Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Vivo verde

Siccome il post sulla cocorita mi mette malinconia [*], parlo di qualcos’altro. Non di scuola.
Faccio intervallo (da quanto tempo non si facevano intervalli, qui?)
Parlo di bellezza.
E chi lo avrebbe mai detto?
Ma tra poco proverò creme e cremine per vedere se miglioro, e così mi tolgo di mente le brutte cose della scuola. Intanto sono creme e cremine da agricoltura biologica, non testate su animali (avevo proposto Frontman, ma mi hanno detto: no, sugli animali no).
Poi sono di grande catena che vuole “sensibilizzare le persone sui temi della salvaguardia dell’ambiente e per realizzare concretamente un’economia sostenibile” (se non penso ai miei alunni di seconda e ai loro genitori, mi sembra persino un’operazione possibile)
Poi non contengono parabeni, siliconi, PEG e polimeri.
Se mi dicono che non contengono nemmeno Profumo, sono a posto.

[*]sì, lo so che c’era un asterisco, ma tra là e qui mi sono dimenticata perché l’ho messo]

Testatrice di…

Io seguo sempre i suggerimenti della mia Economa di riferimento.
Anzi, no, spiego: io cerco sempre di seguire i suggerimenti della mia Economa di riferimento (che non è la moglie di Tremonti).
Per esempio, c’è questo idea fantastica che, se ti iscrivi in un certo posto, e consegni tutti i tuoi recapiti, nome cognome indirizzo  numero di scarpe temperatura media estiva e così via, ecco che loro ti mandano alcuni deliziosi prodotti (caramelle, XBox, smacchiatori, e così via) che tu puoi provare, agratis, e darli ai tuoi amici e dire poi cosa ne pensi onde per cui la ditta produttrice poi fa le cose per benino e ascolta il consumatore che gli dice: maddài, falla più cremosa, la Nutella, e cose così.
Faccio l’esempio della Nutella perché mi ricordo che quando l’Economa ha cominciato questa carriera di sperimentatrice ha avuto subito un pacco da sei chili di cioccolato Ritter, da provare (agratis) per poi compilare i sondaggi e dire quanto era piaciuto eccetera.
Con soddisfazione, comunico che anche a me oggi è arrivato il primo pacco prova (agratis).

rotolo

Pubblicità

Pubblicità? Per un'automobile? Inquinamento! Traffico!! Confusione!!!
Fine della natura!
Sì sì sì, ma ho riso tanto.
http://www.youtube-nocookie.com/v/R55e-uHQna0?fs=1&hl=it_IT&rel=0

Però adesso guardatevi anche l’altro…


http://www.youtube-nocookie.com/v/EPNjWWQqWCA?fs=1&hl=it_IT&rel=0

L'inglisc, le farmacie on line e io

Qualcuno ogni comprare un paio di pantaloni, a destra fuori del rack, e trovare che sono esattamente la lunghezza giusta? Difficilmente! Privato e in-store sarti può addebitare $ 5 (Stati Uniti) a $ 20 (US) o più a bordo un paio di pantaloni. Eppure, questo è abbastanza semplice da fare! Ecco come. RACCOLTA FORNITURE TUO. A bordo un paio di pantaloni, avrete bisogno di un ferro da stiro e asse da stiro, spille qualche dritta, un righello e un ago e filo. (Cerca di far corrispondere il filo per il colore di sfondo dei pantaloni, se possibile.) Anche fellas farmi raccomandare u farmacia online con questo dont u farmacia si deve preoccupare per i farmaci ur.

E questo è il risultato della traduzione online gentilmente offerta dal Grazioso Traduttore. Trattasi di commento alla figu di Linda Legs, onde per cui, in un primo momento, leggendo solo le ultime righe, e in inglisc per di più,  subito avevo pensato a quei consigli farmaceutici di fisica generale superomistica. Il che dimostra che io sono prevenuta verso Linda Legs e appena c’è di mezzo lei la accosto a ‘ste cose un po’ porno, e invece.
Comunque, nonostante lo sforzo del Grazioso Traduttore, qualcosa sulle istruzioni di come accorciare un paio di pantaloni si capisce, no? Se poi non vi volete preoccupare per i farmaci, sono affari vostri, prendete le vostre decisioni e non ditemi niente.

Ad hoc

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Si sa che il Grande Cugino Google (d’ora in poi, GCG, e non lo chiamo Fratello perché non mi sembra il caso, manco lo conosco, quasi), si sa che il GCG, se vuoi e, qualche volta, anche se non lo vuoi, ti piazza lì la sua pubblicità quando meno te lo aspetti. E lo fa con criterio, eh. Mica così a caso come faceva Pinotto quando compilava le prove di ingresso. No. Il Cuginoone sceglie le pubblicità da piazzarti a seconda di quello che crede più adatto a te (cioè, rettifichiamo, non a te personcina che vive nella realtà, ma al sito dove sei capitata, o che gestisci, o che eccetera, chiaro?).
Così, all’inizio, andando su “Alla lavagna”, mi ero un po’ preoccupata: pubblicità di siti e incontri gay a ogni piè sospinto. Pensavo: ma che cosa abbiamo detto o fatto per meritarcele, quelle pubblicità lì? Cerchiamo di essere il più possibile dei pescetti anonimi nella rete, e questi, zac!, hanno individuato le nostre-secondo-loro preferenze sessuali? Terrificante.
Poi ho capito. Il GCG doveva solo capire con chi aveva a che fare.
Perciò, appena individuata l’utenza (vai di qui, vai di là, scarta questo, scarta quello, ecco, son professori), ha aggiustato il tiro.
Prima di tutto: niente più sesso.
E già qui, la comprensione del panorama appare geniale.
Poi.
Offriamo un sito in cinque minuti, prima gratis, poi a pagamento, così gli prosciughiamo il fondo di istituto e chi s’è visto s’è visto. Aggiungiamo i cartellini, i timbra cartellini, la rilevazione delle presenze, e persino i biometrici, mammamia! (ecco, LaVostra Prof entra il 9 settembre e pesa quattro chili in più del 30 giugno, qui bisogna far qualcosa)
Questa cosa dei timbra cartellini non è per noi, ovviamente, ma vuole farci spaventare, tipo: vi teniamo d’occhio, avete finito di uscire per andare al mercato a fare la spesa.
Aggiungiamo anche la pubblicità di una rivista per la scuola, ché , dai, insomma, bisogna aggiornarli questi docenti del cavolo, no?
E poi altro colpo di genio: un bel prestito fino a 30.000 euro. Vedete, qui lo sanno quali sono i nostri stipendi, e si adeguano. E neanche un prestito di, che so, 100.000 euro, eh, lo sanno che lì tanto non ci arriveremmo mai ad estinguerlo (per quanto, con la pensione che continua a spostarsi in là, magari a 83 anni riusciremmo a pagare l’ultima rata, no?).
Concludiamo con un bel corso di informatica per principianti che, anche lì, si sa che ‘sti prof non capiscono un tubo di informatica, perciò facciamogli almeno imparare ad accendere il computer per colmare il gap generazionale informatico con i loro alunni, duecento euro dieci lezioni, sono anche a buon mercato, no? Peccato che siano a Milano. Fossero un po’ più vicini…

Ma alla fine ho il mal di stomaco

A me leggere piace assai. Quasi da dipendenza fisico-psico-neurologica.
Però capisco, eh, chi non legge. Compiango, ma capisco. E tento di leggere io per i miei alunni, così li impigrisco e poi mi dicono: ah, sì, quando legge lei mi diverto ma da solo no, intanto però si sorbiscono almeno tre o quattro romanzi l’anno, meglio di niente.
Poi c’è l’esempio, si sa, è quello che funziona, ne sono convinta, non fosse che in casa mia, con tre pargoli in età quasi adulta, c’è chi legge, chi leggiucchia e chi niente del tutto. L’esempio, per dire, sarei sempre io, com’è che ho fatto effetti diversi?
In ogni modo, vedo questa bella pubblicità su un giornale, c’è una signora bionda (e bella) con una bimbina (mi pare) bruna e bella, o forse e un bimbino biondo, fa lo stesso, e la signora guarda all’orizzonte e ha in mano un libretto, e sorridono e “leggere è il cibo per la mente”.
Questo è quello che c’è scritto sotto.
Che sarà anche vero ma mi fa venire dei pensieri.
Per dire: uno che non legge vede la pubblicità e dice, tra sé e sé: ohibò, la mia mente non mangia da millanta anni, com’è che io sono ancora qui libero e felice? Ecco, dice il tizio, la solita pubblicità che conta balle, chissà quanti soldi ci han speso per dirmi una cosa che non me ne frega niente.
Oppure, uno vede la pubblicità e dice: oh, là là, c’est vrai, leggere è il cibo per la mia mente, guarda quanto leggo, e come sono libero e felice. Vado avanti così, me lo dice anche il Ministero con tutti quei bei 2,4 milioni di euro che ha speso per convincermi di una cosa che penso già.
Oppure, c’è la prof che chiede al Preside se si posson comprare tre libri e il preside dice che non ci sono soldi, li han spesi tutti per la campagna istituzionale dal 2 al 15 luglio.
Ma qui, insomma, che brutta cosa, qui è pensar male di una bella cosa.
Allora ho fatto i compiti, e sono andata a guardare anche lo Spot Istituzionale, che significa 45 secondi per convincermi che se non leggo la mia mente dimagra dimagra dimagra e poi, plouf, si accascia e muore, meglio leggere.
Qui c’è una bella bambina, con un libro di un editore a caso, che legge vestita di bianco su un prato e si alza dal prato e corre dal bel bambino, che legge vestito di bianco su un’altalena, e gli mormora qualcosa all’orecchio. Qualcosa che dura un po’ ma ci deve essere qualcos’altro che non funziona nell’audio perché noi sentiamo solo la fine: “passaparola”, che subito ti viene in mente Perlana, o almeno viene in mente a me, magari in dieci anni Perlana ha pure cambiato pubblicità così adesso la riciclano, bravi. Il bambino va dalla bella mamma bionda, che sta leggendo un bel librone rilegato e quando arriva il bimbino a rompere le balle, che neanche in estate si può stare tranquilli sulla panchina in mezzo al verde, tutta ben vestita di bianco e con i capelli libera e bella biondi e lunghi, tranquilla a leggersi un libro, ecco, arriva il bimbino e rifà la cosa di prima, e noi sentiamo ancora solo “passaparola”. A questo punto la mamma va dal papà, un fustacchione mascelluto moro con gli occhiali dalla montatura discreta, e anche lui sta leggendo, vestito di bianco. Un giornale, però, perché si sa che le mamme leggono i libri e i papà al massimo leggono Men’s health, comunque, il mascellone si gira e fa un sorrisetto alla telecamera, come a dire: Giuàn, son chi, vara ma son bèl, e poi va da una signorina, che qui uno comincia a pensare che forse è il tempo della famiglia allargata, c’è qualcosa che non va, forse la mamma non era la mamma, forse il papà ha la fidanzata, forse sono solo amici, succede, che cosa vai a pensare. In ogni modo, stessa cosa, stessi vestiti bianchi, tovaglia bianca, dei frutti strani giallo-verdi, intonati col prato, che finezza, c’è un bisbiglio, noi sentiamo solo “passaparola” e la cosa curiosa è che questi qui che stavano leggendo e corrono di qui e di là e dicono “passaparola”, ogni volta che vanno da qualcuno gli mollano il libro o il giornale che stanno leggendo, che uno potrebbe pensare ma che cosa schifosa sta leggendo che non vede l’ora di sbolognarla qualcun altro?
Ma insomma, la storia è quasi finita, perché la fidanzata del papà raccoglie tutto e va a rompere le balle a una vecchia che sta leggendo un giornale, senza occhiali, complimenti, peccato per il cappello alla Al Capone e per l’aria scocciata, che però uno la capisce, sempre qui a bisbigliare e a rompere le balle. C’è di buono che la vecchia fa finta di niente mentre quella là le molla lì sulla panchina tutti i libri e dà un colpettino a quello che sta in cima a tutto che, guarda, non so perché, ma mi sembra di una casa editrice precisa, e poi bisbiglia, ma la vecchia niente, è lì che spera che quest’altra se ne vada, ma forse alla fine qualcosa deve raggiungere il vecchio timpano destro perché fa un salto e spinge il naso in avanti e poi si gira e fa, a noi: “leggere è il cibo della mente”, e poi fa la carina, che carina, e si mette la mano vicino alla bocca e abbassa la voce e ci fa: passaparola, e poi fa la mossettina, allarga inquadratura e sono tutti lì, che secondo me sono venuti a riprendersi i loro libri e si nota che anche la bimbina ha lo stesso cappellaccio della nonna e questa è una finezza di storia circolare, però ho cercato il Mulino Bianco e non l’ho trovato, come mai?