Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Compito a casa

c'entra, c'entra...

c’entra, c’entra…

“No, così a prima vista si direbbe che non mi manca niente a parte l’amica del cuore. Con tutte le mie conoscenti posso soltanto divertirmi; si fanno solo discorsi banali e non si parla mai di argomenti più intimi” (dal Diario di Anne Frank)
Pensi anche tu che ci sia molta differenza tra l’essere amici e l’essere semplicemente compagni? Metti per iscritto le tue considerazioni.
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Protetto: L’altra faccia della medaglia

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Protetto: Perline

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Oro blu

Allora. Procediamo con ordine.
Primo, questo blog comincia a farmi tribolare, onde per cui comincio a impratichirmi con quello di là. Voglio dirvi, insomma, che se il gestore gentile di questo spazio continuerà a rompere le balle, provate a cercarmi di là, che mi sembrano un tantino più stabili, sul momento.
Secondo: ho letto che Grillo non parlerà più del PresdelCons.
Sono molto invidiosa della sua forza d'animo.
Come ebbi a dire più e più volte, la deriva politicizzata che ha preso questo blog mi perplime assai.
Ora, non pensate che io voglia darmi delle arie utilizzando un lessico alto e desueto, che persino questo bel programmino di videoscrittura mi segnala che perplime è un errore, orsù, cancella o, se proprio insisti, inserisci nel vocabolario.
Il fatto è che perplime se lo inventò Corradino Guzzanti negli anni Novanta, coprendo un vuoto morfologico e semantico, che l’italiano ereditò dal latino e che si dimostra particolarmente vuoto adesso, che quanto a perplessità i nostri politici ci stanno dando dentro assaissimo.
Fatto sta che quasi quasi mi dichiaro in sciopero, mi ritiro in Aventino (ahi ahi ahi), mi chiudo nel pollaio della scuola, anzi, della mia scuola, e dimentico tutto il resto.
Dite che tutto il resto entrerà di prepotenza nel mio pollaio?
Dite che l’oca Mariastella mi perseguiterà ancora?
Che non mi permetterà la stasi psicologica e bloggologica che tanto mi necessita da quando essa è diventata il mio ministro (ossignùr che vomito).
Va ben, va ben, fa niente. Io ho di che consolarmi.
Perché, vedete, ci son tante cose al mondo più importanti dell’Oca.
La guerra, la pace, la tolleranza, l’inquinamento, l’acqua…
Ecco: la faccenda dell’acqua, ad esempio, sapete quanto è importante?
acquaPosso preoccuparmi della Gallina dopo che ho sentito dire
delle agricolture intensive sprecando molta acqua per colpa dei pesticidi? Della media di tre persone al secondo per l’assenza di acqua potabile o inquinata?
In compenso, noi potremmo fare molte cose per l’indomani al quale noi avremmo già morti di far vivere in serenità quelli che verranno, per risolvere il problema dell’oro blu è cambiare la testa alle persone se si riuscisse non saremmo nella situazione di oggi
.
Provate a negarlo.

Diario di bordo

colombo[con lieve ritardo sull'anniversario, scusate]

Io, Cristoforo Colombo, sto partendo in viaggio proprio oggi, il 3 agosto dal Porto Palos. Mi sto guardando intorno e vedo solo acqua. Infatti non so cosa fare d'altro, apparte parlare con te caro diario.
Terzo giorno: sto facendo i calcoli e mi è uscito che tra una settimana dovrei arrivare in Cina.
Quarto, quinto, sesto, settimo giorno, passarono come i secondi delle ore.
Ottavo giorno, fuori era pieno di nebbia però all'improvviso sento Amerigo urlare: "terra, terra, terra", infatti c'era davvero un'isola davanti a noi.
Io e il mio equipaggio
scesi per vedere se c'era oro ma non c'era quindi non restai tanto.
Però
li do un nome anche a quest'isola, la chiamo "Salvodars", il giorno 12 ottobre 1492.
Caro diario, ti saluto, ci vediamo al più presto.

Salvodars a tutti.

Secoli fa

Allora, secoli fa, sarà stato il 2005, stavo portando fuori dalla scuola media una classe di disgraziati. Per capirci, la classe di Ciccio. Il miglior amico di Ciccio era un tizio che, bocciato in prima media (come Ciccio), aveva poi mostrato un'intelligenza vivace e consapevole, intuito, capacità di comprensione superiore alla media, ecc. Aggiungete che aveva una situazione familiare e personale, alle spalle, disastrosa.
Aggiungete che avrei voluto picchiarlo un giorno sì e uno no.
Aggiungete che, quando voleva, oltre ad essere bravissimo era anche capace di farsi voler bene da tutti gli insegnanti, anche da quelli che un minuto prima avrebbero voluto strozzarlo.
Io me lo ricordo come uno che dava un sacco di problemi, che non voleva studiare, che avrei voluto incamminato per una strada bella e buona e temevo invece il contrario, che non migliorava abbastanza.
Cioè, non migliorava come volevo io.
Poi, l'altro giorno, mi capitano tra le mani i suoi temi.
E uno già mi domanda: ma come fanno a capitarti tra le mani i suoi temi, cinque anni dopo?
Eh, già, sì, vero: avevo fatto le fotocopie. Persino del suo tema d'esame, dove parla dell'adolescenza fingendo di essere un extraterrestre che arriva sulla terra per studiare i ragazzi umani.
Ora, tenendo presente che ci sono alcune correzioni (quelle tra parentesi quadre e almeno quattro o cinque virgole), ma il resto è roba sua, ingenuità comprese;
tenendo presente che io volevo "migliorasse" ancora;
tenendo presente i temi che vi somministro oggi come oggi,
ecco: a perenne memoria che al peggio non c'è mai fine
e che non sappiamo riconoscere le perle nemmeno quando sfolgorano sotto i nostri occhi,
se vi va, leggete il suo tema.

Cari studiosi,
venticinque anni terrestri or sono mi imbarcai sull’astronave costruita dal mio amato padre per giungere sulla Terra affinché studiassi più da vicino, insieme al mio collega, la specie umana, una delle tante sopravvissute alle catastrofi.
Prima d’ora nessuno si era mai avventurato tra gli umani, perché si credeva fossero degli esseri schifosi, privi di intelligenza e senza alcuna importanza.
Dopo cinque anni di viaggio attraverso lo spazio, arrivammo a destinazione e dovetti subito separarmi dal mio compagno, come già stabilito, perché avessimo diversi campioni [su cui] poi confrontarci.
Alla fine mi sono inserito in un posto, in un “paese”, come piace chiamarlo agli umani, di nome ***, che si trova in Italia. Non è altro che una piccola cittadina. Insomma, non potevano chiamarla semplicemente con un codice?
Comunque, tralasciamo le chiacchiere, e andiamo al lavoro: da quando sono arrivato qui ho raccolto molte informazioni per quanto riguarda la vita dei ragazzi terrestri, e finalmente potrò tornare in patria.
La prima impressione non è stata una della migliori: come noi avevamo dei pregiudizi su di loro, loro ne hanno su di noi. Ci sono pochi ragazzi e ragazze che si dedicano allo studio, mentre la maggior parte passa il tempo andando in giro, con indosso solo vestiti firmati, a fumare e a bere per cercare di assomigliare il più possibile al prototipo di ragazzo [perfetto]. Qui, per essere qualcuno, ti devi inserire nel gruppo, sempre cercando di eseguire quello elencato prima.
Questa è l’adolescenza: è l’età in cui si scopre di [voler] farsi notare dalle ragazze e viceversa. Di conseguenza bisogna essere belli, ed ecco che le femmine non mangiano né questo né quello perché se no ingrassano, non mettono questo vestito perché le fa sembrare brutte e poi si mettono tutti i trucchi per nascondere un brufolo o una cicatrice.
Quasi tutti i ragazzi, poi, non fanno vedere quello che sono realmente e di conseguenza stanno molto male, perché non possono confidarsi con nessuno: rischierebbero di rovinare la loro reputazione e di far vedere che provano delle emozioni.
Credono che magari, piangendo, [possano sembrare] dei deboli.
Ma come nel marcio c’è sempre qualcosa di buono, anche fra gli esseri umani esiste qualche ragazzo che studia diligentemente (più le ragazze, in verità), invece di stare sempre attaccato alla Tv, ai videogames e in giro.
Pensate che esistono anche alcuni ragazzi educati, l’eccezione che conferma la regola.
Infatti, la razza  umana è una di quelle più brutte, perché in qualche posto [della Terra] non esistono i gesti più semplici, e i concetti come l’uguaglianza, la fraternità, la libertà o addirittura l’altruismo.
Per fortuna che ora posso tornare sul nostro pianeta.
Tanti saluti, a presto
Elauirissan

Andate e ritorni

Per la serie: una storia al giorno toglie il medico di torno, sappiate che i virgulti sono stati obbligati a usare nella loro storia tre parole (a scelta) non sempre usuali o conosciute. Sperando imparino qualcosa in più. Tuttavia, ho paura che una parola scelta qui sia Oceano. E… dire che l’autrice abbia capito che cosa è mi pare azzardato. Comunque, oggi ci addentriamo nell’opera “La vita stramba!” (con punto esclamativo). No, dico, poi non dite che non eravate avvertiti.

C’era una volta in un oceano sconosciuto uno strano animale di nome Dosto. Era… era… non lo so che cosa era, ma era peloso, con la criniera gialla e il corpo grigio, plumbeo. Viveva con la sorella di nome Perla. Il nonno che viveva con loro morì e quindi dovettero loro cominciare a lavare cucinare ecc.
Una loro zia li invitò a stare da lei per quattro o cinque anni, poi morì e loro evocarono alla mente il loro nonno. Non uscirono più ma Dosto voleva rivedere la città che aveva un nome strano, si chiamava Plamismano quindi una volta mentre c’era la parata dell’oceano sapeva che non c’era nessuno erano tutti radunati in piazza quindi lui mentre la sorella ascoltava la musica quatto quatto uscì andò a fare le foto ma la parata finì prima e quindi si nascose dietro un’alga e rimase lì tanto circa sei ore e poi la sera rientro molto felice.
La sorella preoccupata lo sgridò e lo mandò in camera sua. La loro mamma che era scappata quando erano piccoli tornò gli chiese scusa per tutto. I due fratelli gli dissero tutto riguardo il nonno e la zia. Ora i due fratellini insieme alla mamma potevano uscire andare a scuola e tutto quello che non avevano potuto fare negli anni prima.

Avventura e pericolo

Continua la rubrica una storia al giorno toglie il medico di torno, dove però ci si ricorda che la vita non è solo pane, amore e fantasia e che la punteggiatura è un optional.

Un emigrato della Turchia decide di andare per lavoro in Italia. Alla mattina si è svegliato e ha preso la nave, si sentiva solo perché non aveva più nessun famigliare, alla notte non riusciva a dormire allora è andato dentro al cassero, era vuoto e intravise fuori una tremenda tempesta, all’improvviso un lampo squarciò la stiva della nave, tutti i passeggeri erano morti. Lui attraversò la tempesta guidando la nave fino alle acque territoriali italiane
all’improvviso arrivò la polizia marittima e lo arrestò perché accusato di aver rubato la nave, lo portarono a Roma. Lui riusciì a scagionarsi, subito andò a trovarsi un lavoro ma no lo trovò. Allora si accasciò per terra a chiedere lelemosina.
Riuscì a prendere un po’ di soldi quindi a comprarsi ul pane e l’acqua per i primi dieci giorni.
L’undicesimo giorno una persona lo prese a lo caricò su un cammion e gli disse che lavrebbe venduto, ma lui di notte riuscì a scappare e trovò un lavoro in una piccola cittadina come cameriere di un noto ristorante della piccola cittadina. Poi con gli anni diventò il capo del locale e visse felice la sua vecchiaia.

Amore e gratitudine

Su involontario suggerimento di Viv, si apre una nuova avvincente rubrica: una storia al giorno toglie il medico di torno. Su testi dei virgulti, ribattuti per voi ma non corretti da LaVostraProf.

Vagava per il mondo in cerca di una ragazza, ma in Italia si era rotta la macchina e non sapeva come aggiustarla e in quell’momento una ragazza andava in bicikletta e la fermai, per chiederli se conosceva qualcuno che sapeva agiustare le macchine ma mi blocchai perché era talmente bella che non sapevo di che cosa stavo parlando. Lei si mise a ridere perché io ero rimasto immbambolito e poi mi ruruglia, lei mi disse che suo papà era meccanico e mi disse che mi poteva aiutare e andai a casa sua. Mentre andavamo verso casa sua li chiesi il suo nome e mi disse che si chiamava Ottavia, e lei mi chiese il mio e li dissi che mi chiamo Rorob. Finalmente siamo arrivati ma però erano già le sette e trenta di sera e il negozzio era chiuso e io li dissi che ero un niente senza la macchina perché non avevo dove dormire. Ottavia mi disse se volevo dormire a casa sua, ma però prima doveva chiederlo ai suoi genitori e anche in casa e gli lo chiese e loro dissero di sì. Entrai in casa e mi presentai e dopo sono andato a dormire.
Appena svegliato senti un rumore era il papà di Otty che mi agiustava la macchina. Otty mi aveva preparato la colazione e me la porto a letto, Otty mi disse che si era innamorata di me e voleva volare via con me. Dopo che il signor Mario mi agiusta la macchina decisi di fuggire con Otty e di andare in Sicilia. Allora di sera fuggimmo in Sicilia e sul margine del mare ci compramo una casa e vissimo felici e contenti fino alla morte.

Un angelo alla mia cattedra

Ci sediamo in aula informatica, chiedo di aprire il computer con la password della prima, e venti minuti dopo arriva e chiede: ma la password della seconda qual è?
In classe, mentre sto spiegando Roma, splendori e cadute, arriva con un foglio un po’ pasticciato e mi dice: ho fatto la relazione.
Quale relazione?
E lui: non c’era una relazione da fare?
E io: sì, per domani.
E lui: l’ho fatta per oggi.
E io: bene, bravo, dammela ugualmente che te la correggo.
E lui la stringe forte e mi fa: ho fatto una relazione a piacere.
E io: eh?
E lui: che relazione c’era da fare?
E io: sul progetto.
E lui: io ne ho fatta una a piacere.
E io: hai sbagliato.
E lui: ho sbagliato,
e trotterella al posto.

Poi c’è la verifica di italiano, e siccome non fanno mai quello che dico, oggi come verifica mi devono preparare una scaletta di tema, senza tema, solo la scaletta.
Dopo trentacinque minuti, e il foglio bianco, si alza e mi fa: ma devo fare il tema?
E io: no, devi fare solo la scaletta.
E lui: e poi faccio il tema.
E io: ma, scusa, sei qui sulla terra o dove?
E lui: ma che tema faccio?
Faccio aprire il libro con lo spaccato della terra, la pianura, il Po e compagnia bella e gli chiedo: come è la pianura?
Mi guarda e sorride.
Ri-dico: com’è la pianura? Guarda a pagina 22, puoi anche leggere sul libro, se non ti ricordi.
E lui: credevo che oggi c’era storia.
Gli dico: Angelo, ma allora non hai studiato geografia?
E lui plana dalle nuvole e mi dice: sì.
E io: allora, la pianura?
E lui: quale pianura?

Non so, me lo immagino nelle ore di ginnastica a giocare a palla avvelenata…

Aggiornamento del giovedì: mi giro per scrivere alla lavagna e me lo trovo dietro le spalle che guarda fisso davanti a me e mormora qualcosa. Eh? e lui guarda fisso, si gingilla con le dita intorcinate e fa: ma bisognava portare una relazione, oggi? E io dico: sì, te l’ho detto ieri. E lui dice: ah, ma io non l’ho portata, cosa faccio?, la porto domani? E io dico: sì, come no, domani è il mio giorno libero. E lui fa: ma allora lei domani non c’è?