Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Sempre qui, con la puzza e tutto il resto

2016-11-26_18h29_31

Ciclista, per Musicamauro, che capirà

Ho appena scoperto che questo blog ha un intrinseco valore evocativo e memoriale.
Perché l’altro ieri qualcuno, sottovoce, in sala prof diceva: ma com’è che la prof. Ciclista sta come il prezzemolo in tutte le classi e in più ha uno stipendio da diciotto ore e ne fa dodici ed è diventata il braccio destro della CapaTórta ed è stata chiamata qui da noi anche se io conosco uno che è arrivato prima di lei al concorso (quello stesso concorso che la mamma della prof. Ciclista diceva già superato ancora prima che lei facessero gli orali)?
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Volevo fermarmi e spiegare un cosina alla mamma di Ale

Già la scuola in sè, ultimamente, non è il massimo.
Già partire la mattina con la prospettiva di mensa e pomeriggio lascia alquanto scossi.
Metteteci i 28 gradi di oggi (io col golfino, naturalmente), Rorob che ha ricominciato a fare il deficiente a tempo pieno, la bidella Teresona che ha portato i documenti della malattia, e i trattamenti medici, e se alza il  braccio le fa male l'ascella e anche il collo e ha la sua età e sua zia che è morta poverina però quando è diventata vecchia l'hanno messa a fare un lavoro più leggero e invece in questa scuola qui lei l'hanno messa a fare i lavori più pesanti, che quando era arrampicata sulla scala col ginochcio balelrino la segretaria le ha detto: Teresona, così lei mi mette nei guai, Io metterla nei guai??, con le giovani che arrivano e non fanno niente, colpa vostra dei vecchi che c'avete dato queste abitudini alla scuola, ma pensa te; metteteci anche che si sono dimenticati di due classi e quando è arrivata l'ora della mensa c'è stata la lotta: siamo prima noi, voi con chi siete?, noi non abbiamo nessuno che ci cura, vai in segreteria a vedere, passate passate, e urla belluine dei gruppi di terza che passano, ma prof, fanno quelli di prima, gridano sempre così?
E poi il pomeriggio.
E poi uscite con l'auto e ci sono i genitori davanti, in mezzo al cancello, e una aspetta aspetta, e intanto tira giù il finestrino che ci sono 28 gradi e tre quarti, e una madre di mezza altezza, con uno zaino enorme sulle spalle che passa e grida: Aleeee, Aleeee, dove sei, stronzo?, Aleeee, e si poi mette davanti all'auto accesa che tenta di uscire a passo d'uomo, che magari per le cinque mi piacrebbe essere a casa, e poi la madre di Ale entra dal cancello e poi esce dal cancello, e Ale chissà dove è andato, e questa madre che si gira e urla: guarda te se 'sto cazzo di scuola deve fare tutta questa confusione…
Ecco, per dire.

Al mercoledì ho cinque ore e sono di assistenza durante l'intervallo

Durante l’intervallo, J.J.Jhon piange in un angolo appoggiato al calorifero, circondato dai bestioni della terza D(annata). Ha preso un pugno da Rorob. Rorob è nell’altro angolo. Dice che è stato insultato da J.J.Jhon.  Gigi Faròn conferma.  Gigi Faròn non è credibile. J.J.Jhon dice che non insultava Rorob, insultava Bacon. Bacon ha dato uno spintone ad Alì. Alì ha fatto uno sgambetto a Bacon. Bacon ha parlato della mamma di Alì. Meme dice che Bacon non ha detto niente di particolare sulla mamma di Alì. Meme sta reggendo Otto Punto26 che è piegato in due perché Max La Pietra lo ha appena preso alla bocca dello stomaco. Max la Pietra viene sgridato e minaccia di gettarsi da/su/attraverso l’armadio del corridoio. Non lo fa. Meno male. Sputa soltanto addosso alla BellaAddormentata, che si gira e gli tira un pugnone. Max la Pietra va ad aprire la finestra per gettarsi di sotto. Non è depresso, vuole farci un dispetto. La bidella nuova chiama: ci sono trentasette ragazze barricate nel cesso con merende e succhi di frutta. Trivella cerca di andare nell’altro corridoio. Rosetta cerca di venire dall’altro corridoio. Max ruba la merenda a Otto. Otto mi racconta della volta che suo zio ha rubato la merenda a sua mamma. Due orlocchi di seconda esprimono la loro amicizia gettandosi a teta bassa verso il calorifero di ghisa. Lo mancano. Peccato. Max ruba la merenda a Gigi Faròn. Gigi Faròn dice che la mamma di Max fa lo stesso lavoro della mamma di Alì.
Campanella di fine intervallo su Max la Pietra che riesce finalmente a gettare lo zaino giù nel cortile.
Lo zaino di Gigi Faròn.  Gigi Faròn entra in classe e dice che non ha fatto i compiti di grammatica perchè Max gli ha buttato lo zaino in cortile. J.J.Jhon entra in classe e dice che domani non verrà a scuola perché andrà con la mamma all'ospedale  per il braccio che Rorob ha picchiato. Rorob entra in classe e dice che vuole andare a casa.
Ha il mal di testa, lui.

Alba precipite

temperatureE se c’è una bella cosa, nell’orario dell’insegnante, è che a volte, se vi va di cul… bene, vi affibbiano un giorno a due in cui, invece di dover essere a scuola alle otto, vi tocca rinunciare alla prima ora e andare alle nove. O alle dieci! O alle undici! Tenuto conto che, noi del Pianeta Scuola, quando diciamo le otto, le dieci, le undici, in realtà intendiamo un po’ prima o un po’ dopo, diciamo così per fare alla svelta, ne ho già parlato, inutile che mi ci fermi ancora, no?
Poi, vabbè, c’è la collega che, quando deve andare a scuola alle nove o alle dieci, vi dice: ma insomma, ma vedi, ma che orario, io preferisco la prima ora, i virgulti son più svegli, io insegno meglio.
Oppure: ma insomma, ma si può, sempre le ultime ore, io preferisco le prime, i virgulti dormono ancora, stan tranquilli, mi faccio la mia lezione e amen.
Ma io, che sono la campionessa europea delle ore di sonno rubate al lavoro, soprattutto intorno alle sei, le sette, le otto del mattino, sono i furti che mi vengono meglio, io, quando non ho la prima ora, vado tutta in brodo di giuggiole.
Anche se la prima ora non ce l’ho proprio il sabato, e tanto tutto il parentado mi sveglia lo stesso alle sei o giù di lì, ecco, vuoi mettere vedere tutti che si lanciano in coltelli per andare in bagno e non trovano i calzini puliti e corrono di qui e di là e io sono lì che faccio colazione e intanto mi leggo Nathan Never?
Così, voglio dire, chi me lo ha fatto fare, sabato, di buttarmi fuori dal letto, lavarmi, vestirmi, e uscire di casa alle sette e trenta circa, dopo aver fatto scongelare l’auto, e precipitarmi fuori, verso la scuola, là, dove nessuno era mai stato prima, mentre il termometro precipitava gradatamente verso l’inferno di ghiaccio?

Tre – Ancora l'orario

Eravamo arrivati a questa bella tabellina qui.

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sabato

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Ora vi segno, in rosso, l’ora di venerdì. Perché? Perché in quell’ora c’è anche il prof Giadosi, che fa tecnica. Bene, dice uno, così si mettono insieme mate e tecnica e fanno informatica. Eh, no. Primo: perché la Mariasss non vuole le compresenze e chi le fa peste lo colga; secondo, perché se il prof. Giadosi fa l’ora insieme a Durante, vuol dire che in un’altra ora della settimana i virgulti non hanno nessuno. Onde per cui, si deve spostare l’ora di Durante. O quella del professor Giadosi.
Allora mettiamo Durante alla terza ora del venerdì, che tanto c’ha una beata mazza da fare, e coloriamo la casellina di giallo. È solo che in quell’ora lì i virgulti fanno ginnastica (ops, pardon, CorpoMovimentoESport), e non è per la ginnastica, è che non ci possono essere due prof. insieme nella stessa ora, eccetera.
Così spostiamo ginnastica e la mettiamo alla quinta ora di martedì (casellina azzurra).
È solo che in quell’ora lì i virgulti fanno italiano con la prof. Maloni, e non è per italiano, è perché eccetera.
Insomma, siete furbi come le volpi, avete già capito: bisogna continuare a spostare qui e là, su e giù, avanti e ‘ndré, finché non si riesce a mettere tutto a posto. Un professore all’ora, un’ora per ogni professore.
Il tutto moltiplicato per diciotto ore a professore e per il numero di classi della scuola.
Vi è passato il mal di testa?
Perché ora bisogna riempire l’orario di Durante e andare a 18 ore per settimana.

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M

 

 

 

 

 

 

 

LABO

 

 

 

 

 

LABO

 

 

 

Allora, gli facciamo fare: un’ora di alternativa alla religione (casellina verde), un’ora di mensa (viola, con le classi degli altri perché i suoi, vi ricordate?, non fanno il pomeriggio), due ore di laboratorio al pomeriggio (azzurro, con gli alunni degli altri perché i suoi, eccetera), e due belle ore a disposizione della scuola se manca qualcuno e c’è bisogno di supplenze (gialle). Le ore per le supplenze gliele mettiamo alla prima e all’ultima ,perché son le più critiche.
E questo è ora l’orario di Durante, che arriva in treno alle sette e venticinque della mattina, tranne il sabato che può prendere il treno dopo e arrivare alle otto e quaranta e incominciare tranquillo alle dieci e un quarto.
Le ore grigie son le ore buche, ma per queste e per il Famoso Giorno Libero vi lascio riposare un po’.

Due – L'orario

L’orario non c’è.
L’orario si fa.
E si rifà.
Ogni santo anno scolastico.
L’orario vuol dire mettere insieme tutte le ore di tutti i professori della scuola, in modo che tutte le classi della scuola abbiano nell’aula (almeno) un professore e nessuna classe della scuola abbia nell’aula zero professori.
Le ore dei professori (vedi sopra) devono essere messe in modo che quando la professoressa Rossi di matematica è in prima D, non sia contemporaneamente anche in prima C. La professoressa di matematica pesa 96 chili per uno e cinquantatrè ma non possiamo segarla in due. Durante, che fa il supplente della professoressa Rossi di matematica, pesa 85 chili per uno e ottantadue e non vogliamo segarlo in due perché ci sembra mica male già così. D’altra parte non vogliamo che, alla sua prima supplenza, il prof. Durante si trovi in  mezzo al corridoio a dover decidere se buttarsi nelle fauci tonanti della prima C o se abbandonarsi al russare della prima D.
Perciò, come sopra, se uno è qui non può essere là.
Poi.
L’orario dei professori deve essere messo in modo tale che ogni professore faccia dentro le classi le ore che gli spettano. Di solito, ogni professore deve fare dentro le classi diciotto ore la settimana.
Le eccezioni, per ora, chi se ne frega, già è difficile spiegarvelo liscio, figuriamoci con le eccezioni.
Siccome in una scuola, per ogni benedetta settimana, ci sono (di solito) sei giorni di scuola per un totale di 30 ore, o di 34 ore, o di 36 ore, noi facciamo finta che le ore siano 30, così diviso sei giorni fa cinque ore la settimana e per questa supplenza il Durante non fa pomeriggi. Solo mattine.
Quindi.
L’orario deve mettere ogni insegnante nelle aule per un totale di 18 ore, distribuite su un totale di sei giorni, o anche di cinque giorni, ma non meno di cinque giorni, pena la morte.
Però! Non può mettere il professore a caso, qui e là, basta che faccia diciotto ore. No.
L’orario deve mettere la professoressa Rossi di matematica, e ora, in sua vece, il professor Durante, nove ore in una classe (mettiamo in prima C) e nove ore in un’altra (mettiamo in terza C). Oppure sei ore in una e sei in un’altra.
Siccome da quest’anno, per la Mariasss, nove ore di matematica son troppe e meno quantità più qualità, diciamo che l’orario mette Durante in aula, dietro la cattedra e davanti agli alunni, per un tot di ore, su due classi.
Vi è venuto già un po’ di mal di testa?
Figuratevi a quelli che devono fare l’orario.
Comunque.
Diciamo che, alla fine, Durante si ritrova quest’orario qui:
 

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Adesso vi lascio il tempo di contare quante ore sono, di calcolare quante ore mancano ad arrivare a diciotto, di andare a prendere un moment e poi continuo.

Lospezz'indue

Io sono brava e buona. Ve lo avevo già detto? Be’, forse brava brava, no, ma buona, sì, fondamentalmente. Lo so che quando uno comincia a dire “fondamentalmente”, voi arricciate il naso e subodorate la fregatura e cominciate a pensare che chissà quante cattiverie ho commesso, ma ci sono già io che divago coi discorsi, perciò torniamo a bomba (una volta su Topolino c’era la spiegazione del perché si dice torniamo a bomba, magari poi mi viene in mente). La bomba è che io sono di solito buona, ma e dai un giorno e dai l’altro divento nervosa. E qui è da mo’ che danno addosso alla scuola. Giusto? Giusto. Qui son così stanca che mi domando e mi rispondo da sola, ma stasera vado a dormire presto e poi torno come nuova.
Comunque, se uno dà addosso alla scuola e dice: guarda, ci son professori come Pacifici che van buttati giù dallo scarico del cesso e si tira subito l’acqua, be’, sì, insomma, come dargli torto?
Oppure se uno dà addosso alla scuola e dice: guarda, che voi schifosi di professori fate un bel tot di giorni di vacanza, uno c’ha le sue ragioni e motivi e difese, ma ciò è vero: un bel tot di giorni di vacanza se li fa.
Ma se uno dà addosso alla scuola perché i presidi non hanno dato le cinque ore di inglese.
O perché la prova invalsi è una novità e noi non la vogliamo.
O perché il tempo prolungato non viene incontro alla scelta delle famiglie.
O
O
O
Eccetera
Ecco, lì allora mi viene il nervoso.
Perché non è vero niente.
Perciò oggi, sabato, giorno del mio intervallo pettegolo sui magasiiiin dei grandi giornaloni d’Italia, arrivo a leggere  fino in fondo mangiando mezzo barattolo di marmellata (questo c’entra poco ma è per addolcire un po’ il post) (ho fatto la battutona).
E lì in vengo a sapere per interposta persona (tale signora Rosanna che insegna ma sta per andare in pensione) che la signora o signorina Lacava ha fatto un servizio sull’ora di religione che non si può più fare perché non ci sono più insegnanti a disposizione.
E ciò è vero, verissimo.
Poi la signora Rosanna (meno male che adesso vado in pensione, dice, che fortuna) spiega che nella scuola media, siccome non c’è più gente che ha le ore a disposizione, quando manca qualcuno i ragazzini vengono presi, fatti su e buttati un po’ in una classe un po’ in un’altra.
Cosa che la mia vicepreside, prossima all’infarto, ha minacciato di fare anche da noi, l’altro sabato.
E ciò è di nuovo vero.
Basta chiederlo a qualche scuola che già lo fa.
Noi ci arriveremo tra poco, così alla vicepreside verrà l’ulcera, e io mi troverò in classe quaranta alunni, e amen.
Ma.
Ma la signora o signorina Lacava, che in quanto giornalista avrà fatto un’inchiesta approfondita, risponde alla signora (fortunata) Rosanna e spiega, lei, la giornalista (ora ti spiego io, cara insegnante in pensione, che forse sei anche un po’ vecchia e suonata): guardi che se ci sono le supplenze brevi è una cosa diversa da quando c’è l’ora alternativa alla religione. Se ci sono le supplenze brevi i professori devon fare le ore scoperte che son pagate come straordinarie. Ma “in alcune scuole i docenti son disponibili, in altre no. Si vede che nella sua scuola, l’organizzazione non brilla”.
Ora, a parte quella virgola lì dopo la parola scuola, che c’entra come i cavoli a merenda,
a me è venuto un nervoso che se avevo lì la signora o signorina giornalista le mettevo l’organizzazione dove dico io.
Perché, attenscion plis, se ci sono dei ragazzi che non fanno religione (1) oppure se ci sono dei ragazzi che non hanno il professore a casa con la pericolosa influenza (2) o in congedo matrimoniale (3) o in gita scolastica (4) il risultato è lo stesso: ci vuole qualcuno che li tenga per un’ora (1) o due o tre negli altri casi.
E nella mia scuola, signora o signorina giornalista cara, le ore a disposizione degli insegnanti presenti, servivano appunto per 1, o per 2, o per 3, o per 4.
Ora, se la signora o signorina giornalista c’ha la cugina che insegna in una scuola di Milano dove le ore di alternativa alla religione le fanno con le disposizioni, e le ore di supplenza le fanno quelli che fanno gli straordinari, ecco, se è così, non è mica la legge divina.
Non è mica così dappertutto.
Anzi. Provate a pensare al mio Preside che deve mandare uno in prima B che manca Pacifici e ci sono io a disposizione (ora già pagata nello stipendio) e lui mi dice: no, signoraProf, questa non è un’ora di alternativa alla religione, è un’ora di supplenza, vado a cercare uno che mi fa l’ora straordinaria pagata in più dalla scuola…
Così le ho scritto, alla signorina giornlaista.
Le ho detto di mettersi l’organizzazione in un orifizio a piacere.
Le ho detto che, da noi, andare a fare un’ora al testimone di geova o un’ora in terza C che manca tecnologia, l’è istèss.
Ora a di spo si zio ne.
Non pagata da nessuno (nel senso che è già pagata dallo stipendio).
Se l’ora a disposizione non c’è più, solo allora l’ora la chiedo a qualcuno, straordinaria: la vicepreside si mette in ginocchio e prega, oppure gira gridando per i corridoi: chi ma fa la quinta ora in seconda F?, lo pago!
Poi, sul “lo pago”, ci sarebbe da aprire un contenzioso, ma fermiamoci qui.
Che devo andare a dire al mio Preside che la signorina Lacava ha detto che la nostra scuola non è organizzata perché non riusciamo più a coprire le supplenze.
Così anche lui mette l’organizzazione in un altro orifizio della signorina.
È un po’ nervoso anche lui, il Preside, di questi tempi.

Ma se dicessimo ai genitori

Va bene, va bene, Obama è un grande, e mi piace assai, lo trovo persino bellissimo, ma mentre lui si prende il milione di euro noi siamo qui a fare i conti con i centesimi, perciò, di grazia, signore (soprattutto signore, perché qui chi si sacrifica sono solo le donne, ché gli uomini se ne vanno in pensione o pensano ai nipotini, ecco, diciamocelo), signore, vi dicevo, tornate con i piedi sulla terra.
Che, a dircela tutta tra noi, io domani mi rivedo la Bifida e la Jena e la Toccafondi, e qualcun altro che potrei pure farci un’altra figu, ma, non so perché, chissà che succede, in questo ultimo anno più,
quasi, un mese, mi è passata la voglia di ridere.
Sì, sì, ci pensavo: è da due anni e otto mesi che son qui a parlare di Pinotto, e Melavèrda, e Ciccio e Assunta, che mi fanno arrabbiare a scuola ma poi vengo qui e rido un po’.
Ridevo.
Perché adesso, honestly, vengo qui e dico: c’è una bravissima insegnante che è lì che non la fanno lavorare, e non è che è una sbarbatella appena uscita dall’università che uno dice: si faccia la gavetta, come han fatto tutti, no, è una che la sua età ce l’ha (scusa, eh, Milady) e se anche George Clooney ha dovuto aspettare i 35 per E.R., direi che un’insegnante brava può anche cominciare un po’ prima, a insegnare tranquilla.
E poi penso alla Magrina, che lavorava in una bella azienda, e poi le viene questa bella idea di dire: proviamo nella scuola, e si laurea e poi si specializza e poi spende un fracco di soldi nella Siss, che lo so che una volta c’avevo una sissina che faceva caghèèr, ma la Magrina, sapete, ha fatto anche lei la sissina da me, un bel po’ di anni fa, ed era proprio brava, e nel frattempo ha anche fatto due bimbine (sue, figlioline, carne della sua carne) e quest’anno è lì tutta contenta che cerca di cacciare un po’ di sale in zucca ad Ali e Cinciué e Mogòl e Pauandìp e Amandìp e Tontodìp e poi mi si mette a piangere in sala professori perché sta succedendo un gran casino e nessuno  dice niente alla tivù e sui giornali, ma lei ha già capito che l’anno prossimo se li sogna, Ali e Cinciué e compagnia, perché non lavorerà più e piangeva e diceva: tutti questi anni, tutti questi sacrifici, tutti questi soldi, per niente.
Senza contare Noisette, che a occhio e croce è più giovine di Clooney quando faceva E.R. , però è pure passata di ruolo (oltre alla laurea, alla Siss e a tutto il resto) ed è lì che a moemtni mi dà fuori da matto perchè è capitata in una scuola di matti e ogni anno è li che dice: dove vado, dove sono?, ditemi se non è da matto questo.
E la finisco qui perché già mi viene il nervoso, tanto nervoso che sto scambiando tutte le lettere, le dita saltano troppo di qui e di là (fate conto che tutte le votel che vedete le letterine rosse, prima erano lettere scambiate, di qui e di là, ‘un si capiva mia nulla, e un op’  sono ancora scambiate, se è per questo).
La finisco qui ma penso che intanto, fuori, nel mondo normale, nessuno sa, nessun dice e tutto dorme.
Tutto, tranne quell’oca starnazzante delle Mariasss (che avere un blog privato c’ha il suo bel vantaggio, posso chiamarla oca fin che voglio: oca, toh).
Così, siccome io e il Drago ci siamo scopiazzati per benino un post della Noisette e uno di LGO, e li abbiamo frullati e ricopiati, poi ci siam detti: ma perché non diciamo bene ai genitori quello che succede?
Ci abbiamo provato. Se andate a vedere Alla lavagna, leggete.
Poi magari dite che ne pensate.
Poi magari dite se diffondete.
Cominciamo a contarci?

(ora, io ho fatto un bel post scritto direttamente qui, ho colorato (quasi) tutte le letterine che avevo sbaglaito, epoi ho colorato anche i link, ecc. se poi LaVolpe mi rifà lo scherzo dei colori, io non c’entro)

(e smettetela di pensar male: tra me e il Drago ci sono solo affinità elettive)

Settimana corta

striveL’insegnante di sostegno ha sei ore in classe e il giorno libero al sabato (che tanto l’orario se lo fa come vuole). L’assistente ad personam non può venire il sabato (che tanto l’orario se lo fa come vuole, basta che si metta d’accordo con l’insegnante di sostegno). Le insegnanti di alfabetizzazione hanno tutte il giorno libero al sabato (che tanto, anche loro, l’orario se lo fanno come vogliono). La mia prima media (un handicap grave, otto stranieri, tre deficienti) al sabato ha il seguente orario: matematica matematica lettere lettere lettere. Chi darà fuori da matto per primo? Loro o noi? Gara apertissima.

Ore (stra)ordinarie

Cominciate a pensare a una persona che entra in una scuola a sei anni e ci rimane per altri trenta o quaranta o cinquanta. Me, per esempio. Che caregrazia se ci rimarrò per altri cinquanta soltanto, mi sa che con questi chiari di luna mi toccherà andare oltre.
Non sono sola, però.
Insieme a me, una Gens a parte che si abitua, si crea, si illustra, si ritaglia un mondo che somiglia a una setta carbonara.
Prendete il tempo, ad esempio.
Quando si parla di anno, Noi lo si misura da settembre a giugno. Non siamo Aztechi, eppure.
Questo crea confusione, ovvio, tra le persone ‘normali’.
Tu dici a fine anno, loro ripensano a neve e sciarpe di lana, e tu fai vedere il costumino (o il costumone) che ti sei appena acquistata per la spiaggia. Tu dici l’anno prossimo, loro vedono ghiaccio e neve e mortaretti, e tu intendi colori ramati, sole tiepido, ultime passeggiate.
Le ore, per te, vanno dalle otto e un quarto in poi. E durano teoricamente un’ora anche in quelle scuole dove (vigliacchi) le ore durano cinquanta minuti. Così, se il vostro fidanzato vi dà appuntamento tra un’ora, potete trovarvi a incontrare un professore infuriato che vi aspetta già da un quarto d’ora perché per lui l’ora è finita cinque, dieci o quindici minuti prima dell’ora che credevate voi. Chiaro, no?
Viceversa, siccome è fastidioso dare appuntamenti ai quarti d’ora, Noi settari ci abituiamo ad accorciare e sottintendere. Se la seconda ora va dalle 9.15 alle 10.15, per Noi va dalle nove alle dieci. Chiaro? Poi il nostro cervello, di default, aggiunge il quarto d’ora mancante. Quello degli altri, ovviamente, non aggiunge un tubo. Fatevi venire a prendere a scuola alle nove. E poi lasciatelo lì ad aspettare fino alle nove e un quarto, più cinque minuti per mettere via registro e libri, più cinque minuti per rispondere alla segretaria che vuole il foglio ferie, più cinque minuti per riportare il registro che, in realtà, vi eravate dimenticata di depositare. Il quarto d’ora accademico diventa mezz’oretta. Tragedia.
Ovviamente, la volta successiva, quando gli direte di venirvi a prendere alle undici, lui, furrrrbo, verrà alle undici e un quarto, dimenticando che a quell’ora c’è l’intervallo, e quindi voi avete detto alle undici intendendo le undici-e-un-quarto-meno-dieci-minuti di intervallo. Alle undici e sei minuti siete fuori e lui non c’è.
Quando arriva, con ben nove minuti di ritardo, fategliela pagare.
Il tempo non è un’opinione.