Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Buon fine settimana a tutti

Resumé

Avremo dunque
una scuola cadente (esprimete un desiderio)  [*]
una scuola protestante
una scuola al taglio (prendi e porta a casa)
una scuola di razza
una scuola da pistola

Cosa chiedere di più?

[*] No, non quel desiderio.

Libro e moschetto…

moschetto

Pronti, via!

Ed ecco, che, dopo due ore e un quarto di stiratura, vengo a controllare la mia posta.
Elettronica, perché con quella normale siamo finiti sul giornale e adesso si stanno litigando
posta e amministrazione e sindaco e postini e vai che vai bene.
Nella posta elettronica così trovo questa bella letterina

[qui ci stava la letterina, ma l'ho tolta:-)]

E vi farei vedere anche il calendario degli impegni di settembre, ma mi è venuto il nervoso a leggere.
Che uno di voi è già lì a dire:
ma come, dopo seimesi di vacanza ti arrabbi ché devi tornare?
No, ciccetto, non mi arrabbio perché devo tornare, mi arrabbio perché la mia collega di inglese, 45 anni e tre bambini, ha perso il posto (perché Gelmini non ha tagliato nulla), e uguale una di matematica;
mi arrabbio perché la scuola comprerà una lavagna multimediale che non serve a una beata mazza;
perché mi dicono che quest'estate non è successo niente e nessuna nuova buona nuova, e ignoriamo la gente che fa lo sciopero della fame e tutte le cagate che dicono sulla scuola quelli che ammirano Gelmini & company;
mi arrabbio perché si torna a scuola e tutto va bene, madama la marchesa, tout va très bien.
Alla faccia di una scuola impoverita che mette in gioco il futuro di tutta la società.

Senza tetto né legge

loiAaaaargghh!!
Naaaaaa…!
Ditemi che non è vero!
NooooOOOOOO!!!
Impossibile!
Ditemi che non l'ha fatto di nuovo, vi prego.

Anzi, dite: siete pronti?
Siete caldi?
Siete com me?
Siete lombardi?
Siet…
Non siete lombardi?
Allora vi devo prima spiegare: qui da noi, nella calda e umida Lombardia, patria della Gelmini e financo di Bossi e Calderoli e della sua ex-moglie Sabina, e dite voi se è poco;
qui in Lombardia ci sono i corsi professionali di tre anni. Regionali, non statali. Poi ci sono gli Istituti Professionali, di tre anni oppure di cinque. Statali. Allora, che pensano Gelmini e Formigoni?
Questo: facciamo che lo stato dà un po' di soldi agli istituti regionali (2500 per alunno? 4000? Vai!) anche privati, e poi si fa una convenzione con gli istituti statali.
Perché? Ma perché se un ragazzetto fa i suoi tre anni regionali e impara un lavoro ma poi ha il sacro fuoco della maturità e dell'università, può continuare per altri due anni e fare la maturità. Oppure fa un anno (il quarto) nella sua stessa medesima scuola, e poi il quinto (e maturità) in un Professionale statale. Oppure, ideona, fa la maturità nel suo istesso proprio professionale regionale che era di tre anni e adesso invece diventa di cinque.
Diploma di Maturità Lombardo.
In nome del federalismo.
Che bello.
Andate sul sito della regione Lombardia che vi spiegano tutto.
Vi  spiegano anche l'accordo con la Gelmini. Che ha firmato (un anno e cinque mesi fa) l'accordo per fare questo bel ponte tra istruzione reginoale e statale.
E che quest'anno (il 19 aprile, al Tavolo Lombardia, la sua prima uscita dopo il parto) ha ribadito com'era contenta di questo accordo.
Anche Formigoni era contento.
Formigoni, per chi non lo sapesse, è un signore che non poteva essere eletto alla Regione Lombardi già la volta scorsa, e infatti è stato eletto sia la volta scorsa che questa volta. Adesso c'ha un po' di problemi con la giustizia e i suoi collaboratori ma ovviamente lui non li conosceva e non sa proprio come sia successo.
Ma intanto è felice perché nella sua regione (la Lombardia, sapete), si fanno i corsi regionali di tre anni che diventano quattro e con un bel diploma regionale che…
E invece no.
Gli hanno appena detto (al Formigoni) che che per realizzare il sogno  bisognerebbe cambiare leggi e regolamenti. Be', dice lui,  ma è stato fatto, no? La mia amica carissima Gelmini ha firmato l'intesa un anno e cinque mesi fa e vuoi che si sia poi dimenticata di fare leggi e regolamenti?
Formigoni.
Caro.
Sì.
Sì è dimenticata.
Di nuovo.
Non ha  controllato.
Ha firmato e poi non si è poi premurata di chiedere ai suoi burocrati se sarebbe stato possibile realizzare il tutto.
L'ha rifatto.
Dopo l'inglese potenziato senza legge (uno, ho scherzato) e dopo la riforma delle superiori non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale (due, son solo problemi burocratici),
questo (tre, sono occupata con la laurea di Bossi).
Ditemi voi se non ho diritto di urlare un po'…

Oh, finalmente

Era ora che si cominciasse a premiare i meritevoli.
E brava Gelmini.
laurea

Tristezze di fine anno

Clima e demografia

Il clima. Eh, il clima. Il clima è cambiato, sì, ohimè, eccome.
Lasciamo perdere il fatto che voi tutti sapete che il clima può essere definito dalle variabili meteorologiche su un periodo di tempo che va dai 10 ai 100 anni ed è un concetto globale, inerente all’intero pianeta.
Io lo so che voi lo sapete, e amen.
Ma qui, pensiamo un po’ a noi stessi, pensiamo anche un pop a noi stessi, anzi, pensiamo al blog.
Sì, il clima è cambiato.
Per intenderci, io mica mi ricordo perché ho aperto il blog, se non che leggevo laTengi e ho detto: perché io no? Che ora laTengi non c’è più, nel senso che adesso twitta e facebooka e frendfidda, eccetera, ma laTengi mi ha ispirato assai, devo dire, e vi metto il link al blog morto, che se mai qualcuno ha tempo da passare può anche leggersi le vecchie cose, della Tengi.
Comunque.
Il mio clima era che mi mettevo qui, tre anni fa, e dicevo: guarda, ora spiego che cagate mi scrivono i ragazzi e che ridere.
E uno leggeva e, se gli andava, rideva, e poi pensava: eh, povera prof, che c’ha le capre nei  banchi, invece che dei cervelli.
E io scrivevo e leggevo e ridevo e poi dicevo: va’ là, che andiamo a cercare di fare diventare le capre qualcosa di meglio (con tutto sempre il solito rispetto per le capre).
Ecco, ve lo dicevo che il clima è cambiato. Per dire, anche io sono qui a scusarmi con le capre, anche se continuo a pensare che una capra, in un banco, ci sta come i cavoli a merenda. Con tutto che mi risulta che i cavoli alle capre piacciano, quindi in questo specifico e unico caso i cavoli a merenda andrebbero bene, mica no. I cavoli sì, ma le capre no, oh!, insomma. Lo posso dire che le capre sono stupide e non imparerebbero mai e poi mai l’aggettivo in funzione attributiva e quello in funzione predicativa?
Sì, lo dico, e lo sostengo, e lo ripeto.
Ma il clima è cambiato.
E se scrivo le cagate delle capre di oggi, non rido più, perché i miei cari lettori piangono (vero che piangete?), e mi dicono: ma questi poveri ragazzi, dove andremo a finire; oppure: ma questi poveri insegnanti, dove andremo a finire?, oppure: ma questa povera bambina, quale trauma le ha fatto maturare questa risposta?, ma la scuola, ma i professori, ma 'sti fanigottoni.
Magari c’è anche qualcuno che dice: ma questa povera Mariassstella, dove andrà a finire?
Nel qual caso io la risposta ce l’avrei, ma transeat.
Insomma, quello che volevo tortuosamente dire, in questa domenica pomeriggio calda e afosa, e sonnolenta, soprattutto sonnolenta; quello che volevo dire (e scrivere) è che mi domando chi è che ha guastato il clima del mio proprio blog.
Chi è stato? La nube tossica? Il riscaldamento globale? Il commentatore che mi ha sgridato veemente quando ho parlato di Ciccio, ergendosi a paladino degli incompresi caproni che popolano da anni le mie giornate? Bruno Vespa? Le diciottomila circolari sulla valutazione e gli esami? I genitori che vedono crollare la scuola intorno ai loro propri virgulti e non sanno a chi assegnare la responsabilità? La bidella Teresa?
Mah.
Chi lo sa.
Lo scopriremo solo vivendo, e ma che colpa abbiamo noi.
Però.
Io.
Mi
Oppongo.
Vostro onore.
C’ho qui l’ultima verifica da correggere. E sono qui a pensare se sia giusto e conveniente che io ne faccia parte al mondo, che magari qualcuno ne soffrirà, e qualcuno si metterà le mani nei capelli, e qualcuno griderà al lupo, e qualcuno altro vomiterà.
Bene.
Non mi importa.
Ve lo dico in camera caritatis: se vi sentirete male, io rido.
Io ve lo dico, che cosa pensa LaChicca della demografia e della popolazione europea.

La demografia è  lo studio della scienza dei vari variamenti della popolazione. Studia le diversità delle persone, l’aumendo e il diminuendo della popolazione. Il tasso di natalità è la tassa che una madre deve eseguire dopo il riposo di qualche mese a causa della nascita del bambino. Il tasso di mortalità è la tassa che il morto deve dare ai famigliari, quindi tutti i soldi appartenenti a lui. Il movimento naturale è il movimento da un paese all’altro  liberamente, senza alcuna tassa. L’immigrazione si verifica quando ha colore diverso, parlato diverso e religioni diverse da quelle delle persone. L’emigrazione è quando le persone straniere diminuiscono. La durata media della vita è quando si muore prima di 56 anni. La densità demografica è l’aumento della demografica che diventa più densa, quindi aumento dello studio. I dati si ricavano sapendo tutti i cittadini che ci abitano. La piramide delle età sono tutte le età dei cittadini; in base all’età vecchia se è aumentata si parte dall’alto fino alle età vecchie o giovani in minoranza fino a formare una specie di triangolo, quella è la piramide delle età. Gli italiani sono 40.000. Le caratteristiche delle metropoli che hanno una lunga storia e che al massimo devono avere 200.000.000 di abitanti. Le più grandi metropoli d’Europa sono Lazio, Svizzera, Lombardia, Sicilia e Sardegna.
L’etnia è la diversità di una persona all’altra che la giudica minore a sé stessa, perché ha abitualità diverse (razzismo). Minoranza etnica è l’uguaglianza che aumenta nella popolazione.

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14feb1917

Il 14 febbraio 1917 è la data di una poesia di Ungaretti, "Allegria di naufragi", la stessa che dà il titolo alla raccolta uscita poi nel 1919.

    ALLEGRIA DI NAUFRAGI
    Versa il 14 febbraio 1917

    E subito riprende
    Il viaggio
    Come
    Dopo il naufragio
    Un superstite
    Lupo di mare.

    Non ridete, ma è quello che facciamo ogni giorno.
    Riprendere ogni giorno la scuola come dopo un  naufragio.
    Quotidiano.
    E’ solo che io non sono proprio quel che si dice un lupo di mare.