Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Disarmante /disarmata

Ai ragazzi piace molto comunicare attraverso la classe virtuale.
Sembra Facebook.
A me piace molto comunicare attraverso la classe virtuale.
Non è Facebook.
Anche se perdo tempo in classe a dare istruzioni, fare prove e così via, poi sono ripagata.
L’apprendimento migliora.
Di solito.
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Ho lasciato la mater senza colazione fino ad ora per scrivere, sappiatelo

La prima volta che ho avuto a che fare di persona personalmente con lei è stato quando a fine ottobre mi ha chiamato per sgridarmi (buon inizio d’anno anche a lei, grasssie, si figuri): mi fa entrare nel Sancta Sanctorum (da quest’anno, si entra solo se invitati o per appuntamento), mi piazza davanti al computer e mi dice: “Guardi qui guardi qui”.
Io noto che non usa le virgole, nel parlato, ma guardo. Vedo mail. Uno sfracco di mail. Decine e decine di mail. Mail non lette, tra l’altro. Dico: “Sì?”
“Vedi”, fa lei, “vedi? ti do del tu vero?”
Ma anche no. Leggi il resto dell’articolo

La realtà romanzesca

La Profemamma: “Figliolo, intanto che io, dopo aver grattugiato il parmigiano e il pane, cuocio le zucchine e affetto le patate mentre lavo l’insalata e sforno il pane per farlo raffreddare mentre preparo la tavola, puoi sbattere le uova per la frittata?”
Figliolo (18 anni): “Ma io non so mica sbattere le uova…”

Nella classe virtuale…

Frontman, la vendetta

Primo giorno di scuola.
Nuova classe e vecchia classe.
La vecchia classe la vedrò. I bocciati che sono in una classe dove io non sarò più, ecco, giuro, me li sono dimenticati.
La classe nuova ha un sacco di belle faccette, ma non vuol dire.
Li ho messi in fila per andare in aula:
“Ragazzi, per favore, mettetevi in fila per due ché dobbiamo passare di qui e di là”
Il primo della fila:
“Eh, adesso ci mettiamo anche per manina”.
No, per dire, le belle faccette. Leggi il resto dell’articolo

The chocolate’s little theatre

Antefatto: le vacanze
Scena prima: giorno primo
ambientazione: Aula del Collegio docenti
protagonisti: docenti tutti, e docenti di lettere in particolare

Il Capo: “Allora, domani ci sono le riunioni dipartimentali”
I docenti: “…”
Il Capo: “Le docenti di lettere si riuniscono tutte insieme?”
Le docenti di lettere: “…”
Il Capo: “Le docenti di lettere si riuniscono tutteeinsieme??” Leggi il resto dell’articolo

CinCiù ed io…

…prima o poi riusciremo a capirci. Leggi il resto dell’articolo

Qui RadioLuigiLibera

Grazie ai potenti mezzi che la nostra cara e collaborativa ministra mette a disposizione delle scuole, in questi giorni di assolate e rimbalzanti vacanze, capita di dover lavorare in segreteria, cioè l’unico posto dove potete trovare un computer che funzioni e contemporaneamente un computer libero da impiegate solerti, che sono state tagliate dalla nostra cara e previdente ministra che razionalizza e non taglia, ci credo, ci credo, sì, come no, ma tant’è, c’abbiamo una scuola di mezzo migliaio di alunni e lei taglia pure sugli applicati di segreteria, e fatto sta che c’è un computer libero e io lì lavoro.
Davanti c’ho un’applicata e più avanti ancora un applicato; a destra l’applicata storica e a giro molto tondo una che è lì perché non si sa dove metterla.
L’Applicata Storica, detta LaBreve, è sepolta in un oceano di scartoffie sugli esami, ogni tanto ansima e butta all’aria tutto e mangia dei croccantini dimagranti e poi si calma;
l’Applicata Nuova, detta NonSaprei, è lì che trabatta con duecentotrenta tabelle da inserire a computer, si gratta i brufoli e quando non gliela fa più guarda la foto delle facce dei due figliolini che ha messo sul computer e scuote la testa;
l’applicata A Giro, detta LavaLeMani, è lì che, appunto, gira e ogni tanto ti passa accanto e senti che fa: cièèèèo, io vèèèdo, e se ne va a prendere una cioccolata forte doppia, e poi torna.
Ogni tanto c’è silenzio e si lavora bene.
Silenzio, oddio, è una parola grossa.
C’è un sottofondo.
“Uh, ecco, alloora, cosa c’è qui, oh, oh, boh, moh, sé, alloora, apriamo il docomento, dov’è il docomento, ecco il docomento, adesso lo vedo, ecco, alloora, il Preside dice di stomporlo, fa un bel coldo, eh, sèè, siomo solo a giogno, chi lo diceva che a giogno fa così coldo, oh, be’, moh, dunque, ora c’ho il docomento, como lo chiomo, como posso chiomorlo, mogori metto 'alunno', o forso no, 'alunno' c’ho giò quosto, mogori moglio chiomorlo in un’oltro modo, solo che como lo chiamo, mi piocerebbe soporlo, magari se chiodo a NonSaprei me lo dice, eh?, alloro, NonSaprei, como è che lo chiomo quosto, perché ieri l’ho chiomoto docomento 'alunno' ma il computer dice no, e allora forse moglio di no, eh?, oh!, oh!, NonSaprei! Como lo chiomo il docomento dell’alunno?”
Io alzo gli occhi dalla tastiera e sbircio NonSaprei che mormora:
“Ventitrè, diciotto, a, ci, esse, dodici, salva con nome, inserisci dato…”
E va avanti imperterrita a fare il suo lavoro.
Allora l’applicato si gira e mi guarda. Siccome sono l’unica che lo guarda, ricomincia (sì, quello di prima era lui):
“No, ecco, porché qui nessono mi oscolto, mia mamma me lo diceva di store attonto che le donno sono tutte on po’ cattive e quando che ci porli mogari fonno finto di non sontire ma ti sontono che io qui chiedo como chiomore il docomonto e lei non mo lo dice, che onche mia moglia l’oltro giorno ci chiedevo: alloro, l’hoi pogoto l’ici, l’hoi pogoto l’ici e lei mico mi dicevo nionto e dopo l’ici chi lo pogo, e io che da giovono ponsavo che bello ora che mi sposo, e invece illuuusiooone, dooolce chimeeera sei  tuuuu, che faai sooognare in un mondo di rooooseee tuuutta la viiitaaaa, e adosso se ci porlo a mia moglie non mi rispondo e tutto lo donno alla fine sono un po’ così che uno chiomo chiomo e loro niente e io qui in mezzo a tutto quoste donne appono chiedo qualcosa nessuna mi oscolto, mi sembra di essere quando ero militare che una volta oscoltovo Aurelio Fierro, quello lì sì che era brovo, e io ci cantavo sempre alla mio moglie: voleeevo offrirti, pagaaandolo anche a raaate… nu brillante 'e quínnece caraaate…, solo che io sono di qua, mi sun lùmbàrd e la cantavi mal, e mio moglie me diceva: oh, mo' lo conti ben malee, e mi adèss son chi che so miga che titolo dare al docomento, e la NonSaprei mica mo lo dice, anche se son chi, è la terza volto che chiodo: aluuura, che titolo do al docomonto?”
Qui lui prende respiro e la NonSaprei alza la testa perché sente qualcosa di nuovo.
È il silenzio. E lo guarda e lui fa:
“È mezz’ora che ti chiodo che titolo dore al docomento, ma ti te mel disi no, e la gheva r’son me mama che le done ien tute un po’ così, e alura che titolo do?, son chi che non lo so ancoro e te non me lo dici…”
E ride. Se ride non riesce (ancora) a parlare, così che NonSaprei si insinua e fa:
“Eh, ma tanto tu continui a parlare, io mica me ne accorgo che mi stai chiedendo qualcosa”.
E lui, un po’ offeso:
“Ma non mi hai sentito che parlavo e ti chiedevo?”
E lei:
“Sì, che ti ho sentito, ma tu parli sempre, allora io non ascolto mai”.
E lui:
“Ecco, che mia moglie mi ha fatto venire qui a lavorare, che io invece stova bel tranquillo a fore il bidello, e scopo di qui e scopo di là e lavo i banchi, invece qui son qui che devo dare il titolo al docomento, e c’avevo detto a mia moglie: ma lassiami fare il bidello, e lei niente, ha voluto che vegnessi qui a fare il segretorio, così vegno a scuola in bicicletta che son vicino ma intanto qui nessuno mi ascolto e como si fo se nessuno ti ascolto poi va a finire che nessuno ti ascolto e io allora como faccio, devo parlare da solo, per forza, che nessuno mi ascolto, prof, ha sentito che nessuno mi oscolto, vuole un caffè?, che ce lo offro io tanto qui non so che titolo dore al docomento, tonto vale che vado a prenderci un bel caffè, perché no?, perché non lo vuole il coffè?, lei è la prof…? Ah, è LaVostraProf?, ah, ecco, che io credevo che era la Bifida, invece lei è LaVostraProf, mi sconfondo sempre, vuole il caffè, LaVostraProf?, lei è LaVostraProf, neh?, guarda che è buono, quello della macchinetta, è buono uguale, lo vuole, eh, prof?, lo vuole, prof? Almono lei mi oscolta, prof?”

No, dico, e secondo voi io sarei in vacanza…

Personalmente ho imparato a respirare di pancia facendo sanchin

Mi preoccupo. Mi preoccupo perché non mi sento preoccupata.
Ora, colleghi e colleghe, voi lo sapete: siamo quasi a metà maggio e qui si comincia a fibrillare: avete fatto tutte le verifiche? Quante ne avete ancora in ballo? Avete almeno iniziato l’ultima unità del libro di storia o vi ritroverete a settembre a dovere recuperare trenta pagine mentre vi accorgete che non si ricordano più niente di quel che avete spiegato tre mesi prima? Quanti voti avete in orale per ognuno dei vostri trentatré trent virgulti? E il registro? È aggiornato? Avete sistemato bene tutte le assenze?
Insomma, siete pronti al rush finale?
Io no.
Il problema è che non me ne frega niente.
Non so, prendete stamattina: entro in classe e arriva la BellAddormentata. La Bell’Addormentata è assente da prima di Pasqua per: motivi famigliari, viaggio al sud, mal di pancia, congiuntivite (della madre), febbre alta (sua), mancanza di vitamine, eccetera. Ieri, per esempio, lo zio mi vede nell’atrio della scuola e mi fa: c’è?
E io: eh?
E lui: c’è?
E io: ma chi?
E lui: mia nipote.
E io: no.
E lui: ǿűΦ¿!!&***%@!!
E io: credevo fosse malata.
E lui (faccia di circostanza): eh, uh, sì, malatissima, ieri c’aveva 39 di febbre, e poi era verde come un rospo, sta male, chissà cos’ha, oh poverina.
Comunque, stamattina c’era. Neanche verde, tra l’altro. Rosa.
Comunque, io ero lì che firmavo giustificazioni a tutto spiano, davo le schede differenziate a Bacon, davo le schede differenziate a Ali, davo del deficiente ad Alexmessomalex che si era messo la gomma nel naso e poi dicevo: ora ripassiamo storia. E questa è stata la lezione:
dalla rivoluzione americana
all’importanza degli Stati Uniti nella vita di oggi;
dall’importanza degli Usa al date a Cesare quel che è di Cesare;
da lì al Vangelo;
dal Vangelo a Galvani e Volta;
da Galvani a Cesare Beccaria e Ottaviano Augusto;
da Ottaviano Augusto alla parola del giorno (corroborante);
da lì al Boston tea party,
e con questo siamo tornati alla rivoluzione americana, e dopo un’ora e dieci e io ero lì bella tranquilla che facevo le battutine con Damir Chissà minacciandolo di morte rapida e dolorosa e facevo fare esercizi di respirazione e rilassamento muscolare progressivo contro ansia e stress a Michelangelo mentre non eravamo avanzati di un’ette sulla strada di (nuove) conoscenze (intese come: cominciamo o no la Rivoluzione francese??).
E con tutto ciò non ero preoccupata.
Insomma, mi sto preoccupando.

Aaah, l’ammòòòòre, questo folle sentimento che

ammore