
di correggere la foto