Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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La Splendida Ciclista Enciclopedica

Ho avuto conferma. Altre colleghe sentono l’afrore della prof. Ciclista.
Ma la prof. Ciclista è una persona intelligente, e ha capito che, dopo sei intrusioni in classe per intervistare i miei virgulti che non avevano bisogno di essere intervistati, e dopo che ho preso Reuccio che stava chiacchierando con lei in corridoio e l’ho riportato in aula a fare il suo dovere, commentando la performance della collega che stava in corridoio a chiacchierare con un alunno, e dopo un altro paio di episodi di questo genere, ecco, la prof. Ciclista ha capito che è meglio se mi sta alla larga.
Per dire che magari adesso sa di buono, eh. E’ solo che io non la annuso da qualche giorno.
Il fatto è, però, che qui mi interessa la sua strategia lavorativa.
Ora, diciamo subito che sappiamo ormai tutti che ha lavorato in Università (tanto di cappello), poi hanno soppresso il suo corso (non ho capito perché) e allora lei ha cominciato a fare domanda di supplenza nelle scuole. Adesso è in qualche fascia che non so ed è arrivata fino a noi. Quando uno dice la fortuna.
L’altra cosa che abbiamo saputo è che lei non è lì per caso.
Ha spiegato in sala prof che l’anno scorso lavorava per la nostra Capa nell’altra scuola, e ha lavorato così bene e con risultati così Splendidi, e ha un rapporto così Splendido con i suoi alunni e anche con i miei e con quelli degli altri, che la Capa l’ha fortemente e Splendidamente voluta anche in questa scuola.
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Qui ci vuole la figu

La prof. Ciclista è appena arrivata a scuola. Ha una di quelle cattedre di risulta di cui sono maestri i provveditorati, per cui una cattedra di diciotto ore diventa due spezzoni da nove ore, e un’altra diventa quattro ore di alfabetizzazione, cinque ore di progetto Vattelapesca, tre di progetto Vattelapera, e sei, forse, di lezione in classe (magari in sei classi diverse, a fare la famosa ora di “approfondimento” della Gelmini, un’ora in ogni classe, bellissimo, didatticamente produttivo e così via).
La prof. Ciclista, con una di quelle cattedre di risulta, si trova sottodimensionata rispetto alla considerazione di sé che ha maturato nei suoi ultimi cinquant’anni di vita. La prof. Ciclista, che d’ora in poi chiameremo, per meglio riconoscerla, la Puzzona, deve recuperare la considerazione altissima di sé venendo a spaccare i maroni a tutti.
Nella fattispecie, li sta spaccando a me.
La Puzzona arriva in classe durante la prima delle prove di livello. Entra. Si ferma, mi guarda, io la guardo e saluto. Lei mi guarda e si guarda in giro: ora, come sapete, ci hanno ficcato in un’aula dove i miei venticinque alunni riescono a stare seduti nei loro banchi solo se io non devo scrivere alla lavagna (di ardesia, rotta). Se devo scrivere, devo mettere il culo (compermesso) sul primo banco, e questo non è didatticamente produttivo.
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Protetto: …si rivede

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Protetto: E’ proprio lui

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Ri-augurio (ma anche no) e avventure nel web

Allora, vi ricordate del mio Pc moribondo?
Ieri si è messo ad ansimare, ha buttato in vacca l’antivirus (lui), ho buttato in vacca tutto (io) confliggendo con l’altro antivirus e non riuscendo a smanettare in tempo in modo che i due non si incontrassero, eccetera.
Allora ho chiuso tutto, ho riaperto, e sul momento andava ancora come una scheggia, perciò ne ho approfittato per salvare un tot di cartelle. Ci ha messo cinque ore e tre quarti, poi mi sono rotta le balle, non riuscivo a dormire con il ronzio della macchina, ho spento tutto e andalè. Leggi il resto dell’articolo

Care, le mie BEStie!

includo, non integro!

includo, non integro!

Prego, se vi siete un tantino offesi, rileggete il titolo. C’è una virgola. Non si legge:
“Care le mie bestie…” (e qui seguirebbe lettera diretta ai miei affezionati lettori, e anche a quelli che solo passano di qui, e che si prenderebbero delle bestie, così, senza colpo ferire).
No! Si legge così:
“Caaaare (pausa) le mie bestie!”,
come a dire: Ah, come mi sono care le mie bestie…
che uno, volendo, potrebbe credere che ho appena avuto un trasport(in)o emotivo verso i miei cani e il gatto, ma, se uno poco poco mi conosce, sa che sto parlando dei virgulti.
“Ma poooveri”, dice subito un signore là in fondo, “perché li chiami bestie? Già lo sono, poi sentirselo dire così, d’amblée, potrebbe provocare in loro un doloooore tremendo!”
Allora: sì, sto parlando dei virgulti (care, le mie BEStie);
no, non provoco doloooore.
Cioè, non io. Ho il permesso dei capintesta.
I capintesta hanno detto che le nostre classi sono piene di bestie, dobbiamo avere pietà e accompagnarli lungo la strada della conoscenza portandoli alla felicità.
Giuro.
C’è una circolare. Leggi il resto dell’articolo

Sempre tranqui, raga?

Allora, stamattina si parte!
Tutti a iscriversi online!
E se non siete capaci vi iscrive la scuola!
E se non avete il computer vi iscrive la scuola!
Però, no, un momento, aspetta! sapete che c’è?
Prima di iscrivervi bisogna re-gi-strar-si!
Registrarsi? Sì, registrarsi al sito!
Ma, attenti! Al sito giusto! [cit]Non su POLIS (Presentazione On Line delle IStanze) o altre applicazioni del Ministero, come sta erroneamente accadendo [/cit]
Vi siete registrati?
Bravi!
Non vi siete registrati?
Se non vi siete registrati vi registra la scuola!
Ah, non avete un indirizzo di posta elettronica necessario per registrarvi?
Eh, già, sì, giusto… Se non avete manco il computer, cazzo vi serve un indirizzo di posta elettronica…
Non sapete nemmeno che cos’è un indirizzo di posta elettronica?
Niente paura!
Se non sapete, se non avete, vi sa, vi ha la scuola!
Cioè, la scuola deve registrare 128 famiglie?
E registriamo!
Ma perché registriamo?
Ma per avere il codice, grullini!
Il codice della scuola?
Ma no, scemotti! Il codice vostro personale che vi servirà per inserire, dopo, nella domanda online il codice della scuola del vostro figliolino e poi anche il codice della scuola dove andrà il vostro figliolino. Codice vostro (personale), codice della scuola elementare, codice della scuola media.
Tutto ok?
E la scuola deve ricevere 128 codici personali?
E riceviamo! Uno alla volta, per carità.
Sperando che un indirizzo di posta elettronica della scuola possa servire per più alunni, giusto?
E poi?
Poi ritorniamo sul sito delle iscrizioni e iscriviamo!

'n  importa, riproviamo

‘n importa, riproviamo


Ops!
Fa niente. Chiudiamo la finestra del browser, chiediamo alle altre 127 famiglie di attendere un attimo, e riapriamo e riproviamo:
tranqui, tranqui... tutto ok

tranqui, tranqui… tutto ok


Ops.
Niente paura.
Riapriamo e riproviamo.
eh... uhm...

ehm… uhm…

Insomma, che vi devo dire? Ora vado a scuola e vado a vedere la faccia delle due applicate che sono lì a iscrivere chi non riesce a iscriversi da casa; e poi guardo la faccia delle famiglie che hanno cercato di iscriversi da casa e stanno con la faccia incollata ai vetri delle porte della scuola e battono sui vetri terrorizzati perché non sono riusciti a iscriversi da casa e poi vado a rileggermi qualcosa in tema, tanto per gradire.

Probabilmente questo post conterrà turpiloquio…

…però mascherato.
Fatto sta che un mesetto fa mi ero messa in testa di segnare su apposito foglio e poi riportare qui sul blog tutte le attività extra che faccio per la scuola (vedi i miei “fannullamenti”).
Cioè, un momento, extra una bella merda. Extra lo pensa Profumo, che così ci dice: eh, voi, professori, non fate una mazza tutta la settimana, lavorate soltanto 18 ore ogni sette giorni, cacchiuo volete? Vi devo far lavorare sei ore in più, ché mica posso chiedere sei ore in più alla settimana agli operai del Sulcis, che alla miniera di Serbariu lavorano già fin troppo e allora a loro dobbiamo solo spostargli la pensione. Invece a voi, ore in più. Non pagate.
Ecco, extra lo pensa anche quel facciadicuolo dell’educatissimo Presidente del Consiglio, che fa finta che le ore fossero solo due (no, ciccio, quell’altro aveva detto sei) e poi, siccome non vogliamo lavorare due ore in più (sempre a gratis) dice che siamo dei conservatori.
Da questo, posso capire che i parlamentari sono dei rivoluzionari, giusto?
Loro lavorano indefessamente ore e ore in più, senza voler essere pagati. Vero? Leggi il resto dell’articolo

Se semo visti?

Allora, allora, se semo visti? No, magari no.
Di facce da prof ne ho viste molte, ma da qui a riconoscere le prof. che passan di qui, ce ne vuole. E anche se vi avessi riconosciuto, starei zitta, perché ogni volta che vedevo una faccia, strana, vecchia, provata, segnata da noia solitudine o delusa dal tempo, ecco, dicevo: guarda che faccia da prof, e mi veniva la malinconia.
Ma insomma, com’è come non è, è partita questa Fiera.
Il mondo della scuola e della formazione incontra studenti e docenti per costruire insieme percorsi professionalizzanti, capaci di integrare i talenti e scoprire interessanti opportunità lavorative. Obiettivo: maturare esperienze capaci di favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
Che già qui, uno dice: e te che c’entri? Leggi il resto dell’articolo

post-ino di addio

Non so se vi ricordate l’usèl. La cocorita. La zoppetta strappata coraggiosamente dalle fauci vogliose dei mie cani perennemente a dieta. Lei. O lui, chi lo sa.
Ecco, la cocorita, l’usèl. Mi sono sempre chiesta come avesse fatto ad evadere dai vecchi padroni.
Ho sempre cambiato e pulito la gabbia chiusa in casa, pensando che, se l’avessi fatta scappare pure io, avrei potuto almeno riprenderla e rimetterla al suo posto. Nella gabbia. Perché, ditemi, dove la mandate una cocorita con le zampette un po’ fesse, nel grigio dell’Italia settentrionale, con un’emergenza maltempo che pare stia arrivando così forte che hanno allertato la protezione civile (ossignùr, arriva il Generale Inverno)?
Sì, vi siete persi, ma la domanda era: dove la mandate la cocorita? Leggi il resto dell’articolo