Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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A brain apart

Cara signora con la camicetta figlia dei fiori svolazzante tra le ascelle sudate;
cara signora che, camicetta e telefonino, si è introdotta nel corridoio dove pazienti attendevamo di compilare il nostro Settecentotrenta come da appuntamento faticosamente conquistato un mese fa presentandoci personalmente al Caaf e ritirando opportuna ricevuta di prenotazione;
cara signora, io ero quella seduta in corridoio a leggere “Commissario domani ucciderò Labruna”. Leggi il resto dell’articolo

Decidiamoci

Gentile Signora Mariasssstella,
detta anche Ministro di Istruzione
(evvahi)
io non guardo la Tivù.
Così, un'oretta fa, minuto più minuto meno,
in famiglia si mettono a gridare e mi chiamano di là e strillano che si parla di scuola.
E io corro, ma la notizia è passata.
E ora son qua, e di là i figli e il maritino dicono, sostengono e spergiurano che la notizia fu questa:
"L'esame scritto di francese (o spagnolo, o tedesco, o cinese) per la scuola media
è un invito, non un obbligo
".
Ora, capirà, Mariassss (che le do perfino del Lei da quanto sono basita)
ora capirà, caro Ministro dell'Istruzione (evvahi),
che io sto litigando col mio proprio sangue (cioè, la famiglia)
sostenendo che nessuno, nemmeno lei, Mariassss, può aspettare tre anni per
– dire che si fa uno scritto nuovo a venti giorni dall'inizio degli esami per dei ragazzi di scuola media che da tre anni (benappunto) studiano la seconda lingua straniera
(cioè, mi spiego: lei ha aspettato 1076 giorni e poi, bàm, la circolare, 20 giorni prima degli esami)
– farci fare tutti i collegi docenti straordinari per risistemare tutto il calendario degli esami e ciàpa da chi e mola da là, alla fine ce l'abbiamo fatta
– far rispondere al telefono dal suo braccio destro Bruschi Max che sulla circolare c'è scritto: "si ravvisa l'opportunità" e secondo il ministero in italiano ciò vuol dire: "è obbligatorio"
e poi
e poi
e poi (non riesco nemmeno a dirlo)
lasciare che un telegiornale dica
(a dieci giorni dall'esame)
che il ministero dice che è stato tutto un equivoco, e che giustamente dove c'è scritto: "si ravvisa l'opportunità" vuol dire: "è opportuno, sì, ma vedete un po' voi".
Cioè, dunque, allora, benappunto:
esce una circolare balorda, che ci fa buttare all'aria questo e quello e viene oralmente smentita da un telegiornale.
Deve essere un telegiornale comunista.
O forse è lei che si trova meglio con l'orale che con lo scritto
(absit iniuria verbis)

ore 21.43. Controllo. Mon dieu. C'est vrai!
TGR5giugno

Buon fine settimana a tutti

Sogno o son desta? (con aggiornamento speranzoso)

FahrenheitDicevo l'altro giorno che alcuni passaggi storici sono assai difficili da far comprendere ai virgulti (e, diciamolo pure), da comprendere noi stessi). Non conosciamo le sfumature, i passaggi minimi, il lento crollare, che so, dalla democrazia alla dittatura fascista.
Dicevo l'altro giorno che, quando spiegherò il Novecento la prossima volta, potrò invece farlo con cognizione di causa, documenti vivi, veri e reali. Con l'attualità, insomma. Dovrei ringraziare? Be', no ce la faccio, E comunque, grazie, basta così, finish, ho già abbastanza materiale, inutile fornirmene altro…
Di che parlo?

Guidata da un'indicazione di LGO, e rimbalzata da un sito all'altro, scopro quel che sta avvenendo in provincia di Vemezia (copio e incollo dal sito dei Wu Ming):
L’assessore alla cultura della provincia di Venezia, l’ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimerà alle biblioteche del veneziano di:
1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti;
2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati “persone sgradite”, dice).
Il bibliotecario che non accetterà il diktat “se ne assumerà la responsabilità”.

eccetera eccetera.
Io, per ora, segnalo. E scrivo questa letterina [*] al signor
raffaele.speranzon@comune.venezia.it

Non ho firmato l’appello per la scarcerazione di Battisti e sono una di quelli che sperano che venga estradato in Italia.
Questo non toglie che la sua iniziativa sia un atto di fascismo puro e semplice che trovo ripugnante. Mi autodenuncio come lettrice di libri. Sia di autori che hanno firmato l’appello per la scarcerazione di Battisti, sia di quelli che non l’hanno firmato. La sua pretesa di togliermi la possibilità di leggere anche soltanto un libro per qualsiasi motivo è ripugnante, un atto fascista e indegno. Per questo, e per il mio profondo rispetto delle idee di chi la pensa diversamente da me, non posso accettare questa linea che ricorda tant, ma tanto, gli antichi roghi di ispirazione nazista.

[*] Scusate, pliiis, la letterina non è arrivata: raffaele@speranzon.it> Mailbox has exceeded the limit 
Forse gli ha già scritto qualcun altro…

Comunicato stampa da Lipperatura
Intervenendo a Fahrenheit, il programma pomeridiano di Radio3, la presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto ha duramente preso le distanze dall’assessore alla cultura Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi aveva chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche dei libri di quegli autori che nel 2004 avevano firmato un appello per Cesare Battisti. “Ritengo che quella di Speranzon sia un’iniziativa a titolo personale e non espressa nel suo ruolo istituzionale. Qualora presentasse la proposta in giunta, sappia che la provincia di Venezia non la sosterrà. Le biblioteche sono un luogo libero”. Condanna anche da Claudio Leombroni, vicepresidente dell’Associazione Italiana Biblioteche, che ha annunciato una presa di posizione ufficiale: “Speranzon fa torto all’intelligenza dei lettori italiani, perfettamente in grado di giudicare da soli”. La scrittrice Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello, ha sottolineato il pericoloso precedente costituito dalla proposta, mentre lo storico Luciano Canfora l’ha accostato al ritiro dalle biblioteche delle opere di autori ebraici durante il fascismo. “Un’iniziativa, quella di Speranzon, di gigantesca idiozia”.

Sdolcinatezze :-)

All'aaaaarme! All'aaaarme!

MariastellaCara Mariastella.
L’hai fatto di nuovo.
Perciò son qui a scriverti questa mia.
Sono un po’ agitata.
Senti, carina, lo so che, sui problemi dell’educazione, lasci un po’ a desiderare. Mica sei laureata in pedagogia, come tante mie colleghe. Mica insegni da centinaia di anni, come me. Mica hai fatto i corsi di aggiornamento che ho fatto io. Mica ti sei diplomata studiando in una scuola sola: soltanto di licei, ne hai cambiati tre prima di riuscire a diplomarti, magari ti hanno confuso un po’ le idee.
Insomma, che non sai un cazzo di scuola e insegnamento, ci sta.
Ma, ca…spiterina, almeno qualche competenza giuridica, credevo ce l’avessi!
Senti, carina, ora ti spiego: ho appena iscritto mio figliolo al liceo coreutico musicale.
Lui è tutto contento, suona, strimpella e si prepara alla prova di ingresso.
Ma magari il liceo non ci sarà.
Perché tu, nostro ministro dell’Istruzione ex-Pubblica, laureata in urlogiurisprudenza, ti sei di nuovo (di nuovo! di nuovo! di nuovo!) dimenticata che per fare una legge, bisogna seguire l’iter della legge.
Iter, carina, vuol dire strada. C’è una strada da fare. Un passo dopo l’altro. Articolo 73 eccetera della Costituzione.
E tu?
piantoL’hai fatto di nuovo!
Hai scritto su un foglio intestato, hai detto a qualcuno di metterlo sul sito del ministero, hai previsto tagli e tagli e nuovi insegnamenti e bozze su bozze di regolamento e non hai fatto la legge.
NON
HAI FATTO
LA LEGGE
.
Non l’hai fatta.

Ma ti hanno beccata e ti hanno bloccato tutto
.
CI hanno bloccato tutto
.
A noi e ai nostri figlioli, lo sai??
Va bene, va bene, mi calmo.
Adesso aspetto.
Tu dici che è tutto un equivoco.
Questa l’ho già sentita ma fa niente.
Tu dici che spiegherai tutto.
Che è colpa dei sindacati.
Che porterai il berlusconismo nella cultura (brutta la depressione post-partum, eh?)
Che siamo tutti comunisti e cattivi.
Che metterai tutto a posto.
Va bene.
Però, la prossima volta, metti a posto le cose prima che io paghi le tasse per la scuola nuova che non ci sarà.

p.s.: a mio figlio non l’ho ancora detto; già ti vuole mettere, con rispetto parlando, la chitarra nel culo.
Chitarra elettrica. Accesa.
Se gli dico anche questa, degenera.

Mi ha scritto la Gelmini

dismissioneCara LaVostraProf,
tu sai che io nutro il più profondo e crudo rispetto per quella bella massa di lavorat privilegiati che siete. Vi lascio fare sei mesi di vacanze, vi lascio compilare i registri senza contarvi le ore che fate, e lascio laurà anca quei che i è no nat a Bèrghem. E poi vi faccio le leggi, di qui e di là, d’en sa e d’en là.
E intanto vi faccio anche una bella bambina, che la mia Emma è già andata sul giornale, che bèla che l’è, l’è bèla fès, così tutti vedono che brava mamma che son, che porta la fiulìna al ristorante con la suocera e poi quei cattivoni dei giornalisti ci fotografano dalle finestre, ma come avranno fatto a sapere che eravamo là a mangiare e a metterci davanti alle finestre a dare i bacini alla fiulìna? Mah, ‘sti giornalisti.
Però io ti scrivo. Ti scrivo perché tu anche una volta mi hai scritto.
Ti scrivo perché, va ben tut, ma adesso basta parlare male della scuola, eh?
Che, dopo, i cattivoni dei giornalisti non vengono più di nascosto a fare le foto alla fiulìna e alla mamma, che saressi mi, e sono andata apposta dalla parrucchiera.
Insomma, ecco qua, visto che son avvocato (sì che ho preso 66, però l’ho preso, meglio che niente, a te chi te l’ha detto che ho preso 66, dimmelo che vado subito a chiudere l’università. Sarà mica uno dei relatori, eh? Dimmelo!).
Ah, ecco, allora, forse ho piantato lì la frase, ma io sono avvocato, faccio mica la prufessura.
Cara LaVostraProf, volevo dire: sta’ ‘tenta.
Sta’ ‘tenta a parlar male della scuola.
Sta’ ‘tenta che sei una dipendente.
E per i dipendenti è improprio indirizzare ad altre autorità politiche o amministrative diverse dal loro diretto riferimento gerarchico documenti, appelli, o richieste.
Che bella frase. La ma piàs pròpe. L’ha detta un mio dipendente, il Marcellino.
Che vuol dire che se vuoi lamentarti vai dal preside (Dirigente Scolastico), lamentati e morta lì.
Poi lui al massimo va dal superiore, si  lamenta e morta lì un’altra volta.
Su, su, te che mi parli come una sorella. Ora ti parlo io come una sorella. Magari una sorella un po’ cretina, ma amen, ce n’è in tutte le famiglie. Sta’ sitta, insoma. E se vproprio vuoi parlar, vai a far politica.
Tientiti i tagli, tienteteli. Tientiti il progressivo smantellamento delle strutture in cui lavori. Lavori è una parola grossa, per voi prufessùr, ma la frase è bella. L’ho copiata da un giornale comunisssta.
Non criticare. Non parlare delle rasoiate del mio amico Tremonti. Non parlare delle circolari che dicon cagate. Basta. Smettila.
Sei una   di   pen   den   te.
Taci.
Che se continuate a parlare delle brutte cose che faccio, come faccio poi a despegolarme, eh?, come faccio?
E ora ti lascio, tanto lo so che ora te la stai facendo sotto e stai zitta.
E poi ti lascio perché la Emma la piange. La patìss perché c’ha fame, e devo andare a metterla vicino alla finestra, così i cattivoni giornalisti fanno la foto e la mettono sul giornale e la gente vede che anche noi piangiamo e soffriamo.
La tua ministra dell’istruzione
(istruzione è una parola grossa)
Mariastella

Anche i comunicatori stampa hanno uno stomaco

Mariassstella.
Stelàssa.
Ci mancavi.
Mi mancavi.
Ti parlo come se parlassi a mia sorella. Non a mia sorella quella furba. A quell’altra.
Mi mancavi come mi manca mia sorella (quell’altra) quando vuole che per entrare in casa sua metta le pattine ai piedi, parli sottovoce per non svegliare il gatto e mescoli la besciamella sempre dalla stessa parte mentre lei mi spiega come far strinare i peperoni. Tu ce l’hai un gatto?
Scusa.
Divagavo. Stelàssa. Volevo dirti che se lo sapevo del CS del 28 febbraio forse non mi mancavi così tanto.
Ora l’ho letto, il Cs del 28 febbraio.
In totale, 63.525 studenti delle scuole secondarie medie e superiori hanno riportato un voto insufficiente nel comportamento; l’anno scorso invece erano stati 52.344. Vuol dire che i cattivoni sono aumentati.
Non ti fa piacere, Mariasssstella. Lo so,  l’hai detto, che non ti fa piacere che ci siano tutti questi cattivoni a scuola. Spero che possano recuperare nel II quadrimestre, hai detto.
Mariassssstella. Dunque. Chi ha preso cinque nel primo quadrimestre vuol dire che ha demolito trentotto banchi e due cessi del primo piano. Oppure ha bruciato tre bottiglie di coca cola durante l’intervallo. Oppure ha disegnato  l’uccello di fuoco con la benzina e l’accendino nel cortile di dietro della scuola e c’ha fatto i balletti intorno.
Non era Stravinskij, era un deficiente.
Mariassssstella, questo nel secondo quadrimestre non recupera. O lo ammazzano, oppure ammazza qualcuno. Oppure gli danno sei e lo mandano avanti.
Comunque, Mariasssstella, ringrazia quello che ti ha scritto l’altro comunicato stampa, quello dell’otto marzo, festa della donna e dei comunicati stampa.
Quello (del comunicato) dice che s’era un po’ sbagliato, prima, perché non aveva tutte le classi, ma adesso che ha (quasi) tutte le classi ha scoperto che i cinque sono 69.204, rispetto ai 52.344 dell’anno precedente la rilevazione non è ancora conclusa, il dato quindi è destinato ad aumentare ulteriormente. L’aumento delle insufficienze in condotta, già annunciato in precedenza, è quindi pienamente confermato dal procedere della rilevazione.
Bene. Cioè (secondo me) male.
Preferirei che i cinque fossero diminuiti.
Però. Però.
Che nessuno osi dire il contrario. Guai a chi dice che i 5 non sono aumentati del 32%.
C’è qualcuno che dice che le insufficienze sono diminuite?
Chi lo dice è un comunisssssta.
Non è oggettivo.
Fa propaganda politica.
Anzi, diciamocela tutta: le dichiarazioni di alcuni esponenti del Partito Democratico, secondo cui le insufficienze sarebbero in calo, sono destituite da qualsiasi fondamento. Non si comprende perché siano state pronunciate affermazioni completamente false, confondendo l’oggettività con la propaganda politica.

Mariasssssstella. Stelàssa. Non so come spiegartelo.
Lo sai che se i cinque calano potrebbe voler dire che la scuola comincia a girare bene?
Vuol dire che tu c’hai visto giusto e la scuola si riprende?
Vuol dire che sei un bravo ministro?
Mariassssssstella. Dimmi. Apri il tuo cuore.
Chi sono quelli del Partito Democratico che dicono che i cinque sono diminuiti e fanno propaganda per te?
e… Mariasssstella, chi è quel deficiente che ti scrive i comunicati stampa?
Dimmelo, che gli regaliamo un’Alka Seltzer.

Cos'è tutta questa mania di corrispondenza?

Non so se vi siete accorti, ma qui è tutto uno scrivere alle personalità.
Con tutto il rispetto alle personalità vere, ho già scritto due volte alla Mariasss, e ora scrivo a questa qui che ho trovato sul giornale, onde per cui vien subito da pensare che è una personalità.
Non solo per quello. Anche perché tu leggi quello che essa scrive e dici: ecco, è una cosa sacrosanta! Questa deve essere una personalità!
Anche se ti viene positivamente da pensare che cosa succede nel nostro rio tempo, che una persona, invece di andare di là a finire il gilet grigio (con i ferri del 4 e mezzo), sta di qua a scrivere a una sconosciuta.
Ma insomma, andiamo, ora, invece di menare il can per l’aia (che, diciamocelo, per l’aia il cane ci va da solo), vi metto la letterina e tra le parentesi vi fo la spiega della letterina che ho scritto alla signora.

Cara signora Maria Laura Rodotà,
(ho scritto, perché la signora si chiama per l’appunto Maria Laura Rodotà)
proprio oggi, tornata a casa con un addomesticato mal di testa, ma sempre mal di testa, ho avuto uno scatto di orgoglio mentre masticavo malvolentieri ciò che la famigliola mi aveva lasciato per pranzo
(essendo che io al sabato lavoro, e finisco tardi, e quando torno la famigliola s’è stancata dell’attesa e sta già facendo il kilo con abbiocco post-prandiale; questo tra parentesi lo scrivo a voi ma non alla signora Maria Laura, prima di darle il destro per un articolo contro le famigliole che mi lasciano lì a mangiare e a leggere il giornale, che qualche volta mi garba assai).
Allora, l’orgoglio viene dal suo carinissimo articolino. Quello in cui, finalmente (scatto d’orgoglio!), a noi tutte povere donne che lavorano e poi tornano a casa e lavorano, lei riconosce il diritto dovere di dormire.
Dormire. Abbandonarsi al sonno, farsi accogliere nelle braccia di Morfeo.
Ah, mi son detta, finalmente! Alleluia! Era ora! Dannazione! Facciamogliela vedere! (detta nel senso di “dormiamo pure e chi se ne frega!”)
Diciamo ai ragazzi
(la signora Maria Laura dice “ragazzini”, ma essendo che i miei fanno il liceo ritengo più opportuno chiamarli “ragazzi”, giusto? Giusto lo chiedo a voi, perché le parentesi a lei non le scrivo, ve l’ho già detto)
che si sveglino da soli, e amen, c’ha proprio ragione, signora Maria Laura
(la chiamo così perché a me una che mi dice di dormire di più mi sembra subito una mia amicona).
Magari, ecco, al datore di lavoro non lo posso dire: oggi mi sveglio più tardi, alle sei non mi alzo, e poi alle otto lei mandi qualcuno nella prima D(eficiente) o nella seconda D(istastrata). Questo no. Ma insomma, in generale, l’idea totalizzante del “sonno è mio e me lo gestisco io” mi pare una gran figata (con rispetto parlando)
(l’ultima parentesi l’ho scritta anche alla signora Maria Laura perché non pensasse che la mia bidella Assunta mi avesse esercitata e convinta al parlare poco perifrastico).
Geniale! Son qui che voglio iscrivermi online all’ “One-Month Sleep Challenge”, che poi io farei diventare “One-Year Sleep” o, meglio ancora “One-Life Sleep”, perché porci dei limiti?
(questo, lo dico a voi, carissimi: sarebbe che due glamour americane han fatto una battaglia femminista per riprenderci il sonno, evviva, andiamo, tremate tremate, le streghe son tornate) (e vogliono dormire).
È solo che alla riga 26, cara signora Rodotà, apprendo con vivo sconcerto che l’obiettivo è sette ore a notte per un mese. Ora la faccenda dell’one-month che dovrebbe trasformarsi in one-life gliel’ho già spiegata. Ma… sette ore a notte? Qui sono inciampata e poi rotolata e schiantata sul duro suolo della disillusione.
Cioè, scusi, Maria Laura
(ossignùr, avete notato, comincia come Mariasss),
sette ore a notte? Una battaglia epocale per sette ore a notte? Io dormo già otto, nove ore a notte.
Io, se battaglio, battaglio per dieci ore (minimo).
Ma forse dovevo saperlo, che quando si chiede qualcosa, è per qualcuno che non ce l’ha proprio, e chi ce l’ha già a metà, niente, si accontenti.
Non osiamo osare.
Devo continuare ad alzarmi alle sei, dopo le mie otto, nove ore di ronfata.
E poi, però, guardi, a spiegare che secondo studi recenti dormire molto fa dimagrire più della ginnastica, lo toglierei, dal suo articolino. Mi creda.
Distinti saluti