Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

Archivi delle etichette: ripresa

Qui Houston, abbiamo un problema

Tre anni fa, mi chiama il Capo.
Non mi chiama perché mi vuole particolarmente bene o cose così, di solito .Mi chiama quando deve sbolognare una patata bollente. E infatti.
Perché chiama me e non quella di matematica?
Perché:
1) io sono coordinatore della mia classettina (coordinatrice, sì, ma in questo mondo maschilista, eccetera) e quindi, oltre a fregiarmi del titolo, sono ufficialmente incaricata delle Patate Bollenti che riguardano i colleghi, gli alunni, i genitori, qualche volta anche le segretarie;
2) la patata bollente era la mia collega di matematica.
Nuova. Cioè: nuova per noi, perché viene da un'altra scuola.
E insomma, è una che non lavora, e di là hanno avuto tanti problemi, e non andava d'accordo con nessuno, e si defila, e sta sempre a casa e i genitori, e i colleghi, e cicì e bebè, mi raccomando Prof, la metto nel vostro consiglio di classe, tenetela d'occhio, in confidenza va tenuta d'occhio perché se non lavora poi i genitori e di qui e di là.
Ora, a parte il fatto che io pensavo a come cavolo avrei potuto tenerla d'occhio e farla lavorare (e pensavo che, pazienza, i genitori anche qui avrebbero fatto scintille e amen), la collega di matematica era bravissima: mai a casa, capace di insegnare bene, sicura, severa quel che basta, collaborativa e via così. Si vede che l'avevano scambiata nella culla, cioè: durante l'estate.
Io l'ho detto al preside, che non era mica una P.B., anzi!, e lui ha convenuto che sì, ed è stato molto contento.
Così l'anno dopo ha fatto lo stesso con il collega di sostegno, mr. Eggs, che qualcuno già conosce, che più che una P.B. è un uovo sodo, freddo, e con lo stesso grado di intraprendenza, voglia di lavorare, e slancio vitale di un uovo sodo. Neanche salato, per di più.
Io l'ho detto al preside, che mister Eggs non era mica una P.B. ma un uovo sodo, e lui ha convenuto, ha cercato di scuoterlo un po', ma non so se voi avete mai provato a scuotere un uovo sodo: che cosa è successo? Niente? Ecco, qui uguale. Comunque, il Capo ha ammesso che nemmeno stavolta mi aveva sganciato la Patata Bollente.
Così l'anno dopo ha fatto lo stesso con la collega di francese.
Stia attenta che coi ragazzi non va d'accordo, che con i genitori neppure, stia attenta, mi raccomando.
Sto attenta, io?? Ma dovrà ben stare attenta lei, no?
Comunque, che bello.
La collega di francese era alta uno e novanta e pesava 92 chili (lo dico perché lo diceva lei), ed era una vera P.B., stavolta. Si vede che il Capo, stavolta, era stato attento prima lui e si era detto: se devo sbolognare una P.B., deve essere una vera e precisa P.B. Così, per tutto l'anno, vai a convincere la collega Patate Chaude che se MioMao aveva falsificato il voto di francese (da cinque a sei, firma dei genitori, e poi di nuovo da sei a cinque, controllo di Patate Chaude e l'iradiddio sul capo di MioMao), ecco, se aveva fatto ciò, pur esendo riprovevole e stigmatizzabile (stigmatizzate tutti, orsù), potevamo fare a meno di denunciare il reo all'autorità costituita e chiuderlo nelle segrete per l'eternità. Che se c'era ancora la Bastiglia, Patate ci faceva una gita solo per mettercelo dentro, il MioMao. L'abbiamo convinta? Macché. A ogni consiglio di classe, stigmatizzava. Allo scrutinio finale, MioMao aveva la media del 7 e lei voleva bocciarlo per quella bruttissima cosa là.
Volete che vi racconti di Alì falso e bugiardo e non sapeva una parola di francese?
Volete che vi racconti di Rorob stupido e infingardo e non sa la Marsigliese a memoria?
No.
Cioè, anche se voleste, amen, la collega di francese non c'è più (vi siete accorti che ne parlavo al passato, eh?). E' viva, ma se n'è ita altrove e io devo tagliare (poi vi dico perché).
Quest'anno tutto bene.
Fino a stamattina. Blocco il capo per chiedergli se l'unità di appredimento va di qui o di là, su o giù, e lui mi guarda, e si guarda intorno, e poi sussurra: ah, le devo dire di stare attenta a una collega.
Ancamò??
Però non gliel'ho detto ancamò, per decenza. L'ho soltanto pensato. Ancamò è una cosa intraducibile che vuol dire, più o meno: anche ancora? (ve lo avevo detto che era intraducibile…).
Bisogna fare qualcosa – mi dice il Capo – perché due anni fa i genitori volevano portar via i ragazzi da quella scuola, e l'anno scorso volevano portarli via da questa, e adesso l'ho messa nella sua sezione (grazie) e bisogna stare attenti perché ha un metodo un po' strano per insegnare il francese.

Ecco, vi pianterei qui, per ora, perché lei avrà un metodo un po' strano per insegnare il francese, ma ieri ci ho messo quattro ore per la prima unità di apprendimento, e oggi devo farne un'altra. Sono le due. Se alle sei sono ancora presente e vigile, vi racconto la fine. E non pensate subito male, sul metodo strano: non fa i balletti a luci rosse o niente del genere.

Colte al volo

"Hai sentito dello sciopero?"
"Sì"
"Ma tu lo fai?"
"Sì"
"Mah… Io penso… a che cosa serve lo sciopero?"
"Ah, guarda, se lo faccio io da sola, a niente"

"… e così c'è bisogno del vostro nome e della vostra data di nascita"
"Va bene, ecco, ti do subito la mia mail…"

"…e un grazie di cuore alla nostra Segretaria Perfetta!"
"No, no… Non sono solo io, ci sono anche gli altri della segreteria…
Una rondine non fa primavera…"

"Allora ci vediamo domani"
"No, io domani non ci sono, sciopero"
"Ah, c'è sciopero?"

…e buon anno

Sì, buon anno, perché, come si sa, noi del mondo parallelo abbiamo un nostro calendario diverso dal vostro.
E cominciamo con un suggerimento della collega LGO 🙂

A teacher somewhere in your neighborhood tonight is preparing lessons for a new school year. In the minute it takes you to read this, teachers are using their "free time", and often investing their own money, for your child's literacy, prosperity and future. Here's to a safe and successful 2011-2012 school year! Re-post if you are a teacher, love a teacher or appreciate a teacher.
Good Luck!!

e buona fortuna davvero. Ne abbiamo bisogno.
CalvinAttento

Pronti, via!

Ed ecco, che, dopo due ore e un quarto di stiratura, vengo a controllare la mia posta.
Elettronica, perché con quella normale siamo finiti sul giornale e adesso si stanno litigando
posta e amministrazione e sindaco e postini e vai che vai bene.
Nella posta elettronica così trovo questa bella letterina

[qui ci stava la letterina, ma l'ho tolta:-)]

E vi farei vedere anche il calendario degli impegni di settembre, ma mi è venuto il nervoso a leggere.
Che uno di voi è già lì a dire:
ma come, dopo seimesi di vacanza ti arrabbi ché devi tornare?
No, ciccetto, non mi arrabbio perché devo tornare, mi arrabbio perché la mia collega di inglese, 45 anni e tre bambini, ha perso il posto (perché Gelmini non ha tagliato nulla), e uguale una di matematica;
mi arrabbio perché la scuola comprerà una lavagna multimediale che non serve a una beata mazza;
perché mi dicono che quest'estate non è successo niente e nessuna nuova buona nuova, e ignoriamo la gente che fa lo sciopero della fame e tutte le cagate che dicono sulla scuola quelli che ammirano Gelmini & company;
mi arrabbio perché si torna a scuola e tutto va bene, madama la marchesa, tout va très bien.
Alla faccia di una scuola impoverita che mette in gioco il futuro di tutta la società.

Prima infornata

A sinistra c’è Pacifico, mastica tre millimetri di plastica trasparente per cinque ore, ogni tanto dorme, ogni tanto si scuote con un sussulto, non ha i libri perché sua mamma va a prenderli domani, non ha il quaderno perché suo papà va a prenderli dopodomani, tira fuori il libro di grammatica grande, gli chiedo il quaderno, tira fuori il libro di grammatica piccolo, gli richiedo il qua-der-no, fruga nella cartella mi guarda e mi dice che suo papà fa il macellaio, domani va a prenderglielo.
A destra c’è Bacon, pagella sufficiente, però con programmazione differenziata, però con obiettivi minimi, però legge solo parole bisillabe, però non riesce a parlare, quando è in classe vuole andare fuori, quando è fuori, con l’insegnante di sostegno, vuol tornare da me, però sa i numeri solo fino a venti, quanti siamo in classe?, boh, la Gelmini dovrebbe saperlo, che se continua a pigiarci in aula poi c’è qualcuno che a contare fin lì non ci arriva.
Terzo banco per Gabriele La Chiacchiera, bravo, intelligente, il secondo giorno mi chiama al banco e mi fa: prof, sei simpaticissima, e poi mi spiega che sua mamma era agitatissima il primo giorno, aveva le lacrime agli occhi, ma le ha raccontato che l’ho fatto ridere e la scuola media è fantastica, non c’è niente di meglio, gli piace pure la grammatica e a questo proposito suo zio una volta si è addormentato con la ventola accesa in cucina e ha messo su il caffè e dopo un po’ c’era fumo dappertutto e stava per saltar per aria la casa e sua mamma (quella che era agitatissima, adesso comincio a capire perché) si è alzata e ha visto il fuoco, e credeva che suo papà fosse morto (qui credo si sia agitata ancora di più) e invece no, suo papà dormiva, pensa un po’.
Di fianco a LaChiacchiera si è messo Armadillo, grazie prof, preferisco non dire niente di me, però sta zitto solo quando lo chiamo, se no borbotta, adesso è sdraiato sul banco, si strappa i capelli, alza gli occhi al cielo, li strabuzza e mi guarda: perché non faccio star zitto LaChiacchiera e tutta quella storia su suo zio che c’entra come i cavoli a merenda?  
Di fronte alla cattedra il gran genio di Lionardo, occhioni scuri, perlle scura, capelli neri dritti dome un porcospino però a forma di aureola, prof, ho finito il disegno, prof, ho finito la copertina, bravo, da dove vieni, dall’Equador?, no, prof, sono il figlio della prof. Arcuri, ah, bene, che bello, bravo, scusa, mi sono confusa, fa niente, prof, lo sa che quest’estate ho letto L’isola del Tesoro e Harry Potter e Geronimo Stilton e Clorofilla dal cielo blu e Capitani Coraggiosi però adesso devo riprendere a leggere perché ho mollato un po’.
Dietro a Lionardo ecco Pippodip (detto Profondo Nulla), posso scrivere sul quaderno, prof?, eh, direi di sì, posso uscire, prof, eh, direi di no, dove scrivo i compiti?, eh, direi sul quaderno, quale quaderno, prof?, eh, direi quello che avevi lì prima, ah, prof, ma lì ho già scritto, sì, eh, ecco, direi che puoi girare pagina e continuare a scrivere nella pagina dopo, davvero, prof?, davvero, sì, che bello, eh?
In fondo in fondo la coppia d’oro: Rorob e Ali.
Il primo non ha il quaderno con i ganci perché non lo sapeva, non ha il diario perché non lo sapeva, ha buttato via il libro di geografia perché non lo sapeva, vuole uscire alla prima ora perché non sa che non lo mando, vuole uscire due minuti prima dell’intervallo perché non sa che bisogna aspettare l’intervallo, quando deve rispondere quest’anno si mette la maglietta in testa e si nasconde dentro.
Il secondo non ha niente, però ha il quaderno che gli ho dato io l’anno scorso, con tutte le figurine, niente biro, niente diario, niente fogli, e tutte le mattine arriva e cerca di cacciarsi in seconda (io seconda, io seconda), finché non lo convinciamo che è stato bocciato e che deve restare con quelli nuovi di prima.

Altri? Sì, altri, ma per ora basta così, grazie mille.

Il troppo stroppia

word

Intanto diciamo subito che quando arrivo qui (intendo al computer) e apro il mio programmino di scrittura (intendo Word, visto che io sono una di quelle ancora abbarbicate al signor Cancelli, e a dirla tutta, dopo gli scherzi della Mela internazionale, intesa come azienda di costruzione dei computer, che, guardate, mi dispiace tanto per il signore, là, come si chiama, Steve qualcosa, che l’ho visto magro come un chiodo nel suo bellissimo dolcevita nero, ecco, mi dispiace per lui ma io, invece, sto ingrassando, mangiando tutta la rabbia per il suo computer che adesso non sto a dirvi ché vado fuori tema), ecco, dunque, dicevamo (che poi “dunque, dicevamo” è anche il titolo di un fantastico libro di vignette di un pittore ormai defunto ma ve lo raccomando vivamente), dicevamo che quando mi metto qui a scrivere e apro il bottone colorato mi appaiono gli ultimi file usati e io vado sul sicuro, schiaccio quello con i post del blog e comincio a scrivere.
E invece no. Intendo dire che oggi, nella cascatella di file c’era di tutto (competenze di qui e di là, tagli Gelmini, Consiglio di classe, toh, guarda, ve lo metto qui il disegno così vedete se c’è qualcosa del blog, niente su niente, tranne il primo file perché ovviamente adesso l’ho aperto il file per scrivere questo, ma prima che lo aprissi, ovvio: non c’era).
Tutto ciò ha questo significato: che la scuola, dopo un giorno con i virgulti e dieci con i colleghi, mi sta già fagocitando, e ci sono diciassette file scolastici e nessuno extra.
Ma qui, all’inizio, ero partita per dire un’altra cosa: che, oltre al “troppo stroppia”, c’è anche: chi nasce tondo non muore quadrato, un pir el pol miga fa un pum, tanto va la gatta al lardo e così via.
Perché insomma, quando ho sentito che Murasaki ha questa perversione del registro sempre a posto, sempre in ordine, sempre “a pari” (e qui, su questo “a pari” dovrei, sì, fare una digressione per i non addetti ai lavori, ma già fin qui ho digredito abbastanza, per oggi accontentatevi, chi ha da capire, ha capito), ecco, quando ho sentito ciò, ho avuto un fremito e mi son detta: anch’io.
Così oggi, per fare anch’io la brava e essere subito a pari e non star su la notte di Natale a sistemare tutto il registro, ero ancora lì alle cinque del pomeriggio, per via che noi insegnanti facciam solo mezza giornata, ancora lì a compilare elenchi, fascette, alette, abilità, obiettivi, situazione di partenza e così via.
Ho finito? No, che non ho finito.
E allora cosa faccio qui, al computer, con il nuovo file in cima a tutti che è finalmente un file del blog e non un file della (maledetta) scuola?
Eh… Ci faccio che a furia di volere essere brava ho fatto un bel macello.
Spiego: nell’aletta che ora magari vi passo allo scanner e vi metto qui, bella piccolina così non fascettadisturba e così nessuno può copiar tutte le belle cosine che avevo scritto (e non state lì a ingrandire, ché tanto la metto con una risoluzione così bassa che se ingrandite ci potete vedere dentro le cornicette dell’asilo), presa dalla foga e dalla diligenza (non fatemi spiegare, eh?, che diligenza è!, non fate di queste battutone, non a quest’ora), mi sono ricopiata tutti gli obiettivi e le prestazioni di storia e civica. Tanto, mi son detta, c’ho ventisei righe, sai quanta roba ci sta? Anche se poi non mi serve, io metto tutto, che brava, sono anch’io a pari e diligente e un po’ perversa.
Per essere ancora più brava, ho pensato di colorare (leggero leggero) le cose più importanti, cioè le competenze, non fatemi spiegare, dai, ché tanto non si capisce nulla, è come spiegare la lana caprina, dopo mi abbandonate, cari lettori, guardate solo che ci sono tre righine colorate in azzurro (metallizzato) e una colorata in oro (sarebbe educazione civica, che finezza). Volevo anche farlo sulla pagina degli alunni, uno a uno, ci pensate. Ventisei volte colorare le righine per tutta la pagina, roba che domani mattina ero ancora lì.
Ma insomma, invece son qui. Perché?
Perché ho capito che non fa per me essere così precisa.
Perché  mi è venuto in mente che nelle ventisei righe dove ho ficcato tre competenze di storia e una di civica, con tutte le prestazioni dovute e con avanzo di due (righe), dovevo, ops, farci stare anche geografia.
Così che ora mi tocca rifare tutto, sbianchettare l’aletta, che orrore, oppure appiccicarcene sopra una fotocopia vuota, che orrore doppio, ma insomma, qualcosa dovevo fare per rimediare.
Intanto che penso cosa fare, son venuta al blog.
Sto già meglio.
Domani rifaccio l’aletta, promesso.
E vi conto della prima (intesa: classe nuova di ventisette alunni e tre armadi in quaranta metri quadri, oggi son caduti quattro astucci e sette libri in un’ora, mi son sentita a casa).

San Muda Visi

Va bene. Ammetto, l’ho fatto.
Ho resistito fino in fondo e non ho nemmeno bevuto un tè dalla macchinetta.
Mi sono sorbita il primo Collegio Docenti fino all’ultima goccia e anche oltre, visto che mi sono fermata due minuti a fare le congratulazioni al collega che si sposa e ci pianta in asso per quindici giorni. Alla sua età, tzè.
Allora, arrivi a ‘sto Collegio del martedì dopo la previa riunione del lunedì come coordinatrice. Il che significa che i benefici della vacanze, i famosi due mesi, sono già andati a farsi benedire ed entri a scuola che non saluti neanche la bidella Teresona e nemmeno la bidella Assunta e men che meno il nostro Receptionist, ché tanto ti sembra di non averli mai mollati, di averli avuti di fianco tutta estate, persino quando pulivi la cantina, e non è un bel pensiero, no, tu che pulisci e il Receptionist che sta lì e ti guarda e non fa un tubo come al solito. Così fai la figura della maleducata e quando la prof. Salandra si avvicina tutta sorridente e ti salta quasi addosso, tu salti indietro, perché anche lei ti sembra di averla avuta di fianco sempre, di non averla mai salutata a giugno, è ancora lì, e ti sembra ieri che ti faceva ciao ciao, ma tu non te lo ricordi, così che lei si avvicina per baciarti, mciù mciù mciù, come va?, e tu invece salti indietro perché pensi ti voglia picchiare.
Poi ti accorgi che ci sono in giro un sacco di facce nuove, allora capisci che è anche un anno nuovo e tu sei ancora lì, come sempre, solo con un paio di pantaloni nuovi, ma visto che hai dovuto comprarli (in saldo) perché non entravi più in quelli dell’anno scorso, ecco, diciamo che anche i pantaloni nuovi non ti tirano su il morale per nulla. Meno male che la prof. Omammamia sospira, oh, che mal di schiena, e poi ti allunga la figurina di Padre Pio, per quest’anno siamo a posto. Meno male che il prof. Drago è sempre lì dietro, due file di sedie dopo, ma ti chiede già che progetti abbiamo quest’anno ("abbiamo", io e lui, ah!), e non hai cuore di deluderlo, che il tuo progetto è vincere al superenalotto e mollare baracca e burattini, ma non vuoi deluderlo, davvero, e così ti lasci andare a dire una cosa: facciamo un cartone animato, che, veramente, l’idea era facciamo sooolo un fumetto, ma con tutta questa confusione, la vita, il blog, la realtà, il web, e i cartoon della Mariasss, sono mica andata a tirarmi la zappa sui piedi e a dirgli facciamo un cartone? E lui mi ha fatto un sorrisone così e dice subito, sìssì, tu fai qui io faccio là. Ora come faccio a dirgli: no, è stato un errore ti ho confuso col blog? Vabbè che lui era seduto vicino alla Linda Legs che non lo ha mollato un attimo, e se lo meriterebbe di essere deluso, ma insomma, ugualmente, se tra un po’ mi sentirete lamentarmi per tutto il casino che dovrò fare per fare il cartoon, ecco, potrete annuire con aria grave e dire: eh, ecco, lo sapevo, lo avevo detto, lo avevo capito subito fino a quel giorno là che stava raccontando del Collegio Docenti.
Ecco, giusto, ero partita per farvi un bel resoconto del Collegio e sono già andata a scantonare.

E vabbè, dai, domani vi racconto tutto, anche del sindaco leghista e di quello comunista, e di quello che fa il giornalista. Che se volete sapere che cosa c’entrano, domani ve lo dico. Promesso.

Sintomi

Da che cosa mi accorgo che è ormai settembre:
non ho più voglia di alzarmi la mattina presto per avere il fresco e fare tutti i mestierolini di casa;
non ho più voglia di riordinare la cucina la sera e vorrei lasciare i piatti a marcire nel lavandino per l’eternità;
non ho più voglia di mettere a posto la cantina e stirare tutto lo stirabile;
non ho più voglia di rifare il letto;
mi sento il fiato sul collo mentre faccio i disegnini per il cartone animato, mi volto e non c’è nessuno, ma io lo so: è settembre;
ho dovuto inaugurare il quadernone nuovo e metterci la lettera del preside;
i miei alunni che non avrò più grazie alla Gelmini che ha scombinato ogni e qualsivoglia cattedra stanno scrivendomi tutte in una volta le tre lettere che dovevano scrivermi in giugno, luglio, agosto, e fanno finta, ma io lo so: è settembre;
mi è arrivata una lettera di Pierino con l’indirizzo davanti e dietro, anche al posto del mittente, e non mi sono stupita;
non mi sono stupita che mi sia arrivata una lettera con l’indirizzo e senza il mio nome sopra, intendo;
non ho più voglia di mangiare (e questo è un bene);
non ho più voglia di fare da mangiare (e qualcuno pensa che questo sia un male);
per la prima volta ho aperto la cartella del Pc chiamata “Scuola”;
ci ho messo dentro la bozza dell’atto di indirizzo e non ho avuto il coraggio di leggere e neanche di spiegarvi che cosa è;
ho sonno.

il re è morto viva il re

Certo che qui ci vorrebbe mestizia e abbattimento. In fondo, qualcosa è morto, sul web, e un bel tanto di concentrazione e serietà sarebbe adatto. Ci pensavo ieri sera, mentre mi rigiravo nel letto, con la cappa di umidità e calore che mi avvolgeva benevola come una fetta di prosciutto avvolge il ripieno di un involtino. Ci pensavo e mi sentivo triste. Ci pensavo mentre speravo che tutti quegli inviti mandati per il blog fossero arrivati da qualche parte e mentre piangevo tutti coloro che, ahimè, non riuscirò a raggiungere più, i passanti casuali, quelli che si arrabbiavano perché parlavo male di Ciccio, quelli che mi dicevano “uccidilo, uccidilo”, quelli che sono arrivati qui una volta sola e magari ci torneranno tra un anno e troveranno tutto sbarrato, quelli che non sono su Splinder e quindi come faccio a invitarli, e così via.
Ci pensavo mentre le zanzare mi mangiavano e io decidevo che non valeva più la pena di rimettersi qui su questo blog, che forse era un segno del destino, accettiamo l’inevitabile, come si fa a scrivere su un blog con la faccia triste e il muso lungo?
E mentre pensavo, mi sono venute in mente due o tre cose che avrei potuto raccontarvi, tipo quanto tempo ci ho messo a capire che bollini dovevo schiacciare per invitarvi sul blog ora privatizzato e permettervi anche di commentare, e come ero contenta di non perdere più tempo a scrivere per il blog, ché infatti ho passato tutto il pomeriggio a crearmi decinaia e decinaia di indirizzi nuovi di posta elettronica per aprirne uno nuovo e provare altre piattaforme, e sistemare le immagini, e l’accusativo di mio figlio, inteso come caso lat(r)ino, e mentre pensavo a tutto ciò mi sono resa conto che stavo pensando di mettermi qui a scrivere un bel po’ di cretinate e allora forse ho capito che avevo elaborato il lutto.

E ora vediamo che succede.