Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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et habemus maritinum…

buste di carta per gettare la carte e le buste

buste di carta per gettare la carte e le buste

Il marito esce dal ripostiglio trionfante, con in mano una scatola di detersivo per lavatrice.
In momenti di magra come questi (c’avete fatto caso? La metà del mese corrisponde ormai a momenti di magra…) anche tale ritrovamento dona speranza e gioia.
Comunque, dopo il felice ritrovamento, il maritino si è sistemato sul divano (c’è per caso qualche altra partita del mondiale?). Leggi il resto dell’articolo

Lavoriamo sott’acqua

l'argenteo Argentero

l’argenteo Argentero

C’è questo ragazzo nuovo nuovo.
Arrivato dall’Egitto, più o meno.
Parla arabo, più o meno.
Non parla italiano, meno e meno.
Si chiama come altri tre miei alunni, uguale uguale.
L’altro giorno, prima che –durante il ponte del 25 aprile!– cadessi in preda di una temperatura che mi ha riportato nel mio letto a guardare i film con Luca Argentero (apperò), il padr è venuto a scuola per dirci una cosa sul figliolo. Leggi il resto dell’articolo

Ri-augurio (ma anche no) e avventure nel web

Allora, vi ricordate del mio Pc moribondo?
Ieri si è messo ad ansimare, ha buttato in vacca l’antivirus (lui), ho buttato in vacca tutto (io) confliggendo con l’altro antivirus e non riuscendo a smanettare in tempo in modo che i due non si incontrassero, eccetera.
Allora ho chiuso tutto, ho riaperto, e sul momento andava ancora come una scheggia, perciò ne ho approfittato per salvare un tot di cartelle. Ci ha messo cinque ore e tre quarti, poi mi sono rotta le balle, non riuscivo a dormire con il ronzio della macchina, ho spento tutto e andalè. Leggi il resto dell’articolo

Come siamo ridotte?

Come se niente fudesse

Non so se vi capita, di andarvene per strada a di perdervi in certe reminiscenze. A me capita anche in classe, per dire. Così mi trovo davanti Frontman che spiega di aver dimenticato a scuola il libro sul quale doveva studiare e di aver lasciato a casa il libro sul quale doveva fare il compito (chi si ricorda di Frontman? È ancora lì che rompe, sapete?), insomma, me lo trovo lì e mi viene da declamare: “eh, sì, tonto, adesso arrivi qui e come se niente fudesse…”, e lui fa la faccia contrita ma non ha capito niente.
Magari anche le giuovani, qui, che stan leggendo, non lo conoscono nemmeno loro, il Riccardone one one. Ovviamente. Un po’ come se, con il gruppo di tonti che mi segue in biblioteca, mi voltassi a chiedere: “come mai non siamo in otto?”, e mi aspettassi la giusta risposta. Che è solo una.
Poi magari mi viene il nervoso perché non mi ricordo se era Riccardone o Caio Gregorio.
E qui parte la seconda reminiscenza.
Cioè, il contrario: la smemoratezza. Leggi il resto dell’articolo

Con tante scuse (ma anche no, poi)

E’ pasquetta, piove, il mal di schiena imperversa, ho sempre due pacchi di compiti da correggere, gli armadi da cambiare, ieri ho sistemato tre colonne della libreria grossa e me ne mancano altrettante, mangiamo gli avanzi, c’ho i gatti sotto il letto come quello della pubblicità (ma che schifo), il computer che ansima, ansimo anch’io, 1.172 articoli (con questo, 1.173), 18.534 commenti (ma grazie, che perditempo!), i sensi di colpa perché non riesco a seguire tutti i blog amici, 222 tag.

222 è l’anno della battaglia di Clastidium, lo sapevate?
Ogni volta che vedo quel numero, la battaglia mi viene in mente, risale dai meandri oscuri della memoria liceale: 222, battaglia di Casteggio. Vabbè, quella roba lì è stata il primo di marzo, sono in ritardo di un mese, ma fa niente.
Fatto sta che gli Insubri sono stati distrutti.
E che mi sento un po’ distrutta anch’io.
Perciò. Stoppiamo?
Ci pensavo da un po’.

Già che potevo silenziosamente scomparire e non l’ho fatto.
Invece di sciogliermi nella pioggia, come lacrime eccetera, vi avviso (tenetene conto).
Ma magari ci si rivede lo stesso, qui o là.
Buona vita a tutti.

Speravate di meglio

Il mio orologio ha le lancette. Poi, certo, sopporto anche gli orologi digitali, cifrati, per così dire, ma li sopporto e basta. Giusto perché ci sono.
Se mi chiedete che ore sono adesso, io non vi rispondo: sono le ore dieci e ventisei, ma: son quasi le dieci e mezza.
Insomma, sono della generazione del “quarto”, del “passate” e del “quasi”: undici meno un quarto quasi, dieci e mezza passate, quasi le dieci, e, quando si voleva essere proprio precisi: dieci e mezza passate da due minuti.
Adesso c’ho gli studenti che mi dicono: siamo andati a fare un giro in piazza alle undici e trentadue. Li mortacci. Mi viene da spaccargli il tema in testa e dire: ma quando mai, nel mondo normale e giornaliero, tu ti metti a dire che sono le undici e trentadue??
Ecco, il fatto è questo. La risposta è: sempre. Leggi il resto dell’articolo

Cosa mi manca (per non morire?)

Partiamo dalle cose semplici: mi manca un computer che non arranchi troppo: insomma, lo so che, quando ho visto un computer per la prima volta, l’ho visto a scuola e il prof. Giadosi mi ha detto: ecco, si accende qui, e ha schiacciato il pulsante e poi mi ha detto: adesso andiamo al bar a bere un caffè così quando torniamo possiamo cominciare a lavorare. E la seconda volta l’ho visto a casa e ho dovuto imparare a memoria i diversi stili di scrittura perché sullo schermo nero non si vedeva un beato niente e non potevo stampare ogni volta (stampante ad aghi, modulo continuo, pagata settecentomila lire, rob de matt) per accorgermi che avevo stampato col carattere sbagliato. Lo so.
Ma sapete com’è il detto: se una cosa è meglio, mi ci abituo subito.
Io mi sono abituata a clic, apri, clic scrivi, clic internet, clic grafica, clic clic clic.
Adesso, ogni tanto, il Pc arranca un po’. Per dire che al bar non ci arrivo, ma intanto che carica rifaccio il letto, ecco. Leggi il resto dell’articolo

Non ho tempo

Ho perso tempo con lui

Ho perso tempo con lui

Siccome è il mio giorno libero, si dà per assodato che non abbia un cavolo da fare.
Non ho da finire il registro (sì, bravi, io sono una di quelle che non riesce a scrivere il registro in classe, ma precipita nel baratro della lezione e dei virgulti e poi, sì, quando esce da quattro ore di seguito in prima mette il registro nel cassetto e scappa fuori a inseguire la sua sanità mentale e il giorno dopo arriva a scuola giusto per fare (di nascosto) le fotocopie della mappa concettuale che ha composto il giorno prima invece di compilare il registro e, sì, sono anche una lazzarona che qualche volta lascia il registro nel cassetto e corre a casa a preparare il pranzo per il figliolo che già una volta, tornando da scuola, le ha mangiato un pezzo di gamba di sedia, eccetera… Insomma, io il registro ho sempre da metterlo in pari, e così sono lì con tutte le mie griglie di excel ben compilate con i punteggi trasformati in voti ma devo anche inserirli sulle pagine del registro, anche se, siccome è il mio giorno libero, vox populi dice che non ho un cavolo da fare e ho due colleghe che mi dicono che loro invece hanno tutto a posto già da settembre); Leggi il resto dell’articolo

Acculturiamocitevi

Allora, è arrivato anche a voi?
Il Campionato Italiano di Cultura Generale?
Che già così, solo a sentirlo nominare, mi è venuto uno s-ciopone e ho pensato: ecco, adesso ci mando la mia seconda alla cultura generale, quella che pensa che L’America si chiama così perché non l’ha veramente scoperta Colombo, ma prima è arrivato Américo, ai tempi dei Vichinghi.
No, per dire che io ho preso il foglietto del Campionato e l’ho messo là.
Così il Capo mi fa: Prof, ora lei diventa responsabile del Campionato, iscrive la scuola, faccia di qui, i codici di là, e così via.
Ecco.
Ho fatto.
Ho copiato tutte le istruzioni e le ho affisse in cinque punti di versi della scuola, così che ho avuto la fila delle colleghe che arrivano durante la spiegazione del baratto e dell’inflazione a chiedermi che cosa dovevano fare per fare le cose che avevo scritto di fare sulle istruzioni che loro ah, scusss, non le avevo lette.
Poi ho fatto una prova, così tanto per vedere che cosa si intende per cultura generale. Ecco qui: Leggi il resto dell’articolo