Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Avviso

Questo è un blog lamentoso.
Sì, lo so, nacque tanti e tanti anni fa come divertimento e gioioso sfogo alle balzane e divertenti avventure scolastiche.
Ma.
Il blog è invecchiato: son quasi dieci anni. Il che, nel mondo bloggarolo, equivalgono alla maturità. Il blog si affaccia su un’altra scuola: cioè, sempre le stesse pareti color fucsia e i muri verde smeraldo, ma per il resto, nisba.
Molti colleghi sono passati nel mondo dei P(iù)(ensionati): è sparito il professor Magli, la prof. Armanelli, il prof. Vacuo, la prof. Melavèrda, Bocconcino, il prof. Giadosi (che si è involato con l’Armanelli, tra l’altro), e così via.
Ecco, questi qui mi facevano ridere. Leggi il resto dell’articolo

E questo è quello che gira per la testa oggi, mah…

Volevo essere breve e invece

liberiEh, il tempo… Il tempo. Già ve lo feci, un discorso sul tempo, perciò ora non sto lì a rifarvelo, e nemmeno a dirvi dove pescarlo, perché mica me lo ricordo più. Voglio dire: non mi ricordo più nemmeno perché questo pezzo è incominciato con l’invocazione al tempo, figuratevi se mi ricordo quando ho detto una cosa simile anche se non proprio uguale.
In ogni modo, ero qui sul punto di mettervi un bel post dell’anno scorso, o meglio ancora di due anni fa, o di tre anni fa, come passa, eh?, il tempo, forse era per questo che avevo cominciato così, ma era per dire: guarda come sono cambiata nel tempo, non tanto in senso di rughe e rughette e son fili bianchi i tuoi capelli e la boccuccia e così via, quanto nel senso che un tempo ero allegra e spensierata, –e in giorni come questi pensavo ai calcagni della Charlize, oppure al tenente Berni, per via del 4 novembre, insomma, nonostante tutto eran bei pensieri. E ora? Eh, ben, e ora son qui che ho passato il pomeriggio a discutere se il ricorso al Tar è finito con una ordinanza (nel qual caso l’Ochina può andare avanti a fare quel che le pare fintantoché non si prenderà una decisione, anche se quella parola lì – ordinanza – per le persone normali c’ha un che di “fai questo, te lo ordino” che invece per gli avvocati: no), oppure se è finito con una sentenza (nel qual caso, lalléro, l’Ocona va avanti ugualmente a fare quel che le pare).
Ma insomma, ho mosso il mio avvocato di fiducia e ora vediamo che succede,
ché intanto, succede che quando mi metto qui finisco sempre per strabordare (segnato errore dal computer, ma io continuo a dirlo) e a scrivere cose senza accorgermi che mi dilungo assai, e lascio le mie primitive intenzioni per mettermi a blaterare di questo e di quello.
Fatto sta che, avendo rinunciato a riciclare un post degli altri anni, anche se come avete visto e vedrete un qualche giro nel passato ve lo suggerisco (clic sui link, pliiiz), insomma, fatto sta che mi sono però detta: perché non festeggiamo? Perché, visto come mi manca la faccetta che sorrideva aitante il giorno 28 ottobre, non poniamo rimedio e ci mettiamo un’altra faccetta che può dare qualche soddisfazione? Allora ho pensato che oggi è un giorno assai importante per la nazione, per via del bollettino di guerra, Armando Diaz e compagnia briscola, ma è un giorno assai importante anche per una delle mie figu preferite (in certi momenti direi la mia figu preferita). Oggi, signore e signori, è nato mister Lui.
Cosicché uno subito pensa, ma come, adesso ci metti la faccetta di Lui? La figu?
Eh, no, macché, non ce l’ho ancora, quella figu lì. Potrei mettervi la figu di Bocconcino? Naaa, Bocconcino se n’è andato da mò, ha rinunciato alla nostra bella scuola eccellente ed è tornato sui bricchi, non si merita nemmeno di essere ricordato, tranne che da Linda Legs, che mentre insidia il Drago, secondo me sospira ancora per il Bocconcino. Anzi, a dir la verité, Linda Legs ha a lungo sospirato anche per mister Lui, benché sospirato, quando si parla di Linda Legs, paia una cosa poco adatta a ciò che in effetti lei sospirava. Insomma, ci siamo capiti. E sennò, amen.
Perché questo doveva essere un post di tre righe, nel quale dicevo: uno, che oggi è il compleanno di Mister Lui; che per darvi un’idea di com’è mister Lui vi mostro com’era allora; e per darvi un’idea di com’era allora vi mostro la faccetta che allora si affacciò alla nostra sala professori.
Questa qui del post. Quasi uguale. Cioè, capite, oggi il signore del poster è diventato un po’ diverso, ma sei, sette anni fa era proprio così come ve lo mostro. Uguale a Mister Lui.
Mister, se passi di qui, sappi che ti faccio gli auguri di buon compleanno.

(non passa, non passa, tranquilli, non c’ha nemmeno il telefono, figuratevi se c’ha internet
E se qualcuno, nella foto e nel titolo, ci vuol vedere qualche aggancio con la realtà sociale dell'Europa e il dibattito politico italiano del nostro tempo, ce lo veda pure.
A Mister Lui piacerebbe, l'aggancio. E in fondo, c'è)

Ho avuto una madeleine

profumoSono anosmica.
E' materia da medico, allergologo, punzecchiologo, ignarologo, eccetera.
Sono anosmica sempre, di solito.
Ma qualche volta no.
Perciò: quando stamattina, sotto la doccia, ho odorato il profumo dello sciampo che ho cominciato a usare trecentosettantadue anni fa, ho avuto un sobbalzo e mi sono risentita come allora.
Che poi, quasi immediatamente, abbia pensato che potevo venire qui a raccontarlo, è materia da psicointernettologo.
In ogni modo, capirete che adesso posso anche andarmene a scuola ad annusare gli stantii aciduli effluvi corporali del professor Magli, e sarò felice lo stesso.

La coperta è gelata…

…metaforicamente parlando. Cosicché io devo decidermi a cominciare questo esaltante nuovo anno scolastico con la mente sgombra e i cassetti ripuliti. Ché avevo già tentato di farlo, a giugno, ma era stata una finta, avevo ripulito stile maritale. Ciò significa prendere un po' di roba e buttarla, e un po' d'altra e cacciarla in un angolo, e il rimanente in un sacchetto da far sparire prima che qualcuno si accorga che contiene elementi importantissimi della nostra vita passata, presente e futura.
Ora però, la coperta è gelata, l'estate è finita, ho fatto i lavoretti. Ma di questo, dopo.
Più importanti dei lavoretti sono i ritrovamenti archeologici:
una moneta da 5 lire del 1953 (che, tra parentesi, non ero ancora nata, non fate subito dei pensieri brutti, ma quando sono nata e più avanti ne circolavano ancora);
bottoni vari, da tenere assolutamente, così quando la  camicia, i pantaloni, la camicetta e altro ne hanno bisogno io li tiro fuori, siccome mago o prestidigitatore;
un pennarello, non troppo vecchio, del festivaletteratura;un peso, che vi mostro paragonato a un centesimo, ma non vi so dire com'è che è capitato in mie mani;
il quadretto della Madonnina che stava sopra il mio letto da piccola;
una cartuccia -nuova- di stampante Epson880 che non ho più (per dire, credo che la Epson sia arrivata al modello 4650);uno scontrino di 172mila e 500 lire per libri di scuola, del 1998, arrivederci e grazie.

Tristezze di fine anno

Clima e demografia

Il clima. Eh, il clima. Il clima è cambiato, sì, ohimè, eccome.
Lasciamo perdere il fatto che voi tutti sapete che il clima può essere definito dalle variabili meteorologiche su un periodo di tempo che va dai 10 ai 100 anni ed è un concetto globale, inerente all’intero pianeta.
Io lo so che voi lo sapete, e amen.
Ma qui, pensiamo un po’ a noi stessi, pensiamo anche un pop a noi stessi, anzi, pensiamo al blog.
Sì, il clima è cambiato.
Per intenderci, io mica mi ricordo perché ho aperto il blog, se non che leggevo laTengi e ho detto: perché io no? Che ora laTengi non c’è più, nel senso che adesso twitta e facebooka e frendfidda, eccetera, ma laTengi mi ha ispirato assai, devo dire, e vi metto il link al blog morto, che se mai qualcuno ha tempo da passare può anche leggersi le vecchie cose, della Tengi.
Comunque.
Il mio clima era che mi mettevo qui, tre anni fa, e dicevo: guarda, ora spiego che cagate mi scrivono i ragazzi e che ridere.
E uno leggeva e, se gli andava, rideva, e poi pensava: eh, povera prof, che c’ha le capre nei  banchi, invece che dei cervelli.
E io scrivevo e leggevo e ridevo e poi dicevo: va’ là, che andiamo a cercare di fare diventare le capre qualcosa di meglio (con tutto sempre il solito rispetto per le capre).
Ecco, ve lo dicevo che il clima è cambiato. Per dire, anche io sono qui a scusarmi con le capre, anche se continuo a pensare che una capra, in un banco, ci sta come i cavoli a merenda. Con tutto che mi risulta che i cavoli alle capre piacciano, quindi in questo specifico e unico caso i cavoli a merenda andrebbero bene, mica no. I cavoli sì, ma le capre no, oh!, insomma. Lo posso dire che le capre sono stupide e non imparerebbero mai e poi mai l’aggettivo in funzione attributiva e quello in funzione predicativa?
Sì, lo dico, e lo sostengo, e lo ripeto.
Ma il clima è cambiato.
E se scrivo le cagate delle capre di oggi, non rido più, perché i miei cari lettori piangono (vero che piangete?), e mi dicono: ma questi poveri ragazzi, dove andremo a finire; oppure: ma questi poveri insegnanti, dove andremo a finire?, oppure: ma questa povera bambina, quale trauma le ha fatto maturare questa risposta?, ma la scuola, ma i professori, ma 'sti fanigottoni.
Magari c’è anche qualcuno che dice: ma questa povera Mariassstella, dove andrà a finire?
Nel qual caso io la risposta ce l’avrei, ma transeat.
Insomma, quello che volevo tortuosamente dire, in questa domenica pomeriggio calda e afosa, e sonnolenta, soprattutto sonnolenta; quello che volevo dire (e scrivere) è che mi domando chi è che ha guastato il clima del mio proprio blog.
Chi è stato? La nube tossica? Il riscaldamento globale? Il commentatore che mi ha sgridato veemente quando ho parlato di Ciccio, ergendosi a paladino degli incompresi caproni che popolano da anni le mie giornate? Bruno Vespa? Le diciottomila circolari sulla valutazione e gli esami? I genitori che vedono crollare la scuola intorno ai loro propri virgulti e non sanno a chi assegnare la responsabilità? La bidella Teresa?
Mah.
Chi lo sa.
Lo scopriremo solo vivendo, e ma che colpa abbiamo noi.
Però.
Io.
Mi
Oppongo.
Vostro onore.
C’ho qui l’ultima verifica da correggere. E sono qui a pensare se sia giusto e conveniente che io ne faccia parte al mondo, che magari qualcuno ne soffrirà, e qualcuno si metterà le mani nei capelli, e qualcuno griderà al lupo, e qualcuno altro vomiterà.
Bene.
Non mi importa.
Ve lo dico in camera caritatis: se vi sentirete male, io rido.
Io ve lo dico, che cosa pensa LaChicca della demografia e della popolazione europea.

La demografia è  lo studio della scienza dei vari variamenti della popolazione. Studia le diversità delle persone, l’aumendo e il diminuendo della popolazione. Il tasso di natalità è la tassa che una madre deve eseguire dopo il riposo di qualche mese a causa della nascita del bambino. Il tasso di mortalità è la tassa che il morto deve dare ai famigliari, quindi tutti i soldi appartenenti a lui. Il movimento naturale è il movimento da un paese all’altro  liberamente, senza alcuna tassa. L’immigrazione si verifica quando ha colore diverso, parlato diverso e religioni diverse da quelle delle persone. L’emigrazione è quando le persone straniere diminuiscono. La durata media della vita è quando si muore prima di 56 anni. La densità demografica è l’aumento della demografica che diventa più densa, quindi aumento dello studio. I dati si ricavano sapendo tutti i cittadini che ci abitano. La piramide delle età sono tutte le età dei cittadini; in base all’età vecchia se è aumentata si parte dall’alto fino alle età vecchie o giovani in minoranza fino a formare una specie di triangolo, quella è la piramide delle età. Gli italiani sono 40.000. Le caratteristiche delle metropoli che hanno una lunga storia e che al massimo devono avere 200.000.000 di abitanti. Le più grandi metropoli d’Europa sono Lazio, Svizzera, Lombardia, Sicilia e Sardegna.
L’etnia è la diversità di una persona all’altra che la giudica minore a sé stessa, perché ha abitualità diverse (razzismo). Minoranza etnica è l’uguaglianza che aumenta nella popolazione.

Congiunzioni (non grammaticali)

Ogni tanto controllo da dove arrivano i lettori, gentili lettori. Mica per altro, per vedere se ce n’è qualcuno che gira dalle mie parti (intese come paesino dove abito e faccio la spesa e, vieppiù, paesone dove insegno e incontro i colleghi) e che potrebbe assai impensierirmi. Per ora, nulla. Delle mie parti, intendo.
Però alle volte vedo gente che arriva da chissà dove, e mi punge le curiosità di scoprire perché, da chissà dove, arriva la gente proprio qui. Soprattutto quando Uno arriva da chissà dove e casca su un post vecchio come il cucco e io mi stupisco e mi dico: oh, bella, guarda qui il signor Uno che si è andato a leggere un post del millantaepassa.
E poi mi rispondo, anche. Mi rispondo così: ah, sì?, e come mai sono andati a pescare un post del millantaepassa?
E allora ribatto: eh, che ne so… un caso…
Ma mi dico: eh, no, il caso non esiste, c’è una congiunzione astrale che ha costretto Uno ad arrivare sul post del cucco e ti ha costretto ad accorgertene, e c’è un motivo profondo e nascosto che tu ora devi scoprire.
Al che, mi mando a cagare e mi ricordo che devo correggere un pacco di temi e un pacco di verifiche di verbi, altro che scoprire i reconditi motivi della congiunzione astrale.
E poi, dopo essermi mandata a quel paese ed essermi ricordata i miei doveri da giorno libero, torno a guardare chi è arrivato qui e come.
Così oggi, per esempio, scopro Uno che arriva da un sito strano e, dannata curiosità, clicco. Che poi, niente paura, il sito strano è una specie di motore di ricerca, anche se poi le parole della ricerca erano, viste così, d’emblée, un po’ preoccupanti e infatti manco ve le scrivo, qui. Però, ecco, con quelle parole lì, salta fuori nelle prime posizioni un vecchio post mio e io vado a rivedermelo perché mi sembra ci sia un errore da correggere.
L’errore non c’è, ma intanto rileggo il post e mi dico (quanto parlo con me, avete visto?), mi dico, appunto: ma guarda che bei post carini e simpatici facevo quando non c’era di mezzo la cretina della Mariasssssss.
E poi leggo le risposte. Cioè, leggo le prime due risposte, dette comunemente commenti, quelle subito visibili, e mi fermo perché vedo il commento di Qualcuno che da un po’ è sparito dalla sfera virtuale, anche quando cliccavi sulla sua faccina ti appariva un paginone bianco impressionante, e lì, allora, rivedendo la faccina, tutta la nostalgia, ah, sì, bei tempi, guarda che caducità, Qualcuno c’era e ora non c’è più, chissà come se la passa, i bimbi crescono, le mamme invecchiano, i commentatori spariscono, un giorno spariremo tutti, ora provo a cliccare sulla faccina di Qualcuno.
Solo che, a cliccare, niente pagina bianca, stavolta. No.
A cliccare, un post. Nuovo, di ora, di qualche giorno fa.
Qualcuno è tornato, pensa un po’ (evviva).
Forse ci sono davvero le congiunzioni astrali.

12 dicembre 1969

Tristezze, parentesi, traduzioni e doverose specificazioni

Ogni tanto anch’io, la rude professoressa della Valle, mi faccio prendere dalla nostalgia.
Il che è un male.
Perché nel caso odierno la nostalgia è stata andarsi a vedere un po’ che cosa scrivevo un anno fa, due anni fa, e mesi discorrendo. Magari una anno fa parlavo di Rorob e Gonzalo e di due che li volevano picchiare, che detta così sembra una cosa brutta, ma, signori, davvero, sarebbe stato bellissimo. Sì, lo so, sono un’educatrice, che cosa tremende che dico.
Sono anche una madre, e due anni fa ero lì che mi lamentavo spiritosamente di tutto il gran daffare che avevo, pensate, ho dovuto anche fare il riassunto di Eugenie Grandet, c’è qualcuno che la conosce, Eugenie Grandet? Io, per dirla tutta, la conoscevo di nome e mi bastava, ma eccola lì che devo fare il riassunto, e lo dicevo sorridente e ilare.
Poi c’è da dire che ero anche lì a parlare delle mie figu (sentite con che nostalgia lo dico, le mie figu, neanche fossero morte, no, sono ancora tutte lì, in un angolo del mio cuor e a girare per i corridoi a rompere le balle, diciamolo pure).
Insomma, era per dire che nella mia scuola di eccellenza, benedetta dal Preside e dai suoi preziosi insegnanti e dai suoi efficienti bidelli e dai suoi volenterosi alunni, insomma, c’era anche da mettersi lì e ridere.
Ma ora.
Prendete le figu: c’ho una figu in testa (e anche in mezzo alle balle, così capite la sottile allusione della riga sopra), ma non la metto giù perché c’ho paura di urtare la sensibilità dei passanti. A dire la verità non la metto giù anche perché perdo il mio tempo sul blog, ma questa è una cosa che, va da sé, non devo dire nemmeno per scherzo che vado subito a finire sui giornali o nell’ufficio di Brunetta (credo di essermi sognata che Brunetta mi chiamava nel suo ufficio o mi mandava una lettera o qualcosa nei dintorni, e son qui che non so se era un sogno o una realtà, sto pensando alle diciotto mail che mi sono arrivate dalla scuola di eccellenza, magari ce n’era dentro una di Brunetta davvero, che spavento).
Prendete il mio carattere paziente e ilare (è già la seconda volta che lo uso, ilare, deve esserci qualcosa che gira male in testa), che legge una circolare e sussulta ridacchiando, eh eh eh, ah ah ah, va’ che cagate che scrivono al ministero.
Prendete la mia voglia di raccontarvi tutti i miei discorsi con la Giulietta (che, a proposito, adesso è andata completamente fuori di testa, peccato non averla più come alunna).
Ecco, prendete tutto e buttate nel riciclo (che anche questa cosa di riciclare tutto mi sta un po’ disturbando il metabolismo, qualche volta do fuori da matto e butto tutto nell’umido, anche le pile scariche, non se ne può più, appena ti giri trovi qualcosa di buono e di bello da fare, mai che uno si posso stravaccare un po’).
Comunque, lasciamo le parentesi ad Achille Castiglioni e proseguiamo nel discorso, che, signori, giuro, era un discorso serio.
Che vuol dire che c’è una persona, nata a Leno il 1° luglio del 1973, che piano piano, zitta zitta (zitta zitta è tanto per dire) mi ha avvelenato l’animo, oscurato il ben dell’intelletto, ingrigito le pareti della scuola, acidificato le giornate e i pensieri. Insomma, ho capito una cosa: che se non riesco più a vedere il bello della scuola è perché ho davanti la Brutta della Scuola.
Che mi intristisce (l’ho già detto?).
Mi irrita(credo dovrò farmi vedere il colon).
Mi ulcera (bruciori di stomaco).
Insomma, mi farebbe piangere.
Non fosse che, cercando certezze sulla sua (di Lei) data di nascita, sono incappata nella onniscente Wikipedia e in una cosa, che ora vi metto qui sotto, che mi ha fatto capire.
Con un po’ di buona volontà, la signorina Mariasss è ancora capace di illuminarmi le giornate.
GelmiWiki