Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Ave, Presidi!

Ci sono tutti questi colleghi che stanno concorrendo per un concorso a Preside.
Pardon, Dirigente Scolastico.
Siccome di Dirigenti Scolastici ne mancano assai (aperta parentesi: qui da noi chi poteva è scappato perché… be', il perché non posso più dirvelo, naturalmente), siccome mancano, appunto, fanno un concorsone per trovarne di nuovi.
Dicono che ci sian duemila posti. Quarantaseimila candidati.
Perciò (sto soltanto dando un'informazione, non sto calunniando nessuno) prima del concorsone ci sarà la selezione.
In che modo?
Quizzzzz.
Perciò preparatevi, futuri (forse) Presidi.
Come?
Facendo esercizio, no?
Come chiedete di fare ai vostri virgulti che tra poco diventeranno i virgulti di qualcun altro perché voi siederete sulla poltrona del comando, ecco, così fate voi.
E   ser   ci   ta   te vi.
Andate a prendere i quizzz che il Ministero ha messo a disposizione (ben gentile), leggete, provate e controllate le risposte giuste.
Tipo:
"Si parla di apprendimento attivo quando gli studenti apprendono…”
E la risposta del Ministero (quella giusta, quiiiindi) è
"Si parla di apprendimento attivo quando gli studenti apprendono…muovendosi e facendo qualcosa piuttosto che stare seduti ai loro banchi a leggere, completare compiti o ascoltare l’insegnante”.

Ora, dopo aver apprezzato anche la finezza della correttezza della scrittura in italiano ministeriale, vi stringo la mano.
E questa è una stretta di mano del tipo:
Buona fortuna, ne avrete bisogno.

Qui Houston, abbiamo un problema

Tre anni fa, mi chiama il Capo.
Non mi chiama perché mi vuole particolarmente bene o cose così, di solito .Mi chiama quando deve sbolognare una patata bollente. E infatti.
Perché chiama me e non quella di matematica?
Perché:
1) io sono coordinatore della mia classettina (coordinatrice, sì, ma in questo mondo maschilista, eccetera) e quindi, oltre a fregiarmi del titolo, sono ufficialmente incaricata delle Patate Bollenti che riguardano i colleghi, gli alunni, i genitori, qualche volta anche le segretarie;
2) la patata bollente era la mia collega di matematica.
Nuova. Cioè: nuova per noi, perché viene da un'altra scuola.
E insomma, è una che non lavora, e di là hanno avuto tanti problemi, e non andava d'accordo con nessuno, e si defila, e sta sempre a casa e i genitori, e i colleghi, e cicì e bebè, mi raccomando Prof, la metto nel vostro consiglio di classe, tenetela d'occhio, in confidenza va tenuta d'occhio perché se non lavora poi i genitori e di qui e di là.
Ora, a parte il fatto che io pensavo a come cavolo avrei potuto tenerla d'occhio e farla lavorare (e pensavo che, pazienza, i genitori anche qui avrebbero fatto scintille e amen), la collega di matematica era bravissima: mai a casa, capace di insegnare bene, sicura, severa quel che basta, collaborativa e via così. Si vede che l'avevano scambiata nella culla, cioè: durante l'estate.
Io l'ho detto al preside, che non era mica una P.B., anzi!, e lui ha convenuto che sì, ed è stato molto contento.
Così l'anno dopo ha fatto lo stesso con il collega di sostegno, mr. Eggs, che qualcuno già conosce, che più che una P.B. è un uovo sodo, freddo, e con lo stesso grado di intraprendenza, voglia di lavorare, e slancio vitale di un uovo sodo. Neanche salato, per di più.
Io l'ho detto al preside, che mister Eggs non era mica una P.B. ma un uovo sodo, e lui ha convenuto, ha cercato di scuoterlo un po', ma non so se voi avete mai provato a scuotere un uovo sodo: che cosa è successo? Niente? Ecco, qui uguale. Comunque, il Capo ha ammesso che nemmeno stavolta mi aveva sganciato la Patata Bollente.
Così l'anno dopo ha fatto lo stesso con la collega di francese.
Stia attenta che coi ragazzi non va d'accordo, che con i genitori neppure, stia attenta, mi raccomando.
Sto attenta, io?? Ma dovrà ben stare attenta lei, no?
Comunque, che bello.
La collega di francese era alta uno e novanta e pesava 92 chili (lo dico perché lo diceva lei), ed era una vera P.B., stavolta. Si vede che il Capo, stavolta, era stato attento prima lui e si era detto: se devo sbolognare una P.B., deve essere una vera e precisa P.B. Così, per tutto l'anno, vai a convincere la collega Patate Chaude che se MioMao aveva falsificato il voto di francese (da cinque a sei, firma dei genitori, e poi di nuovo da sei a cinque, controllo di Patate Chaude e l'iradiddio sul capo di MioMao), ecco, se aveva fatto ciò, pur esendo riprovevole e stigmatizzabile (stigmatizzate tutti, orsù), potevamo fare a meno di denunciare il reo all'autorità costituita e chiuderlo nelle segrete per l'eternità. Che se c'era ancora la Bastiglia, Patate ci faceva una gita solo per mettercelo dentro, il MioMao. L'abbiamo convinta? Macché. A ogni consiglio di classe, stigmatizzava. Allo scrutinio finale, MioMao aveva la media del 7 e lei voleva bocciarlo per quella bruttissima cosa là.
Volete che vi racconti di Alì falso e bugiardo e non sapeva una parola di francese?
Volete che vi racconti di Rorob stupido e infingardo e non sa la Marsigliese a memoria?
No.
Cioè, anche se voleste, amen, la collega di francese non c'è più (vi siete accorti che ne parlavo al passato, eh?). E' viva, ma se n'è ita altrove e io devo tagliare (poi vi dico perché).
Quest'anno tutto bene.
Fino a stamattina. Blocco il capo per chiedergli se l'unità di appredimento va di qui o di là, su o giù, e lui mi guarda, e si guarda intorno, e poi sussurra: ah, le devo dire di stare attenta a una collega.
Ancamò??
Però non gliel'ho detto ancamò, per decenza. L'ho soltanto pensato. Ancamò è una cosa intraducibile che vuol dire, più o meno: anche ancora? (ve lo avevo detto che era intraducibile…).
Bisogna fare qualcosa – mi dice il Capo – perché due anni fa i genitori volevano portar via i ragazzi da quella scuola, e l'anno scorso volevano portarli via da questa, e adesso l'ho messa nella sua sezione (grazie) e bisogna stare attenti perché ha un metodo un po' strano per insegnare il francese.

Ecco, vi pianterei qui, per ora, perché lei avrà un metodo un po' strano per insegnare il francese, ma ieri ci ho messo quattro ore per la prima unità di apprendimento, e oggi devo farne un'altra. Sono le due. Se alle sei sono ancora presente e vigile, vi racconto la fine. E non pensate subito male, sul metodo strano: non fa i balletti a luci rosse o niente del genere.

Scioglimento

Ma sei io sono in vacanza, e fanno trenta gradi, con umidità in aumento, e economia italiana al collasso, perché sto controllando degli esempi di itinerari per la sperimentazione di Vattelapesca nella classe Tumistufi con le cosce poderose ormai irrimediabilmente fuse con la fòrmica della sedia d'antan che mi serve come appoggio? [*]
No, ditelo: come faccio a non consolarmi con un gelato triplo cioccolato?

[*] la risposta: "perchè sei scema" non è contemplata.

Mio maritino dice sempre: siete una categoria di merda. E c’ha ragione.

Alla fine di un collegio docenti,

dove l'opposizione ai tagli e alle decisioni di smontare la scuola pubblica
è stata smontata in cambio di due gite scolastiche
(senza le quali ovviamente non si può vivere e non si può far scuola);

dopo che una collega ha alzato alto il suo plauso
alla possibilità di avere un pensiero divergente
(che, nello specifico, era: facciamo quello che vogliono i genitori,
non protestiamo,
non ci facciamo sentire);

concludo che
Berlusconi rimarrà in eterno
la Gelmini rimarrà in eterno
la scuola pubblica perirà all'inferno

e la classe docente si merita ogni inculata (scusate il francesismo)
che le si è dedicata
e le si vorrà dedicare
da ora in poi.

p.s.: auguro alle mie giovani colleghe che hanno votato contro la precedente decisione
del Collegio docenti; che sono corse dietro al miraggio di una gita a Genova;
che non hanno capito che si cerca di tenere in piedi la scuola anche per loro,
anche protestando, anche opponendosi,
di essere tra quelle che l'anno prossimo non avranno più cattedra.

Qualità delle qualità, tutto è qualità

pqmIl Piano Qualità e Merito è un bellissimo e grandissimo progetto che premia la Qualità e misura il Merito. Applausi. Vuoi rimanere aggiornato sul PQM? Iscriviti alla newsletter.
Vuoi spere che cosa è? Troppo tardi: dovevi andare a Bologna che lo presentavano là, a tutti tutti i bravi presidi.
Che, siccome sono stati bravi e di qualità, hanno avuto in regalo: uno zainetto con i colori del progetto; un paio di forbicione azzurre, che è un po’ uno dei colori del progetto; quattro matite con scritto PQM; tre penne con scritto qualcosa di simile e uno sfregio colorato; un metro a nastro che si arrotolava tutta dentro  una sctolina blu, perché il PQM misura, e quindi: il metro. Metafora della vita, metafora della scuola. Quando hanno cominciato a regalare i blocchi formato A4 con le pagine marchiate dal logo del bellissimo progetto e una confezione di pennarelli fosforescenti per dipingersi le unghie nell’attesa della presentazione, un Preside si è alzato e ha fatto: ma una maglietta col logo del progetto, non c’è?
C’era.
Cioè: c’erano ma erano finite, però le hanno mostrate in gigantografia power point: ecco le magliette col logo del progetto, c’erano ma erano finite, peccato.
Allora una Preside si alza e fa: la mia scuola non ha la carta igienica, posso usare il bloc notes come carta igienica?
No, signora, ma cosa dice, stia lì buona che le regaliamo la pistola del supermercato per rilevare le risposte alle domande con questo bellissimo meritorio codice a barre.
La pistola del supermercato?
La pistola del supermercato, però più elegante (merita). Lei la struscia sulle risposte dei suoi alunni e fa tutto lei: conta, trasmette, riconta, premia. Premia la qualità e il merito.
E poi.
 E poi il Progetto Qualità e Merito arriva nelle scuole che si sono proposte per essere Qualificate e Meritate.
La vostra scuola si è proposta?
Bravi, la mia invece sì.
Così, direttamente dagli spalti del progetto, vedo arrivare i fascicoli delle prove: come le prove Invalsi, ma più lunghi e più difficili.
Si fotocopiano le prove, solo davanti, con la copertina, perché noi non abbiamo i soldi per le fotocopie ma per la Qualità e il Merito, sì.
Poi si chiamano i professori anche se hanno il giorno libero perché questa è una cosa seria e bisogna somministrare le prove tutti insieme, di lunedì, guai a chi sgarra.
E poi?
E poi tremate: si va sul sito, e improrogabilmente a mezzogiorno si scaricano i fogli di correzione e si comincia a correggere con la pistola: piit, piit, piit, ogni piit una risposta e intanto fate pratica, se vi buttano fuori dalla graduatoria della scuola media siete già esperte come cassiere.
Però.
‘Sto progetto Qualità e Merito.
Vediamo la qualità: la qualità è che alcune scuole non hanno ricevuto le prove. Cioè, qualcuno ha ricevuto le prove ma non ha ricevuto la copertina, e si vede che la copertina è  importante. Qualcuno invece, proprio niente prove.
Qualità, sì.
Allora: [cit] nel caso una scuola non abbia potuto scaricare la necessaria documentazione in tempo utile per predisporre i materiali in tempo utile per lunedì 18 ottobre[fine cit], si rifà tutto. Entro mercoledì, mi raccomando. Qualità!
E intanto che si aspetta che tutti arrivino alla Qualità? Si aspetta. Non si corregge. Mica che poi una scuola di qualità che ha già corretto dice le soluzioni a una scuola che non ha ancora dato le prove. Questo agire non è di Qualità.
Tu hai avuto le prove in tempo utile per preparare in tempo utile i materiali per le utili prove?
Ora aspetti.
Aspetti che giovedì ti mandiamo le griglie di correzione di lunedì.
Poi correggi, poi spedisci.
Poi, se sei stato di Qualità, ti diciamo: brava scuola, sei stata di Qualità.
Ma adesso vediamo come hanno risposto i tuoi alunni, ché se i tuoi alunni hanno risposto male, allora non sei di Qualità, e noi, insomma, non so se si è capito, alla Qualità ci teniamo. Lavoriamo per la Qualità. Sempre.

Ricorrenze

Ora, mentre continuo a invitare a fare un giro altrove gli addetti ai lavori e quelli non addetti ma che vorrebbero addettare anche loro, occupo questa calda e solitaria serata estiva per aggiornarvi sul doposcuola, mentre la Spagna attacca, la sento dalla finestra, che attacca, ma pare invano. Intendo comunque il doposcuola come in quanto “dopo la fine della scuola”. Perché mentre voi ignari siete lì che vi sciogliete dal caldo e pensate a noi prof che sguazziamo nelle piscine d’Italia e del mondo, e ci augurate uno scagotto gigante, la scuola è ancora e tuttora aperta.
Perché?, si chiede l’ignaro viandante.
Mentre Durante, apprendista professore, non se lo chiede più perché è stato licenziato 30 secondi dopo l’ultima campanella, riassunto cinque giorni dopo per  via di fare assistenza a un alunno tonto durante il tema di italiano, rilicenziato non appena l’alunno tonto ha consegnato il tema, riassunto (inteso come participio passato del verbo riassumere) per la prova Invalsi, rilicenziato definitivamente.
Ma rispondiamo dunque all’ignaro viandante.
La scuola è aperta per motivi seri tipo registri, relazioni, documenti, nulla osta, classi e via così.
E poi è lì per i genitori.
Che contestano la bocciatura, mio figlio è un tesoro, la scuola lo ha intimidito, non ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità, faccio ricorso.
Che contestano il voto d’esame, mia figlia è dislessica, disgrafica e discalculica, l’ho appena scoperto, ecco il documento del dottore datato l’altro ieri, che dice che mia figlia meritava nove e voi le avete dato otto e lei piange piange non esce più di casa, adesso faccio ricorso.
Che contestano la prova d’esame e il voto d’esame, mio marito è dottore, io sono psiconeuroscemagogista, non accettiamo una valutazione che incrina l’intima essenza della mia figliola ed è uno schiaffo alla famiglia che ora che figura ci fa a girare per il paese con un sei appeso fuori dalla porta, adesso facciamo ricorso.
Che contestano la pagella piena di sei e la lettera che dice: signori, ohilà, i sei eran quattro, dateci un’occhiata, a ‘sto figliolo, che se non l’anno prossimo son guai, ma come?, una lettera, con questa bella pagella, voglio vedere tutti i compiti in classe se non vado dall’avvocato.
Che contestano la valutazione finale, e il voto dello scritto di italiano, e il voto dello scritto di matematica, quattro a mio figliolo??? che quando era nella pancia mi dava i calcetti in fila per due e per tre, sapeva già le tabelline, ora aprite i pacchi se no facciamo ricorso.
I pacchi non sono quelli che si aprono e ci trovi mille mila euro,
e non sono nemmeno i pacchi intesi come che palle!, e tutto il resto,
no, i pacchi intesi come tuuuuutte le prove scritte d’esame, italiano, matematica, inglese, francese, tedesco, russo, invalsi… di tuuuuutte le classi che han fatto l’esame, alla ricerca del quattro in matematica del su’ figliolo, se no fan ricorso.
E chi c’è lì a difendere il fortino e ad aprire i pacchi?
No, non sono io, anche se conoscendo la mia abnegazione e la mia affezione ai genitori tutti mi avete  immaginata lì a suonare la carica.
No, il difensore civico è il Preside.
Che lui non lo sa, ma gli auguro una buona estate, dopo che sarà passato sui cadaveri dei ricorrenti.

Contrastanti presidenze

presidiOra, voi ditemi se ho mai parlato male del mio Preside Pardon Dirigente Scolastico.
Mai.
E' perfetto?
No.
Però ci si avvicina abbastanza. Soprattutto quando fa il Preside Pardon Dirigente Scolastico.
Poi quando fa il signor Tal Dei Tali può anche darsi che gli scappi la pazienza.
Anzi, certe volte anche come Preside Pardon Dirigente Scolastico gli scappa la pazienza o c'ha le lune.
Fa niente.
C'è di peggio.
Nel senso che lui è il meglio che potesse capitare nella mia scuola.
Tutti gli altri sono peggio.
Ora, se c'è un Preside Pardon Dirigente Scolastico che crede di essere meglio del mio,
lo dica subito o taccia per sempre.
Se lo dice subito, io vengo meno alla mia naturale ritrosia e riservatezza e gli schiaffo in faccia il nome del mio PPDG e vedrete che quel PPDG che si è proposto come IoSonoMeglio si fa indietro subito.
Perché tra loro, i PPDG, si conoscono alquanto.
Ma non è questo the problem.
E non è neanche che accanto al mio PPDG Grande e Unico (Solitamente) ci sono PPDG che vietano di cantare "Bella, ciao" o promuovono anche i gatti che passano dal cortile della scuola.
No, non è nemmeno questo the problem.
The problem è che a noi ci fregano, e a loro seimila euro di arretrati più aumento da subito.
L'Aran approva.
I sindacati approvano.
Brunetta approva.
Adesso tocca alla Corte dei Conti.
Se essi approvano, tutto ok.
Sia per i PPDG,GUS, che per i PPDG che promuovono i gatti e bastonano i cori tradizionali.
Ciò mi angustia.
Se non ci sono i soldi da una parte, perché continuano a sbucarne dall'altra?

Ma soprattutto: se gli danno tutti quei soldi, ora e subito, com'è che lo stesso i PPDG in centinaia han dato le dimissioni e a settembre saran guai? Scuole vuote, niente PPDG, chi apre la porta e fa il discorso di inizio d'anno, eh?

Egocentrico

Lunedì, Uno ha bastonato Otto Punto26 durante l’ora di mensa.
Lunedì , Balkìm ha tentato di bruciare il giubbotto della compagna di banco con un accendino durante l’ora del professor Magli.
Perché la compagna di banco aveva il giubbotto in classe?
Perché sabato sono spariti tre giubbotti nel corridoio.
Martedì, Due porta a Tre un costoso gioco elettronico che Tre le ha prestato domenica ma lei ha dimenticato di restituire.
Martedì, il costoso gioco elettronico sparisce.
Martedì pomeriggio, in collegio docenti veniamo informati che ora ci daranno i voti.
Se hai voti alti, professionalità acclarata, corsi di aggiornamento a iosa, progetti che ti escono dalle mutande, sei pagato e fai carriera. Se no, ciccia.
Mercoledì,  il Preside viene in classe, tutti tremano e il costoso gioco elettronico non ricompare.
Mercoledì pomeriggio, LaVostraProf deve finire un lavoro da consegnare giovedì.
Lo finisce. Quattro ore e trentacinque prima di cena. Più due ore e quindici dopo cena.
Giovedì, LaVostraProf si alza con un occhio che sembra una vescica di maiale riempita di liquido purulento.
Giovedì, LaVostaProf gioca a Sherlock Holmes con la fida Watson, ma niente.
Il gioco elettronico non ricompare.
Giovedì,  Uno e OttoPunto26 hanno un confronto all’americana davanti al Preside.
LaVostraProf li riporta in classe mentre Uno promette a Otto Punto26 che lo suonerà ben bene.
Poi LavostraProf riporta giù Quattro per l’interrogatorio.
LaVostraProf assiste all’interrogatorio, vede come il Preside fissa fissa fissa Quattro e si spaventa.
Quattro? Frega niente. Nega e nega e nega. Dice che forse è stato Uno.
Il Preside guarda sulla scrivania il fascicolo di Uno (quattrocentodiciotto pagine, sette neuropsichiatri), sospira e ci lascia liberi.
LaVostraProf pensa di tornare a casa e bruciare la circolare sui concorsi per la Dirigenza Scolastica.
LaVostraProf pensa di andare a dormire e sogna con gioia il suo giorno libero.
LaVostraProf ha un figlio che deve studiare storia dell’arte (voto verifica: tre e mezzo) e viene proditoriamente coinvolta in un seminario che si terrà domani (giorno libero) nella tentacolare metropoli.
Niente dormite.
È il quindici di aprile, LaVostraprof ha dovuto infilare un maglione di lana pesante, domani non avrà il giorno libero (se volete vederla, andate al seminario di via Senato della tentacolare metropoli, la riconoscerete dall’occhio pesto), Mel Gibson è irrimediabilmente ingrassato e imbolsito, sono le sei e non ho niente da mangiare per stasera, sono morti Edmondo , così leggero e profondo, e  Raimondo, che gli perdono persino Berlusconi e la Repubblica di Salò, mannaggia. La Terra è un posto più deserto ora.
Aprile è il più crudele dei mesi.

Cambronne!

Stamattina  sono arrivata a scuola sul filo del rasoio. Se c’era il Capo, me lo trovavo sulla porta a vedere come stavano i virgulti e dove stavano i docenti che devono accogliere i virgulti sulla porta, col sorriso sulle labbra,  pronti ad accompagnarli tutti belli felici contenti e beati, oltreché ordinati, su per le antiche scale e poi nelle ampie e graziose aule.
C’è questa collega carinissima che mi viene a prendere quando abbiamo orario uguale e mi porta in auto fin là. "Là" è il nostro comune parcheggio nei pressi della nostra comune scuola.
Siamo in automobile, chiacchieriamo del più e del (gel)meno, io le faccio compagnia, lei mi fa risparmiare la benzina.
In ritardo, però.
Cioè, non la benzina in ritardo, lei, in ritardo. Che io sono abituata ad uscire di casa alle ottomenoventi e lei arriva lì e mi carica su alle ottomenocinque. Arriviamo al pelo.
Io, confesso, c’ho bisogno di dieci minuti di decompressione in sala professori per abituarmi all’idea che mi tocca un’altra mattina con i virgulti.
Così, invece, arrivo sul filo di lana. Entro, metto giù il cappotto, prendo il registro, mi dimentico il libro, torno a prendere il libro, non posso fare le fotocopie, non posso ritagliare le figurine per Bacon, corro in classe appena in tempo e sbatto contro Mister Eggs che sta in aula a dire ai virgulti che lui è un professore, rispettatemi, sedetevi, ascoltatemi, sono un professore, se voglio vi boccio, grazie, scusa, fammi entrare.
Poi esco.
Ho sbagliato classe.
Mi infilo nella classe giusta e nel silenzio assoluto, ché con me le alghe della seconda D(eficiens) non fiatano e la Figliattrice che mi critica sempre mi dice: ma perché hanno così paura di te?, ecco, nel silenzio assoluto e incomprensibile, faccio l’appello e poi mi trovo Valdo di fianco alla cattedra:
Prof, non ho tanto studiato.
Valdo, t’ho detto che ti interrogavo.
Sì, ma non ho tanto studiato.
Valdo, non lo dico mai a nessuno che lo interrogo. A te l’ho detto
[tenendo conto che sei un po’ tonto, che non fai mai niente, che non stai mai attento e che i colleghi ti vogliono promuovere, magari a dirti che ti interrogo riesco a darti cinque e mezzo],
perché non hai studiato?
Prof, oggi c’è inglese.
Sì, come sempre.
Sì, ma c’è la verifica, e ho studiato solo un po’ inglese.
Così lo interrogo solo  un po’, e siccome sa che in Inghilterra estraevano carbone, mi sento già meglio.
E chiamo Leone.
Leone lo sa che lo devo interrogare, non gliel’ho detto ma  è la terza volta che lo chiamo fuori e che lo rimando al posto perché non sa una beata mazza.
Così, stavolta vado sul sicuro e gli dico: parla di quello che vuoi.
Lui ha fatto la ricerca sulle camicie di tela Oxford, così la legge. La legge, mica la dice.
Poi prendiamo la camicia (finta) e la incolliamo sulla carta.
In Inghilterra (perché ormai sono arrivata a questo: per fargli ricordare dove è l'Inghilterra, ci ho incollato su i pezzi di tela Oxford)
Poi sta zitto.
Allora, cos’è Oxford?

Ma la tela Oxford da dove prende il nome?

Allora cambio direzione e chiedo:
Se andassi a Londra, che cosa andresti a vedere?
L’abbazia.
Bravo, quale?

Dopo sette minuti di silenzio gli dico di tornare al posto, e incolliamo sulla carta geografica un pezzo di tweed, Twiggy con la minigonna, un paio di cravatte regimental (in fotografia, che credete). Ci manca l’impermeabile di Burberry e un montgomery perché i due deficienti che dovevano portarli sono a casa.
Capite, c’è la verifica di inglese, a quelli gli viene il mal di pancia a ogni verifica.
Poi per fortuna suona la campanella e vado a farmi le mie belle tre ore filate nell’altra classe (quella che ho sbagliato all’inizio), compresa l’assistenza all’intervallo, dove becco due sconosciuti tredicenni che girano davanti alle mie aule:
di che classe siete?
Prima.
Prima cosa?
Prima media.
Se-zio-ne?
Ma dai, prof,stiamo qui solo un minuto…
Dopo di che li prendo e li riaccompagno su e giù per le antiche scale fino a che non li riassegno alla legittima custode mia collega che tenta di dirmi che non sono suoi, ma io le dico: non sono tuoi una bella merda, e lei se li deve prendere, mentre spero che davanti alle mie aule non stia succedendo niente di tremendo se no vado sui giornali per mancata sorveglianza.
E poi suona l’intervallo e mi aspetta un’altra ora durante la quale metto Arcangelo in un angolo a ricopiare per le terza volta il quaderno di italiano, e non lo faccio perché sono una carogna (cioè, solo un po’), ma perché è la terza volta che lui si perde tutto e di più, e lunedì pomeriggio ero riuscita a fargli recuperare ogni singola pagina persa, e stamattina, che è solo mercoledì, l’aveva ripersa di nuovo, e mentre lui ricopia, visto che hanno capito bene i verbi transitivi e intransitivi, mi metto a spiegare gli attivi e i passivi, e loro capiscono che: Mario mangia la mortadella è attivo, Mortadella mangia Mario è passivo.
No, dico, tanto per dire che cosa capiscono.
E poi suona la quarta ora e invece di andare a casa, c’è la riunione col Capo che ci deve dire di ri-ri-ri-ri-mettere a posto i criteri d’esame e le valutazioni e le griglie e le quadriglie e le ciniglie, perché c’è il ri-ri-ri-regolamento nuovo e il regolamento dice che agli esami quest’anno si fa la media (intesa come sommo tutto e divido per) ma siccome dice solo che si fa la media, ecco che le scuole han pensato di fare la media ponderata, che ora non vi spiego, ma questa è la Cultura, la Scuola, le Conoscenze della Vita e la Gelmini.
E poi suona la campanella, evviva, ma il Capo sta lì e poi vengono i bidelli a vedere se sloggiamo e lui (il Capo) dice: un attimo, e poi mi chiede perché nelle griglie delle triglie ho scritto così invece di cosà. E io non è che capisca molto, ma qualcosa rispondo, credo, perché lui dice: sì, sì, e poi mi fa: allora le mette a posto?
Sì, se mi lascia andare a casa.
Ma in realtà, siccome sono una vigliacca, dico solo: sì.
Però fa effetto lo stesso perché il Capo si alza e ci saluta.
E io rimango lì.
Perché non so se vi ricordate la collega carinissima.
Quella che mi dà il passaggio in auto così risparmio.
Ecco.
La collega si deve fermare ancora due minuti con le altre.
E meno male che stamattina ho fatto anche una lezione col Drago che ha spiegato ai virgulti che il tempo non è poi una cosa così sempre uguale, perché i due minuti diventano ventotto, e io alla fine torno a casa alle due e venti invece che alle dodici e mezza.
Comunque. Mi metto lì che devo correggere venticinque temi, ne avrò fino a stasera.
Cioè, ne avrei fino a stasera se li correggessi, ma c’è qualcuno (che io non dico chi è, ma lo curo) che ha bisogno di ripassare i verbi difettivi e anomali.
E vabbè. Poi correggo un po’. E poi per distrarmi faccio un giro qui al computer e mi metto a raccontarvi questa lunga storia della mattina, e quando arrivo circa a metà, dove dico: se-zio-ne?, ecco, lì  mi salta la luce.
Sì, perché nel mentre che i verbi difettavano, ho caricato la lavastoviglie, e mi sono dimenticata che alle due e trentacinque avevo pure caricato (e acceso) la lav
atrice, onde per cui.
Ma non mi arrendo, non mi esaspero, recupero, correggo, e torno qui a contarvi la rava e la fava.
Anche se adesso devo smettere.
Mi ha telefonato il Maritino e mi ha detto:
visto che non hai niente da fare, puoi andarmi a comprare due panini morbidi e una cravatta regimental?

Lospezz'indue

Io sono brava e buona. Ve lo avevo già detto? Be’, forse brava brava, no, ma buona, sì, fondamentalmente. Lo so che quando uno comincia a dire “fondamentalmente”, voi arricciate il naso e subodorate la fregatura e cominciate a pensare che chissà quante cattiverie ho commesso, ma ci sono già io che divago coi discorsi, perciò torniamo a bomba (una volta su Topolino c’era la spiegazione del perché si dice torniamo a bomba, magari poi mi viene in mente). La bomba è che io sono di solito buona, ma e dai un giorno e dai l’altro divento nervosa. E qui è da mo’ che danno addosso alla scuola. Giusto? Giusto. Qui son così stanca che mi domando e mi rispondo da sola, ma stasera vado a dormire presto e poi torno come nuova.
Comunque, se uno dà addosso alla scuola e dice: guarda, ci son professori come Pacifici che van buttati giù dallo scarico del cesso e si tira subito l’acqua, be’, sì, insomma, come dargli torto?
Oppure se uno dà addosso alla scuola e dice: guarda, che voi schifosi di professori fate un bel tot di giorni di vacanza, uno c’ha le sue ragioni e motivi e difese, ma ciò è vero: un bel tot di giorni di vacanza se li fa.
Ma se uno dà addosso alla scuola perché i presidi non hanno dato le cinque ore di inglese.
O perché la prova invalsi è una novità e noi non la vogliamo.
O perché il tempo prolungato non viene incontro alla scelta delle famiglie.
O
O
O
Eccetera
Ecco, lì allora mi viene il nervoso.
Perché non è vero niente.
Perciò oggi, sabato, giorno del mio intervallo pettegolo sui magasiiiin dei grandi giornaloni d’Italia, arrivo a leggere  fino in fondo mangiando mezzo barattolo di marmellata (questo c’entra poco ma è per addolcire un po’ il post) (ho fatto la battutona).
E lì in vengo a sapere per interposta persona (tale signora Rosanna che insegna ma sta per andare in pensione) che la signora o signorina Lacava ha fatto un servizio sull’ora di religione che non si può più fare perché non ci sono più insegnanti a disposizione.
E ciò è vero, verissimo.
Poi la signora Rosanna (meno male che adesso vado in pensione, dice, che fortuna) spiega che nella scuola media, siccome non c’è più gente che ha le ore a disposizione, quando manca qualcuno i ragazzini vengono presi, fatti su e buttati un po’ in una classe un po’ in un’altra.
Cosa che la mia vicepreside, prossima all’infarto, ha minacciato di fare anche da noi, l’altro sabato.
E ciò è di nuovo vero.
Basta chiederlo a qualche scuola che già lo fa.
Noi ci arriveremo tra poco, così alla vicepreside verrà l’ulcera, e io mi troverò in classe quaranta alunni, e amen.
Ma.
Ma la signora o signorina Lacava, che in quanto giornalista avrà fatto un’inchiesta approfondita, risponde alla signora (fortunata) Rosanna e spiega, lei, la giornalista (ora ti spiego io, cara insegnante in pensione, che forse sei anche un po’ vecchia e suonata): guardi che se ci sono le supplenze brevi è una cosa diversa da quando c’è l’ora alternativa alla religione. Se ci sono le supplenze brevi i professori devon fare le ore scoperte che son pagate come straordinarie. Ma “in alcune scuole i docenti son disponibili, in altre no. Si vede che nella sua scuola, l’organizzazione non brilla”.
Ora, a parte quella virgola lì dopo la parola scuola, che c’entra come i cavoli a merenda,
a me è venuto un nervoso che se avevo lì la signora o signorina giornalista le mettevo l’organizzazione dove dico io.
Perché, attenscion plis, se ci sono dei ragazzi che non fanno religione (1) oppure se ci sono dei ragazzi che non hanno il professore a casa con la pericolosa influenza (2) o in congedo matrimoniale (3) o in gita scolastica (4) il risultato è lo stesso: ci vuole qualcuno che li tenga per un’ora (1) o due o tre negli altri casi.
E nella mia scuola, signora o signorina giornalista cara, le ore a disposizione degli insegnanti presenti, servivano appunto per 1, o per 2, o per 3, o per 4.
Ora, se la signora o signorina giornalista c’ha la cugina che insegna in una scuola di Milano dove le ore di alternativa alla religione le fanno con le disposizioni, e le ore di supplenza le fanno quelli che fanno gli straordinari, ecco, se è così, non è mica la legge divina.
Non è mica così dappertutto.
Anzi. Provate a pensare al mio Preside che deve mandare uno in prima B che manca Pacifici e ci sono io a disposizione (ora già pagata nello stipendio) e lui mi dice: no, signoraProf, questa non è un’ora di alternativa alla religione, è un’ora di supplenza, vado a cercare uno che mi fa l’ora straordinaria pagata in più dalla scuola…
Così le ho scritto, alla signorina giornlaista.
Le ho detto di mettersi l’organizzazione in un orifizio a piacere.
Le ho detto che, da noi, andare a fare un’ora al testimone di geova o un’ora in terza C che manca tecnologia, l’è istèss.
Ora a di spo si zio ne.
Non pagata da nessuno (nel senso che è già pagata dallo stipendio).
Se l’ora a disposizione non c’è più, solo allora l’ora la chiedo a qualcuno, straordinaria: la vicepreside si mette in ginocchio e prega, oppure gira gridando per i corridoi: chi ma fa la quinta ora in seconda F?, lo pago!
Poi, sul “lo pago”, ci sarebbe da aprire un contenzioso, ma fermiamoci qui.
Che devo andare a dire al mio Preside che la signorina Lacava ha detto che la nostra scuola non è organizzata perché non riusciamo più a coprire le supplenze.
Così anche lui mette l’organizzazione in un altro orifizio della signorina.
È un po’ nervoso anche lui, il Preside, di questi tempi.