Dieci minuti di intervallo

(contro la stupidità, neanche gli dei…)

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Io non soffro il caldo…

…ma penso spesso ai nostri politici che hanno avuto, ogni tanto, l’idea di lasciare aperte le scuole almeno fino a fine luglio.

Gusci

non bussare, non apro

non bussare, non apro

Sono uscita dalla mia tana estiva e sono andata a cercare un quotidiano e un noir.
Ho parcheggiato e mi ha chiamato Linda Legs. Mi ha tenuto ferma a parlare della CapaTórta mentre un mendicante alle nostre spalle suonava la Capinera e diceva grazie grazie.
Sono andata a prendere il quotidiano e il noir e uscendo ho sbattuto contro Marina la Maestrina.
Sono corsa alla macchina e mi ha bloccato la Toccafondi (chissà chi se la ricorda, la Toccafondi) perché c’è un certo progetto…
Ora, capitemi: lo so che ho fatto sei mesi di vacanze (peraltro chiusa in casa perché non so voi come fate, io col mio stipendio, il mutuo e le rate dell’auto, è ancora tanto se sto in casa), lo so che dovrei essere riposata, so anche che, col Capo, mi sarei già messa lì a preparare roba, ma quest’anno… quest’anno, no.
‘un gliela fo.
Volevo andare a prendere un po’ di pane carasau ma ci ho rinunciato e sono rientrata nel guscio.

Invalsi, ciak 1

La frase
“La più bella spiaggia del mondo, secondo me e anche secondo i miei amici, sono quelle della Sardegna”
è corretta?
Scegli una delle due risposte (sì/no) e completa la frase (perché…) Leggi il resto dell’articolo

Fino a martedì (aggiornamento)

Piove.
È mercoledì.
Non sono a Cesena.

OttoPunto26 vuole sapere se andremo in gita e se può fare un percorso sul petrolio che poi parla della tecnica di estrazione per collegarsi a tecnica e dei suoni di una trivella per collegarsi a musica e di Paperon de’ Paperoni nel Klondike per collegarsi a educazione artistica o come diavolo si chiama ora e fare l’equivalenza tra tonnellate di petrolio e bicchieri di aranciata che danno in mensa per collegarsi a matematica e poi dalla mensa si passa alla fame nel mondo per collegarsi a geografia e tutto ciò può essere un bel percorso d’esame tanti auguri di buona Pasqua prof, ha già comprato l’uovo di Pasqua perché mio nonno ce li ha che costano meno perché sono caduti da un camion ne vuole uno per i suoi sette figli, ah ah, sono sette come i sette nani.

Sono fuggita nella metropoli.
La metropoli era fredda.
Non sono nemmeno riuscita a mangiare.
Credo che dormirò per una settimana.

(ha ragione Locomotiva, ché invece di dormire sono di là a pulire i bagni)

Reale

Ora mi metto a lavorare a maglia

Ci sono due scuole di pensiero.
La prima dice: faccio le verifiche il giorno prima delle vacanze così poi me le porto a casa e me le correggo con calma.
La seconda dice: faccio le verifiche dieci giorni prima delle vacanze così poi le correggo subito e in vacanza non faccio più niente.
Io sono della seconda scuola. È solo che le verifiche non è che sempre le puoi fare quando ti pare e piace. A volte, spesso, le verifiche le fai quando è il momento. A me il momento, quest’anno, è venuto appena prima delle vacanze di Natale. È anche vero che, il giorno dopo la verifica, che era anche il giorno prima delle vacanze, i virgulti mi hanno subito chiesto: ha le verifiche? Leggi il resto dell’articolo

Troppa carne al fuoco

Sta di fatto che si accumulano cose, e non si sa più da che parte incominciare.
Così che una si prende un giorno di vacanza, metà del quale passata in automobile e metà sulla spiaggia, e qui succede di tutto. Perciò, siccome mentre passeggiavo sulla battigia un po’ vi pensavo, mi sono circolati in testa alcuni titoli, e continuavo a cambiare e allora adesso li metto tutti, i titoli, con qualche appunto, e amen.

Quando il gatto non c’è i topi ballano: questo lo dico perché una personcina garbata come sono io quando mi va di esser garbata va via mezza giornata e quando torna si trova tutti questi bei commenti. Che vi devo dire? Bravi! Avete fatto i compiti anche se la prof era voltata da un’altra parte (a mangiare un’insalatona di pomodori, lattuga, tonno, olive, cipolline, capperi, aceto balsamico ma niente olio, ché fa ingrassare).

MareNubiUna giornàaaataa aalmàaareee…: con quel che segue (per chi se lo ricorda). Abbiamo pagato 30 euro per sdraio, lettino e ombrellone goduti dalla mezza a sera. Che poi io volevo rimanere lì fino al tramonto del sole e oltre, giusto per sfruttare il tutto fino all’ultimo centesimo, ma sta di fatto che rosolare al sole col maritino che odia il sole non è il massimo della vita. Anche se il maritino amasse il sole, diciamolo, rosolare per ore e ore continua a non essere il massimo della vita. Così, quando interessanti nuvoloni neri e grigio scuri si sono addensati alle nostre spalle, abbiamo avuto la scusa per andarcene. Diciamocelo: la vita da spiaggia è bella, ma tutto ha un limite.

Il tempo delle mele: sì, ci siamo, sono andata dalle mie ortolane di fiducia, due matte finite, e una delle due mi ha dato un po’ di mele gialle, un po’ di mele delicious, e un po’ di mele di Biancaneve. Soprattutto gialle, comunque, cinque euro e cinque centesimi, quindi sui due chili. Comprate alle nove perché avevo lo stomaco impazzito dalla mancanza di colazione, e mi sono mangiata una melona gialla subito, appena a casa. Un’altra l’ho pelata per il pranzo, ma il maritino aveva fatto un risottino giallo come si deve, e un arrostino con patate in umido e pure le patate in padella. Sì, vabbè, ho ceduto un filino. Il maritino dice che domani non farà da mangiare, così io faccio la Vera Melagiornata.

Roberto Albani: ecco, parliamo di quest’uomo che ha etero-diretto la vita mia e della mia prima figliola (e per osmosi successive, anche degli altri figlioli), grazie a una rivista da me religiosamente acquistata e conservata per anni. Tra parentesi, pur essendo il mio cartaceo idolo luminare e guida pediatrica, ho scoperto solo or ora che esso è ancora vivente, ben invecchiato e sempre disponibile a dare suggerimenti, fisici e psicologici. Ah, sì, giusto, perché ne parlo? Perché una delle cose che ho imparato da lui è di essere ferma nelle decisioni con i figlioli. Nei rifiuti, per esempio. Ogni volta che dovevo dire “no”, pensavo prima se sarei riuscita a reggere lo sfiancamento cui ti sottopongono i pargoli a una certa età per ottenere ciò che vogliono. Se mi sembrava che avrei resistito, resistevo, e il no era no. Se capivo che avrei ceduto, cedevo subito. In ogni modo, niente incertezze. O una cosa o l’altra. Eh, già, di nuovo: perché ne parlo?
Perché se quei deficienti dei nostri governanti fossero sicuri di quello che fanno e dicono e pontificano e, ahimè, legiferano, non ci sarebbe nulla di male a pagare le tasse, fare sacrifici per la crescita del Paese e via discorrendo. Ma, per tutte le marmellate pediatriche del mondo, come si fa a essere così molli e senza spina dorsale da dire una cosa e due minuti dopo dirne un’altra?
Preparano una legge, un gruppo si mette ad abbaiare, e subito DitoMedioBossi fa marcia indietro e si trascina appresso tutti i giuovani parlamentari che noi lautamente stipendiamo. Vogliono colpire i pensionandi e i pensionati, un gatto sul tetto miagola contrariato e subito lì a dire: ehm, però.
Ora, non è che io sia qui a dire: toglietemi quattro anni di lavoro universitario e mandatemi in pensione con il cornetto acustico, ma, per tutti i reflussi gastroesofagei dell’universo, queste, ehm, personcine politiche che scaldano gli scranni di un’istituzione importante come il Parlamento, non hanno nemmeno il senso del ridicolo? Roberto Albani for PresDelCons!

Freddo torrido: l'ha trovato la Chicca in montagna e me lo ha scritto. Volevo lo sapeste anche voi, caso mai aveste intenzione di fare gite ad altitudini elevate.

Pii desideri

Certe volte penso:
ma perché non ho anch'io una vita interessante,
con il lavoro di mio marito che improvvisamente ci porti tutti al di là del mondo, così che io possa acculturarmi e imparare nuove e interessanti lingue come l'inglese,
e una prole numerosa che faccia cose più onorevoli di guardare su you tube un gatto che gorgheggia, e dica cose spiritose,
e una genitrice che faccia cose un po' matte ma simpaticissime invece di controllare costantemente i miei orari di entrata e di uscita da casa,
e dei vicini (possibilmente non imparentati con me) che si mostrino very original e raccontino episodi balordi che poi io potrei subito raccontare a voi?
Eh? Perché?
Vi scriverei dei post carinissimi, nel caso.

Ma quanto son pigra

pigra

Qui RadioLuigiLibera

Grazie ai potenti mezzi che la nostra cara e collaborativa ministra mette a disposizione delle scuole, in questi giorni di assolate e rimbalzanti vacanze, capita di dover lavorare in segreteria, cioè l’unico posto dove potete trovare un computer che funzioni e contemporaneamente un computer libero da impiegate solerti, che sono state tagliate dalla nostra cara e previdente ministra che razionalizza e non taglia, ci credo, ci credo, sì, come no, ma tant’è, c’abbiamo una scuola di mezzo migliaio di alunni e lei taglia pure sugli applicati di segreteria, e fatto sta che c’è un computer libero e io lì lavoro.
Davanti c’ho un’applicata e più avanti ancora un applicato; a destra l’applicata storica e a giro molto tondo una che è lì perché non si sa dove metterla.
L’Applicata Storica, detta LaBreve, è sepolta in un oceano di scartoffie sugli esami, ogni tanto ansima e butta all’aria tutto e mangia dei croccantini dimagranti e poi si calma;
l’Applicata Nuova, detta NonSaprei, è lì che trabatta con duecentotrenta tabelle da inserire a computer, si gratta i brufoli e quando non gliela fa più guarda la foto delle facce dei due figliolini che ha messo sul computer e scuote la testa;
l’applicata A Giro, detta LavaLeMani, è lì che, appunto, gira e ogni tanto ti passa accanto e senti che fa: cièèèèo, io vèèèdo, e se ne va a prendere una cioccolata forte doppia, e poi torna.
Ogni tanto c’è silenzio e si lavora bene.
Silenzio, oddio, è una parola grossa.
C’è un sottofondo.
“Uh, ecco, alloora, cosa c’è qui, oh, oh, boh, moh, sé, alloora, apriamo il docomento, dov’è il docomento, ecco il docomento, adesso lo vedo, ecco, alloora, il Preside dice di stomporlo, fa un bel coldo, eh, sèè, siomo solo a giogno, chi lo diceva che a giogno fa così coldo, oh, be’, moh, dunque, ora c’ho il docomento, como lo chiomo, como posso chiomorlo, mogori metto 'alunno', o forso no, 'alunno' c’ho giò quosto, mogori moglio chiomorlo in un’oltro modo, solo che como lo chiamo, mi piocerebbe soporlo, magari se chiodo a NonSaprei me lo dice, eh?, alloro, NonSaprei, como è che lo chiomo quosto, perché ieri l’ho chiomoto docomento 'alunno' ma il computer dice no, e allora forse moglio di no, eh?, oh!, oh!, NonSaprei! Como lo chiomo il docomento dell’alunno?”
Io alzo gli occhi dalla tastiera e sbircio NonSaprei che mormora:
“Ventitrè, diciotto, a, ci, esse, dodici, salva con nome, inserisci dato…”
E va avanti imperterrita a fare il suo lavoro.
Allora l’applicato si gira e mi guarda. Siccome sono l’unica che lo guarda, ricomincia (sì, quello di prima era lui):
“No, ecco, porché qui nessono mi oscolto, mia mamma me lo diceva di store attonto che le donno sono tutte on po’ cattive e quando che ci porli mogari fonno finto di non sontire ma ti sontono che io qui chiedo como chiomore il docomonto e lei non mo lo dice, che onche mia moglia l’oltro giorno ci chiedevo: alloro, l’hoi pogoto l’ici, l’hoi pogoto l’ici e lei mico mi dicevo nionto e dopo l’ici chi lo pogo, e io che da giovono ponsavo che bello ora che mi sposo, e invece illuuusiooone, dooolce chimeeera sei  tuuuu, che faai sooognare in un mondo di rooooseee tuuutta la viiitaaaa, e adosso se ci porlo a mia moglie non mi rispondo e tutto lo donno alla fine sono un po’ così che uno chiomo chiomo e loro niente e io qui in mezzo a tutto quoste donne appono chiedo qualcosa nessuna mi oscolto, mi sembra di essere quando ero militare che una volta oscoltovo Aurelio Fierro, quello lì sì che era brovo, e io ci cantavo sempre alla mio moglie: voleeevo offrirti, pagaaandolo anche a raaate… nu brillante 'e quínnece caraaate…, solo che io sono di qua, mi sun lùmbàrd e la cantavi mal, e mio moglie me diceva: oh, mo' lo conti ben malee, e mi adèss son chi che so miga che titolo dare al docomento, e la NonSaprei mica mo lo dice, anche se son chi, è la terza volto che chiodo: aluuura, che titolo do al docomonto?”
Qui lui prende respiro e la NonSaprei alza la testa perché sente qualcosa di nuovo.
È il silenzio. E lo guarda e lui fa:
“È mezz’ora che ti chiodo che titolo dore al docomento, ma ti te mel disi no, e la gheva r’son me mama che le done ien tute un po’ così, e alura che titolo do?, son chi che non lo so ancoro e te non me lo dici…”
E ride. Se ride non riesce (ancora) a parlare, così che NonSaprei si insinua e fa:
“Eh, ma tanto tu continui a parlare, io mica me ne accorgo che mi stai chiedendo qualcosa”.
E lui, un po’ offeso:
“Ma non mi hai sentito che parlavo e ti chiedevo?”
E lei:
“Sì, che ti ho sentito, ma tu parli sempre, allora io non ascolto mai”.
E lui:
“Ecco, che mia moglie mi ha fatto venire qui a lavorare, che io invece stova bel tranquillo a fore il bidello, e scopo di qui e scopo di là e lavo i banchi, invece qui son qui che devo dare il titolo al docomento, e c’avevo detto a mia moglie: ma lassiami fare il bidello, e lei niente, ha voluto che vegnessi qui a fare il segretorio, così vegno a scuola in bicicletta che son vicino ma intanto qui nessuno mi ascolto e como si fo se nessuno ti ascolto poi va a finire che nessuno ti ascolto e io allora como faccio, devo parlare da solo, per forza, che nessuno mi ascolto, prof, ha sentito che nessuno mi oscolto, vuole un caffè?, che ce lo offro io tanto qui non so che titolo dore al docomento, tonto vale che vado a prenderci un bel caffè, perché no?, perché non lo vuole il coffè?, lei è la prof…? Ah, è LaVostraProf?, ah, ecco, che io credevo che era la Bifida, invece lei è LaVostraProf, mi sconfondo sempre, vuole il caffè, LaVostraProf?, lei è LaVostraProf, neh?, guarda che è buono, quello della macchinetta, è buono uguale, lo vuole, eh, prof?, lo vuole, prof? Almono lei mi oscolta, prof?”

No, dico, e secondo voi io sarei in vacanza…