Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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E questa è VECCHIAIA

LagoTema "Hai quarant'anni:
scrivi un capitolo della tua autobiografia".

Mi ricordo quando ero giovane e tre giorni prima della fine della scuola, erano le sei in punto di mattina, mi svegliai felicemente perché dovevo andare in gita al lago. Dopo che mi sono vestito e ho fatto colazione, mi preparai per andare alla fermata del pullman. Arrivato lì, la mia maestra chiamò la classe, tutta la classe andò dalla maestra che ci doveva dare il cartellino, appena il pullman aprì le porte ci fu la terza guerra mondiale per i posti, dopo cinque minuti di guerra ognuno trovò finalmente il proprio posto. Dopo circa due ore e mezza finalmente siamo arrivati, siamo scesi tutti, le maestre verificarono se c’eravamo tutti. Circa un chilometro da noi ci aspettava il traghetto che di doveva portare su una piccola isola. Io e il mio amico pensavamo di essere sul Titanic, infatti tutti e due siamo andati sulla prua e con le mani aperte che sembravamo due angeli ci stavamo godendo il bel vedere delle meraviglie del lago.
Siamo scesi sull’isola e rimasi sbalorditivo dai numerosi banchetti che c’erano. Davanti a noi c’era un giardino molto grande e quindi ci siamo fermati a fare il pranzo, io e alcuni miei amici ci siamo messi sotto un albero. L’erba era abbastanza grandicella e io dopo aver mangiato mi sdraiai un pochino sull’erba, il mio sedere era proprio su un formicaio ma io non me ne ero accorto, il mio amico si era messo a ridere e io gli chiesi “perché ridi” e lui mi rispose che sui miei pantaloni c’erano centinaia di formiche. Io mi alzai e per la paura che le formiche mi mordessero mi sono preso una rincorsa di dieci metri e mi buttai in una fontanella che c’era lì. La maestra andò a comprarmi dei pantaloncini ma per sfortuna con tutti i banchetti che c’erano manco uno vendeva i pantaloncini. I miei pantaloncini erano bagnati come le mie scarpe e metà della mia maglietta.
Dopo questo siamo andati a riprendere il traghetto per andare su un’isola dove c’era un palazzo reale di una grande famiglia nobile. Appena arrivati sull’isola abbiamo preso il trenino per andare in alto all’isola dove c’era il palazzo. Scesi dal trenino davanti ai miei occhi una meraviglia di giardino. Una guida era venuta da noi per mostrarci i giardini del palazzo. Davanti al palazzo c’era una fontana con due pesci con la bocca aperta dove usciva l’acqua, la guida ci aveva detto che se lanciavi un soldino ti andava bene la giornata, io di soldini ne lanciai tipo tre euro sperando che mi capitasse qualcosa di bello, appena feci due passi inciampai e così cadendo.
Era ora di andare al pullman, il pullman era già lì fermo aspettando che gli alunni salivano, ma io ero con la testa completamente da un’altra parte, stavo fissando una ragazza così bella che io non pensai più a niente, però a un tratto sentì il clacson del pullman che stava partendo, io correvo dietro il pullman urlando come un disperato, per mia fortuna il semaforo si era fatto rosso e così l’autista mi vide e aprì la porta e mi fece entrare.
Stanco e morto com’ero le quattro maestre che c’erano mi sgridarono come se avessi ammazzato una persona.
Dopo circa dieci minuti di prediche e sgridate mi addormentai nel profondo sogno.
Mi svegliai all’arrivo dove mia madre mi aspettò. Io andai subito a casa a dormire.
Eh, ma quelli sì che erano tempi. Io adesso a quaranta anni non riesco a muovere manco un dito, questa si chiama VECCHIAIA.

La resta localizzatrice

E dunque, non vi sembra che qui ci si sia abbandonati a un’onda oltremodo discutibile?
Voglio dire che, dovendo star dietro agli Ineffabili [*], qui si trascura la scuola.
Sarà l’esempio della Cretina[*]?
Sarà la peperonata di ieri sera?
Saranno i diciotto libri di testo che sto leggendo in parallelo per scoprire qual è il migliore?
Approposito (sì, lo so che è sbagliato, ma per una volta anch’io faccio Labbarbara -Palommbelli- e utilizzo il raddoppiamento sintattico derivante dalla concrezione di consonanti latine cadute e basta là).
Approposito, dicevo quando mi sono dovuta fermare per spiegarvi che approposito fa schifo ma essendo la trascrizione fonetica del raddoppiamento io lo uso, stavolta: approposito, se qualche gentile collega ha bisogno di una tabella di confronto con elementi confrontabili (appunto) di libri di testo di storia, ce l’ho. Compreso l’indice di leggibilità.
Ma insomma, non è questo il motivo del contendere.
Il motivo è la politica.
Stamattina ho dovuto spiegare che cosa è la politica ad Ali. Non capiva. Mi ha chiesto: “Uh uh, scuuuoola? Scuuuoola?”
Allora sono passata ai politici, e, sì, l’ho ammetto, ho dovuto citare il presdelcons [*].
Quando ho citato il presdelcons, Ali ha sorriso e ha fatto sì con la testa. Ha capito chi sono i politici.
Poi siamo passati a Voltaire e Rousseau. Così se trovate uno che vi dice che Rousseau e il presdelcons hanno qualcosa in comune, non picchiatelo. È colpa mia.
Che già qui uno si chiede: ma se il virgulto si chiama Ali, e dopo tre anni che è qui non sa ancora parlare bene l’italiano, e confonde le date, e non sa le ore, è il caso di parlare di Rousseau?
Ma, non so. Perché no?
Comunque, per ora transeat, ma se ci volete far su una discussione, facciamola un’altra volta.
Qui era per dire che se io mi perdo a contare i minuti che la Cretina non è in Parlamento (però magari, giusto, è al ministero, poverina, grazie a Tomada del suggerimento, qui siamo imparziali e se una lavora, lo diciamo, anche se forse Tomada c'ha ragione un'altra volta, quando dice che, forse, tutto sommato, è meglio se Quelli lì [*] non lavorano); se mi perdo a contare i giorni che il Parlamento è aperto, mezzo chiuso, chiuso del tutto; se mi faccio venire i maloni di pancia per via di ciò che combinano i Senzavergogna [*]; ecco, se succede tutto ciò, io trascuro lo sfondo principe delle mie giornate e serate e pomeridiate. Trascuro i virgulti, non ve ne parlo, li spingo in un angolo, li annebbio.
Io mi perdo e voi vi perdete delle belle storie.
Tipo questa (tratta da un racconto di avventura di Prudensa)  [il testo è stato momentaneamente tolto onde permettere un esperimento scientifico culturale]:
“ ma la storia sospesa la potete leggere qui, all'esperimento ”.
Spero vi sia piaciuta.
Spero capirete perché voglio dimenticare gli Ineffabili e la Cretina e dedicarmi tutta ai virgulti.

[*] queste deliziose metafore o abbreviazioni servono a ingannare chi potrebbe farmi saltare il blog con la scusa che parlo male di persone per bene. Devo spiegarle?

Secoli fa

Allora, secoli fa, sarà stato il 2005, stavo portando fuori dalla scuola media una classe di disgraziati. Per capirci, la classe di Ciccio. Il miglior amico di Ciccio era un tizio che, bocciato in prima media (come Ciccio), aveva poi mostrato un'intelligenza vivace e consapevole, intuito, capacità di comprensione superiore alla media, ecc. Aggiungete che aveva una situazione familiare e personale, alle spalle, disastrosa.
Aggiungete che avrei voluto picchiarlo un giorno sì e uno no.
Aggiungete che, quando voleva, oltre ad essere bravissimo era anche capace di farsi voler bene da tutti gli insegnanti, anche da quelli che un minuto prima avrebbero voluto strozzarlo.
Io me lo ricordo come uno che dava un sacco di problemi, che non voleva studiare, che avrei voluto incamminato per una strada bella e buona e temevo invece il contrario, che non migliorava abbastanza.
Cioè, non migliorava come volevo io.
Poi, l'altro giorno, mi capitano tra le mani i suoi temi.
E uno già mi domanda: ma come fanno a capitarti tra le mani i suoi temi, cinque anni dopo?
Eh, già, sì, vero: avevo fatto le fotocopie. Persino del suo tema d'esame, dove parla dell'adolescenza fingendo di essere un extraterrestre che arriva sulla terra per studiare i ragazzi umani.
Ora, tenendo presente che ci sono alcune correzioni (quelle tra parentesi quadre e almeno quattro o cinque virgole), ma il resto è roba sua, ingenuità comprese;
tenendo presente che io volevo "migliorasse" ancora;
tenendo presente i temi che vi somministro oggi come oggi,
ecco: a perenne memoria che al peggio non c'è mai fine
e che non sappiamo riconoscere le perle nemmeno quando sfolgorano sotto i nostri occhi,
se vi va, leggete il suo tema.

Cari studiosi,
venticinque anni terrestri or sono mi imbarcai sull’astronave costruita dal mio amato padre per giungere sulla Terra affinché studiassi più da vicino, insieme al mio collega, la specie umana, una delle tante sopravvissute alle catastrofi.
Prima d’ora nessuno si era mai avventurato tra gli umani, perché si credeva fossero degli esseri schifosi, privi di intelligenza e senza alcuna importanza.
Dopo cinque anni di viaggio attraverso lo spazio, arrivammo a destinazione e dovetti subito separarmi dal mio compagno, come già stabilito, perché avessimo diversi campioni [su cui] poi confrontarci.
Alla fine mi sono inserito in un posto, in un “paese”, come piace chiamarlo agli umani, di nome ***, che si trova in Italia. Non è altro che una piccola cittadina. Insomma, non potevano chiamarla semplicemente con un codice?
Comunque, tralasciamo le chiacchiere, e andiamo al lavoro: da quando sono arrivato qui ho raccolto molte informazioni per quanto riguarda la vita dei ragazzi terrestri, e finalmente potrò tornare in patria.
La prima impressione non è stata una della migliori: come noi avevamo dei pregiudizi su di loro, loro ne hanno su di noi. Ci sono pochi ragazzi e ragazze che si dedicano allo studio, mentre la maggior parte passa il tempo andando in giro, con indosso solo vestiti firmati, a fumare e a bere per cercare di assomigliare il più possibile al prototipo di ragazzo [perfetto]. Qui, per essere qualcuno, ti devi inserire nel gruppo, sempre cercando di eseguire quello elencato prima.
Questa è l’adolescenza: è l’età in cui si scopre di [voler] farsi notare dalle ragazze e viceversa. Di conseguenza bisogna essere belli, ed ecco che le femmine non mangiano né questo né quello perché se no ingrassano, non mettono questo vestito perché le fa sembrare brutte e poi si mettono tutti i trucchi per nascondere un brufolo o una cicatrice.
Quasi tutti i ragazzi, poi, non fanno vedere quello che sono realmente e di conseguenza stanno molto male, perché non possono confidarsi con nessuno: rischierebbero di rovinare la loro reputazione e di far vedere che provano delle emozioni.
Credono che magari, piangendo, [possano sembrare] dei deboli.
Ma come nel marcio c’è sempre qualcosa di buono, anche fra gli esseri umani esiste qualche ragazzo che studia diligentemente (più le ragazze, in verità), invece di stare sempre attaccato alla Tv, ai videogames e in giro.
Pensate che esistono anche alcuni ragazzi educati, l’eccezione che conferma la regola.
Infatti, la razza  umana è una di quelle più brutte, perché in qualche posto [della Terra] non esistono i gesti più semplici, e i concetti come l’uguaglianza, la fraternità, la libertà o addirittura l’altruismo.
Per fortuna che ora posso tornare sul nostro pianeta.
Tanti saluti, a presto
Elauirissan

Il luogo che amo di più

acquarioDalla mia finestra vedo un fiume che è il canale ed vedo anche degli alberi. Io tutti i giorni mi metto a guardare il fiume che è azzurro come il mare e il cielo azzurro. Nella mia camera c’è un televisore e un compiuter e tre palloni dei mondiali e un armadio e un piccolo tavolo.
Poi nella mia camera ci son due poster di un calciatore che si chiama C. Ronaldo e gioca nel Real Madrid che è una squadra di calcio. Sotto il mio letto ci sono tanti giochi tipo la playstation e la psp e altri giochi.
La mia camera a 5 muri e tutti sono di colori diversi e inogni colore ci sono nove stelle come il numero sulla maglietta di C. Ronaldo. Nella mia camera ci sono tanti belusci e un acquario di pesci che è grosso e dentro ci sono cinque pesci che si chiamano Mi, Kol, Ka, Si, Ta, e sono 3 femmine e 2 machi una delle femine è più piccola e le altre due sono più grandi.
Io avevo anche due gatti che si chiamavano Pipino, Pipino, che però sono andati fuori in una sera e non sono più tornati e non ho più comprato nessun gatto.
Questa è la mia cameretta che si chiama “la liberta” e questa è la mia camera.

Per lo Studente (e per tutti gli altri)

Quell'antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.
Anche a quei tempi la chiamavano così.
Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.

Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi.
Un caso.

Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso.
Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri.

Siccome c'era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "È il Tasso dell'olmo o il Tasso della quercia?".
Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".
"Della quercia del Tasso."
E dell'animaletto di cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso".

Poi c'era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.

Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi.
Viveva.

E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso".

Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".

Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso".

Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.

Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.

Recupero

28GiuliettaMentre cercavo il post sul cugino di Rorob (sì, signori, è stato anche lui mio alunno), ho trovato una cosa; ho pensato che anche chi non mi frequentava tre anni fa, e non ha avuto nè il tempo né la voglia di rivedersi tutto indietro, avesse il sacrosanto diritto di leggersi anche questa storia. Breve, ma pregnante. Come specificai subito anche allora, non è mia, è di Giulietta.

C’era una volta
C’era una volta una ragazzina molto agitata che sembrava una rana, molto rossa di fuori e rosa, povera bambina, non ce la faceva più. Addio agli uccelli che volarono giù. C’era un orco sullo stagno. Povera rana, è caduta nel fango. C’è un serpente, che guaio! Non aver paura, ci penso io a sistemarlo per le feste. Alla fine, silenzio. E poi si sente: mi sono cacciata in un guaio.

Finale doppio

C’era una volta Allegria che stava camminando per il bosco ad un certo punto vide Dispiacere e se ne inamoro subito. Decisero di sposarsi perché si amavano tanto. Dopo decisero di convivere e di avere un figlio che si chiamava Giocare. Giocare non andava molto d’acordo con il papà Dispiacere, perché aveva un carattere opposto a quello del papà. Per questo motivo Dispiacere e Allegria continuavano a litigare.
Dopo un po’ di giorni e molti litigi Allegria non ne poteva più e disse a Dispiacere che era ora di finirle questa storia. Infatti Allegria e Dispiacere sono opposti.
Alla fine Allegria andò a vivere con suo figlio Giocare e Dispiacere non si fece più vedere.
Allegria trovo Fedelta e si inamoro e questa volta a Giocare li piacevo molto il nuovo papà e vissero felici e contenti.
Allegria, dopo essersi divorziata, trovo e si inamoro di Fedeltà, con cui Giocare andava d’accordo.
Allegria andò ad abitare con Giocare in una casa e Dispiacere non si fece più vedere.
Giocare scapò di casa per Dispiacere e dopo un po’ di anni Giocare incontro Allegria e Dispiacere morti.

Finale aperto

C’erano una volta due fidanzati che presero il vincolo del matrimonio e una numerosa famiglia crearono quando il papà vide nascere il primo figlio provo un’emozione indescrivibile quando il nonno fini la cura si volle a parole sfogare con i suoi nipoti perche non gli ave vano detto che c’era un uovo arrivato. La nonna, laquale era al corrente di tutta storia avvisò il nonno. Il nonno con tanta curiosita andò a visitare il neonato e apena lo nde gli si illuminarono gli occhi. Alla fine gli sposi ristabilirono la comunicazione con i nonni e vissero quando il nonno aveva.

L'avete voluto voi

Dopo aver salvata la Terra, Step capì che aiutare le persone lo faceva sentir meglio. Così Step e Toc decisero di chiamarsi la “Super Squadra” e diventarono anche i re dei cani.
Dopo tre anni Step diventò papà e lasciò Toc da solo.
Però Step senza Toc si sentiva solo e decise di tornare ancora da Toc e si promessero di stare insieme per tutta la vita, come due fratelli uniti.
Così andò fino a che Step e Toc non morirono, ma come per magia loro non invecchiavano mai, era come se fossero immortali.
Allora Step e Toc ogni giorno dovevano salvare la Terra da tante invasioni di cani cattivi, così Step e Toc decisero di restare a vivere nella Terra con le persone.
Le persone li veneravano come degli dei.
Così questa storia finisce con tutti che sono felici e contenti, e che tutti si vogliono bene a vicenda.
Un giorno però Step decise di andare sulla Luna a prendere un grandissimo osso, ma per sfortuna un vortice risucchiò Step che non ritornò mai su nessun altro pianeta e rimase chiuso in quel vortice.
Dopo giorni e giorni Toc decise di andare a cercare Step, ma anche lui venne risucchiato dal grande vortice.
La storia di Toc e Step per sfortuna finisce male, ma per gli umani finisce bene.
Dopo però anche per la Terra arrivò la fine del mondo perché non c’erano i due eroi a spegnere il grandissimo vulcano che stava per eruttare, e a fermare i mari che ogni giorno crescevano di più.
E così anche per la Terra finitò.

Step e Toc

C’era un cane che si chiamava Toc.
Toc era un cane speciale perché aveva i superpoteri.
E non soltanto aveva i superpoteri, ma aveva anche un fratello, che si chiamava Step.
Step era più grande di Toc, però Toc era dieci volte più intelligente di Step.
Step era molto cattivo, mentre Toc era un cane gentile, bello, simpatico, eccetera.
Molto spesso succedeva che Step e Toc litigassero, anche per cose banali.
Un giorno, sulla Terra, stava per eruttar il più grande vulcano del mondo e Toc, che viveva con Step sulla Luna, decise di andare giù e salvare le persone dalla lava.
Step, con i suoi grandissimi poteri, decise invece di distruggere tutti i cani che vivevano su Marte e infatti li distrusse tutti con un solo raggio di onda energetica. Dopo tornò a casa e lì trovò Toc, che era tornato dalla sua missione e gli chiese:
“Che cosa hai fatto in tutto questo tempo?”
E Step gli rispose:
“Ho distrutto tutti i cani che vivevano su Marte”.
Toc rimase senza parole.
Dopo cinque secondi disse:
“Ma erano nostri fratelli! Come hai potuto fare una cosa del genere? Ma sei veramente scemo!”
Step si arrabbiò subito e come al solito cominciarono a picchiarsi per qualche ora.
Dopo alcuni giorni, Toc sentì che sulla Terra stava arrivando il Re dei Cani, Rex, che voelva mangiare tutti i terrestri.
Toc decise di i intervenire ma capì che da solo non sarebbe riuscito a battere rex, perché era alto trenta metri, mentre lui era alto solo venti metri.
Chiese aiuto a Step, ma quello rispose:
“Perché dovrei aiutarti? Scemo!”
Toc no disse niente ma andò ugualmente sulla Terra per salvare i terrestri.
Non appena incontrò Rex, si misero a battersi per ore e ore, e ormai per Toc si stava mettendo male. Step capì che Rex era troppo forte e finalmente decise di andare ad aiutare Toc.
Insieme riuscirono a uccidere Rex e così salvarono la Terra.
Dopo aver salvato la Terra, Step capì che aiutare le persone lo faceva sentire meglio.
Così i due cani formarono la “Supersquadra” e diventarono anche i re dei cani.